Come le altre principali realtà occidentali, pure l'Italia era entrata nell'era del volo controllato attraverso la terribile esperienza del Primo conflitto mondiale, e aveva per questo anch'essa inizialmente ereditato il sogno collettivo di un'aeronautica garante della pace perpetua tra i popoli. In tale contesto - intersecando fonti inedite, repertori d'epoca e letteratura multidisciplinare - il libro ricostruisce criticamente la formazione di un pensiero e di una tensione progettuale aviatoria nel primo dopoguerra italiano: una rivoluzione antropologica verticale, concepita come frontiera ultima della civiltà delle macchine, avviata nella Penisola anche da personalità oggi dimenticate; su tutte quella del giornalista Tullo Morgagni, morto con altre 15 persone a Verona il 2 agosto 1919, nel primo vero disastro aereo della storia nazionale. Fra slanci, resistenze e mitizzazioni, vengono riannodate le fila disperse della dialettica tra aeronautica militare e aviazione civile, così come si è evoluta dalla crisi definitiva del sistema liberale sino agli ultimi momenti vitali del regime fascista, con una particolare attenzione all'investimento - retorico e infrastrutturale - che Mussolini fece riversare sulla sua Romagna natìa, per trasformarla artificialmente nella terra dell'Ala d'Italia, e quindi nella rappresentazione urbana del suo essere "primo pilota" ai comandi del Paese.
Nel Messico postrivoluzionario la prospettiva di una convivenza pacifica tra lo Stato e la Chiesa inizia a farsi strada durante la presidenza del generale Lázaro Cárdenas (1934-1940), grazie al pragmatismo dei vertici politici ed ecclesiali del Paese. La collaborazione discreta con le autorità civili, coltivata da figure quali l’arcivescovo di Messico (e incaricato d’affari della Delegazione apostolica) Luis María Martinez, permette ai cattolici di recuperare de facto parte della libertà che la Costituzione di Querétaro del 1917 - soprattutto in ambito educativo - continua invece a negare de jure alle «associazioni religiose chiamate chiese». All’interno di questa dinamica, destinata a consolidarsi nelle successive presidenze di Manuel Ávila Camacho (1940-1946) e Miguel Alemán Valdés (1946-1952), quali sono le priorità della Santa Sede? Come valuta la Segreteria di Stato vaticana la relazione "nicodemica" tra il regime messicano e la gerarchia ecclesiastica? E quali effetti, agli occhi di Roma, produce sui cattolici messicani il protrarsi a tempo indefinito di un modus vivendi giuridicamente precario? A queste domande cerca di dare risposta il presente volume, muovendo dall’analisi dell’ampia documentazione inedita conservata presso gli archivi della Santa Sede.
Che cosa significa letteratura per i Greci? In che cosa consiste un autore all'interno di una tradizione ancora indissolubilmente legata all'oralità? Che cosa rimane dell'arte greca quando viene ricondotta alla sua origine religiosa? La risposta di Nietzsche a questi essenziali interrogativi nei suoi corsi universitari di Basilea.
"Possiamo dunque immaginarci il lettore greco al tempo di Isocrate, un lettore lento che sorseggia una frase dopo l'altra con occhio e orecchio pazienti, capace di degustare uno scritto come un vino pregiato, sentendo tutta l'arte dell'autore; un lettore per il quale scrivere è ancora un piacere, una persona che non va stordita, ubriacata o tirata per i capelli, ma che possiede davvero la naturale disposizione d'animo del lettore ... Silenzioso, attento, libero da preoccupazioni, sereno, un uomo che ha ancora tempo". Edizione italiana condotta sul testo critico originale stabilito da Giorgio Colli e Mazzino Montinari.
«Credo nel diritto internazionale e incoraggio tutti a impegnarsi, con intelligenza e coraggio, affinché l’accordo che gli Stati hanno sottoscritto, e che ora stanno violando in un contesto di impunità senza precedenti, sia difeso e rispettato. Una società che rinuncia al diritto è una società che si condanna alla violenza e al puro arbitrio del più forte. Io, in una società simile, mi rifiuto di vivere, e mi rifiuto di lasciarla in eredità ai miei figli. E ai vostri.» (Francesca Albanese) Questo libro raccoglie, per la prima volta in traduzione italiana, i sei Rapporti sulla situazione nel territorio palestinese occupato scritti dalla Relatrice speciale Francesca Albanese, preceduti da un ampio saggio introduttivo dell’autrice, che ne racconta la genesi e lo spirito. Un documento imprescindibile per conoscere la realtà in cui il popolo palestinese è costretto a vivere da decenni, l’occupazione e l’apartheid, le violenze che continuamente subisce, culminate nel genocidio in corso. Un contesto che non può essere ignorato se si vogliono capire i fatti e l’attualità, fino al 7 ottobre 2023, ai crimini perpetrati da Hamas e alla risposta inaudita di Israele. Ciò che colpisce di queste pagine e fin dal primo rapporto sul diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, presentato alle Nazioni Unite nell’autunno del 2022, è la profondità analitica affiancata a una fortissima passione civile, quella che l’autrice trasmette a chiunque la ascolti. Più le epoche storiche sono buie, più è essenziale avere dei punti di riferimento autorevoli. Francesca Albanese lo è diventata grazie al suo lavoro e al suo instancabile impegno.
Una storia sui rigurgiti di intolleranza con i quali l'Europa non ha mai fatto pienamente i conti, e che stanno portando al ritorno di ideologie odiose, a lungo ritenute sconfitte e in declino. Parte dei proventi derivanti dalla vendita di questo volume sarà devoluta al fondo per le spese legali degli imputati, un gruppo di persone che rischia di essere sepolto in un carcere ungherese per un tempo irragionevolmente, assurdamente lungo.
Ha abbracciato il mondo senza uscire mai dall'Italia: un glocal ante litteram perché capace di saldare la dimensione locale con un'attenzione globale nutrita di fede, preghiera, studio, carità, rispetto. Giuseppe Allamano (1851-1926) è figlio di una terra di santi - Castelnuovo d'Asti, paese natale anche di Giuseppe Cafasso, Giovanni Bosco, Domenico Savio - di uno dei cambiamenti d'epoca che hanno segnato la storia (Unità d'Italia, positivismo ateo, questione operaia, Prima guerra mondiale, totalitarismi d'ogni colore) e di una Chiesa attraversata da speranze e sussulti (Concilio Vaticano I, Dottrina sociale, rigore diffuso, ma anche misericordia vissuta a fondo senza "se" e senza "ma"). In mezzo al frastuono del suo tempo Giuseppe Allamano ha voluto dare ascolto a una voce e a quella soltanto, la voce di Dio, che l'ha portato a riconoscere i segni del suo amore tanto in chi veniva ad aprire il suo cuore nella penombra di un confessionale, tanto nelle case della Torino povera che non si vergognava di visitare, e, infine, in lontani lembi d'Africa dove ha inviato i suoi Missionari e le sue Missionarie della Consolata. Il tutto, senza mai fermarsi alle apparenze e senza mai arrendersi ad avversità, errori, sconfitte. Giuseppe Allamano? Un uomo "oltre", proclamato prima beato (1990) e quindi santo (2024). Questa biografia restituisce - contestualizzati nel susseguirsi degli eventi - i tratti fondamentali della sua vita, del suo pensiero, della sua eredità spirituale, consegnandoci un credente credibile, attuale, attualissimo, un compagno di strada su cui fare affidamento. Prefazione di Roberto Repole. Presentazione di Ugo Pozzoli.
Ildegarda di Bingen, proclamata dottore della Chiesa da papa Benedetto XVI, è stata una figura di mistica colta e aperta ai problemi del mondo. Grande studiosa della natura e dell'uomo, Ildegarda ha maturato una profonda conoscenza in moltissimi ambiti, che la santa stessa ha affermato provenirle da Dio come dono particolare in grado di farle "comprendere i misteri che sono celati nell'essenza di ogni creatura". In queste pagine viene approfondito il tema del benessere fisico - strettamente legato a quello spirituale secondo gli studi della santa - oltre a un excursus delle abitudini in voga nel periodo in cui la mistica è vissuta e a numerosi rimedi e ricette per la rigenerazione di corpo e spirito.
Uno dei maggiori storici italiani del Novecento esplora il fenomeno della guerra: dal dominio della fanteria e degli scontri diretti nel mondo antico alla cavalleria medievale; dalla rivoluzione dell'artiglieria negli assedi e nei campi di battaglia alla costituzione di eserciti permanenti e centralizzati. Fino al Novecento, il secolo di Auschwitz e Hiroshima, con due conflitti mondiali seguiti dalla guerra fredda. L'analisi di Arsenio Frugoni, corredata da un ricco apparato iconografico, mostra come il fenomeno bellico rifletta le trasformazioni politiche, economiche e sociali delle diverse epoche. Un libro quanto mai contemporaneo: «Le guerre che recentemente si sono combattute, o che sono in corso, il continuo pericolo che la "coesistenza" di potenze dai diversi interessi e dalle contrastanti ideologie possa rompersi d'improvviso, sono realtà del tempo di "pace" che stiamo vivendo. Ma la realtà della guerra, così come la realtà della miseria, dell'ignoranza, dell'ingiustizia, non sono condizioni necessarie della società umana».
Da anni, in Italia, si discute su possibili interventi del legislatore in materia di fine vita. L’eutanasia e il suicidio assistito vengono rappresentati da coloro che ne reclamano la legalizzazione come atti di civiltà e di pietà nei confronti delle persone malate. Tuttavia, i dati provenienti dai Paesi dove queste pratiche sono state già introdotte restituiscono un quadro ben diverso, allarmante sotto il profilo della salvaguardia delle persone più fragili e vulnerabili. La stessa Corte costituzionale italiana, nel ribadire che lo Stato ha il dovere di tutelare la vita, ha sottolineato la necessità di contrastare le derive sociali e culturali che possano indurre le persone malate a scelte suicide, quelle medesime pressioni che sono una triste realtà nei Paesi che hanno riconosciuto nel proprio ordinamento il "diritto di morire". Dignità umana, solidarietà, libertà, diritto alla vita, autodeterminazione, cure palliative: sono le parole chiave di questo volume, nel quale il tema del fine vita è affrontato in tutta la sua complessità, attraverso contributi di agile lettura che consentono di approfondire la materia sotto il profilo giuridico, medico, etico e filosofico. Un volume che propone ai lettori un viaggio attraverso gli argomenti posti a fondamento delle istanze eutanasiche, per svelarne le contraddizioni e per ricordare l’enorme differenza che c’è fra l’accompagnare a morire e l’accompagnare nel morire.
La guida "Roma e il meglio del Lazio" è la pubblicazione storica del Gambero Rosso che da oltre trent'anni racconta i migliori sapori della città più bella del mondo (e della sua regione). Il volume racchiude un excursus sul meglio della ristorazione capitolina, con le recensioni di circa 1000 indirizzi tra ristoranti, trattorie, bistrot, wine bar, birrerie e pizzerie, insieme ai locali per una sosta informale o veloce, che copre l’intero arco della giornata. E inoltre i migliori cocktail bar, le pasticcerie, i caffè, le gelaterie, le pizzerie al taglio e le paninerie, per uno street food di qualità. La mappa si concentra su Roma, ma non mancano i dintorni, con i riflettori puntati sulle migliori insegne della regione. A corredo anche i più validi indirizzi per una spesa d’autore.
In questa ottava raccolta di sguardi sulla complessità dell’oggi - le guerre, le difficoltà del quotidiano, le paure e le speranze dei più giovani - don Mario Vatta torna a gettare una luce sul presente opaco che viviamo, condividendo con il lettore la sua determinazione a comprendere meglio ciò che accade e l’ostinata speranza che tempi nuovi e più giusti prevarranno. Don Mario ha vissuto quanto scrive. Parole come giustizia, accoglienza, sostegno e comprensione, così presenti negli articoli per il quotidiano "Il Piccolo" qui raccolti, declinano la dedizione concreta e costante che lo ha impegnato lungo tutto la vita. Sempre dalla parte di quel largo e composito universo di deprivati, emarginati e oppressi, in larghissima parte specchio di una giustizia mancata, che ama chiamare «la nostra (la sua) gente».
Ai novelli sposi io dico sempre: «Litigate quanto volete: se volano i piatti pazienza, ma mai finire la giornata senza fare la pace». Questa frase di papa Francesco forse può far sorridere, ma contiene una grande verità: nelle relazioni di coppia il litigio "ci sta". Ma il litigio è diverso dal conflitto e dalla crisi, poiché meno grave: anche se talvolta arriva all'esasperazione degli animi e può assumere le forme di un duro conflitto, litigare fa parte della "normalità". Diversa è la situazione della crisi, che porta a un incancrenirsi delle posizioni da cui, a volte, risulta difficile venire fuori. Il nostro consiglio è quello di prendere ispirazione dalla tecnica giapponese del kintsugi, che letteralmente significa "riparare con l'oro": è una pratica che consiste nel saldare i frammenti di un oggetto rotto (come un piatto lanciato!) utilizzando colla e oro, rendendolo così prezioso e allo stesso tempo unico, diverso da qualsiasi altro. Il kintsugi, dunque, ci insegna che da una ferita può nascere una forma maggiore di perfezione estetica e interiore, esaltando e mettendo in mostra le ferite; è una forma di arte-terapia, che invita a trasformare in oro le cicatrici visibili e invisibili, a dimostrazione del fatto che le difficoltà sono state superate. A noi verrebbe da dire: «Un vaso rotto è rotto e non sarà mai come prima», invece il kintsugi ci spiega: «Un vaso rotto diverrà più bello di prima perché saprà di vita vissuta».