«Un contributo che dai credenti può venire alla sinistra è quello della radicalità. L'urgenza delle sfide che sono di fronte a noi esige proposte forti, non scolorite». Nel panorama politico del Novecento il Partito comunista italiano ha rappresentato una delle espressioni più originali del movimento comunista internazionale e della famiglia socialista europea. Alla radice di questa originalità c'è anche l'attenzione alla religione, presente già nell'opera di Gramsci. Gramsci, Togliatti e Berlinguer non erano credenti: incontrarono il cattolicesimo, che da noi ha carattere anche di popolo, approfondendo l'analisi della società italiana e le vie per il suo cambiamento. Da questo è derivata la condivisione di un impegno su questioni come il disarmo e la pace, ma anche un dialogo che ha approfondito l'interpretazione del marxismo, una sua rilettura in rapporto alle fedi religiose e soprattutto la scelta di un pluralismo di culture, a fondamento della laicità del partito. «Le radici si selezionano, non si recidono, altrimenti, come una pianta, la sinistra rinsecchisce e muore» scrive Chiti. E proprio perciò nasce questo libro: per condividere la storia del Pci, ma soprattutto per ritrovare nella radicalità - che non è radicalismo, né estremismo - quella tensione etica che è fondamento di ogni progetto di rinnovamento sociale e democratico.
La famiglia, in quanto sistema relazionale, ha subito negli ultimi secoli profondi mutamenti e ha dovuto confrontarsi, al contempo, con nuovi scenari storici, culturali ed economici. Il crescente indebolimento delle relazioni familiari e sociali ha portato la scuola a rafforzare l'efficacia del proprio agire educativo per sostenere le famiglie nell'affrontare le numerose emergenze derivanti da tali cambiamenti. Il presente lavoro offre una riflessione sul tema della relazione scuola-famiglia in una prospettiva prettamente pedagogica, ne esamina criticità e potenzialità, proponendo possibili spunti operativi per far fronte alle emergenze educative del nostro tempo. Il testo, oltre a rappresentare uno strumento di formazione per gli studenti universitari, si propone anche di offrire spunti di riflessione per tutti coloro che, a seconda dei diversi ruoli e delle diverse professionalità, si trovano a doversi confrontare con le problematiche educative legate al rapporto scuola-famiglia.
Per festeggiare i primi 35 anni di MicroMega un numero solo non bastava. Per questo, dal 13 maggio, la rivista diretta da Paolo Flores d’Arcais, è in libreria con due volumi inseparabili.
Il primo volume raccoglie (oltre a quella del direttore) le testimonianze di più di 50 personalità del mondo della cultura, del giornalismo, della politica, che raccontano come e perché hanno incrociato MicroMega e cosa questo incontro ha rappresentato. Testimonianze che, intrecciando vicende pubbliche e ricordi personali, tratteggiano un pezzo di storia del Paese.
Si va da Romano Prodi, che spiega il ruolo giocato da MicroMega nella nascita dell’Ulivo, a Nicola Piovani, che illustra accordi e disaccordi con la rivista; da Daniele Luttazzi, che sottolinea il grande valore politico e culturale di MicroMega nella lunga stagione, tuttora in corso, dell’antiberlusconismo e dell’esplosione/implosione del Movimento grillino, a Beatrice Borromeo, che racconta come arrivò a scrivere il primo articolo della sua vita proprio su queste pagine; da Nicola Lagioia, che ripercorre il suo rapporto con la rivista fin dal primo incontro, alla Feltrinelli di Bari di via Dante, ai tempi dell’Università, a Guido Tonelli, che di MicroMega sottolinea in primo luogo (ma non solo) il grande impegno in favore della scienza, per arrivare a Maurizio de Giovanni, che racconta la propria “iniziazione” a MicroMega, avvenuta grazie a don Gennaro, l’edicolante del quartiere dove abitava da giovane a Napoli.
C’è poi chi, avendovi partecipato, ha scelto di raccontare la genesi della rivista: è il caso di Marco Benedetto, Lucio Caracciolo, Marco d’Eramo e Luigi Zanda. Zanda, in particolare, per la propria testimonianza prende avvio dalla presentazione del primissimo numero della rivista e racconta la preoccupazione di Eugenio Scalfari, il quale profetizzò che essendo MicroMega un bel mattone sarebbe andato a fondo presto. Fabrizio Tonello, invece, ci restituisce un breve affresco non del “parto” della rivista ma del suo concepimento, avvenuto una sera a cena a casa di Marco d’Eramo.
Altri, per ovvie ragioni biografiche, hanno scelto di concentrare il proprio racconto su alcuni nodi che hanno fatto la storia di MicroMega, come l’impegno in favore di legalità e giustizia (Gian Carlo Caselli, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Roberto Scarpinato) e la stagione dei girotondi (Maria Rosano).
Non mancano ovviamente gli amici di una vita e firme storiche della rivista: Simona Argentieri, Massimo Cacciari, Luciano Canfora, Lorenza Carlassare, Erri De Luca, Tomaso Montanari, Piergiorgio Odifreddi, Gloria Origgi, Moni Ovadia, Francesco ‘Pancho’ Pardi, Pierfranco Pellizzetti, Telmo Pievani, Gustavo Zagrebelsky.
Nonché un ricco parterre di giornalisti: Lucia Annunziata, Pino Corrias, Ferruccio de Bortoli, Peter Gomez, Gad Lerner, Ezio Mauro, Andrea Scanzi, Corrado Stajano, Federico Rampini. E Marco Travaglio, compagno di tante battaglie, che ripercorre il rapporto con MicroMega fin dal primo incontro, avvenuto grazie a Curzio Maltese.
E ancora, a riprova della trasversalità della rivista in tutti i campi del sapere, della cultura e dell’arte: Roberto Andò, Fabrizio Barca, Luciana Castellina, Carlo De Benedetti, Roberta De Monticelli, Ernesto Galli della Loggia, Raniero La Valle, Valerio Magrelli, Franco Moretti, Carlin Petrini, Adriano Prosperi, Walter Veltroni.
Il secondo volume – in vendita assieme al primo dal 13 maggio – offre invece ai lettori una selezione dei più di 7.000 fra saggi, dialoghi, inediti e inchieste apparsi sulla rivista nei suoi 35 anni di vita, riproposti ai lettori esattamente per come uscirono originariamente.
Si va dal dialogo sulle istituzioni tra Norberto Bobbio e Pietro Ingrao, apparso sul primissimo numero della rivista, nel 1986, a quello sull’idea di rivoluzione tra Cornelius Castoriadis e Marcel Gauchet, pubblicato per la prima volta nel 1990; dalla tavola rotonda sulla giustizia e i suoi nemici tra Francesco Saverio Borrelli, Gian Carlo Caselli, Giovanni Maria Flick e Roberto Scarpinato apparsa su MicroMega nel 1995, al dialogo tra Azar Nafisi e Jhumpa Lahiri sulla scrittura, l’America e la condizione di migrante pubblicato nel 2004; fino al confronto tra Paolo Flores d’Arcais e Anna Politkovskaja, avvenuto un anno prima della morte della giornalista.
Alla scrittura e all’impegno è dedicata una specifica sezione del numero che raccoglie testi di Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, Mario Luzi, Jorge Semprún e Antonio Tabucchi.
Il numero è infine arricchito da alcune perle d’archivio a firma di Federico Caffè, Umberto Eco, Alfonso Berardinelli, Giovanni Falcone e Adam Michnik.
Il mattone non è andato a fondo come qualcuno aveva profetizzato. Ha navigato per 35 anni e ha intenzione di continuare a farlo.
IL SOMMARIO DEL PRIMO VOLUME
LA LINEA GENERALE
Paolo Flores d’Arcais – Prima e seconda vita di MicroMega
ICEBERG – la mia MicroMega
Roberto Andò – Limpidamente partigiana
Lucia Annunziata – Quello spirito da bastian contrario
Simona Argentieri – La discussione e l’azione
Fabrizio Barca – Meno male che MicroMega c’è
Marco Benedetto – Coerenza e genio del marketing
Beatrice Borromeo – La punta avanzata contro il berlusconismo
Massimo Cacciari – La sinistra e il disincanto
Luciano Canfora – Augurio a una rivista gobettiana
Lucio Caracciolo – Fedele solo a se stessa
Lorenza Carlassare – Con il faro della Costituzione
Gian Carlo Caselli – Contro l’Italia dei furbi
Luciana Castellina – Quel giorno a Porto Alegre
Gherardo Colombo – La stagione di mani pulite
Pino Corrias – Contro tutti i bavagli
Piercamillo Davigo – Legalità, legalità, legalità
Carlo De Benedetti – Un esempio di coerenza
Ferruccio de Bortoli – Una voce intransigente
Maurizio de Giovanni – Don Gennaro e la coscienza pulita
Erri De Luca – Nella tradizione dei grandi almanacchi culturali europei
Roberta De Monticelli – L’eccedenza della filosofia
Marco d’Eramo – Un microcosmo della sinistra
Ernesto Galli della Loggia – Auguri sinceri da un vostro nemico pubblico
Peter Gomez – Mai prescindere dai fatti
Nicola Lagioia – Un laboratorio per la sinistra del futuro
Raniero La Valle – La sfida alla modernità che MicroMega deve cogliere
Gad Lerner – Una rivista antidogmatica e militante
Daniele Luttazzi – Sulle orme di voltaire
Valerio Magrelli – Baluardo del laicismo
Ezio Mauro – Una testarda idea di sinistra
Tomaso Montanari – Il luogo dell’altra politica
Franco Moretti – La cultura che serve alla lotta
Piergiorgio Odifreddi – MicroMega sub specie religionis
Gloria Origgi – Dalla biblioteca di papà ai filosofi di Parigi
Moni Ovadia – Una sintonia istintiva
Francesco ‘Pancho’ Pardi – La libreria di mia zia Marta
Pierfranco Pellizzetti – Fervore e resistenza
Carlin Petrini – MicroMega, presidio slow food
Telmo Pievani – Una lettura illuminista e militante
Nicola Piovani – Un luogo per liberi pensatori
Romano Prodi – Nelle pagine di MicroMega le radici dell’ulivo
Adriano Prosperi – Sapere aude!
Federico Rampini – Giornalismo e potere
Maria Rosano – Quella gioiosa protesta dei girotondi
Andrea Scanzi – MicroMega ti voglio bene
Roberto Scarpinato – Non c’è democrazia senza legalità
Corrado Stajano – Sentinella di libertà
Guido Tonelli – L’orgoglio della cultura illuminista
Fabrizio Tonello – La cena del concepimento
Marco Travaglio – Un presidio di giornalismo giornalismo
Walter Veltroni – Il pungolo della sinistra
Gustavo Zagrebelsky – Custodi dell’eguaglianza
Luigi Zanda – Quel mattone che non è andato a fondo
IL SOMMARIO DEL SECONDO VOLUME
DIALOGO 1
Norberto Bobbio / Pietro Ingrao – Dialogo sulle istituzioni
ICEBERG – la scrittura e l’impegno
Leonardo Sciascia – Arrivano i nostri
Andrea Camilleri – Storie di mafia e Dc ad uso degli smemorati
Mario Luzi – Essere è non dimenticare
Jorge Semprún – Yó, el supremo: analisi di un discorso
Antonio Tabucchi – Manifesto della parola
DIALOGO 2
Cornelius Castoriadis / Marcel Gauchet – L’idea di rivoluzione ha ancora senso?
TAVOLA ROTONDA
Francesco Saverio Borrelli / Gian Carlo Caselli / Giovanni Maria Flick / Roberto Scarpinato – La giustizia e i suoi nemici
LABIRINTO
Federico Caffè – Umanesimo del welfare
Umberto Eco – Latratus Canis
Alfonso Berardinelli – Viltà sul caso Rushdie
Giovanni Falcone – Che cosa è la mafia
Adam Michnik – L‘uomo che non sapeva odiare
DIALOGO 3
Azar Nafisi / Jhumpa Lahiri – L’individuo e l’America
DIALOGO
Paolo Flores d’Arcais / Anna Politkovskaja – I nuovi dissidenti
In edicola
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Società
“La 194 inapplicata: obiettori 7 ginecologi su 10”, al via la campagna “Libera di abortire”
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Cosa c’è dietro il gran numero di migranti arrivati in Italia negli ultimi giorni
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Massolo (ISPI): “Per diffondere il vaccino nel mondo serve protagonismo UE”
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Ci rivediamo a settembre? L’interrogativo di ogni anno dei docenti precari
“Rinasce MicroMega”: il video-appello ai lettori di Paolo Flores d’Arcais
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Pierfranco Pellizzetti
8 marzo: l’insopportabile femminismo corporativo della Gruber
Monica Lanfranco
Parlare non è mai neutro
Michele Martelli
Il governo Draghi, un mostro multicefalo
Mauro Barberis
Gestione della pandemia: più Stato, meno Regioni?
Alessandro Esposito
Dell’utilità dell’inutile
Carlo Cornaglia
Pd, poltrone e divani
Giorgio Cremaschi
C’è una sola alternativa: quella al sistema Draghi
Emanuela Marmo
Madonna Vagina
«Il modo in cui è strutturata una società ha conseguenze profonde per la vita delle persone e per l'architettura delle opportunità che offre loro. Determina non solo le condizioni materiali, ma anche il benessere, le relazioni e le prospettive di ogni individuo». Ma quanto 'deve' la società all'individuo e che cosa deve dare un individuo in cambio? In questa epoca di grandi trasformazioni, come adattare tali obblighi reciproci? I profondi cambiamenti tecnologici, demografici e culturali intervenuti negli ultimi decenni, la crisi finanziaria del 2008, quella climatica e, infine, la pandemia mondiale, con il concomitante aggravarsi delle disuguaglianze e dell'insicurezza, hanno infatti rivelato quanto l'odierno contratto sociale - il complesso di politiche e norme che disciplinano il modo in cui viviamo insieme in una società - sia inadeguato. Occorre, dunque, trovare un nuovo paradigma che riformuli radicalmente le modalità di cooperazione tra Stato e famiglie, tra uomini e donne, tra lavoratori e imprese, in tutti gli ambiti cruciali della vita civile: dall'assistenza all'infanzia a quella agli anziani, dall'educazione nella primissima infanzia alla formazione dei giovani e all'apprendimento in età adulta, dalle esigenze di flessibilità e sicurezza nel mondo del lavoro alla promozione dell'occupazione femminile e della riqualificazione professionale, dall'assistenza sanitaria universale e gratuita alla previdenza sociale, dagli interventi sull'età pensionabile ai provvedimenti in materia di cambiamenti climatici e perdita di biodiversità. E, soprattutto, che riequilibri in modo più equo e responsabile la relazione con le giovani generazioni e con quelle a venire, per preservarne il futuro. Alla luce della pluridecennale esperienza maturata in diverse istituzioni economiche internazionali, Minouche Shafik esamina le maggiori criticità degli attuali assetti sociali su scala globale e traccia il percorso verso un nuovo contratto sociale più generoso e inclusivo, aggiornato al XXI secolo, perché, come diceva Abraham Lincoln, «il miglior modo per predire il futuro è crearlo».
Questo volume rappresenta la prima storia completa delle sessualità e delle identità LGBT+ in Occidente dal XVIII secolo al tempo presente. Intrecciando nell'analisi una varietà di fonti, dalle memorie alla letteratura, dalla trattatistica alla cronaca, il libro offre una lettura inedita della storia contemporanea: dal ruolo della sessualità nella formazione degli stati-nazione, alle guerre mondiali, dal giro di vite del dopoguerra alla rivolta di Stonewall, dalla crisi dell'Hiv alla rivoluzione queer degli anni Novanta, fino alle nuove sfide degli anni Duemila con la loro apertura verso il futuro. A partire dal Settecento, i più diversi campi del sapere sembrano esprimere un rinnovato interesse, animato da una nuova volontà di controllo e disciplinamento, verso sessualità e identità di genere: chi e cosa è "normale"? E perché? La storia di queste domande è intrecciata a quella delle risposte, individuali e collettive, resistenti e creative, prodotte dalla comunità LGBT+: una storia che abbraccia ben più dei destini di una minoranza e parla al nostro presente nella sua interezza. L'obiettivo di questo libro è di interrogare storicamente il processo che conduce all'individuazione di un gruppo della popolazione accomunato da alcuni tratti che sfuggono alle norme su genere e sessualità dell'età contemporanea, messe a punto teoricamente nell'Occidente europeo e nordamericano tra il XVIII e il XIX secolo e contestualmente tradotte in pratiche concrete che ancora oggi regolano le nostre vite. La comunità così individuata non è qui considerata come un gruppo omogeneo: al centro di questo volume si trovano, al contrario, proprio le differenze - e i conflitti - tra le varie soggettività ed esperienze che animano un insieme eterogeneo, dislocato su scenari culturali e geografici profondamente diversificati. Una trama discorsiva comune, tuttavia, innerva il campo dei saperi e delle pratiche relative a generi e sessualità informando l'intero spazio sociale e culturale: è la tessitura di questa trama che il libro si propone di restituire a chi legge.
Il firmamento è uno scrigno pieno di storie meravigliose. Ci narrano di stelle che nascono e che morendo inseminano lo spazio cosmico con nuovi elementi, di buchi neri giganteschi, di galassie che fuggono verso l'infinito e di pianeti lontani, gemelli della Terra, dove forse alberga una vita aliena; ma anche delle vicende degli "omini boni" che per amore della conoscenza hanno spiato il cielo carpendone i segreti, e delle macchine che nel tempo hanno sostituito l'occhio in questa esplorazione senza fine. Non mancano neppure le leggendarie interpretazioni dei fenomeni, anche i più semplici, offerte dai miti, e le memorie delle relazioni, vere o presunte, tra uomini e astri. Questo libro ne offre un piccolo campionario: racconti brevi e tra loro indipendenti, sviluppati in modo semplice e fruibili nei momenti in cui il frenetico vivere quotidiano ci concede una pausa.
Il volume introduce il lettore ai testi e agli autori principali delle origini cristiane esaminando le questioni storico-letterarie e proponendo una selezione di brani significativi, con brevi introduzioni specifiche e agili note. L'approccio del manuale e quello dell'antologia si compenetrano in un'opera di sintesi aggiornata e documentata, che intende differenziarsi sia dai tradizionali manuali di storia della letteratura cristiana antica o di storia del cristianesimo, sia dalle classiche antologie. Dalle fonti presinottiche a Giustino, dai primi vangeli agli Atti apocrifi, dalle lettere paoline a gnosticismo e montanismo, si dipana un percorso attraverso una fase particolarmente viva e plurale, rispetto alla quale il costituirsi della cosiddetta "proto-ortodossia", alla fine del II secolo, segnerà un momento di svolta.
Cos'è la scienza? È una faticosa avventura per arrivare dove nessuno è mai stato prima, è passione. Elena Cattaneo dedica da sempre la vita alla ricerca, di cui racconta qui tanto gli aspetti straordinari quanto l'impegnativa quotidianità. Fra i momenti più belli del fare scienza c'è quello della scoperta. L'emozione è indescrivibile. Ma la prova del bancone può anche essere impietosa: bisogna "ripartire dal via". Sempre con coraggio, sempre attenendosi ai dati e lavorando nell'interesse della collettività. Dal Covid alle staminali, dall'agricoltura all'omeopatia e al ruolo pubblico dello scienziato, Elena Cattaneo mostra quanta scienza c'è nelle nostre vite e quanto nella vita privata e pubblica di ciascuno di noi ce ne sia ancora bisogno, per spogliarci di paure e diffidenze.
La produzione di conoscenza relativa alle organizzazioni richiede l'attivazione di processi di costruzione comune, avvicinandosi ai contesti per cogliere come gli attori coinvolti interpretano e traducono i loro riferimenti simbolici (teorie, valori, culture, azioni...). Adottando un processo di indagine che integra saperi scientifi ci e pratici, legati alle modalità di lavoro, la ricerca qualitativa genera una conoscenza rilevante in termini di usabilità, spendibile sia per sostenere i processi organizzativi sia per consolidare i repertori delle comunità scientifi che di riferimento. Il volume illustra quattro dimensioni distintive dell'approccio qualitativo alla ricerca nelle organizzazioni: la confi gurazione sociale degli oggetti di indagine; la logica del sapere situato; le domande di ricerca derivanti dal campo; l'atteggiamento trasformativo della conoscenza generata.
Atti del 9° Congresso internazionale di studi gioachimiti San Giovanni in Fiore - 19-21 settembre 2019. Per Gioacchino da Fiore (morto nel 1202) il problema dell'ordo e della sua intelligibilità costituisce un tema centrale e quasi ossessivo. Lo ritroviamo nella sua opera in molte declinazioni: nel suo metodo di interpretazione delle Scritture secondo la «concordia» fra Antico e Nuovo Testamento; nei suoi diagrammi; nell'organizzazione concreta o ideale delle forme di vita religiosa da lui immaginate; nelle sue osservazioni sul suo tempo e i suoi conflitti, ritenuti segni della prossima fine dei tempi. I contributi raccolti nel volume esplorano questi diversi aspetti, ponendo una particolare attenzione al contesto: il tema dell'ordo percorre tutto il XII secolo; attraverso il punto di vista di Gioacchino - a tratti sconcertante, ma ben radicato nella cultura di quegli anni - possiamo comprendere meglio il suo tempo.
«Ormai riconosco a occhi chiusi uno scritto di don Sandro: partenza sempre dal testo biblico, con ampi riferimenti agli originali in ebraico e in greco, poi via, verso un'attualizzazione ad ampi orizzonti sui grandi temi dell'uomo. Il tutto in brevi paragrafi, accessibili a tutti, con una ricchezza di citazioni che può all'inizio disorientare il lettore, ma in realtà lo attira dentro il testo e lo conduce a mettersi a sua volta in gioco, insieme all'autore. Perché il leggere è sempre un itinerario, un movimento che si compie anche restando fermi a tavolino: vuol dire riflettere, confrontarsi, interpretare, assumere un contenuto per la propria vita» (dalla Prefazione di Maria Manuela Cavrini, clarissa). L'autore ribalta l'usuale punto di vista della Bibbia sulla donna offrendo al lettore una ermeneutica del testo in cui la donna, troppe volte sempre e solo Eva, Maddalena o la Vergine Maria, si riscatta da sola in quanto figura viva, sostenuta da un approccio insolito e scomodo, perché contesta con lucidità e determinazione il potere e i soprusi del patriarcato. In questo saggio appassionato non smette mai di chiedere voce, stimolando riflessioni che travalicano l'ambito puramente religioso e teologico per parlare al sociale, al politico, all'umano.
Il vangelo giunge a noi da una cultura lontana e racconta una storia unica nel suo genere, incomparabile con qualsiasi altra, dal significato mai scontato e intriso di simbologie. Prima di ricavarne degli insegnamenti, di elaborare delle riflessioni, di attualizzarlo, abbiamo però bisogno di capire chiaramente che cosa intende dirci. Ho scritto questo libro pensando a tutti coloro che aspirano a questo: cristiani di ogni età, giovani in ricerca, catechisti, animatori, membri di gruppi biblici, persone di diverse convinzioni che desiderano conoscere meglio i vangeli e il loro misterioso protagonista. Ho cercato di mettermi nei loro panni, di immaginare i loro dubbi e problemi. Questa guida non è dunque un commentario, ma si propone di presentare gli strumenti di base per capire meglio il contenuto dei vangeli. Con taglio divulgativo, è diretta a tutti coloro che, pur non avendo compiuto studi biblici specialistici, desiderano familiarizzare di più con questo testo unico. Lo scopo ultimo di queste pagine è aiutare a sperimentare la gioia di capire il vangelo.