
Attila aveva lo sguardo irrigidito. “Non ho mai visto una cosa simile. Che vuoi tu da me?” “Io? Niente: te l’ho già detto.” Ma la voce dolce di papa Leone si era rifatta dura e tagliente. “Dio ti ha detto ciò che vuole da te. Ora basta, la misura è piena. Torna indietro, Attila.”
Da Oriente avanza la minaccia di Attila, un pericolo che l’Occidente presume di conoscere, ma il cui radicalismo è invece culturalmente inconcepibile per una Cristianità governata da un potere fine a se stesso, preoccupato solo di mantenere i propri equilibri. A contrastare l’avanzata di quest’uomo grande e terribile, solo due figure si ergono: Ezio, l’ultimo vero romano, e papa Leone. Al centro della storia, proprio l’incontro tra Leone e Attila, attorno ai quali ruotano gli altri personaggi: dal kan Bleda, fratello di Attila, a Galla Placidia, vera imperatrice in nome del figlio Valentiniano, alla giovane Onoria. E, sullo sfondo di vicende umane distanti eppure collegate, il panorama triste e decadente di un impero in disfacimento, ridotto alle proprie fastose apparenze esteriori.
Louis de Wohl (1903-1961), tedesco di padre ungherese e madre austriaca, dopo essere fuggito dalla Germania hitleriana nel 1935, prestò servizio come capitano nell’esercito britannico durante la Seconda guerra mondiale. In BUR sono pubblicate le biografie di Giovanni d’Austria (L’ultimo crociato), di san Tommaso d’Aquino (La liberazione del gigante), di santa Caterina da Siena (La mia natura è il fuoco), di Elena madre dell’imperatore Costantino (L’albero della vita). I suoi romanzi sono tradotti in dodici lingue.
In questo libro, alla sua terza edizione, il grande storico pone al centro del discorso la storia, la realtà così com’è. Cultura e società vengono visti come ambiti aventi una loro logica. E l’insieme di questi ambiti costituisce il condizionamento storico e sociale senza il quale la realtà non può esistere. Una storia del Mezzogiorno illustrata in una nuova luce antropologica e storica con al centro l’uomo e il suo operato.
Il matrimonio medievale è stato considerato a lungo come un istituto sociale statico, quasi monolitico, soggetto ad una stretta disciplina da parte dei poteri costituiti, fossero essi la famiglia, la comunità, l’autorità pubblica o la chiesa. Solo di recente è maturata una consapevolezza diversa dell’istituzione, che ne ha colto gli aspetti di movimento e dinamicità e le capacità di adattamento alle sollecitazioni provenienti dalla società.
In questo volume il fenomeno del matrimonio viene osservato, soprattutto in ambito veneziano e veneto, basandosi su una vasta gamma di fonti documentarie, dalle carte notarili ai processi matrimoniali. Ne risulta un vasto affresco che spazia dal cerimoniale all’aula di tribunale; dalle nozze simulate o “per gioco” alle spose bambine; dai matrimoni aristocratici a quelli “misti” tra persone di diversa religione.
Ermanno Orlando è assegnista di ricerca presso l’Università “Ca’ Foscari” di Venezia. È autore di studi dedicati alla storia politica e sociale di Venezia e del Veneto nel basso medioevo.
Due donne americane di fronte alla Grande Guerra europea: Edith Wharton, scrittrice già affermata che in quegli anni sta scrivendo l’Età dell’innocenza – sarà la prima donna a vincere il premio Pulitzer – e Nellie Bly, giornalista famosa, che nel 1890 aveva stupito il mondo circumnavigando la terra in 72 giorni sulla falsariga del Giro del mondo in 80 giorni di Verne.
Tra il febbraio e il novembre 1915 Edith Wharton viaggia a più riprese lungo il fronte occidentale, visitando le postazioni francesi nelle Argonne, in Lorena, nei Vosgi, sulla costa atlantica settentrionale e in Alsazia. Viaggi al fronte. Da Dunkerque a Belfort è il diario di queste visite, un reportage giornalistico che appartiene a una dimensione poco nota della scrittrice, conosciuta essenzialmente per i romanzi e i colti resoconti di viaggio.
Tra l’ottobre e il novembre 1914 Nellie Bly è invece in Austria e visita le zone di guerra su un fronte opposto, lungo il confine orientale. I suoi reportage, pubblicati sul «New York Evening Journal», sono qui raccolti sotto il titolo In prima linea sul fronte russo e serbo.
Tra le poche voci femminili a raccontare in diretta la prima guerra mondiale, Edith Wharton e Nellie Bly, con le loro cronache limpide e coinvolgenti, non sembrano parlare neppure dello stesso conflitto, tanto è diverso il loro approccio alla scrittura. Eppure la guerra, osservata da due donne schierate su fronti opposti, così lontane nelle scelte di vita e nello stile narrativo, si rivela essere in definitiva la stessa «maledetta follia».
Luisa Cetti si è dedicata in particolare alla storia delle donne americane e dei movimenti utopistici di metà Ottocento. Ha pubblicato Un falansterio a New York (Sellerio 1993) e ha curato l’edizione delle Lettere dall’America di Pietro Maroncelli («Il Risorgimento» 1995), del diario di viaggio di Francesco Arese Da New York al selvaggio West nel 1837 (Sellerio 2001) e di Il giro del mondo in 72 giorni di Nellie Bly (Mursia 2007).
«Lo spirito animatore del libro è l'intento civile di reagire a quella sorta di distruzione del passato che oggi sembra cosi di moda e di riaffermare con forza l'identità della nazione italiana» (G. Carocci, "Il Diario della settimana"). «Un grande viaggio dentro il patrimonio di memorie diffuse accumulato dagli italiani dall'Unità a oggi» (A. Papuzzi, "Tuttolibri). «Come tutte le storie viste dal lato 'minore', anche quest'opera è in bilico sul filo di un affetto autoironico, a tratti un po' disperato e perfino nostalgico. Quasi che quella 'umile Italia' che si nutriva di aneddoti vissuti, saporite banalità, infatuazioni ed equivoci collettivi, entusiasmi mal riposti, venga oggi guardata dall'alto (o dal basso) di un paese diventato di plastica» (N. Ajello, "la Repubblica"). Una storia d'Italia, scritta a più voci, che a centocinquant'anni dall'Unità riafferma l'identità della nazione attraverso la nostra memoria collettiva.
In breve
Lo spirito animatore del libro è l’intento civile di reagire a quella sorta di distruzione del passato che oggi sembra così di moda e di riaffermare con forza l’identità della nazione italiana.
Giampiero Carocci, “Il Diario della settimana”
Un grande viaggio dentro il patrimonio di memorie diffuse accumulato dagli italiani dall’Unità a oggi.
Alberto Papuzzi, “Tuttolibri”
Come tutte le storie viste dal lato ‘minore’, anche quest’opera è in bilico sul filo di un affetto autoironico, a tratti un po’ disperato e perfino nostalgico. Quasi che quella ‘umile Italia’ che si nutriva di aneddoti vissuti, saporite banalità, infatuazioni ed equivoci collettivi, entusiasmi mal riposti, venga oggi guardata dall’alto (o dal basso) di un paese diventato di plastica.
Nello Ajello, “la Repubblica”
Una storia d’Italia, scritta a più voci, che a centocinquant’anni dall’Unità riafferma l’identità della nazione attraverso la nostra memoria collettiva.
Indice
Presentazione di Mario Isnenghi - Introduzione alla presente edizione di Mario Isnenghi - Risorgimento di Maurizio Ridolfi - Il tricolore di Gianni Oliva - Pontida di Piero Brunello - Campane e campanili di Glauco Sanga - L’opera di Giovanni Morelli - Inni e canzoni di Emilio Franzina - Roma di Alberto Caracciolo - Il salotto di Mariuccia Salvati - Il liceo classico di Antonio La Penna - I nomi delle vie di Sergio Raffaelli - Il Vittoriano di Bruno Tobia - L’Africa italiana di Nicola Labanca - La bandiera rossa di Ersilia Alessandrone Perona - L’«Avanti!» di Maurizio Ridolfi - L’America di Emilio Franzina - Monte Grappa di Livio Vanzetto - Redipuglia di Patrizia Dogliani - Ballila di Gianni Oliva - Le bonifiche di Piero Bevilacqua - L’impero di Angelo Del Boca - Il confino di Gianfranco Porta - Le leggi razziali di Paola Di Cori - Radio Londra di Gianni Isola - Piazzale Loreto di Mirco Dondi - Foibe di Fabio Todaro - Predappio di Massimo Baioni - Piazza San Pietro di Roberto Morozzo della Rocca - La Madonna pellegrina di Anna Bravo - L’utilitaria di Omar Calabrese - Conclusione di Mario Isnenghi - Gli autori - Indice delle illustrazioni - Indice dei nomi
In breve
Dubitavano della divinità di Cristo e della verginità della Madonna, dell’autenticità dei vangeli e della trinità, dell’immortalità dell’anima e della creazione: erano i più radicali seguaci di Juan de Valdés ed erano in tanti, dal Sud al Nord della penisola. Fra mondi misteriosi ed esoterici, studi sulla natura, religione e libertinaggio, il movimento valdesiano fu un’eresia capace di attrarre potenti cardinali, gentildonne d’alto rango, raffinati umanisti, ma anche semplici preti e umili popolani. Luca Addante racconta la storia affascinante di un movimento non ortodosso, specchio del bisogno di nuove libertà.
Indice
Introduzione Eresia radicale, valdesianesimo, «libertinage» - I. «Di consequentia in consequentia». Approdi radicali del valdesianesimo - II. Protagonisti, livelli e intrecci di un movimento ereticale - III. Anabattismo e antitrinitarismo - Conclusioni Eretici e libertini – Note - Indice dei nomi
In breve
«Tutto comincia nella mente di una madre. Si chiama Agrippina, e ha deciso che suo figlio deve salire al trono. La sua è un’ambizione ben fondata: Agrippina è pronipote del grande Augusto, il primo imperatore romano, sorella di Caligola, secondo successore di Augusto, moglie di Claudio, il sovrano in carica. Il figlio che Agrippina vuole portare al sommo potere le è nato, però, da un precedente matrimonio: si chiama Lucio Domizio Enobarbo, ed è soprannominato, come molti suoi antenati, Nerone, una parola che vuol dire ‘il forte’.»
Sadico persecutore o vittima della politica di corte, tiranno divorato dalla follia o adolescente sopraffatto dagli eventi, mostro al potere o sovrano dalle grandi prospettive? Andrea Giardina racconta con sapienza e leggerezza la vita dell’imperatore più odiato e amato della storia.
Indice
Veleni di corte – Il potere e la paura - Il matricidio - Le donne di Nerone - Citaredo e auriga - L'incendio di Roma - Progetti grandiosi - Una plebe di fannulloni? - Il terrore a corte - Quale artista muore con me! - Nerone redivivo - Come si costruisce un mostro
Nella primavera del 1849 il popolo di Genova si ribella ai Savoia prima in nome di una generica aspirazione alla libertà e all'autonomia, e poi per risollevare l'antico vessillo della gloriosa Repubblica che si vuole ripristinare 35 anni dopo che il Congresso di Vienna aveva ceduto la Liguria ai Savoia contro la volontà del suo popolo. La feroce repressione e il saccheggio cui il La Marmora sottopone la città la prima settimana di aprile è la prova generale di tutte le successive "normalizzazioni" che il Regno unitario porterà a termine contro suoi cittadini ribelli, contro i "fratelli d'Italia". Nell'episodio genovese ci sono già tutti gli elementi che avranno sviluppo in futuro: la violenza della truppa, generali che si mostrano coraggiosi contro il popolo disarmato e vili davanti a eserciti veri, l'arroganza dei Savoia nel trattare i sudditi. C'è addirittura l'intervento della marina britannica come esperimento delle protezioni prestate negli anni a venire. Dalla vicenda di Genova, passando per la repressione della resistenza meridionale e delle rivolte padane, si arriva in un tripudio tricolore fino a Bava Beccaris. Per molto meno la storia "ufficiale" ha bollato Ferdinando II come "re bomba": chi ha fatto molto peggio è invece ricordato sui libri di scuola come il "re galantuomo", e il suo degno figliuolo addirittura come il "re buono".

