
Subito dopo l’Unità l’Italia si trovò a combattere una vera e propria guerra civile, quella per il Mezzogiorno. Una guerra che ebbe tra i protagonisti un brigante e un generale, Carmine Crocco e Emilio Pallavicini di Priola, lontanissimi per origine e formazione. Carmine Pinto racconta con le loro ‘vite parallele’ e attraverso gli episodi, i luoghi, le battaglie e le leggende, la guerra tra l’ultimo esercito dell’antico regime e il primo esercito nazionale, fino allo scontro finale e al sorprendente epilogo delle loro esistenze.
Dalla fondazione delle prime colonie greche nell’Italia meridionale all’unificazione della penisola sotto l’egemonia romana e alla decadenza del sistema politico e culturale della Magna Grecia, Domenico Musti disegna la storia dei territori interessati dal dilatarsi della grecità verso occidente tra VIII e II secolo a.C. Il confronto con la Sicilia - via via percepita come parte integrante della Megále Hellás - e con altre aree coloniali greche; il ruolo fondamentale del Pitagorismo; la ‘transizione’ culturale e lo ‘stato di sofferenza’ del IV secolo, quando la grecità è ancora economicamente e politicamente valida, ma subisce la pressione e l’influenza delle genti vicine, preludio di una fragile egemonia e dell’avvento finale del dominio di Roma. Un libro imprescindibile sulla storia della Magna Grecia, delle sue città e delle sue articolazioni, dalle origini sino alla definitiva decadenza, che si avvale di un’ottica diacronica interdisciplinare, tra letteratura e archeologia, storia religiosa, sociale e della mentalità.
Attraverso interviste e testimonianze inedite, Damilano ricostruisce il progetto geopolitico, ma soprattutto culturale, dei due papi venuti dalle Americhe. Sono le «cose nuove» del XXI secolo di un cattolicesimo sempre in missione, impegnato contro ogni fondamentalismo, che, nel cuore dell'Occidente in guerra, lotta per una pace «disarmata e disarmante». «Sono tempi cattivi, dicono gli uomini. Viviamo bene e i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi.» Agostino di Ippona disse queste parole 1600 anni fa, mentre crollava l'Impero Romano. Leone XIV le ha ripetute dopo la sua elezione, mentre si allargava la «guerra mondiale a pezzi», come l'ha chiamata papa Francesco. La «pace con tutti voi» è il compito di Robert Francis Prevost, il primo Papa americano, chiamato a guidare la Chiesa in un'epoca drammatica, attraversata dall'odio e dalle guerre di distruzione. Marco Damilano racconta Francesco, il Papa arrivato quasi dalla fine del mondo, la stanza 201 di Santa Marta da cui per dodici anni ha combattuto la sua battaglia, fino all'ultimo respiro. Ripercorre il complotto globale partito dagli Stati Uniti e arrivato a Roma e lo scontro sotterraneo nei giorni del conclave. Raccoglie in un reportage coinvolgente volti, voci e immagini lungo le Americhe, dalla Buenos Aires di Bergoglio alla Route 66, tra i palazzoni di Chicago e i sobborghi dove Prevost è nato e ha conosciuto la fede, per arrivare alla frontiera americana dove la Chiesa e i suoi pastori si battono in difesa dei migranti contro le politiche di Trump, in un Paese lacerato dalla violenza politica. Attraverso interviste e testimonianze inedite, Damilano ricostruisce il progetto dei due papi venuti dalle Americhe, geopolitico, ma soprattutto culturale. Sono le «cose nuove» del XXI secolo di un cattolicesimo sempre in missione, impegnato contro ogni fondamentalismo, che, nel cuore dell'Occidente in guerra, lotta per una pace «disarmata e disarmante». Con il rischio di restare una voce inascoltata, di trovare piazze vuote e chiese deserte, nella crisi della fede. Di fronte ai capi delle Nazioni che ripetono ossessivamente prima noi, prima i nostri, prima il nostro Dio, dire «tutti, tutti, tutti», accogliere tutti, salvare tutti, è oggi il messaggio più radicale, eversivo, evangelico.
Otto uomini, un'Assemblea, una Costituzione. In Otto alla Costituente, Luigi Accattoli ed Emilia Flocchini portano alla luce un fatto unico nella storia parlamentare: la presenza, tra i padri della Repubblica, di otto figure cristiane di altissimo profilo spirituale e civile. Da De Gasperi a Moro, passando per La Pira, Dossetti, Lazzati, Giordani, Medi e Zaccagnini, prende forma un racconto che intreccia fede e politica, coscienza personale e responsabilità pubblica. Non un saggio specialistico, ma un affresco narrativo costruito attraverso profili agili, parole significative e richiami ai momenti decisivi dei lavori costituenti. Ne emerge una trama di relazioni, amicizie, differenze e convergenze che hanno contribuito a dare alla Carta del 1948 un'impronta profondamente umana e solidaristica. Un libro che illumina l'anima cristiana della democrazia italiana e invita a riscoprire la politica come vocazione al servizio, responsabilità morale e possibile cammino di santità.
La democrazia è antiquata: questa la provocazione da cui muove Marco Revelli, uno dei più acuti e illuminanti teorici della politica, per capire se la democrazia ha ancora un futuro. Una provocazione che non vuole certificarne la morte, ma serve a fotografare lo snaturamento in atto. Così, l’autore disseziona con rigore le forme del degrado democratico: dalla democrazia ‘esecutoria’, che sostituisce il Parlamento con l’efficienza del leader, alla democrazia ‘senza popolo’, dove l’astensionismo diventa ‘partecipazione negativa’; dalla democrazia ‘dei pochi’, sempre più oligarchica, alla democrazia del denaro, dove il mercato regola ogni relazione; dalla democrazia della disinformazione, deformata da media e algoritmi, a quella ‘delle armi’ e ‘del segreto’. Le democrazie contemporanee non fanno più promesse, si limitano a presentarsi come la forma di governo ‘meno peggiore’. E la distanza tra ideali e realtà è così abissale da renderne irriconoscibili i principi fondativi: rappresentanza, partecipazione, trasparenza, informazione. Ma Revelli non si ferma alla diagnosi: indica la necessità di un ‘nuovo inizio’, che riparta dal basso, nella convinzione che solo una critica radicale della democrazia reale può salvarne il futuro da costruire.
Sul finire dell’agosto del 1059, Roberto il Guiscardo giurò fedeltà e protezione al pontefice Niccolò II, ricevendo in cambio il riconoscimento solenne delle sue conquiste. Si gettarono così le fondamenta per la creazione di uno stato unitario nel Mezzogiorno, un progetto che sarebbe stato realizzato settant’anni dopo con la nascita del Regno di Sicilia.
Dopo la morte di re Tancredi, nel febbraio 1194, venne incoronato il piccolo Guglielmo, suo secondogenito. Deportato oltre le Alpi pochi mesi dopo da Enrico VI, cominciano a circolare storie di orribili violenze e mutilazioni da lui subite.. La vicenda ebbe una diffusione tale da colpire persino Giovanni Boccaccio, che ne fece un racconto toccante.
Nel 1041, un manipolo di cavalieri entra a Melfi: sono Normanni. Dopo la conquista ne fanno la loro capitale. A guidarli è Guglielmo Bracciodiferro, primogenito degli Altavilla. Tra accordi diplomatici, mediazioni politiche e battaglie cruente, saranno i discendenti di quella dinastia a dare vita a una delle più formidabili saghe del Medioevo mediterraneo.
Tra Oriente e Occidente sembra che sia sempre esistito un vero e proprio scontro di civiltà. Al contrario, per lunghi millenni a partire dalle antichissime civiltà mesopotamiche, il nostro Occidente è stato una sorta di appendice al grande complesso orientale. Mario Liverani esamina i rapporti tra Oriente e Occidente dalle origini fino alle guerre persiane per illustrare il lungo processo che portò infine la Grecia a diventare controparte di analoga portata. Da allora il mondo occidentale ha costruito la propria immagine come qualitativamente superiore, facendo emergere i valori della democrazia contro il dispotismo orientale, delle libertà contro l’asservimento generalizzato, delle individualità contro la sottomissione etnica.
Le divisioni che lacerano oggi Gerusalemme non sono inevitabili né antiche, ma il risultato di precise scelte amministrative e ideologiche maturate in anni cruciali. Fra il 1914 e il 1920 la città era sospesa tra la fine dell’Impero ottomano e l’ascesa del dominio britannico. Un periodo quasi dimenticato dalla storiografia, ma che segna la genesi della moderna questione palestinese. La Prima guerra mondiale travolse la città con fame, coscrizione e disgregazione sociale, e l’arrivo dei britannici nel 1917 non portò una liberazione ma una nuova forma di dominio coloniale. Con l’attuazione della Dichiarazione Balfour e l’istituzione del Mandato britannico si gettarono le basi del conflitto israelo-palestinese, trasformando Gerusalemme da città multietnica in teatro di rivendicazioni nazionali concorrenti. Attraverso gli occhi di chi l’abitava - commercianti, funzionari ottomani, religiosi, intellettuali - recuperando voci finora sepolte negli archivi, si compone pagina dopo pagina la storia di una città viva, non ridotta a semplice scenario di battaglie diplomatiche tra potenze straniere.
Distruggere l’Entità Sionista: per decenni questa è stata l’ossessione del mondo islamico e dell’Iran degli ayatollah e dei pasdaran. Il pogrom di Hamas del 7 ottobre 2023 doveva innescare questa guerra finale contro lo Stato degli ebrei. Ma Israele ha sconfitto Hamas e Hezbollah e infine, con gli Stati Uniti, ha tagliato la testa del serpente e ha distrutto l’apparato militare dell’Iran. Con le sue dure guerre vittoriose, l’ebreo ritornato alla sua terra ha così obbligato l’arabo, il musulmano sconfitto, ad abbandonare la mentalità della Guerra Santa, che in nome di Allah, insegue la vittoria totale e la sopraffazione sull’avversario, per intraprendere invece il percorso della trattativa, delle mediazioni e dell’accordo. Lo ha costretto ad abbandonare la strada del jihadismo, che lo ha sempre portato alla sconfitta. Si è così aperto uno spiraglio di tregua e addirittura di convivenza pacifica col percorso delineato da Donald Trump e accettato dall’Onu. Questo libro racconta una pace possibile, che ridisegni il futuro del Medio Oriente nel nome di Abramo. E tutto ciò che vi accade riguarda tutti noi.
Esiste un filo rosso, fatto di sangue e depistaggi, che attraversa l’intera storia unitaria italiana: la storia di lungo periodo dell’uso sistematico di criminali, mafiosi e neofascisti come strumento di potere. In questo saggio magistrale, Enzo Ciconte propone una tesi storica audace e documentata: tra le stragi neofasciste e quelle mafiose esiste una continuità di intenti e di attori. Per decenni settori dello Stato, servizi segreti deviati e logge massoniche come la P2 hanno portato avanti una ‘guerra non ortodossa’ contro la democrazia nata dalla Resistenza. Dalla strage di Portella della Ginestra a quella della stazione di Bologna, fino agli attentati di Capaci e via D’Amelio, emerge il ritratto di un’Italia a ‘sovranità limitata’, condizionata dalla guerra fredda e da una borghesia tradizionalmente violenta. Enzo Ciconte ha scritto un libro fondamentale per comprendere non solo il passato, ma anche la natura del potere in Italia e la resilienza di una democrazia che, nonostante i tradimenti interni, ha saputo evitare il baratro. Un libro necessario per chi vuole guardare oltre le ricorrenze canoniche e comprendere il disegno unitario dietro i misteri più fitti della nostra Repubblica.

