
Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi? Questa domanda di Gesù, diretta e provocatoria, disturba ancora oggi perché distinguere i segni dei tempi significa stare nella storia e coglierne il senso globale. Ma quali sono oggi i segni dei tempi? Quali i criteri per distinguerli? L'autore, P. Scarafoni, nei primi due capitoli di questo saggio, rilegge i segni dei tempi alla luce della Sacra Scrittura e del magistero della Chiesa e su questo robusto fondamento costruisce la sua tesi, articolata in sei capitoli, nei quali le diverse categorie: storia, salvezza, provvidenza, discernimento si coniugano e si compongono nella definizione più alta che di Dio ci è stata rivelata: l'Amore.
Che significa rendere testimonianza? Cosa vuol dire essere testimoni? Di che cosa si può dare testimonianza? E nei confronti di chi? Questo testo di P. Martinelli, intende dare una risposta a questi interrogativi, chiarendo dapprima il significato della parola testimonianza, soprattutto dal punto di vista della sua rilevanza antropologica e comunicativa, poi mostrando come l'evento di Gesù Cristo nella sua singolarità, compia in modo assolutamente gratuito la testimonianza incondizionata della Verità di Dio in un soggetto umano; infine presenta la descrizione della testimonianza cristiana, la sua dinamica, i suoi elementi costitutivi, con particolare riferimento al valore del destinatario e le sue peculiari forme.
Se l'esigenza di dar ragione della fede di fronte al contesto culturale e religioso del proprio tempo è esigenza di sempre, è fuori dubbio che il nostro tempo, segnato da un significativo sviluppo delle scienze naturali, interpella il sapere teologico e chiede un confronto e un dialogo qualitativamente diversi rispetto al passato. Obiettivo di questo volume di G. Tanzella-Nitti, è ripercorrere in modo sintetico gli aspetti di pertinenza di una teologia fondamentale nel contesto del pensiero scientifico. In sei capitoli il volume affronta i temi più scottanti del dialogo teologia-scienza: il rapporto tra il Libro della Natura e il Libro della Scrittura; il ruolo della teologia, della filosofia e delle scienze di fronte a temi di attualità scientifica; il tema delicato del miracolo e del suo rapporto con le scienze; il ruolo delle scienze naturali nella riflessione teologica e nello sviluppo del dogma; la necessità che i diversi livelli di conoscenza possano concorrere all'unità del sapere, pur con modalità adeguate al contesto moderno e senza ricadute in modelli del passato, difficilmente riproponibili.
Un saggio, denso e autorevole, su alcuni aspetti di teologia trinitaria che sono stati oggetto di discussione negli ultimi anni e lo sono tuttora: la relazione, formulata da K. Rahner, su la Trinità economica e la Trinità immanente; il concetto di persona riferito alle "persone divine"; alcuni problemi attuali sulla teologia del Padre; lo Spirito Santo e il suo rapporto con Cristo. Il filo conduttore che lega le riflessioni dell'autore è la concezione della Trinità come mistero di comunione. Questo modello cosiddetto "sociale", a differenza di quello "psicologico" ispirato, in modo più o meno diretto, da sant'Agostino, risulta essere più vicino alla mentalità del nostro tempo. Ladaria, senza rinunciare a indicazioni provenienti dalla storia del dogma e della teologia, dialoga soprattutto con gli autori contemporanei, cattolici e non, che si sono occupati di questi problemi. Ne risulta un libro che cerca di offrire un contributo quanto mai onesto e chiaro per la comprensione del dogma trinitario, cuore della fede cristiana.
Una comprensione insufficiente tanto della fede, quanto dell'amore, ha fatto sì che venisse persa di vista la profonda unità che lega insieme e in reciproca connessione queste due dimensioni essenziali della vita cristiana: il credere e l'amare. Il presente volume, di A. Bellandi, intende rimettere al centro una tale unità, presente anzitutto nella testimonianza paolina e giovannea, mostrando come non si possa parlare di fede cristiana pienamente realizzata senza includervi in essa l'operosità dell'amore, e viceversa come l'amore sia condizione necessaria per il conoscere della fede. Infatti essa nasce e si sviluppa sul fondamento della rivelazione di Dio compreso quale "amore trinitario" e vive nel contesto comunionale del "noi-ecclesiale". In questa prospettiva, viene ripercorsa dal testo la centralità dell'amore così come si documenta anzitutto nei testi di alcuni grandi autori del passato, nel recente magistero di Giovanni Paolo II e nella preghiera liturgica, per poi finalmente offrire una visione teologica complessiva, pur essenziale nei suoi termini, in cui l'amore viene visto quale primaria dimensione caratterizzante l'essere e la vita nuova del credente, immedesimato a Cristo nel battesimo.
Un sano realismo porta ad affermare che la fede non è in crisi, lo è semmai il modo in cui essa è stata vissuta nei decenni precedenti. Il teologo non può non sentirsi provocato da ciò e riflettere per cercare possibili vie di soluzione. Come, quindi, presentare la fede all'uomo d'oggi in modo tale che essa possa essere vissuta nella maniera più autentica possibile? Fisichella risponde a questa domanda partendo da una frase di san Paolo nella Lettera ai Galati: "Questa vita che vivo nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me" (2,20). "Vivere nella carne" è l'esistenza storica, quella quotidiana, fatta di incontri e di malintesi, di amore e di incomprensione, di desideri e di illusioni, di aspirazioni e di speranze. È la vita come la viviamo ogni giorno. Questa vita, dice Paolo, la vivo nella fede. E qui nasce il paradosso che si apre dinanzi ai nostri occhi e che provoca la mente a riflettere sul senso di un tale atto: cosa vuol dire vivere nella fede? C'è contraddizione tra la vita quotidiana e quella della fede? Viene tolta una qualche forma di autonomia a chi vuole vivere nella fede? È possibile a tutti una simile scelta? Il libro risponde a tutte queste domande presentando la fede come scelta che personalizza chi la compie, dando veramente senso alla vita, e che consente di raggiungere un rapporto di familiarità con Dio mentre inserisce in una relazionalità ecclesiale che spezza ogni solitudine individualistica.
Tra le diverse questioni che oggi polarizzano l'attenzione dei filosofi e dei teologi, quella antropologica sembra imporsi sempre di più. A differenza del passato, la nuova "questione antropologica" non si preoccupa tanto di interpretare l'uomo, quanto piuttosto di trasformarlo mediante le più sofisticate tecnologie artificiali. Questi processi di trasformazione fanno leva su una concezione puramente naturalistica e materialistica dell'essere umano che tende a neutralizzare ogni differenza qualitativa tra noi e il resto della natura. Uno sguardo appena più profondo, tuttavia, ci fa toccare con mano che l'uomo è un mistero indeducibile dalla sua natura. Da qui la domanda stringente e drammatica: che cosa è l'uomo qui su questa terra? I saggi di autori vari raccolti in questo volume costituiscono un fecondo tentativo di rispondere a questa domanda, contemplando il mistero dell'uomo nell'orizzonte del mistero di Cristo, tenendo anche insieme in modo esemplare molteplici e complementari prospettive di ricerca (biblica, dogmatica, patristica, antropologica, etica, spirituale). Nella loro pluralità di approccio, questi percorsi convergono unitariamente verso la centralità del mistero del Verbo incarnato. Tale ripensamento del mistero dell'uomo non ci aiuta soltanto a riscoprire le radici della fede cristiana, ma anche a ricomprendere il fulcro della realtà e la vera natura dell'uomo.
C'è ancora spazio per la profezia? Ha ancora senso per la vita dei credenti fare riferimento alla profezia? A queste e ad altre domande risponde questo saggio di R. Fisichella, che recupera un importante aspetto della vita di fede: la profezia. Per riscoprire la ricchezza della profezia, occorre innanzi tutto riflettere su un dato dei vangeli spesso trascurato: Gesù di Nazaret, agli inizi del suo ministero, fu certamente compreso dai contemporanei e dai suoi stessi discepoli come un profeta. La sua predicazione, i suoi gesti e il suo comportamento richiamavano infatti le grandi figure dei profeti veterotestamentari. Dopo l'evento della sua morte in croce e della sua risurrezione, però, la comunità dei primi discepoli comprese che egli non era solo un profeta, bensì il profeta, anzi la profezia di Dio Padre sulla storia, nel senso di suprema rivelazione del suo amore per gli uomini e giudizio definitivo di salvezza.
Una rilettura dei ministeri nella Chiesa a partire dalla sequela Christi.
Il saggio analizza in modo puntuale e preciso i cambiamenti che si sono verificati nella nostra società nel trentennio che va dal 1976 al 2006. Viviamo infatti in una società globale caratterizzata da continui e rapidi fenomeni di cambiamento. La Chiesa in Italia ha cercato di rispondere a queste sfide nei convegni ecclesiali di Roma (1976), Loreto (1985), Palermo (1995) e soprattutto Verona (2006), con la progressiva presa di coscienza di essere entrati in un tempo di "nuova evangelizzazione". Ma non basta questa presa di coscienza: è urgente rivedere il concetto stesso di cristianità e soprattutto il rapporto Chiesa cattolica-società. In queste pagine l'autore, con solidità di contenuto e grande passione per il Vangelo, offre un aiuto alla lettura degli avvenimenti e all'individuazione di nuove vie di presenza e di testimonianza.
Uno studio completo,ricco e profondo sul discernimento,arte comples-sa ma necessaria per non cedere alle aggressioni del soggettivismo e delrelativismo. Frutto di anni di ricerca e insegnamento, di direzione spirituale e praticapastorale,il volume offre,fin dalle prime pagine,un’ampia chiarificazione del-l’espressione «discernimento degli spiriti»,soffermandosi a lungo sul signifi-cato del termine «discrezione» ed esponendo le finalità,l’importanza e l’at-tualità dell’argomento,sia per la vita spirituale personale che per l’opera dievangelizzazione. Molti i riferimenti al Magistero e soprattutto ai grandi dottori e misticidella storia della spiritualità,con un posto particolare riservato a Ignazio diLoyola,con i suoi Esercizi Spirituali. «“Degno discepolo di sant’Ignazio e insigne maestro di Esercizi Spirituali”. Così hovoluto presentare padre Pietro Schiavone al Santo Padre Benedetto XVI... Lo dicevocon motivata convinzione e con gratitudine per il notevole e prezioso contributo chepadre Pietro ha dato, dà e darà alla promozione degli Esercizi Spirituali secondosant’Ignazio.Il presente volume ne costituisce la convincente dimostrazione» (dalla Prefazione del Card.De Giorgi).
Pietro Schiavone, sacerdote della Compagnia di Gesù, è stato Ordinario di Teologia spirituale nella Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale.Ha commentato il testo degli Esercizi Spirituali attingendo sia al Magistero sia agli altri scritti del santo di Loyola (12 edizioni con le Edizioni Paoline). Nel 1995 e nel 2004 ha pubblicato con la San Paolo Esercizi Spirituali e Magisteroed Esercizi Spirituali. Ricerca sulle fonti. Con testo originale a fronte. Ha coordinato, come Direttore del Centro Ignaziano di Spiritualità(CIS),i lavori per la stampa de Gli scritti di sant’Ignazio di Loyola, AdP, Roma 2007.Tra le altre pubblicazioni: La Santissima Trinità negli Esercizi Spirituali, AdP, Roma 2000; Chi può vivere senza affetti? La pedagogia ignaziana del “sentire”e del “gustare”, San Paolo, Cinisello Balsamo 2005; Contemplazione nell’azione, EDI, Napoli 2007. Attualmente è Vice Rettore della Chiesa del Gesù di Roma.

