
A conclusione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi è stato elaborato il Documento finale “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”, che l'Arcidiocesi di Milano propone nella sua versione integrale, corredata dalle riflessioni dell'arcivescovo Mario Delpini, di Maria Ignazia Angelini, Mario Antonelli ed Erica Tossani.
Questo volume vuole accompagnare il cammino di coloro che si apprestano a studiare e fare propri i contenuti del Documento, per una Chiesa davvero sinodale.
Vivendo il processo sinodale abbiamo preso nuova coscienza che la salvezza da ricevere e da annunciare passa attraverso le relazioni. Camminando in stile sinodale, nell’intreccio delle nostre vocazioni, carismi e ministeri, e andando incontro a tutti per portare la gioia del Vangelo, possiamo vivere la comunione che salva: con Dio, con l’umanità intera e con tutta la creazione. In questo modo, grazie alla condivisione, inizieremo già adesso a sperimentare il banchetto di vita che Dio offre a tutti i popoli.
La gioia è contagiosa, passa da persona a persona, in modo impercettibile. Si genera stupore quando chi trasmette una buona notizia lascia intendere che prima ha toccato con mano, ha sperimentato in prima persona. La comunità cristiana condivide quello che ha udito, visto e toccato e, così, chi ascolta sente "a pelle" che ci si può fidare. Una credibilità che traspare dal testimone che pone tutto se stesso a servizio dell'annuncio. Nella Quattro giorni delle Comunità educanti, i catechisti, battezzati, discepoli missionari, ricevono il mandato di annunciare la gioia del Vangelo e della vita cristiana, accompagnati e incoraggiati dalle parole dell'Arcivescovo. Poi sono convocati per riflettere insieme sulla dimensione corporea e sensibile della trasmissione della fede. Innanzitutto, si desidera esplorare come la catechesi possa coinvolgere i sensi per accedere al mistero di Dio e della persona. Non si manca di approfondire, inoltre, l'esperienza sportiva che è centrale nella vita dei ragazzi e perciò può entrare in dialogo con la catechesi e, non da ultimo, il linguaggio espressivo teatrale che coinvolge il corpo e può aiutare a "toccare" il testo biblico.
Tra voi, però, non sia così. Con questo titolo l'Arcivescovo rivolge alla diocesi la proposta pastorale annuale, che ha come obiettivo la ricezione della sinodalità nella prassi quotidiana di ogni comunità cristiana perché sia veramente missionaria. Ma che cosa significa questa ricezione della dimensione sinodale per la vita e la missione della Chiesa?Noi ci troviamo di fronte a un cammino di sinodalità che ha ricevuto un impulso decisivo da papa Francesco. Lui stesso ha riconosciuto valore di magistero petrino al documento finale dell'assemblea dei vescovi. Questo processo è stato impegnativo, prolungato, a volte complicato, con consultazioni capillari in tutto il mondo che hanno riscontrato una risposta straordinaria come interesse, come numero di persone che hanno desiderato esprimersi. E tuttavia, nonostante la diffusione del termine tra gli addetti ai lavori, per molte persone la parola "sinodalità" rimane o sconosciuta o enigmatica. È dunque fondamentale tradurre il concetto nella vita ordinaria delle comunità.La sinodalità - come ha detto l'arcivescovo Mario ai decani - è «un rinnovamento spirituale» e «una riforma strutturale».«Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore» (Mc 10,42-43).
I contributi raccolti in questo volume possono essere ritenuti un "punto d’arrivo" dell’esperienza e della riflessione di Giovanni Moioli. Non solo perché sono stati pubblicati nell’ultima parte della sua vita - a partire dal 1973 - ma soprattutto perché propongono alcune delle prospettive fondamentali che hanno suscitato, orientato e accompagnato la sua ricerca teologica e che, tra le righe, lasciano facilmente trasparire il suo modo di comprendere e vivere il cristianesimo. Emerge, così, chiaramente al centro del suo percorso il riferimento a Cristo come modello, forma e criterio di ogni autentica esperienza di fede. Un’esperienza che per essere compresa e vissuta ha bisogno di un’attenta lettura, sia storica che teologica. Il reciproco e fecondo rapporto tra queste due prospettive consente, infatti, di illuminare più facilmente coloro che, nel solco della ricca e articolata spiritualità cristiana, desiderano ancora oggi diventare "discepoli" di Gesù e vivere "come" lui e "con" lui. «Il significato e l’originalità del cristiano stanno ultimamente nella sua riferibilità e nel suo riferimento a Cristo. In tal senso, essere cristiano è "sequela": cioè quel particolare "discepolato di vita" che non solo fa vivere come il Maestro, ma fa vivere con lui e in dipendenza da lui, in qualche modo riesprimendolo, traducendolo, riattualizzandolo». (Giovanni Moioli)
La domanda di fondo è chiara e urgente: come e perché Dio è stato "messo tra parentesi" proprio nell'Occidente cristiano, un tempo culla del pensiero teologico? E ancora: che cosa è successo all'esperienza religiosa - e in particolare alla fede in Dio - nella cultura occidentale contemporanea? La profonda riflessione di Pierangelo Sequeri, a partire da questi interrogativi, è occasione di una nuova comprensione che apre prospettive inedite su una fede viva e rinnovata.

