
La prestazione nasce dalla solitudine e crea più solitudine. Tuttavia, da “scelta”, la solitudine nel tempo diventa “subita”: diventa una dipendenza che l’uomo prestazionale vuole far passare come virtù ma che costituisce il segno profondo d’una perdita, la perdita delle relazioni. Ossessionato dalle risorse non solo materiali ma anche immateriali – i valori, le idee, le dottrine, i modelli, i programmi, le strategie – l’uomo prestazionale si allontana ingenuamente, e temerariamente, dall’unica fonte che può valorizzarlo e garantire la sua fioritura. L’uomo prestazionale non sa che l’oggettivazione del mondo finisce per renderlo a sua volta un oggetto. È l’altro a introdurre una opacità, una resistenza, un ostacolo alla programmazione e a ogni tipo di efficienza. Solo il discernimento e la lungimiranza possono consentirci di vederlo come l’unica garanzia per la nostra gioia.
Il volume si propone, attraverso la valorizzazione della dimensione interdisciplinare, di rendere ragione della speranza che abita l’esistenza del credente anche in situazioni di sofferenza e di malattia. Tale metodo consente infatti di allinearsi a quella antropologia che costruisce il proprio discorso attraverso la connessione tra le dimensioni biologica, psicologica, sociale, spirituale, che appartengono alla vita umana. Prende forma, in tal modo, un ripensamento della teologia pastorale sanitaria nel contesto vasto e complesso delle dinamiche biofisiche e psichiche che caratterizzano l’esistenza umana nel momento in cui si sperimenta nella condizione di corpo malato incapace di bastare a se stesso. Dall’assunzione di questa prospettiva nasce la possibilità di liberare la pastorale sanitaria da mentalità che la intendono unicamente come somministrazione di pratiche devote.
Chi era Bartolomeo Sorge? Questo volume attraversa la sua biografia e i suoi scritti, restituendo il profilo di uno dei protagonisti della vita della Chiesa e della società italiana dal post-Concilio ai nostri giorni. La sua riflessione offre un contributo significativo alla teologia morale e, nello specifico, alla comprensione della questione politica, oggi tra le più urgenti. Con Sorge emerge l'idea che ogni cristiano, nello stile del dialogo, sia chiamato a una formazione politica – non opzionale – della coscienza, per rispondere pienamente alla propria vocazione di uomo e credente nella società.
«La scrittura di Michele Caputo, sorretta da un encomiabile lavoro di ricerca e analisi delle fonti, è fruibile anche ai non addetti ai lavori. Sarà che le parole di Sorge, fino all'ultimo, sono state limpide e schiette, lasciando trasparire una lucidità di pensiero in grado di guidare, ancora oggi, chiunque desideri avvicinarsi a lui con onestà intellettuale» (dalla Prefazione di C. Tintori).
«Il felice rischio del confronto. Questa è la immediata sintesi che mi è sorta spontanea leggendo il lavoro di Carmelo Anile e Giancarlo Corvino. Cosa può nascere da un incontro, da un confronto tra un uomo di scienza, dedito a studi riguardanti il sistema intracranico umano, e un biblista? Secoli di scontri fra mentalità scientifica e fideismo, fra incomprensioni e pregiudizi, non sembrerebbero facilitare il dialogo. Ma a volte, o forse spesso, è proprio l’incomprensione o il fra-intendimento che lascia superare certi confini e tabù, per cercare di avviare l’intelligenza umana verso avventure, verso paesaggi e lingue differenti che stimolano e rendono fecondo l’incontro fra persone che la pensano diversamente... Quella che qui il lettore troverà è una sfida che sa di “pericolo”, di apertura e quindi della inaspettata forza dell’amore che lascia superare freddezza e ottusità per far radicare il cuore nel superamento di ogni paura. Sotto questo aspetto per il teologo la riflessione scientifica – e per lo scienziato quella di natura teologico-biblica – diventa un “pungolo” che spinge fecondamente, nella sottile sofferenza che la sapienza sempre comporta, verso nuovi sentieri in cui non si ha timore di confrontarsi con i dati scientifici o con la Rivelazione» (dalla Presentazione di Settimio Luciano).
Le grandi domande sul senso della vita, sul bene e sul male, sul dolore e la morte, da sempre oggetto di riflessione dei filosofi come dell'uomo comune, presuppongono una domand~ ancora più grande, su Dio. E l'interrogativo ultimo che, sia chi è in ricerca, sia chi dice di "aver già trovato", devo~o porsi perché il cercare non sta vano e possa approdare a una risposta, anche se mai definitiva. Ma come cercare Dio, con la ragione o con la fede? Quanto la fede è frutto del Suo intervento e quanto il risultato di una nostra ricerca? Che cosa vuoI dire credere? Sono solo alcune delle domande che Ottavio Di Grazia, storico del cristianesimo, pone a Vincenzo Vitiello e Bruno Forte. Un dibattito appassionato e appassionante su Dio, la fede, la libertà, il bene e il male, il valore e i valori della vita.
«Dio non è ineffabile nel senso che sia inintellegibile, ma è ineffabile perché resta sempre al di là di tutto ciò che ne possiamo dire» (Henri de Lubac): in questa definizione è racchiuso il paradosso che caratterizza la teologia negativa o apofatica, che è il tentativo di pensare ciòche si sottrae a ogni pensabilità, di pensare e di parlare di Dio ricorrendo alle negazioni piuttosto che alle affermazioni. Ripercorrendo il formarsi della teologia negativa lungo i secoli, a partire dalla filosofia greca, passando per la letteratura ermetica, i primi autori cristiani e il neoplatonismo pagano e cristiano, fino ad approdare all'Alto Medioevo e alle soglie della prima età moderna con Giovanni Scoto Eriugena, Meister Eckhart e Niccolò Cusano, il presente saggio intende offrire un contributo alla comprensione del significato e dell'importanza della tradizione apofatica, che ha segnato momenti decisivi del pensiero del passato e continua a farlo fino a oggi.
L'assunto di partenza del presente saggio è la consapevolezza che l'Occidente stia attraversando una profonda crisi culturale, che è anche - proprio perché il messaggio evangelico ne ha permeato le radici fin dalle origini della civiltà europea - crisi della cultura cristiana, dell'uomo cristiano. Diviene allora estremamente importante - non solo per la Chiesa, ma per l'intera società e per i diversi “saperi” che dentro la crisi cercano un nuovo orientamento - riflettere e comprendere tale crisi a partire dai contenuti della Rivelazione. È quanto si propone Zanghí nella sua riflessione sulla storia, sulla realtà sociale e politica europea. Proprio perché la Rivelazione cristiana è nella sua essenza la manifestazione di un Dio Uno e Trino, il modello trinitario diventa nel presente saggio chiave di volta di una nuova e originale visione della storia europea.
Lo scopo del presente studio è quello di esporre e analizzare alcune voci della teologia protestante che nel secolo scorso sono intervenute nel dibattito sulla demitizzazione del cristianesimo. Si tratta di un dibattito che poggia sul presupposto che il cristianesimo, a cominciare dal Nuovo Testamento, sia intriso di miti e che l'uomo moderno abbia difficoltà ad accettarli. Una ricerca che ha coinvolto pensatori di spicco come Von Harnack, Schweitzer, Bultmann, Barth, Bonhoeffer, Jaspers, Ricoeur, Pannenberg e Jüngel e che in ultima istanza si interroga sull'essenza del cristianesimo. Con grande padronanza della materia e attingendo costantemente ai testi, Cerasi ci offre la ricostruzione critica di un dibattito che ha rappresentato un importante capitolo della storia culturale del XIX e XX secolo.
Uno studio teologico e filosofico che attinge alle recenti teorie linguistiche, per una prospettiva di etica della comunicazione.
Il saggio presenta le posizioni del filosofo canadese per una ermeneutica dell'interiorità. Spunti di riflessione, caratteristiche, possibili applicazioni.
Un teologo e un filosofo a confronto sul tema della Trinità. Una riflessione a due voci - tra un filosofo e un teologo - che intende offrire una pista di riflessione sull'Europa nell'attuale contesto storico e culturale. Perché una riflessione sulla Trinità? La tesi che Coda e Donà da prospettive diverse sostengono è quella di un dinamismo trinitario qualificante la storia del pensiero europeo. All'origine dell'Europa c'è una storia che vede l'incontro tra Atene, Gerusalemme e Roma, un passato che è spazio di incontro e di dialogo e di cui il dinamismo trinitario è l'Anima.
L'obiettivo del saggio è quello di comunicare e rendere accessibile ad un pubblico di “non addetti ai lavori” il significato essenziale del discorso teologico, di un discorso, cioè, la cui parola e intelligenza hanno origine dall'esperienza di Dio che si fa nella sequela di Gesù come comunità di discepoli. Di qui il filo rosso che disegna il percorso di queste “lezioni”: Dio che si dice in Gesù Cristo, così dicendo se stesso e noi in sé. Piero Coda approfondisce alcune nozioni fondamentali (che costituiscono l'oggetto della disciplina che si suole chiamare teologia fondamentale) riguardo alla conoscenza di Dio - come possiamo conoscere Dio? attraverso quali vie? -; alla rivelazione che Egli fa di sé in modo pieno e definitivo nella storia in Gesù; allo Spirito Santo; alla Trinità e alla storia della sua esperienza e comprensione cristiana da sant'Agostino ad oggi. Il discorso si fa più “attuale” nell'ultima parte in cui si delinea il significato teologico delle diverse religioni nel disegno di Dio, e dunque in rapporto a Gesù e alla Chiesa, e si spiega l'importanza e il metodo del dialogo tra la Chiesa e le religioni.

