
L'autore guarda dentro se stesso e fuori, verso il mondo esterno, e con tocco lieve registra le sensazioni che ne riceve. Si tratta di brevi riflessioni, redatte in forma poetica, sulla vita nelle sue diverse manifestazioni: la capacità di provare stupore di fronte alla realtà, la forza rivoluzionaria dell'amore, la fede come palpito intimo nell'esistenza quotidiana, il senso della saggezza e della felicità, l'aspirazione al trascendente che rende l'uomo consapevole della propria finitezza, la gioia di chi sperimenta la misericordia divina, il silenzio come attesa della Parola, il dolore che salva attraverso la Croce. La prima delle venticinque riflessioni presentate, intitolata L'anima nana, mette in guardia dall'atteggiamento di chi "ha il passo del trantran: evita le estrosità, ama soprattutto la cifra della normalità". Luciano Marigo invita a cercare al di là di questa normalità priva di entusiasmo per indagare più a fondo il senso della vita.
Una piccola selezione di frasi d'autore che esprimono, in modi diversi, parole di auguri, che invitano ad apprezzare la bellezza e le gioie della vita. I testi sono accompagnati dall'immagine che completa il messaggio augurale.
Accogliendo la sollecitazione di papa Francesco, l'autore dedica questo libro a far conoscere ciò che la Chiesa insegna attraverso la pratica delle opere di misericordia corporale e spirituale, per vivere con intensità e concretezza l'amore vicendevole che Gesù chiede a coloro che vogliono seguirlo. Il libro cerca di definire le opere di misericordia corporali e spirituali, arricchendo la descrizione di alcuni spunti contenuti nelle parole del Papa che fanno riecheggiare il forte invito a entrare decisamente nel dinamismo della vita cristiana attraverso una efficace testimonianza di credenti.
Attraversare la Porta Santa significa: "Voglio incontrare il Signore, voglio fare un passo verso di Lui".
Ma qual è il primo passo da compiere?
Il primo passo indispensabile è riconoscersi peccatori, riconoscere che abbiamo preso tanti abbagli, ci siamo attaccati agli idoli, cioè a falsi dei, a false sicurezze, che, prima o poi, ci deludono e lasciano l'amaro in bocca. Tutti abbiamo qualche falso dio nel cassetto del cuore.
L'"Imitazione di Cristo", testo devozionale scritto alle soglie dell'età moderna la cui paternità è ancora oggetto di discussione, ha goduto nel corso dei secoli di una straordinaria fortuna, fino a essere definito come il libro più apprezzato della cultura occidentale dopo la Bibbia. Trattato di iniziazione alla vita ascetica basato sulla profonda devozione alla figura di Cristo, insegna il distacco dal mondo, il raccoglimento interiore e la dedizione a Dio di fronte alla caducità dell'esistenza umana. Fondamentale per la comprensione del cristianesimo medievale, della via ascetica lungo la quale molti credenti si sono avventurati, del misticismo moderno, l'"Imitazione di Cristo" è un testo eterno, che sa offrire il conforto dello spirito, anche al più disincantato lettore di oggi.
I quattro amori che l'autore distingue nell'animo umano sono l'affetto, l'amicizia, l'eros, la carità. Ognuno di essi, preso singolarmente, è stato trattato piuttosto spesso: da san Bernardo a san Paolo, da Ovidio a Stendhal. Più difficile, invece, è trovare chi li abbia considerati insieme. Lewis l'ha fatto. Egli vede ciascuno dei "quattro amori" emergere nell'altro, ci mostra come uno possa anche trasformarsi nell'altro, ma non perde mai di vista la reale e necessaria differenziazione tra loro. L'autore delle "Cronache di Narnia" sa essere lucido e vigoroso nell'incidere queste fondamentali linee dell'animo umano e il risultato è un ritratto parlante dell'unico e profondo desiderio di felicità, in cui ciascuno sarà indotto a ritrovare familiari somiglianze.
Un classico della letteratura patristica sulla vita monastica. La biografia di S. Antonio - monaco nativo di Alessandria d'Egitto, vissuto tra il III e il IV secolo - è il best-seller della letteratura cristiana; è infatti una lunga lettera scritta (IV sec.) in greco dal vescovo Atanasio ai monaci d'Occidente al fine di indicare loro nella figura di Antonio Abate l'ideale monastico puro. La Vita, qui presentata nella prima vera traduzione italiana, è interessante per l'attualità del messaggio, mentre l'introduzione evidenzia l'importanza della trasmissione e della diffusione di idee anche in ambiti apparentemente molto lontani fra loro (ascetismo cristiano e yoga). Note di commento, ricche e puntuali, sotto vari aspetti - filologico, storico, esegetico e storico-religioso - accrescono il valore di questo volume.
Le dimissioni di Benedetto XVI sono uno dei gesti più sconvolgenti della storia del cristianesimo e dell'epoca contemporanea: un atto che vuole ricondurre una religione alla sua vera essenza, allo svuotamento dell'io, al nunc dimittis. A coglierne pienamente la potenza è Marco Vannini, tra i massimi esperti europei di mistica cristiana, da mezzo secolo impegnato a scandagliarne i protagonisti, da Meister Eckhart a Sebastian Franck. Nelle dimissioni di Benedetto XVI Vannini riconosce un fatto indipendente da eventi contingenti e causato invece dalla crisi di un'intera religione, che mostra lo sgretolarsi dei fondamenti delle Scritture sotto i colpi della storia. Nel tentativo estremo di conciliare credenza religiosa e verità oggettiva, il professor Ratzinger ha steso una vita di Gesù, ma la sua fatica è destinata al fallimento: la Chiesa sta percorrendo una strada diversa da quella "religione del Logos" che Benedetto XVI aveva appassionatamente difeso nel discorso a Ratisbona del settembre 2006. La straordinaria figura di Benedetto XVI è un'occasione, una cifra della storia occidentale, che mostra all'opera "l'ultimo papa" prefigurato nello "Zarathustra" di Friedrich Nietzsche, che lo ritrae a riposo, anziano ma non sfibrato. Filosofica e appassionante nella sua radicalità, la riflessione di Vannini appare vertiginosa, incardinando il sentimento della fede in un movimento che fa trasalire per intimità e precisione.
<<Spesso pensiamo ai desideri in modo molto spiritualistico; in realtà c'è una sapienza terrestre che andrebbe recuperata e rivista. La ritroviamo nei testi iniziali di Genesi: Adamo viene posto nel giardino dell'Eden per coltivare e custodire la terra che Dio gli ha dato.
Un prete non è un sognatore disincarnato, ma si lascia educare e a volte persino ferire dai sogni di un Dio che come difficile alleato lo chiama a essere partecipe dei suoi desideri. Senza una "visione" la fatica non si regge, senza uno slancio che tiene aperto il cielo anche la terra diventa invivibile>>
Quante volte si è sentito ripetere: «La morte è una sconfitta. Se Dio c’è, è una sconfitta anche per lui». Dialogare con l’uomo di oggi partendo dal suo dolore significa confrontarsi con le contraddizioni che nascono da una vita imbellettata e non vera, della quale fa parte anche un’idea ambigua della religione.
Il dolore non è solo il risultato di una malattia, di una tragedia, di una solitudine; è nostalgia di una visione diversa della vita, è domanda di una vita nuova che può essere comunicata attraverso la compagnia nella prova e la compassione nella sofferenza, più che con una lezione di teologia.
L'atto di nutrire e ricevere nutrimento è primordiale, originario, segna gli inizi di ogni vita, umana e animale. È un gesto della cura spesso associato a una serie di attenzioni che rendono possibile non solo il venire al mondo, ma anche la successiva sopravvivenza e la crescita, la possibilità di raggiungere fasi ulteriori dell'autonomia e della cura di sé. Il libro prende in esame quattro stadi della vita alla luce dell'esperienza del nutrimento: l'infanzia, che esprime l'apice dell'esigenza di essere nutriti per sopravvivere, l'adolescenza, in cui ci nutriamo da soli, l'età adulta in cui siamo chiamati a nutrire gli altri, e la maturità, in cui dipendiamo nuovamente dagli altri, ma con consapevolezza.
Le suggestive immagini del libretto sono accompagnate da brevi frasi su cui sostare a riflettere: è l'invito a sedersi accanto a un "pozzo" al quale attingere un'acqua dissetante per gli occhi e per il cuore. Perché solo sostando potranno ricomporsi i lineamenti del nostro vero volto. Un'idea per un piccolo dono nelle occasioni più varie.

