
La Calabria, tra il sottoterra e il cielo è un viaggio profondo nell’anima di una terra spesso fraintesa e raccontata attraverso stereotipi. Padre Pino Stancari, gesuita che ha vissuto a lungo in Calabria, ci guida tra le pieghe più intime di questa regione, esplorandone il legame tra le radici profonde del "sottoterra" e l’apertura verso l’infinito del "cielo". Attraverso meditazioni, riflessioni e richiami alla tradizione monastica ed evangelica, l’autore ci invita a riscoprire la Calabria più autentica nel valore della casa, dell’abitare, della spiritualità popolare e della fedeltà a un luogo che chiede ascolto e amore paziente. Con le sue contraddizioni e la sua bellezza, la Calabria emerge in queste pagine non come una terra da cui fuggire, ma come uno spazio di appartenenza e di scoperta. Un libro che non si limita a raccontare una terra, ma invita ad abitarla con lo sguardo di chi sa ascoltarne il silenzio e coglierne le sfumature più profonde. La Calabria, tra il sottoterra e il cielo è un invito a superare i luoghi comuni, a riconoscere la ricchezza di un’identità complessa e a riscoprire, nella memoria e nella spiritualità, le radici di un’appartenenza che parla a tutti, anche a chi non è mai passato da queste strade. Prefazione di Vito Teti.
Una nuova gravidanza, la terza; un bimbo in arrivo: sfortunato, perché bussa alla porta di due affannati genitori, che ora non sono disposti a passare notti in bianco, a incontrare pediatri e preparare pappe, giochi e spazi su misura... E dunque la decisione – di comune accordo – di acconsentire alla interruzione volontaria di gravidanza (IVG).
«Fondamentalmente si è trattato di un atto (il mio) di profondo egoismo», racconta con impietosa sincerità la donna, protagonista di questa storia. E ci consegna pagine di riflessione, un sospiro che nasce dalla meditazione delle sue sofferenze, trasformata nel canto sensibile del ricordo.
Non giustifica l’errore; esso non si può cancellare.
Lei sembra invitarci a non aggiungere all’errore commesso quello di ferirsi.
Sarà l’esperienza del vero pentimento e della vergogna che potrà impedire il ripetersi di sbagli e provocare il risveglio di una nuova conoscenza di sé e fiducia in sé.
Destinatari
Coppie, operatori pastorali, operatori sociali, medici e consultori di ispirazione cristiana.
Autrice
Maria Elena Sacchini.
A distanza di oltre tre quarti di secolo dalla morte, Frances Caryll Houselander continua ad affascinare per il suo stile di scrittura semplice e per le riflessioni profonde ma di immediata comprensione. "La canna di Dio" è un saggio frutto delle sue meditazioni sulla vita di Maria di Nazareth ed è inteso a far conoscere, per mezzo di dettagli che non sono presenti nei passi evangelici, l’immagine di una donna che conduce una vita fatta di gesti quotidiani che evidenziano uno straordinario impegno tutto proteso al servizio degli altri. Quest’atteggiamento rivela una personalità umile, ma piena di fiducia e generosità; seria, ma serena. Il lettore viene preso per mano e chiamato a infondere gli stessi caratteri nella propria vita e a imitare Maria che scelse una vita all’insegna della discrezione, del coraggio e della gioia, anche di fronte a sfide e a sofferenze, pur con la consapevolezza di essere stata prescelta dall’Altissimo. Proprio per la sua fiducia ed entusiasmo, ella si è svuotata di sé, diventando simile a una canna, a un calice e a un nido; tre oggetti che non hanno nulla in comune, se non il vuoto, quello interiore, che caratterizza le meditazioni di Houselander. Prefazione di Gabriella Del Lungo Camiciotti.
Queste pagine, che raccolgono i riferimenti che papa Francesco ha fatto nel corso di questi anni di pontificato al cuore come ambito privilegiato delle intenzioni e degli affetti dell'uomo, vanno a comporre un'antologia davvero unica nel suo genere: il cuore, tema biblico per eccellenza e sede simbolica della volontà, ne è il protagonista. Con lo stile semplice e immediato che lo caratterizza, eco della semplicità e immediatezza di quel santo di cui ha scelto il nome come Vicario di Cristo, con le sue riflessioni papa Francesco ricorda l'importanza di costruire la fede su un'umanità integrale, conscia dei propri limiti e della necessità dell'intervento di Dio. Un'umanità redenta e salvata da Cristo, ma anche un'umanità in uscita per far conoscere al mondo questa buona novella. E per comunicare questa realtà rinnovata non c'è modo migliore che far ricorso al simbolismo del cuore, che tante suggestioni evoca nella tradizione cristiana, sia occidentale che orientale, e nella devozione dei semplici. Siamo in questo modo invitati un vero e proprio percorso spirituale, personale e di Chiesa, attraverso le suggestioni che papa Francesco ha lasciato e centrato attorno al tema del cuore come centro della persona, delle relazioni, degli affetti, ma anche delle passioni e delle lotte quotidiane di sempre.
«Dio mi prenda e faccia di me, povero sacerdote, uno strumento della sua misericordia tra gli uomini». È il 3 settembre 1920 quando don Primo Mazzolari, con in mano il congedo da cappellano militare, si affida a monsignor Giovanni Cazzani (1867-1952), il vescovo di Cremona che attraversa quasi tutto l'arco del ministero sacerdotale del parroco di Bozzolo. Don Primo ha vissuto dall'interno il dramma della guerra e ora chiede al suo superiore di non finire nuovamente dietro una scrivania o su una cattedra del seminario perché desidera andare in parrocchia, tra la gente. I testi qui raccolti accompagnano i passaggi più importanti e difficili del suo ministero sacerdotale: il dramma della prima guerra mondiale, i trasferimenti a Cicognara e Bozzolo, gli scontri con il fascismo, le incomprensioni con l'autorità ecclesiastica, le scelte pastorali talora discusse, la vicinanza alle persone durante la seconda guerra mondiale, la carità generosa, gli impegni di predicazione, il percorso altalenante del quindicinale Adesso. In queste lettere, Mazzolari mostra di voler essere figlio della sua Chiesa e incontra in Cazzani una paternità accogliente. Non a caso, di entrambi è in corso il processo di beatificazione.
La vita cristiana non è né un cammino, né una passeggiata che s'intraprenda senza uno scopo o un senso [...], durante il cammino indica una meta ben chiara, intreccia l'eternità e il suo infinito rinnovamento nel tessuto delle nostre storie. È il filo d'oro con cui Dio tesse le nostre vite per offrire loro, in prospettiva, l'eternità». Così l'autrice del presente volume, che raccoglie oltre 140 commenti a pagine del Vangelo, scritti con lo stile folgorante e originale che la contraddistingue e la pone sempre un passo avanti al suo lettore, eppure fraterna con lui. Il libro, nato dall'impegno di commentare quotidianamente un testo evangelico per una rivista della Chiesa francese riformata, di cui è pastore, le ha offerto, come lei stessa racconta, la possibilità di svegliarsi il mattino non solo per sistemare i panni sporchi e il disordine della casa (come accade a tutti noi) ma per sostare davanti alla Parola. Così, giorno per giorno, per Marion Muller-Colard "la verità della Parola si è fatta carne", non astrattamente, ma nella scelta della contemplazione "dentro la vita, dentro il quotidiano".
Oggi Dio è ancora incarnato o è solo ultraterreno, trascendente, mistico? Cosa significa in concreto l'Incarnazione? È solo una bella parola teologica? Un'allusione al momento della nascita di Gesù avvenuta duemila anni fa ma poi esaurita, quando Gesù è salito ("volatilizzato...") in cielo? Può sembrare una indagine riservata a dottrine teologiche, invece si tratta di qualcosa che ha un grande impatto con il mondo reale, con il quotidiano. Spesso infatti si interpreta la vita cristiana con le devozioni o rifugiarsi nel Dio che sta nei cieli, dimenticando che la vita spirituale ci coinvolge necessariamente in questo mondo e contribuisce a portarlo al bene. Molti fedeli si impegnano ad amare Dio ma finiscono per trascurare l'amore concreto al prossimo o considerandolo un optional secondario a addirittura superfluo. Come e cosa fare? La Comunità di Caresto ci guida attraverso le sue semplici meditazioni a comprendere e praticare l'incarnazione di Dio nella nostra vita cristiana di tutti i giorni.
È una fiaba delicata e profonda, provocatoria e ricca di speranza. Narra, nello stesso tempo, storie di fragilità e di forza nei legami familiari, di pregiudizi e di emarginazione sociale nei confronti dei più deboli, come pure di violenza e di cura verso la natura. L'essere umano e il creato sono tra loro in completa sinergia, nel bene e nel male. Si tratta di un sistema interconnesso, che ritrova redenzione nella semplicità e nella piccolezza, in ciò che i più trascurano o addirittura scartano. La fragilità, spesso occultata o negata, diventa motivo di vero cambiamento, di riscatto esistenziale. Tra i temi principali: abbandono e accoglienza; resilienza e bellezza; la possibilità di costruire un mondo diverso; il lavoro e le passioni della vita; il significato di amare.
Prima di concludere la giornata da sempre gli uomini e le donne con i loro piccoli hanno trovato il modo per celebrare lo scorrere del tempo e riconoscere nello spazio abitato un segno di benedizione che viene da più lontano, che è sempre prima di noi e spinge oltre le tristezze per animare la speranza.
I riti sono un modo per aprirsi alla trascendenza, e così contestualizzare il proprio vissuto in un ambito più grande, che ci permette di non prenderci troppo sul serio e di vivere seriamente e consapevolmente la nostra avventura umana, fedeli al nostro fazzoletti di terra - la propria tradizione religiosa - e memori della ricchezza che è racchiusa nelle tradizioni altrui.
Una storia aggiornata dei primi anni del Movimento dei Focolari. La vicenda trentina di Silvia "Chiara" Lubich e delle sue prime compagne racconta di un carisma al servizio dell'unità che tanti frutti ha portato alla Chiesa e all'umanità intera nei decenni seguenti. A quasi ottant'anni da quei giorni, la consultazione di documenti e una serie di interviste permettono di tracciare la storia di quei primi tempi con nuovi dettagli e nuove prospettive, arricchendo così il racconto della fondazione del Movimento dei Focolari di notizie finora ignote.
“Ci troviamo di fronte a un testo prezioso, pervaso di umanità e di spiritualità. Viene da una vita profondamente integrata e vissuta in comunione costante con Dio. Pur essendo la testimonianza di una mistica, essa raggiunge il cuore di tutti, parla a tutti, incoraggia tutti a vivere l’amore” (dalla Introduzione di fr. Enzo Biemmi).
Juri Nervo, piccolo fratello secolare, sposato, fondatore dell'Eremo del Silenzio situato in un ex carcere, un giorno scopre Chiara M. attraverso i suoi libri, e decide di contattarla via mail. Fin da subito nasce tra Juri e Chiara un'intesa spirituale che sorprende loro stessi per primi. Ambedue scoprono che le immagini della prigione e del silenzio, che entrambi vivono in modo diverso (l'uno nell'Eremo e vicino anche alle persone in carcere, l'altra con la malattia che il tempo ha trasformato nella sua 'cella'), possono diventare i simboli della ferita umana e della speranza che apre alla ricerca di Dio. Tutto quel che accade dopo, è una semplice conseguenza dell'originaria intuizione di Juri e Chiara. Il loro dialogo per posta elettronica diventa fitto, affronta le grandi domande e i temi esistenziali sui quali ambedue si interrogano e che possono interessare ciascuno di noi: l'infinito, l'amore, la santità, il dolore, il perdono fino al grande tabù della morte. Ne nascono pagine indimenticabili, che si offrono al lettore in cerca di speranza come un modernissimo "dialogo fraterno dell'anima".

