
Un saggio profetico sulla “questione ebraica” che profetizza l'esito drammatico delle persecuzioni naziste e l’odierno scontro con l’Islam.
Pubblicato in Inghilterra nel 1924 con un linguaggio che risentiva fortemente della temperie culturale del tempo, questo saggio mostra ancora oggi tutta la grande capacità “profetica” del suo Autore nel predire non solo la catastrofe che di lì a poco sarebbe avvenuta con l’Olocausto, ma anche le irrisolte problematiche politiche e religiose che sarebbero sorte con la nascita (nel 1948) del futuro Stato di Israele. Invece che negare l’esistenza di una “questione ebraica”, come già ai suoi tempi era di moda fare, Belloc cerca di capirla e di risolverla, prevedendo che l’ostilità sarebbe presto passata dalle parole e dagli scritti ai fatti. Il volume, ormai di valore sia storico-documentale sia teoretico, è ancora di grande interesse e attualità, prescindendo da tutte le questioni religiose e offrendo importanti spunti di riflessione su grandi temi contemporanei come la modernizzazione e lo scontro con l’islam.
Come mai dal messaggio di Gesù sono nate tante chiese diverse fra loro, sette pacifiche e violente, movimenti di riforma sociale e utopie rivoluzionarie, visioni sull'imminente fine del mondo e strategie politiche, gruppi capaci di contrastare le ingiustizie sociali e altri accomodanti con il potere? Il libro, adottando un approccio sociologico attento alla storia del cristianesimo, fornisce una risposta, prendendo alla lettera l'inizio del vangelo di Giovanni: in principio era la Parola. La parola è quella data da Gesù alla sua prima comunità; una parola data che diventa oggetto del lavoro della memoria, fonte di controversie davanti alle quali si impone l'idea che solo l'autorità può garantire la verità del messaggio lasciato da Gesù. Tuttavia la formazione di un'organizzazione di tipo gerarchico depositaria della verità - il modello della chiesa -, lungi dal risolvere i conflitti, li ha dilatati attraverso i secoli, sino ai giorni nostri. L'altra forma organizzata, la setta, ha continuato a mettere in discussione il monopolio della parola di Gesù da parte di un'unica autorità. Nella dialettica fra chiesa, sette e movimenti di tipo mistico, il cristianesimo mostra tutta la sua intrinseca capacità di creare movimento nelle società.
Quando ci accostiamo a quella che un po' semplificando chiamiamo "religione romana", si ha l'impressione di imbattersi in un mondo esotico, per non dire selvaggio, fatto di riti, credenze e divinità che impressionano l'osservatore moderno in virtù del loro essere così antropologicamente distanti. Ma anche le cose della "religione romana", per quanto bizzarre, marginali o lontane nel tempo, fanno parte integrante del grande libro dell'umanità, e come tali sono necessarie alla sua comprensione.
In occasione del cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II, questo volume affronta in forma chiara e discorsiva i temi più importanti che lo hanno animato, offrendone anche una breve ricostruzione storica del contesto in cui si è articolato. L'Autore ha tracciato la storia di ogni documento del Concilio e ne ha risaltato il contenuto dottrinale e spirituale, utilizzando i più recenti interventi del magistero di Benedetto XVI come chiave di lettura. L'intento dell'Autore è stato quello di mettere in evidenza il motivo di fondo che ha animato e ispirato il Concilio Vaticano II, cioè la volontà di annunciare e portare all'uomo moderno, troppo spesso disorientato dalla crisi di valori della società contemporanea, la verita di Cristo e della sua Chiesa.
Questo volume raccoglie gli atti del convegno, svoltosi a Perugia il 6 ottobre 2007, organizzato dall’Antico e Primitivo Rito di Memphis e Misraim (Grande Oriente d’Italia) e dall’Accademia Nazionale dei Filaleti in occasione della ricorrenza del centenario della nascita di Mircea Eliade, il celebre scrittore, storico e antropologo rumeno. Il convegno ha inteso non solo rendere gli onori magistrali a questo misconosciuto maestro del pensiero spirituale laico moderno, ma ha anche offerto spunti di riflessione sulle ardite intuizioni di Eliade riguardanti la trasformazione delle forme del sacro, a partire dalle culture primitive per giungere a quelle cosiddette progredite, e, soprattutto, sulla strategicità delle sue illuminanti e geniali idee, nella prospettiva dell’avvento di una auspicabile e rinnovata “scienza del sacro”. Con un atteggiamento correttamente obiettivo, l’opera di M. Eliade, può oggi, ormai molto a posteriori, essere ripresa, dal dimenticatoio nel quale è stata per molto tempo, ed essere rivalutata per spiegare anche il grande vuoto spirituale e la profonda crisi di identità di cui è malato l’uomo moderno o, per meglio dire, post moderno.
L’Induismo è sia un modo di vivere sia un sistema sociale e religioso altamente organizzato, ma diversa- mente dal Giudaismo – la cui essenza è la sottomis- sione al Dio Unico che si rivela nella storia e nella sto- ria agisce – l’Induismo è completamente libero da qualsiasi affermazione dogmatica relativa alla natura di Dio, e il cuore della religione non dipende mai dall’esistenza o non-esistenza di Dio, o dal que- sito se vi sia un solo Dio o molte divinità. Zaehner in questo suo saggio, pur essendo un con- vinto assertore dell'impossibilità di uno studio ogget- tivo del fenomeno religioso, adotta un metodo stori- co-fenomenologico che mira a cogliere la sostanza profonda e le costanti spirituali della tradizione indù, senza perdere mai di vista la prospettiva comparati- va, in nome della sua personale convinzione della sostanziale unità dello spirito umano. Lontano da un approccio antropologico, per scrivere il suo libro non sente la necessità di incontrare gli indù in India, fidandosi di più di quelli che incontra nei libri che ha a portata di mano nel suo studio o alla Bodleian Library di Oxford. Zaehner in ogni caso è sempre attento a presentare le fonti nel modo più serio e completo e a dar voce anche alle opinioni divergenti dalle sue, convinto – da uomo di fede – della genuinità e sincerità delle fedi altrui.
Dopo aver proposto un breve e agile saggio sull'importanza del Battesimo e i motivi per cui dobbiamo riceverlo, il Card. Medina Estevez espone in questo suo nuovo volume gli elementi essenziali di un altro fondamentale sacramento, la Confermazione. Un testo semplice ed accessibile a tutti, che sottolinea la necessità di ogni cristiano di dare testimonianza della sua fede, non solo con le parole, ma anche e soprattutto con il suo modo di agire. Il volume è disponibile anche in lingua spagnola.
Il Cardinale Jorge Arturo Medina Estévez prosegue la sua esposizione sull'importanza e il valore dei Sacramenti, illustrando in queste pagine gli elementi essenziali dell'Unzione degli infermi. Si tratta di un breve testo di facile comprensione, che attraverso una spiegazione chiara del profondo valore di questo sacramento, concede ad ogni cristiano di vivere senza timori il deterioramento della propria salute e di avvicinarsi alle sofferenze patite sulla Croce dal nostro Salvatore.
Le nuove generazioni non hanno bisogno di maestri ma di testimoni, nessuna predica, solo esempi. Don Gallo racconta episodi di vita vissuta (l'adolescenza, la mamma, i suoi incontri e battaglie) e si appella alla voglia di reagire dei giovani e delle donne. A cominciare dal sesso, che non deve essere un'arma del potere per sfruttare e discriminare, complici la Chiesa e questa politica, ma una spinta a essere se stessi e a stare bene con l'altro. Prima viene l'etica, poi la fede, dice don Gallo. Anche in famiglia, nella strada, sul lavoro. Ogni giorno. Allora il disagio di chi non è omologato, degli ultimi e dei diversi non sarà più un problema di ordine pubblico, piuttosto un'occasione di confronto, una questione sociale e umana che riguarda tutti. La forza "eversiva" del Vangelo è in un'idea di cittadinanza ricostruita a partire dall'incontro con gli altri, in pace, per un cammino veramente liberatorio a fianco dei più oppressi.
"Avresti creduto che fossero svegli e invece dormivano. Li giravamo sul lato destro e su quello sinistro, mentre il loro cane era sulla soglia, le zampe distese. Se li avessi scorti saresti certamente fuggito volgendo le spalle e certo saresti stato preso dal terrore vedendoli." La Sura XVIII, - Ahl al-kahf, "I Sette Dormienti della Caverna" - occupa un posto unico nella religiosità musulmana. In ogni moschea, il venerdì, davanti all'assemblea dei fedeli, un recitante la declama. Sempre più con trascuratezza - lamenta il grande studioso Massignon - come si trattasse di un rituale e di una liturgia scivolate nell'oblio. Eppure il Profeta disse che solo chi ne impara a memoria i primi dieci versetti può essere "al sicuro dal Dajjal" - la versione musulmana dell'Anticristo. Vi si narra di un mito antico, di origine cristiana: sette giovani, minacciati dagli empi, cercano rifugio in una caverna e si addormentano. Il sonno e il futuro risveglio assumono un misterioso significato, racchiudono indicazioni escatologiche insondabili che hanno affascinato e inquietato i più grandi mistici dell'Islam. I contributi di Louis Massignon (1883-1962) - dalla monumentale opera sul mistico al-Mansur al-Hallàj fino ad articoli decisivi e concentrati in poche pagine - sono stati fondamentali per la comprensione occidentale dell'Islam. Ha avuto anche un ruolo determinante per la teologia cattolica, influenzando importanti documenti del Concilio Vaticano II.
Il Libro della rivelazione di Baruc, figlio di Neria, tradotto dal greco in siriaco, scritto a ridosso della caduta di Gerusalemme (70 d.C.), si interroga sul senso di questo evento e, come sempre, il passato diviene la chiave per comprendere il presente e gli eventi futuri che incombono. Il racconto della distruzione della città è interpretato e teologicamente rispensato: si tratta di una visione complessa, affascinante e inquietante che Baruc, testimone eletto da Dio, narra dischiudendo, col linguaggio potente delle immagini, il significato della sofferenza, del male e della sua espiazione.
Mostriamo di che tipo e qualità sarà la venuta dell'Anticristo, in quale occasione e in quale tempo sarà rivelato "l'iniquo", donde e da quale tribù proverrà, e qual è il suo nome, indicato nella Scrittura mediante il "numero"... Soltanto il ritorno del Messia sancirà la totale distruzione del male. Sino ad allora l'attesa dell'anticristo, personificazione dei mali ancora operanti nel mondo e figura ereditata dalla tradizione ebraica, si farà sempre più ansiosa e opprimente. Ippolito nel suo singolare trattato De Antichristo, scritto in greco verso il 200, raccogliendo tutto ciò che la Bibbia offre sulla figura dell'antimessia, riesce a creare un'autentica "anticristologia". La figura dell'oppositore di Cristo viene presentata dall'autore - sulla cui identità si è tanto dibattuto - all'interno di coordinate storico-politiche ben precise. L'impero romano, ai tempi delle persecuzioni dei cristiani, sebbene non sia considerato l'anticristo, avendolo in potenza già in sé, ne costituisce il preludio. Teologo, santo e martire romano vissuto tra il II e III secolo, Ippolito è stato anche uno scrittore prolifico: sotto il suo nome la tradizione ci ha trasmesso numerosi scritti e frammenti, in prevalenza esegetici. Tra le sue opere più importanti si ricorda, il trattato sul Cantico dei Cantici, sul Libro di Daniele e Philosophumena.

