
Le icone sono le immagini con le quali i primi cristiani si sono raffigurati Dio, la Madonna, i santi. Nel secondo millennio questo patrimonio di devozione e di arte è stato preservato soprattutto in Oriente.Ai nostri giorni i cristiani di tutto il mondo riconoscono nuovamente questa preziosa eredità.
Il volume, riccamente illustrato, presenta l’icona come fenomeno complessivo e organicamente unitario, nelle sue coordinate culturali e sociali, storico e geografiche; ed è diviso in tre capitoli, dedicati al suo linguaggio, al simbolismo e alla «geografia».
destinatari
Un libro prezioso adatto anche come ottimo regalo, che va apprezzato sia per l’aspetto squisitamente artistico, sia per quello spirituale, patrimonio dell’intera umanità.
Gli autori
Giovanna Parravicini è responsabile dell’edizione russa della rivista La Nuova Europa e ricercatrice presso la Fondazione Russia Cristiana. Da anni cura le pubblicazioni di La Casa di Matriona, casa editrice della fondazione, con particolare attenzione alla storia della Chiesa in Russia nel XX secolo e alla storia dell’arte bizantina e russa. A causa del suo lavoro a progetti di carattere ecumenico, risiede per gran parte dell’anno a Mosca.Tra le sue pubblicazioni, Lituania popolo e Chiesa, La Casa di Matriona 1984; Ave Gioia di tutto il creato, Gribaudi 1988;
Julija Danzas, La Casa di Matriona 200; Vita di Maria in Icone, San Paolo 2001; Cirillo Metodio, Famiglia Cristiana 2004. Ha infine curato una Storia dell’icona in Russia in 5 volumi.
Irina Salina è collaboratrice scientifica della sezione di arte russa antica del Museo Statale Russo di San Pietroburgo, e docente di storia dell’arte all’Università Statale e alla “Scuola superiore filosofico-religiosa” di San Pietroburgo. È autrice di numerosissime pubblicazioni (oltre 150) dedicate a opere di pittura bizantina e russa antica, edite sia in Russia che all’estero. In particolare si è dedicata allo studio dell’iconografia, di Novgorod e Pskov del XIV-XVI secolo, della simbolica dell’icona e della relazione tra icona, liturgia e teologia. In Italia è stata tra i curatori scientifici di una serie di mostre e relativi cataloghi. Figura inoltre fra gli autori della Storia dell’Icona in Russia edita da La Casa di Matriona.
Il pensiero iconologico attraversa tutto il XX secolo, trovando in Germania e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti i luoghi di affermazione e di diffusione. Il percorso di questa tradizione di studi segue le vicende accademiche, scientifiche e personali dei protagonisti: Aby Warburg, Fritz Saxl, Erwin Panofsky, Edgar Wind, Rudolf Wittkower e il viennese Ernst Gombrich. In questo libro, nuova edizione di un testo ormai "classico" del settore, l'autrice esamina con sguardo critico lo sviluppo dell'iconologia che trova, dopo la metà del Novecento, esiti e connessioni con altre discipline, dalla semiotica alla psicanalisi, alla psicologia della percezione, alla storia sociale, all'antropologia. Alla luce degli attuali interessi per l'immagine e per la cultura visiva l'iconologia è al centro del dibattito sul rapporto fra immagine e opera d'arte, fra capolavoro e immagine documentaria, fra visività e espressione significante e patetica, fra tradizione e anacronismo, fra immagine e testi, fra linguaggi visivi e linguaggi verbali, poetici e musicali, introducendo, nel superamento dei confini disciplinari e geografici, un'accezione antropologica dell'immagine, all'interno del dibattito attuale sull'"iconic turn", e aprendo al multiculturalismo, alla multimedialità e alle neuroscienze.
Le icone presentate in questo libro provengono dal Museo di Recklinghausen che possiede la più ampia collezione di icone del mondo Ortodosso. Le icone raffigurano una realtà ultraterrena. Gli autori sono sempre legati al rispetto della tradizione. Questa rassegna davvero completa ed esaustiva analizza anche dal punto di vista grafico le icone; mentre un'introduzione storica colloca le opere nel loro periodo storico. Si parte dalla produzione russa del quattordicesimo secolo e si arriva fino alle icone bizantine del quindicesimo secolo. Fino ad una delle ultime provenienti dalla transilvania e datata 1887.
Questo testo dell'iconografo Angelo Vaccarella conduce per mano nella lettura delle icone e introduce nel luogo della Prsenza per ascoltare la Parola e pregare. Prefazione di Mons. Salvatore Esposito. Nella contemplazione delle icone che l'Autore scrive e commenta il fedele coglie ancora una volta il mistero dell'abbassamento di Dio, ma anche lo slancio dell'uomo verso Dio.
Quando questi studi di iconologia uscirono nel 1939 negli Stati Uniti si imposero subito come un libro di estrema importanza, teorica e concreta, nel quadro della critica storica delle arti figurative. Si trattava, da un lato, di un testo capace di mettere a disposizione di un più largo pubblico i risultati di un lungo lavoro di ricerca e di studio degli aspetti programmatici, letterari ed eruditi dell'opera d'arte, in contrapposizione alle indagini di tipo formale degli storici dello stile; dall'altro quel libro significava una elaborazione organica dell'iconologia, come discussione sistematica di un modo di leggere il "pensiero" dell'arte e come studio dei significati propri al soggetto prescelto nella raffigurazione artistica, e quindi del contenuto storico, sociale, religioso, filosofico, culturale di cui le immagini sono diretta espressione. Una problematica che avrà grande fortuna, in particolare in Italia dove Panofsky "parve quale il liberatore della cultura storico-artistica italiana, da un lato dagli astratti distinti della storiografia di osservanza crociana, dall'altro dall'ermetismo decadente di tanta pseudo-stilistica" (Dall'introduzione di Giovanni Previtali)
Le icone arrivano a noi come un regalo offertoci dai cristiani d'Oriente che hanno conservato questo tesoro di fede. L'icona è simile a una finestra che aiuta a discernere la vita divina che ci viene incontro. Le immagini scelte per questo testo, scritto da un fratello della Comunità di Taizé, Frère Luc, rinviano alle grandi tappe della vita di Gesù e vengono accompagnate da riflessioni come invito a mettersi in ascolto. Il testo è completato da un utile glossario per la comprensione dei termini più importanti dell'iconografia ortodossa. La lettura di questo libro arricchirà certamente la preghiera, la meditazione personale o di gruppo. Frère Luc, fratello della comunità di Taizé, ha compiuto numerosi viaggi in Russia e nei paesi di tradizione ortodossa, facendo esperienza di incontro con il tesoro di fede rivelato dalle icone.
Anche questo secondo volume di Domenica Ghidotti (il primo è stato Icone per pregare, 2003) si propone di insegnare a pregare attraverso la contemplazione di icone, «parole di Dio scritte nei colori». L’iconografa, una donna dei nostri giorni, ha realizzato una quarantina di immagini, accompagnate ognuna dalla spiegazione del dipinto e da una preghiera-poesia che aiutano ad entrare in comunione con Dio. La luce nitida, il tratto deciso, i colori accesi dispongono il cuore ad accogliere la Grazia e a lasciarsi invadere dal suo potere salvifico. L’autrice diventa il pennello di Dio e ogni icona è finestra aperta sul Mistero.
La comprensione della tradizione alchemica occidentale dipende inevitabilmente da quella del suo linguaggio simbolico, dalla decrittazione del suo mirabile vocabolario per immagini. L'intento del volume è proprio questo: indagare e cogliere il senso dottrinale del sapere alchemico attraverso l'interpretazione degli stessi testi e figure che l'hanno trasmesso dal Medioevo al XVII secolo. Si cerca così di individuare la genesi formale e concettuale delle complesse trame metaforiche che informano il lessico "ermetico", come le sue coniugazioni scientifico-filosofiche e mistico-operative. L'iconologia, utilizzata con la dovuta attenzione ermeneutica e filologica, ha soccorso e guidato il lavoro dell'autore, anche allo scopo di individuare una metodologia rigorosa e credibile, necessaria ad uno studio dell'alchimia svincolato dagli equivoci prodotti spesso, specialmente nell'ambito della storia dell'arte, da improvvisati "esegeti" dell'"esoterismo".
A partire dal Medioevo i sarcofagi romani hanno affascinato la posterità soprattutto per il contentato mitologico dei loro rilievi. Le classi dominanti hanno trasformato le arche di marmo in sontuose sepolture, così da potersi in qualche modo ammantare dell'aura dell'antica Roma. Gli artisti del Rinascimento hanno impiegato i rilievi come repertorio per una gestualità dal grande impatto emotivo. Se i simbolisti con tendenze misticheggianti hanno interpretato queste immagini come testimonianze di una profonda fede nell'aldilà da parte degli antichi, i positivisti, al contrario, vi hanno scorto soprattutto un riflesso di capolavori perduti della grecità e materiali per lo studio della mitografia. Oggi sono gli specialisti a occuparsi di questo multiforme universo iconografico. Lo scopo di questo volume è quello di far conoscere i rilievi dei sarcofagi a un pubblico più ampio, mostrando soprattutto quale fosse il ruolo centrale dell'iconografia mitica nell'esistenza dei contemporanei, quale messaggio quelle immagini comunicassero a chi visitava le sepolture, quale rappresentazione di sé, quale concezione della felicità e del piacere. Il testo offre, accanto a un'introduzione sistematica al significato delle immagini, un'analisi di alcuni sarcofagi, con una lettura dettagliata dei rispettivi miti e della loro iconografia.
Un testo sull'icona Acheropita di Cristo Salvatore, insigne reliquia proveniente probabilmente dall'Oriente, conservata nell'Oratorio di San Lorenzo al Laterano.

