
«Il libro che tenete in mano è il racconto della mia conversione al cattolicesimo romano. Non che prima fossi protestante o giainista, no. Come quasi tutti gli atei e gli agnostici d’Italia odierni sono stato battezzato nel rito di Santa Romana Chiesa ma poi, come spesso accade, ho smarrito la via. Per ignoranza. Per noncuranza. Perché il battesimo ti fa, sì, diventare cristiano, ma per mettersi a fare il cristiano ci vuole, appunto, una conversione. Perché raccontarla, domandate? Potrei rispondere come fece Manzoni quando gli chiesero come mai avesse deciso di scrivere il suo capolavoro: “Per fare un po’ di bene”.
Non so quale bene potrà fare, e a chi, questo libro. So solo, e lo garantisco, che la lettura non è noiosa. Infatti, quantunque sia uno dei tanti outing di convertiti (l’ultimo, a mia scienza, è Joe Eszterhas, lo sceneggiatore del celebre film Basic Instinct), non è uguale – e neanche simile – a nessun altro. Come diceva Chesterton (altro convertito): “La Chiesa è una casa con cento porte e nessun uomo vi entra mai con la stessa identica angolazione di un altro”.»
Rino Cammilleri
Rino Cammilleri è autore, presso i maggiori editori nazionali, di una trentina di libri, alcuni dei quali tradotti in più lingue. La sua produzione spazia dalla narrativa alla saggistica. In quest’ultimo ambito ricordiamo Gli occhi di Maria, scritto con Vittorio Messori, e, editi da Lindau, Dio è cattolico?, Antidoti e Denaro e paradiso (con Ettore Gotti Tedeschi). Tiene rubriche su «Il Giornale», sul mensile «Il Timone» e sul quotidiano on-line «La Bussola»
********* LA NOSTRA RECENSIONE ********* (di Francesco Bonomo)
Dietro la parola conversione si nasconde un'originale latino convertere (derivato a sua volta dall'epistrépho greco) che in senso classico rimanda alla dinamicità del ritorno, del divenire, del cambiare direzione e modi di vita, mostrandosi come l'effetto di un reale mutamento declinato su due livelli, quello materiale e quello spirituale. In questo senso nel mondo fisico possiamo sperimentare il convertere di una gamma di elementi smisurata: dalle evoluzioni dei pianeti a quello delle particelle molecolari, dal mutato ordine delle parole in una frase alle varie forme di conversazione. Nella tradizione patristica la conversione è una caratteristica fondamentale del cammino spirituale in cui l'uomo prende coscienza della sua imperfezione confrontandola con la perfezione di Dio, confronto dal quale scaturisce per l'uomo la penitenza, dinamica costante della grazia che dalla imperfezione conduce, attraverso la via aspra dell'umiltà, alla meta della santità.
Dall'esperienza pagana sappiamo che la conversione è innanzi tutto un ritornare a se stessi, la fede cristiana invece focalizza la propria esperienza sul ritorno a Dio, dal quale l'uomo si allontana con il peccato. Il ritorno a se stessi è in realtà un ritorno a Dio che abita nell'uomo (“in interiore homine habitare dictus est Christus” Agostino, De magistro 11, 46).
Ritornare, e cercare Dio in noi stessi, è il punto di arrivo di una particolare storia di conversione, quella di Rino Cammilleri. Egli in questo suo scritto autobiografico tratteggia un preambolo necessario per capire in che modo ha potuto sperimentare il fascino di Dio nella sua vita. L'ultima tappa, quella della conversione, è preceduta da una descrizione autobiografica non fine a se stessa. Infatti ogni capitolo permette al lettore di addentrarsi nell'itinerario di vita dell'autore in cui egli spiega quali altre fascinazioni lo abbiano allontanato da Dio. La conversione si comprende veramente solo se è accompagnata dalla vita. Le vite dei santi insegnano con precisione che anche se non esiste un'esperienza di conversione uguale ad un'altra esse sono tutte accomunate dal riconoscimento della miseria delle proprie azioni dinnanzi alla misericordia di Dio. I grandi convertiti, che la storia del cristianesimo ci ha presentato, sono il segno di questo tipo di irrompere di Dio nella vita degli uomini. Accostarsi al nuovo libro di Rino Cammilleri significa osservare un disegno di grazia che Dio ha compiuto nella sua vita con aspetti del tutto singolari ed esclusivi.
Rino Cammilleri delinea molti aspetti della sua vita: il rapporto con la famiglia, lo studio, la musica, gli amici e con le donne. Il suo discorrere è chiaro, quasi parlato e ha il pregio di riassumere incomprensioni, interrogativi, insistenti perplessità che tutti, prima o poi devono affrontare.
Come fu che divenni c.c.p (cattolico credente e praticante) è la storia di una vita, raccontata in quella parte necessaria per capire l'opera di Dio nell'esistenza dell'autore. Questo libro è un segno della possibilità di credere, in maniera seria e senza idealismi; è un testimone di quanto il peccato e la morte siano radicati nel mondo in cui viviamo e di quanto proprio questi siano molto più affascinanti delle norme di fede, del credo o di tutto ciò che della fede sconvolge o scandalizza. Un male che attira ma non paga e non ricompensa come la ricerca del bene supremo che è Dio stesso. L'umanità che Rino Cammilleri ha raccontato testimonia la fedeltà di Dio, l'impostura profonda del male e la bellezza dell'adesione al Cristo fondata sul legno sicuro e stabile della croce.
La veggente Marie-Julie Jahenny, una semplice contadina bretone, nacque nel 1850 nella Francia postrivoluzionaria. Visse per oltre novant'anni e, secondo i suoi estimatori, per oltre sessant'anni ricevette numerosi messaggi e rivelazioni dal Cielo. Molto conosciuta in Francia, diverse persone la invocano ogni giorno e affermano di avere ricevuto per mezzo di lei favori di ordine temporale ma soprattutto grazie di ordine spirituale. La sua fu una vita costellata da eventi soprannaturali: estasi mistiche, profezie - molte delle quali si sono verificate -, dialoghi con santi e sante nel Cielo, rivelazioni sulla Chiesa, la Francia, l'Italia e il mondo. Le sue visioni apocalittiche annunciano castighi e distruzioni radicali: «La crisi verrà per tutti repentina, i castighi saranno universali e si succederanno uno dopo l'altro senza interruzione». I suoi messaggi profetici sono spesso indicatori dei tempi difficili che si stanno approssimando per la Chiesa cattolica in particolare, che attraverserebbe una fase di decadenza mai vista prima. Marie-Julie avrebbe ricevuto le stigmate in quanto si offrì quale vittima espiatrice per i peccati dell'umanità e riferì di un «matrimonio mistico con Cristo». Durante una delle estasi, la Vergine le chiese la realizzazione di uno scapolare - di cui diede una descrizione precisa - in grado di fornire una protezione speciale. Non sempre compresa, anzi anche osteggiata da una parte del clero, morirà a La Fraudais il 4 marzo 1941. Don Stanzione riporta nel suo testo numerose testimonianze di medici che l'hanno assistita e di laici, sacerdoti e alti prelati con i quali è stata in contatto.
Il terzo amore proietta ai vertici della vita cristiana. Riferisce di un'unione molto alta, molto intensa che l'anima eletta sperimenta in momenti di intima e calda preghiera. Ai piedi del Tabernacolo, immersa in tenere comunicazioni d'amore, totalmente alienata da tutto ciò che sa di terreno, Conchita riceve la grande grazia del terzo amore, un amore pieno di candore eterno che avvolge l'anima e la santifica, la sublima e la compenetra delle tre Divine Persone. Con il felice possesso di questo amore unitivo e trasformante, in una resa incondizionata di cuore di madre, darà a Gesù le sue consolazioni materne, espierà i peccati dei sacerdoti indegni e farà al Padre la dolcissima offerta di Gesù immolato, che lo compiace e gli rende gloria.
Ho imparato a conoscere e amare il Serming certamente grazie all'esperienza diretta, ma anche attraverso gli occhi e le mani del suo fondatore, Ernesto Olivero, con cui forse, anzi sicuramente, seguendo un disegno divino, sono diventato nel tempo amico. Non è semplice parlare del Serming raccontandone il suo impegno caritatevole, il lavoro e l'impiego che l'incredibile numero di operatori della pace destina ogni giorno al Bene. Il Bene con la B maiuscola. Quello che non si occupa di distinguere i colori, di differenziare le razze, di giudicare le culture. Ma quello che opera. Punto e basta. Quello che è davvero determinante per la vita di tutti noi. Più di un rigore parato nella finale dei Mondiali.
Gigi Buffon
Mentre si celebra l'anno sacerdotale indetto da SS. Benedetto XVI, ricorre il XX anniversario della nascita al cielo di Mons. Pietro Margini (1917-1990). Ordinato sacerdote nel 1940, ha svolto il suo ministero a Correggio e, per trent'anni, come parroco a Sant'Ilario d'Enza nella diocesi di Reggio Emilia - Guastalla, dedicando instancabilmente il suo tempo a una capillare opera di catechesi rivolta ad adolescenti, giovani e adulti
Dalle Parole di Pierre Goursat scopriamo la sua ricca personalità e facciamo esperienza del modo con il quale introduceva le persone ad una vita cristiana ed evangelizzatrice nella concretezza della vita nel mondo. La semplicità e la gioia rendono piacevole la lettura del libro, da cui scaturisce l'interesse per il cammino umano e spirituale che Pierre propone. È un libro non solo da leggere, ma anche da meditare.
Diocesi di Bergamo, prima metà dell'Ottocento. A Somasca, un minuscolo paese arroccato sul lago di Lecco, vi è una scuola femminile la cui fama varca rapidamente i confini della Valle di San Martino. Qui le ragazze del ceto "che tiene il mezzo tra il medio e il più basso" studiano e crescono insieme, in un clima di fraternità e amore ispirato al Vangelo. Ricevono una formazione umana e cristiana completa, che le rende "idonee a se stesse, alle famiglie e alla società". Questa splendida realtà, precorritrice dei tempi, è nata dall'impegno, dalla tenacia e dalla fede profonda di due sorelle: Caterina (1801-1857) e Giuditta (1803-1840) Cittadini, fondatrici dell'Istituto delle Suore Orsoline di San Girolamo in Somasca. A distanza di quasi due secoli, e ormai alla vigilia della beatificazione della Venerabile Caterina Cittadini, una giornalista racconta, basandosi esclusivamente sui documenti originali e ricostruendo in vivace stile narrativo alcune delle "scene" principali, la vita di queste due sorelle. Sara Regina, nata a Parma nel 1966, è laureata in filosofia all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ed è stata allieva della Scuola di giornalismo "Gino Palumbo" della Rizzoli-Corriere della Sera. Dal 1992 svolge l'attività di giornalista a Milano, lavorando soprattutto per il Corriere della Sera con articoli di cronaca e cultura.
Damasco, Siria, 5 febbraio 1840. Nel Convento dei Padri Cappuccini c'è fermento: si odono voci, rumori di passi che si muovono nella notte... 6 febbraio 1840: una piccola folla, che diviene via via sempre più grande, si accalca davanti alla Chiesa. Tutti vogliono sapere. Da qualche parte, lì, tra i vicoli stretti e rumorosi, si fa largo una voce appena sussurrata che si trasforma in un urlo terribile: "Lo hanno preso loro. Loro hanno ucciso Padre Tommaso!". Quando, qualche giorno dopo, vengono ritrovati i resti di un corpo tagliato e fatto a pezzi, pare non ci siano più dubbi: si tratta del cadavere di un frate, Padre Tommaso, cappuccino di origini sarde in missione a Damasco, uomo mite e infaticabile, molto conosciuto e amato. La notizia della sua morte fa presto il giro del mondo, si scatena il "caso Damasco": i giornali ne parlano, i governi di tutto il mondo ne discutono. Molti lo temono: si apre un processo dai risvolti inquietanti.
Oggi, a Vespro, improvviso, nella parte più spirituale del mio essere, non saprei come dire, mi sono sentita chiamare per nome e mi sono sorpresa ad ascoltare parole senza voce: "Per te non voglio la solitudine della cella, per te ho aperto la solitudine di questo cuore. Per te non voglio il silenzio delle creature, per te ho preparato il mio eterno silenzio; e ti ci condurrò attraverso un lento, dolorosissimo annientamento. Non ti abbattere se la sofferenza troppo acuta ti smarrisce e ti fa commettere molte piccole mancanze esterne: l'umiliazione e il dolore che ne provi mi fa piacere; conosco la tua miseria, ma conosco pure il tuo immenso desiderio di amarmi. Sono in te, stai tranquilla".
Se domani il Signore mi condurrà davvero fuori dal Carmelo per dare inizio a un nuovo tipo di vita contemplativa, questa dovrà fare suo il fiat mariano, e di Maria dovrà rivivere lo spirito. Mi strugge il desiderio di andare oltre. Troverei ancora, sì,
stelle, galassie, silenzio; ma su tutto e in tutto troverei Dio. Perché, Signore, camminiamo sempre tanto chiusi e distratti, vivi solo d'egoismo, senza saperci aprire ad un'armoniosa comprensione, incapaci di fonderci in un unico concerto amore! Madre Maria Teresa dell'Eucaristia
Che cosa ci fa una sessantottina a Medjugorje, Altötting e in altri santuari mariani? Perché una donna moderna e progressista si sente spinta a cercare qualcosa (o Qualcuno) in luoghi che per il suo ambiente appaiono arretrati e persino kitsch? Quello di Gabriele Kuby è un coinvolgente viaggio esteriore e interiore che prende le mosse da una profonda crisi e ha aperto una via di speranza per tanti lettori. Lasciandosi accompagnare da persone molto lontane da lei, dialogando e persino discutendo con Dio, l'autrice ha ritrovato sé stessa riconoscendosi alla fine creatura amata. E in questo itinerario esistenziale, a tratti sofferto, ha trovato una guida insostituibile in Maria di Nazaret, la donna che più radicalmente di ogni altro essere umano ha accolto la chiamata del Creatore. La Madre che più amorevolmente di tutte è pronta a soccorrere chi si affida al suo aiuto.
"Non riesco ad affrontare il dolore. Fa troppo male. Non so come fare. Aborto volontario, nove mesi fa". "Ciao, mi sto separando da mio marito, ho una figlia di cinque anni che soffre moltissimo l'assenza del padre". "Ciao, ho appena scoperto di essere incinta, non so chi sia il padre, ho deciso di portare avanti la gravidanza da sola, ma sto incontrando dei problemi nella mia famiglia". Tre donne, tra le tantissime che hanno scritto sulla chat del sito del Movimento per la Vita di Varese (www.VitaVarese.org), ma anche uomini, ragazzi, per chiedere consiglio o ottenere aiuti materiali. Protagoniste di questo libro sono persone reali, in dialogo con le volontarie Vittoria Criscuolo e Susanna Primavera, pronte ad accogliere in qualunque momento ogni richiesta di sostegno. In appendice i contributi di Stefano Parenti, Maurizio Gagliardini, Giuseppe Noia, Gabriele Mangiarotti, Medua Boioni Dedé, Massimo Gandolfini, Romana Poleggi, mons. Giuseppe Vegezzi: esperti a diverso titolo, anche loro sempre accoglienti verso chi è in difficoltà.

