
In breve
“Le cose più importanti sono quelle che rimangono non dette, ma che nella notte, nel silenzio possono essere udite.” Haaretz. Un uomo capita, quasi per caso, in un pittoresco villaggio d'Israele, Tel Ilan. Tutto sembra immerso in una quiete pastorale, se non fosse che invece, in quell’armonia formicolano segreti, fenomeni inquietanti, tresche amorose, eventi di sangue. Tocca al visitatore…
Il libro
Un uomo capita, quasi per caso, in un pittoresco villaggio d’Israele, Tel Ilan. Tutto sembra immerso in una quiete pastorale, se non fosse che invece in quell’armonia formicolano segreti, fenomeni inquietanti, tresche amorose, eventi di sangue. Tocca al visitatore cercare di svelare l’enigma, o anche soltanto conciliarsi con tutti questi misteri. Come quello di Benni Avni, sindaco del villaggio, che un giorno riceve un biglietto dalla moglie con solo quattro parole: “Non preoccuparti per me”. Il marito naturalmente si preoccupa, la cerca in casa, in un rifugio antiaereo in rovina, in una sinagoga vuota, in una scuola – e questo è quanto. Non sapremo mai dov’è finita la moglie di Benni Avni. Né sapremo mai l’identità di quella strana donna, vestita da escursionista, che improvvisamente appare davanti all’agente immobiliare Yossi Sasson. O cosa è successo al nipote della dottoressa Ghili Steiner, che doveva arrivare al villaggio con l’ultimo pullman, ma non si è mai visto. O chi sia lo strambo Wolf Maftzir, che si infiltra nella vita e nella casa di Arieh Zelnik.
Qualcosa di terribile è accaduto nel passato dei protagonisti di Tel Ilan. Qualcosa non è stato assorbito dalle loro menti e non è stato preservato nelle loro memorie, eppure esiste da qualche parte, nelle cantine, freme negli oggetti stessi, rivissuto ancora e ancora attraverso il dimenticare, in attesa del momento della rivelazione.
In breve
“Perché questo è il gioco. Bisogna comprendere gli altri anche nel momento in cui ti stanno uccidendo. Senza mai sottovalutare la forza sbilenca dell’ironia.” Tony Pagoda è un cantante melodico con tanto passato alle spalle. La sua è stata la scena di un’Italia florida e sgangheratamente felice. Ha avuto il talento, i soldi, le donne. Quando la vita comincia a complicarsi…
"Paolo Sorrentino ha inventato Tony Pagoda, un eroe del nostro tempo, il più grande personaggio della letteratura italiana contemporanea.” Antonio D'Orrico.
Il libro
Tony Pagoda è un cantante melodico con tanto passato alle spalle. La sua è stata la scena di un’Italia florida e sgangheratamente felice, fra Napoli, Capri, e il mondo. È stato tutto molto facile e tutto all’insegna del successo. Ha avuto il talento, i soldi, le donne. E inoltre ha incontrato personaggi straordinari e miserabili, maestri e compagni di strada. Da tutti ha saputo imparare e ora è come se una sfrenata, esuberante saggezza si sprigionasse da lui senza fatica. Ne ha per tutti e, come un Falstaff contemporaneo, svela con comica ebbrezza di cosa è fatta la sostanza degli uomini, di quelli che vincono e di quelli che perdono. Quando la vita comincia a complicarsi, quando la scena muta, Tony Pagoda sa che è venuto il tempo di cambiare. Una sterzata netta. Andarsene. Sparire. Cercare il silenzio. Fa una breve tournée in Brasile e decide di restarci, prima a Rio, poi a Manaus, coronato da una nuova libertà e ossessionato dagli scarafaggi. Ma per Tony Pagoda, picaro senza confini, non è finita. Dopo diciotto anni di umido esilio amazzonico qualcuno è pronto a firmare un assegno stratosferico perché torni in Italia. C’è ancora una vita che lo aspetta.
“All’improvviso, un pensiero una sensazione
compaiono in voi e, con o senza una ragione,
cominciate a credere che da qualche parte laggiù
ci sia un luogo pieno di luce che vi attende.
Se riuscirete a raggiungerlo, ogni cosa sarà perfetta
e troverete la felicita.”
Quando la vita si illumina è un romanzo sulla speranza, sull’amore senza condizioni e sul miracolo della vita qualunque essa sia. È la storia di un bambino unico, un po’ speciale, Omero, che trascorre lunghe giornate in mare con la madre e il nonno sul Safa, e che ha un forte desiderio: parlare con il suo Angelo. Il desiderio di Omero sembra però nato a non realizzarsi quando l'incredibile amicizia con un delfino, tenuta debitamente nascosta per evitare la derisione di compagni e maestri, schiuderà al piccolo le porte del Mondo della Luce. Da adulto, in piena crisi, Omero sarà poi costretto a riandare ai tempi della sua infanzia, all’innocenza e alle delusioni di quegli anni, alla sua amicizia interrotta col delfino con cui parlava e a un misterioso libro della Speranza lasciato in custodia dagli Immortali. Dopo il successo mondiale di La timidezza delle rose, tradotto in ventotto paesi, Serdan Ozkan ritorna con un viaggio meraviglioso nel regno della fantasia, dove la speranza ritrovata è in grado di illuminare all’improvviso ogni vita.
1848. La rivoluzione infiamma l’Europa. Milano insorge contro la dominazione austriaca. In soli cinque giorni un popolo conquista la libertà, una nazione nasce, un uomo e una donna si amano perdutamente. Per farlo, tradiscono tutti, rimanendo fedeli soltanto a se stessi, alla purezza di un sentimento assoluto. 1885. Il senatore del Regno d’Italia Italo Morosini riceve un manoscritto anonimo. Quelle pagine lo sospingono indietro di quarant’anni, quando un manipolo di giovani male armati sconfisse l’esercito più potente del mondo: l’Impero asburgico. Ma quelle righe raccontano anche la passione d’amore che travolse la bella Aspasia, allora musa della rivolta, ora fedele e remissiva moglie del senatore. In un’Europa insanguinata dal terrorismo anarchico, quando tutte le illusioni sembrano perdute e tutte le passioni spente, il destino bussa alla porta. Intrecciato a un potente quadro del nostro Risorgimento e scritto come un grande romanzo ottocentesco,Una storia romantica parla in realtà di noi, di come, straziati da una dolorosa precarietà sentimentale, siamo condannati a vivere tra le rovine di un mondo che sognò ideali e amori assoluti.
«Mia madre dava l’impressione di essere un meccanismo rotto. Non era malata, ma una parte di lei aveva ceduto ... Le parti integre e quelle compromesse si mischiavano di continuo ed era arduo distinguerle. Nonostante fosse afflitta da una notevole mancanza di memoria, vi erano particolari che ricordava perfettamente». Così inizia Ricordi di mia madre, dove Inoue ha celato, con pudore, il suo lato più intimo e dolente. E non possiamo che ascoltare partecipi quella voce che ci spiega come la donna «aveva incominciato a cancellare a ritroso, con una gomma, la lunga linea della sua vita», del tutto inconsapevolmente, «perché a tenere in mano la gomma era quell’evento ineluttabile che è la vecchiaia». Vecchiaia su cui Inoue ci offre, con questa «opera in tre tempi», pagine fra le più intense che abbia scritto, dove riesce a trovare la misura perfetta, con una delicatezza di tratto che nulla concede all’effusione sentimentale, per raccontare un lento congedo, raffigurare angosce primordiali ed evocare immagini che si incidono nella memoria. Come quella dell’anziana donna che vaga di notte nella casa del figlio, senza che sia possibile sapere se ora, nella sua mente, lei è la madre alla disperata ricerca del bambino perduto o la bambina smarrita che cerca la mamma. Ha scritto Mitsuo Nakamura: «Certamente, per scrivere questi racconti vibranti di pietà filiale, l’autore ha avuto bisogno dello stesso coraggio morale che ad altri ha ispirato la rivolta, fino a chiedersi quale significato abbia il sentimento, in certo modo innaturale, che induce un figlio ad amare i genitori. La poesia di quest’opera è forse la risposta».
Betti non è mai sparita così, quasi due giorni senza rispondere nemmeno ai messaggi sul cellulare. Delle tre è lei, la manager in carriera, quella sempre reperibile, e il problema per Guia e Lucia è semmai come arginare le sue chiacchiere. Perciò le amiche non possono fare a meno di preoccuparsi per Betti. Soprattutto da quando sanno che ha perso la testa per il misterioso Raul, da loro soprannominato il fecalomo: "la vera essenza del bastardo". E fanno bene a preoccuparsi: ancora non sanno che Betti sta per coinvolgerle nel grosso guaio in cui si è cacciata...
Nemmeno il commissario Pietro Lanzi, del resto, avrebbe mai pensato di trovarsi alle prese con un caso così complesso proprio nella cittadina di mare dove suo malgrado è appena stato trasferito: e invece gli stretti carruggi, i moli, la spiaggia di ciottoli rivelano la loro anima segreta proprio quando i turisti fanno i bagagli, le imposte verdi delle case di vacanza si chiudono e arriva l'inverno, con una nebbia salata che scende dai colli fitti di ulivi. Una serie di aggressioni orchestrate secondo una regia meticolosa che sembra alludere a un immaginario infantile turba la vita della piccola Chiavari in un crescendo inquietante e misterioso.
Come in un caleidoscopio, mille tessere trasparenti si accumulano sulla scrivania del commissario, ma la soluzione dell'enigma è visibile solo per chi sa scorgerne il disegno nascosto: e quando Guia, Lucia e Betti entrano negli spogli uffici della polizia tutto assume senso e colore. L'intuito femminile di Guia, con i suoi bimbi e la sua segreta sensibilità cromatica, di Lucia, che prende lezioni di taekwondo per mettere al tappeto la noia, e anche la sventatezza di Betti, che su internet cerca la felicità, saranno fondamentali per cogliere la chiave dell'odio e della disperazione annidati nell'animo di un uomo, per distinguere la sagoma di un coccodrillo sotto il pelo dell'acqua melmosa dell'esistenza.
Valeria Corciolani disegna una spirale sempre più veloce di sentimenti e personaggi pieni di vita: dal libraio Guido appollaiato tra gli scaffali del suo negozio all'agente scelto Maria Fiore, che sa consolarsi di molti dispiaceri divorando un'intera Viennetta, dalle risa dei piccoli Emma ed Elia ai giochi spregiudicati del torvo armatore van Lagen e di tutti i suoi emuli assetati di denaro. E con un'ironia nutrita di allegra saggezza racconta la storia di un mistero risolto grazie alla fantasia.
Proviamo a usare l'immaginazione.
Immaginiamo un'antica magione di campagna in Inghilterra. L'antica magione si chiama Buckshaw e ha conosciuto giorni migliori. Immaginiamo di essere nel 1950.
Immaginiamo una ragazzina che ci vive con il padre e le sorelle. Si chiama Flavia de Luce e ha undici anni.
Immaginiamo un laboratorio chimico dell'età vittoriana da tempo in abbandono: l'unica persona che lo frequenta è proprio Flavia che, fra l'altro, è appassionatissima di veleni.
Per concludere, immaginiamo un misterioso e silenzioso papà vedovo e filatelico - il colonnello de Luce -, due sorelle maggiori dispettose - Daphne e Ophelia -, una cuoca - la signora Mullet -, e un enigmatico giardiniere - il signor Dagger - che risente ancora dei traumi della guerra.
Siamo nel bel mezzo dell'estate quando una serie di inesplicabili eventi turba la vita abbastanza tranquilla (se si escludono i dissidi fra le tre sorelle) del posto.
Sull'uscio di casa viene trovato un uccello morto, al cui becco qualcuno ha per giunta attaccato un francobollo. Qualche ora dopo Flavia scopre un uomo che giace nell'aiuola dei cetrioli e che proprio davanti ai suoi occhi esala l'ultimo respiro. La cosa lascia Flavia sconvolta ed estasiata. Per lei ora comincia sul serio la vita: il delitto finalmente è arrivato a Buckshaw.
Importanti rivelazioni sull'oscuro passato del padre, il colonnello de Luce, e il suo successivo arresto per omicidio rendono la vicenda ancora più ingarbugliata e spingono irresistibilmente Flavia a inforcare la sua bici per partire alla ricerca della soluzione del mistero.
Chi ama le eroine imberbi dotate di un vocabolario fuori dal comune e di un coraggio portentoso troverà nelle vicende di Flavia e della sua eccentrica famiglia qualcosa di assolutamente e deliziosamente originale: una ragazzina che oltre a possedere le abilità deduttive di Sherlock Holmes e le conoscenze chimiche di Madame Curie deve convivere con due sorelle maggiori insopportabili.
Succede a volte che un imprevisto interrompa il corso normale della vita: un accidente si mette di traverso, e d'un tratto il tempo si biforca. Alla drammatica rapidità dell'istante si affianca un tempo diverso, dilatato e fermo: il tempo dell'attesa. «Io non sono buona ad aspettare, - dice Maria, la protagonista di questo romanzo. - Non sento curiosità nel dubbio, né fascino nella speranza. Aspettare senza sapere è stata la piú grande incapacità della mia vita».
Maria insegna italiano in una scuola serale di Napoli, legge Dante e Leopardi a giganteschi camionisti che faticano a infilarsi nei banchi.
Una sera, tornando a casa, un dolore rotondo e forte la precipita nella sala d'aspetto di un ospedale: «Quelli sono medici, signò, che vi possono rispondere?»
Narrata con una voce ribelle che pure sa trovare i toni dell'indulgenza, una storia che inizia come un destino di solitudine personale e piano piano si trasforma in un caldo coro di scoperte, volti e incontri. Tanto che a Maria sembra quasi che siano la vita e la città a farle da compagne.
Un libro bruciante, profondo, luminoso.
Zuckerman fa tre incontri che in breve tempo spazzano via la sua solitudine gelosamente custodita. Il primo è con una giovane coppia alla quale, agendo d'impulso, offre uno scambio di case. Dall'istante in cui la incontra, Zuckerman è attratto dalla sfida erotica rappresentata dalla giovane donna, Jamie, e da tutto ciò che credeva di essersi lasciato alle spalle: l'intimità, il gioco vitalissimo fra il cuore e il corpo. Il secondo contatto lo stringe con una figura della sua giovinezza, Amy Bellette, musa e compagna del suo primo eroe letterario, E. I. Lonoff. Un tempo irresistibile, Amy è ormai una vecchia stremata dalla malattia ma ancora decisa a preservare la memoria dell'uomo che ha mostrato a Nathan la via solitaria per la vocazione di scrittore. Il terzo incontro è con l'aspirante biografo di Lonoff, un giovane segugio letterario pronto a tutto pur di stanare il «grande segreto» del maestro. Di colpo invischiato nuovamente - come mai avrebbe voluto o previsto - nelle trame dell'amore e della perdita, del desiderio e dell'animosità, Zuckerman mette in scena un dramma interiore di vivide e intense possibilità.
Per Javier Marías l'amore è il sentimento che richiede la maggior dose di immaginazione, non soltanto quando chi lo ha sperimentato e perduto ha bisogno di spiegarselo, ma anche mentre l'amore si sviluppa e ha pieno vigore. È un sentimento che richiede sempre qualcosa di fittizio oltre a ciò che gli procura la realtà. In altre parole per Marías l'amore ha sempre una proiezione immaginaria, per quanto possiamo crederlo tangibile o reale in un determinato momento. È sempre sul punto di compiersi, è il regno di ciò che può essere. O anche di ciò che avrebbe potuto essere.
Ed è proprio sulla base di queste riflessioni personali che Marías ha costruito, seppur con declinazioni diverse, i romanzi qui riuniti, accomunati dal filo rosso della passione amorosa.
In Tutte le anime Marías racconta la storia di un turbamento, un penetrante diario pubblico dell'intimità dove ogni dettaglio viene indagato con l'acribia minuziosa dell'entomologo, nella convinzione che anche il gesto e l'incontro apparentemente piú insignificanti possano aprire la strada a vertigini metafisiche. Un cuore cosí bianco, invece, parla della persuasione e dell'istigazione, del matrimonio, della possibilità di sapere e dell'impossibilità d'ignorare, del sospetto, del parlare e del tacere. Infine in Domani nella battaglia pensa a me, raccontandoci l'inganno e svelandone la macchina che esso mette inevitabilmente in moto, mostrandoci l'altra metà della vita, quella nascosta e dissimulata, Marías racconta l'illusoria realtà in cui tutti noi siamo sprofondati.
Per la prima volta Philippa Gregory scava nella biografia più intima di Maria Stuarda, icona tragica, donna bellissima, manipolatrice e indomabile. È il 1568. Maria, regina cattolica di Scozia ed erede legittima al trono d'Inghilterra, in fuga dai tumulti della sua patria cerca aiuto in Elisabetta I. Ma la cugina si affretta a confinarla nelle proprietà del conte di Shrewsbury, George Talbot, e della moglie Bess. Nobile di nascita integerrimo e fedelissimo alla Corona, lui; abile affarista che si è fatta da sola, lei. La coppia accoglie la sfortunata sovrana, certa che questa permanenza porterà solo vantaggi nella ristretta cerchia dei Tudor. Ben presto, però, i Talbot scoprono con orrore che la loro dimora è diventata l'epicentro di intrighi e tresche d'ogni tipo. Maria - tenuta in esilio lontana da corte - ripudia mariti e si procaccia fidanzati potenti semplicemente per riconquistare la libertà oppure mira ad appropriarsi del trono? E l'inflessibile Regina Vergine agisce per difesa o ha ordito freddamente un piano per liberarsi di una pericolosa rivale?
Mentre il Paese è scosso da rivolte e insurrezioni, e vive sotto la minaccia di attacchi nemici, i due "custodi", incatenati alla scomoda ospite, vedono sgretolarsi il loro patrimonio insieme con la reputazione e la felicità matrimoniale. Bess diventa la spia segreta del potentissimo consigliere di Elisabetta, mentre il marito è un burattino nelle mani dell'incantevole scozzese. Quando la disperata ammirazione di George per l'avvenente Maria non può più essere negata, viene messa in dubbio anche la lealtà dei Talbot alla regina. E tutto precipita. Un romanzo eccezionale, teso, drammatico, che va dal cuore dei protagonisti al cuore della Storia, senza soluzione di continuità. Uno dei momenti più oscuri e torbidi dell'epoca moderna raccontato con tanto pathos e intensità che sembra di viverlo, pagina dopo pagina.
Maschere, sogni, allucinazioni, parrucche, trucco, schizofrenia, monologhi, travestimenti: i temi del romanzo di Adriana Asti tradiscono il primo mestiere della sua autrice. Il teatro è lì, presente in ogni pagina, nonostante Augusta Sarmerio, l’eroina innamorata e perduta in un suo mondo privato, una siciliana trapiantata a Parigi, non sia un’attrice, ma una lettrice. Legge per i ciechi, un modo discreto di essere attrice. Augusta ha un unico amore: la casa, ereditata da una zia, in rue de Tournon, a Parigi. Le vecchie e solide pareti cui appoggiarsi, aggrapparsi se necessario, le stesse da quando era bambina; le tende velate attraverso le quali scoprire il mondo circostante, senza però esserne travolta. Quella è la vita che ha scelto, che ama. Da anni ormai si è chiusa in una rassicurante solitudine fatta di libri, di passeggiate nei giardini del Lussemburgo e non sente il bisogno di altro.
Poi un giorno, durante uno dei tanti giri per le vie della città, Augusta legge un annuncio: è richiesta una lettrice per intrattenere una donna in rue Ferou. Così, decide di fare uno strappo alla regola e di proporsi per quel lavoro.
Proprio grazie a Marie, giovane e bella, ma afflitta da un male incurabile, e al suo affettuoso marito, Augusta riuscirà a dare un nuovo senso alla sua vita, a scoprire una se stessa diversa, che può concedersi di avvicinarsi a qualcuno e anche, perché no, di innamorarsi.

