
L'autore di questo libro ha lasciato l'Olanda per l'Inghilterra da molti anni, ma c'è una storia, ascoltata durante l'infanzia, che lo tormenta da sempre, un vero e proprio mistero. La sua famiglia aveva accolto durante la guerra Lientje, una bambina ebrea, per sottrarla alle persecuzioni. La ragazza è stata cresciuta dai genitori adottivi come una figlia, ma poi, dopo la guerra, i contatti si sono interrotti e di Lientje nessuno ha più avuto notizie. Dov'è finita la ragazza? Perché non se n'è più saputo nulla? Inizia così la ricerca che ha cambiato la vita di Bart van Es. Lientje è ancora viva, ha ottant'anni e vive ad Amsterdam. Con un po' di riluttanza, lei accetta di incontrarlo e di raccontargli davvero quegli anni e alla fine i due riusciranno a stringere un'incredibile amicizia. «La ragazza cancellata» intreccia una potente ricostruzione dell'intensa e straziante infanzia di Lientje con il resoconto odierno degli sforzi di Van Es per ricostruire una storia che porta alla luce vecchi fantasmi e segreti di famiglia...
«Il momento esatto in cui da ragazzi si prende una decisione e ci si mette in cammino per realizzarla è senza dubbio uno dei più belli che la vita può regalare». È proprio questo che emerge dalle pagine vibranti e commoventi di Entusiamo. Un romanzo che si legge d'un fiato e che ci apre alla comprensione autentica dell'essere umano, ci invita alla speranza nel suo destino e ci commuove. «Perché scrivi romanzi?» Hanno chiesto a Pablo d'Ors. «I saggi nutrono la mente. I romanzi trasmettono immagini che nutrono l'anima», ha risposto. E non sono poche le immagini di questa trama ricca di personaggi indimenticabili, frasi fulminanti e situazioni comiche. Chi ama la vita, pur con tutte le sue contraddizioni, potrà seguire con entusiasmo la storia del protagonista, Pedro Pablo Ros (evidente anagramma del nome dell'autore): un uomo che, per rispondere alla pressante chiamata di Dio, intraprende fi duciosamente un cammino nel quale incontra amore, amicizia, e insieme dolori, fallimenti; insomma la vita stessa intesa come apertura all'altro. Dall'adolescenza negli Stati Uniti alla vita missionaria in Honduras, Pedro si confronta con tutto quanto gli accade, cercando se stesso e ritrovandosi con l'entusiasmo degli inizi. Un racconto sulle esperienze di iniziazione di un giovane, uno splendido romanzo sulla fede. Questo libro è per d'Ors come una bottiglia lanciata nel mare con la speranza che la raccolga qualcuno alla ricerca di un messaggio per l'anima. Un mondo letterario coinvolgente e intessuto di esperienze reali, nel quale cercare risposte ai nostri dubbi e confrontare le nostre esperienze, perché «la vita» - scrive l'autore - «è il vero spettacolo». Con squisito senso dell'umorismo e grande chiarezza narrativa, ecco un romanzo contagioso, vitale, che invita all'entusiasmo.
Siamo alla fine degli anni Cinquanta. Un uomo cammina in un parco a Vienna e presto sarà picchiato da un gruppo di quattro adolescenti. Non vogliono i suoi soldi, non vogliono niente, e lui non ha alcuna colpa. Vogliono solo sfogare la loro rabbia facendo qualcosa di assolutamente non necessario. Sophie, Hans, Rainer, Anna: tutti diversi e tutti accomunati dallo stesso sentimento. Sono gli esclusi, come se fossero rimasti chiusi fuori di casa e non potessero più entrare, perché chi è dentro non apre la porta. Nella Vienna che ancora combatte con i demoni del nazismo, nello specchio di un mondo che crea maschere e produce rassegnazione, questi quattro ragazzi sembrano agire con una logica ferrea e perversa.
Alla fine del diciassettesimo secolo due giovani francesi, René Sel e Charles Duquet, fuggono da una vita di stenti e sbarcano in Canada, allora chiamato Nuova Francia. Dopo avere firmato un contratto con un signore feudale, che li costringe a lavorare tre anni per lui prima di concedere loro un pezzo di terra, i due intraprendono la dura vita dei "pelle di corteccia", come venivano chiamati allora i taglialegna. René è costretto a sposare una donna indiana, e da quel giorno i loro discendenti vivranno intrappolati fra due culture, senza mai riuscire a elevarsi dalla condizione svantaggiata dei mezzosangue. Duquet invece riesce a scappare e diventa un cacciatore di pelli, ma ben presto si accorge dell'enorme potenziale economico delle foreste nordamericane e decide che lo scopo della sua vita sarà trovare il modo di sfruttarlo. Annie Proulx segue i discendenti di Sel e Duquet nel corso di tre secoli, accompagnandoli nei loro spostamenti dal Nord America all'Europa, dalla Cina alla Nuova Zelanda, in una lunga e avvincente storia di vendette, amori, incidenti, pestilenze e conflitti, in cui alla distruzione delle foreste si accompagna quella dei popoli che le abitano.
L'opera poetica di Shelley, già rappresentata in un Meridiano di recente pubblicazione a cura dello stesso Francesco Rognoni, presenta legami indissolubili con la sperimentazione teatrale e con il variegato catalogo di prose scelte all'interno di questo volume. Se I Cenci e Queen Mab costituiscono esercizi di teatro in versi, concepiti dall'autore per la rappresentazione e con in mente attori ben precisi, le prose testimoniano la forza di un animo versatile nell'indagare temi quali l'amore, il matrimonio, l'amicizia, culminando in testi di capitale rilievo come Difesa della poesia o il più cogente Considerazioni filosofiche sulla riforma. Completano il volume il romanzo giovanile Zastrozzi e un'accurata selezione di lettere di Shelley dall'Italia, che si accompagnano alle cronache del suo passaggio nel cuore dell'Europa altresì rappresentato nella Storia di un viaggio di sei settimane.
Ezra Pound (Hailey 1885, Venezia 1972) è uno degli spartiacque della letteratura del Novecento: con l'epica dei suoi "Cantos" ha osato una "Divina Commedia" per il nostro tempo ed è stato, inoltre, un impareggiabile e generoso "cacciatore di talenti". Fu tra i primi a riconoscere e promuovere il genio di Joyce, T.S. Eliot e Hemingway. Eppure, il suo nome divide ancora ed è circondato da fantasmi e logori cliché che impediscono di toccare il cuore profondo della sua poesia e della sua umanità. Alessandro Rivali ha incontrato la figlia di Pound, Mary de Rachewiltz, nel castello di Brunnenburg, dove lei andò ad abitare nel dopoguerra, mentre il padre era detenuto nel manicomio criminale St. Elizabeths di Washington, accusato di tradimento dal governo americano. Proprio il castello avrebbe dovuto rappresentare un luogo dello spirito, una sorta di "EzUversity". Del resto Mary aveva appreso da Pound quanto alto fosse il valore dell'insegnamento; lui, prima della guerra, aveva chiesto alla giovanissima figlia di affrontare la traduzione di alcune parti dei "Cantos". La speranza di Mary era che, una volta libero, il padre potesse trovare rifugio nel silenzio di Brunnenburg e tornare a dedicarsi a ciò che più amava. L'approdo al castello nell'estate del '58 segnò in effetti una tappa decisiva nel lavoro di Pound, l'ultimo scorcio della sua vita lo avrebbe dedicato al compimento del "Paradiso", la parte finale del suo poema: frammenti così densi di verità e tenerezza da diventare il suo testamento più sincero. Ancora una volta era Dante la misura della sua ambizione. Ed è proprio intorno alla sezione conclusiva dei "Cantos" e al senso di solitudine che Pound avvertì al suo ritorno in Italia che ruotano queste conversazioni tra Alessandro Rivali e Mary de Rachewiltz, iniziate ormai più di nove anni fa. Un avvincente romanzo familiare e, allo stesso tempo, una immaginifica ascensione al Paradiso di Pound, per scovare infine quella luce che "come un barlume ci riconduca allo splendore".
Il velocifero era, negli ultimi anni dell'Ottocento, la diligenza per i viaggi celeri. Nel cortile del Cascinone, dove è ambientato in parte questo romanzo, se ne conserva un esemplare, ormai in disuso. La malridotta carrozza, luogo di giochi spensierati, diventa emblema di una saga familiare tra Ottocento e Grande Guerra, tra la Milano belle epoque e il contado, raccontata con gli occhi di due bambini, i fratelli Renzo e Silvia Bellaviti, che trasformano la loro pittoresca famiglia in una sorta di arca di Noè carica di parenti e animali. Un'arca, tuttavia, destinata a naufragare tra gelosie, debiti, le celle di un convento e le trincee del Carso. Introduzione di Alessandro Zaccuri.
L'ufficiale piemontese Prospero Carlo Carando di Vignon, di stanza a Londra, sposa Anne Bacon, figlia di un ricco mercante di seta. Quando, dopo essere stata vittima del vaiolo, arriva a Torino, Anne è molto diversa. La vita coniugale si annuncia come un piccolo inferno domestico, ma il suocero Casimiro la invita a occuparsi della proprietà del Mandrone, il cui futuro soltanto a lui - conservatore di ferro - sembra stare a cuore. Tra i due si stabilisce un'imprevedibile complicità e Anne matura amore e dedizione per la vita appartata e operosa che vi conduce. La storia della famiglia Vignon si intreccia ai fili dello spirito del tempo, e non di meno a quelli della seta. Anne Bacon scopre come conquistarsi un posto nella storia di un paese non ancora nato, di un orizzonte ideale che infiamma il mondo. Progressisti e conservatori, al di là degli schieramenti politici, si trovano davanti alla necessità di rispondere al cambiamento e lo fanno agendo - nell'economia, nel costume, nella morale, nella cultura. E l'Italia appare, vista da lontano (complici anime migranti come Anne, e il suo entourage femminile), vista come utopia e come sfida.
Angela non ha ancora vent'anni quando diventa madre, una mattina a Trieste alla fine degli anni Sessanta. Pasquale, il suo grande amore, è un "jeansinaro" calabrese, un mercante di jeans, affascinante e già sposato. Lui le ha fatto una promessa: "Se sarà maschio, lo riconoscerò". Angela fa tutti gli scongiuri del caso ma nasce una femmina: Emma. Pasquale fugge immediatamente dalle sue responsabilità, lasciando Angela crescere la bambina da sola insieme alla sua famiglia numerosa e sgangherata. I Pipan sono capitanati da un nonno che rimpiange il dominio austriaco, una nonna che prepara le zuppe e quattro zii: uno serio, un playboy e due gemelli diversi che si alternano a fare da baby sitter a Emma. Lei sarà la figlia di tutti e di nessuno e crescerà così, libera e anticonformista, come la Trieste in cui vive, in quella terra di confine tra cielo e mare, Italia e Jugoslavia. Fino al giorno in cui deciderà di mettersi sulle tracce di suo padre, e per lui questa sarà l'occasione per rivedere Angela, che non ha mai dimenticato. "So che un giorno tornerai" è un romanzo sulla ricerca delle nostre origini, la scoperta di chi siamo e la magia degli amori che sanno aspettare. Con ironia e un pizzico di nostalgia, Luca Bianchini ci prende per mano e ci porta a conoscere i sentimenti più nascosti in ognuno di noi, per scoprire che non hanno confini, "da Trieste in giù".
Dopo un divorzio doloroso, Laura ritrova finalmente la serenità. Ha un buon lavoro e le è tornata la voglia di fare progetti, nuove amicizie. Inspiegabilmente, però, iniziano a manifestarsi strani malesseri che sulle prime sembrano dovuti a stanchezza. Ansia da stress è la diagnosi del medico. Pian piano questi episodi si trasformano in crisi di panico, al punto da costringerla, una volta uscita dal pronto soccorso, a vivere nella sua automobile a pochi passi dall'ospedale. A nulla servono la vicinanza della migliore amica e di un ragazzo conosciuto per caso in ospedale, che lei allontana pur sentendosene attratta. Non vuole sentire ragioni: rifiuta i farmaci che le vengono prescritti e conduce ormai un'esistenza da senzatetto, pur consapevole di vivere in una prigione, in spazi delimitati autoimposti. Dopo aver allontanato tutti gli affetti, Laura rimane sola, nel mirino di loschi individui, appartenenti alla malavita organizzata. Riuscirà la consapevolezza di essere in pericolo di vita a farle accettare quella terapia farmacologica in grado di restituirle a poco a poco la forza di reagire? Riuscirà, insieme alla voglia di amare, a recuperare la libertà che ha perso? In questo romanzo Rosario Sorrentino affronta, grazie alla sua esperienza professionale, la tematica degli attacchi di panico, disturbo invalidante che colpisce sempre più persone. Ma da cui si può guarire.
Quella che stiamo vivendo non è solo una rivoluzione tecnologica fatta di nuovi oggetti, ma il risultato di un'insurrezione mentale. Chi l'ha innescata - dai pionieri di Internet all'inventore dell'iPhone - non aveva in mente un progetto preciso se non questo, affascinante e selvaggio: rendere impossibile la ripetizione di una tragedia come quella del Novecento. Niente più confini, niente più élite, niente più caste sacerdotali, politiche, intellettuali. Uno dei concetti più cari all'uomo analogico, la verità, diventa improvvisamente sfocato, mobile, instabile. I problemi sono tradotti in partite da vincere in un gioco per adulti-bambini. Perché questo è The Game.
Questa è la storia di Cyril Avery, anima bella venuta al mondo nella profonda Irlanda cattolica del 1945 e fin da subito alla ricerca di un posto nel quale potersi sentire a casa. Dopo la nascita, la madre sedicenne lo aveva consegnato a una monaca redentorista perché si occupasse della sua adozione, e Cyril era finito a vivere in una casa ricca, sotto la tutela di due genitori eccentrici, non esattamente affettuosi: cresceva così un bambino alla deriva, ancorato al mondo solo grazie all'amicizia con Julian Woodbead, passione infantile, primo e decisivo innesco che gli avrebbe fatto intuire l'uomo che era destinato a essere. Diventato adulto, in una ricerca ininterrotta della propria identità, Cyril viaggerà tra l'America e l'Europa incrociando le grandi paure collettive che hanno contrassegnato il Novecento, la cupa violenza dell'Ira, il dolore inaffrontabile dell'Aids.

