
Con questo libro, apparso nel 1864, affiora e si disegna uno spazio innominato della letteratura e dell'anima: il sottosuolo, luogo di tutto ciò che la coscienza tenta vanamente di accantonare. Ed è come l'improvviso emergere di un continente: nessuno, dopo averlo esplorato, riuscirà più a dimenticare la voce stridula, penetrante, spudorata che parla in queste pagine e pone domande che fanno ammutolire: siamo davvero certi che l'uomo voglia il proprio bene? E siamo certi che sarebbe una buona cosa se lo volesse?
Il libro prende in esame la fase originaria del verso libero nella poesia italiana a cavallo degli ultimi due secoli. Da una parte, dunque, l'autore si concentra sul contributo anche teorico del movimento simbolista francese alla liberazione formale della nostra poesia, grazie alla mediazione di autori di sicura vocazione europea quali Pascoli e D'Annunzio, Lucini e Marinetti; dall'altra parte, egli pone l'accento su alcuni fenomeni tutti propri della tradizione italiana, tra la naturale duttilità dell'endecasillabo e la tensione polifonica del libretto di melodramma. Così all'approfondimento teorico della questione del verso libero si aggiungono diverse analisi tecniche, da cui affiora la natura non solo metrica, ma storica ed espressiva, del tema trattato.
L'autore di "Pinocchio" fu anche un attento osservatore del costume, un pioniere del giornalismo umoristico, un letterato acuto e versatile. Dalla sua copiosa produzione il Meridiano offre una scelta rappresentativa, ampiamente annotata. Indice del volume: Introduzione; Cronologia; Macchiette; Occhi e nasi; Le avventure di Pinocchio; Storie allegre; Pagine sparse; Gli estremi si toccano; Note ai testi; Bibliografia.
1967: a Greenville, una cittadina come tante nel profondo sud americano, una bomba fa esplodere gli uffici di un avvocato impegnato nella difesa dei diritti civili, uccidendo i suoi due figli. Nessuno sembra dubitare della colpevolezza di Sam Cayhall, noto membro del locale Ku-klux-klan. 1988: sono passati vent'anni e l'azione si sposta a Chicago. Cayhall è ancora chiuso nel raggio della morte e ha esaurito tutte le possibilità di appello. Ma un giovane avvocato di un grande studio chiede esplicitamente di essere assegnato al suo caso. Vuole tirar fuori di cella l'uomo del Klan. Perché?
E' la storia dell'impossibile desiderio di felicità amorosa di un agricoltore delle foreste del Massachusetts che, nel gelo di un insolito inverno, si innamora perdutamente di una giovane donna venuta per curare la moglie, una inacidita malata immaginaria. Il confronto tra i tre personaggi si compie con un'analisi del vivere comune: il triangolo, la quotidiana miseranda fatica del "sopportarsi", l'inattesa pulsione amorosa. Onnipresente è la sensazione di imprigionamento, di infelicità e, infine, di assoluta autodistruttività.
In una casa scura all'ombra di una montagna, una vedova severa, pia, intransigente e la sua inerme e dolcissima figlia, si frontaggiano sempre, ma senza una vera intimità. A causa di un fosco predicatore cappuccino che parla solo del diavolo e del peccato, questo desolato ménage precipita nell'inferno. Accade ciò che non doveva accadere. Si scatenano i mostri. Compare l'inesplicabile, la follia, la morte.
Il volume si apre con una riflessione su come e quando le caratteristiche dell'età presente si riflettano nello "specchio del Barocco", secondo una prospettiva che integra il barocco al concetto di modernità rifacendosi alla critica d'arte di Wolfflin e Riegl e alle analisi di Walter Benjamin. Il corpo del volume è dedicato alle diverse forme della letteratura, quali si articolano in particolare all'ombra della gloriosa "scuola bolognese" di pittura (dai Carracci al Reni, al Guercino), affrontando così il tema centrale delle corrispondenze o del dialogo tra arti diverse che del Barocco è uno degli aspetti cardinali. Invertendo la prospettiva, infine, Raimondi si sofferma su colui che è certo il più barocco degli scrittori contemporanei, Carlo Emilio Gadda.

