
Fino all'adolescenza il protagonista ha avuto dal padre, oltre a un affetto smisurato, tutto ciò che può rendere felice un bambino: l'amicizia complice, favole fantasiose, sogni condivisi. Un giorno d'aprile del 1945, poco prima della fine della guerra, l'uomo scompare. Il figlio, disperato, lo piange per morto finché scopre una realtà meno tragica ma più devastante sul piano personale: il padre è fuggito in America con l'amante. Da quel momento il ragazzo cerca di sopprimere dentro di sé ogni traccia dell'idolo caduto, ma i ricordi lo ossessionano. Niente può aiutarlo, nemmeno l'amore e un matrimonio felice coronato dall'arrivo di un figlio: anzi, proprio il suo bambino, che porta indelebili, nell'aspetto fisico e nei comportamenti, le impronte genetiche del nonno scomparso, lo induce a mettersi sulle tracce del padre. La ricerca si protrae per lunghi anni, fino all'inattesa e dolorosa conclusione, legata all'indagine su un inquietante episodio di guerra partigiana e all'incontro con una donna indomabile, proprietaria di un vecchio albergo in riva al Po: La Dogana del Duca. Giuseppe Bianchetti, nato nel 1928, vive e lavora a Milano. Ha insegnato per decenni all'università e da alcuni anni ha lasciato la professione per dedicarsi a varie attività, soprattutto alla letteratura.
Ingra e Mira sono due donne completamente diverse per carattere, cultura e abitudini. La prima è una svedese di mezza età, divorziata con due figlie; l'altra viene dal Cile e ha due figli. Inge e Mira si incontrano per caso e, improvvisamente, il destino della loro vita cambia, modificato dall'amicizia nata tra loro: un'amicizia semplice, fatta di complicità e piccoli gesti, eppure profonda, grazie alla quale riusciranno a superare i drammi del passato. Inge infatti convince Mira a ricominciare la dolorosa ricerca di sua figlia Otilia, desaparecida a tredici anni. Poi toccherà a Mira soccorrere l'amica preda di una violenta depressione causata dalla scoperta di uno sconvolgente segreto nel passato dell'ex marito.
Jack Aubrey e Stephen Maturin sono a Malta, nell'animato porto della Valletta, in attesa che la piccola fregata Surprise venga riparata. Ma non si tratta di un periodo di riposo giacché, dopo la morte dell'ammiraglio Thorton, tra i comandanti della marina britannica si è scatenata una corsa per accaparrarsi il comando delle navi migliori. Aubrey sarà costretto a vedersela con il viceammiraglio Harte, che dispone della flotta del Mediterraneo. Maturin invece dovrà fare tutto ciò che è in suo potere per evitare sabotaggi da parte delle spie di Napoleone, che si aggirano nel porto in cerca di informazioni. Ma queste difficoltà impallidiranno in confronto a ciò che aspetta i due amici: il Mar Rosso, infestato da squali famelici e da pirati senza scrupoli.
Claudio, giovane erede di una grande famiglia italiana, chiusi i conti con la tragedia della guerra "civile" nella quale ha combattuto dalla parte "sbagliata", decide di ricominciare da capo andando lontano, un po' per dimenticare, un po' per misurare le proprie forze. Nell'Europa di un dopoguerra che non vuole finire s'intrecciano delusioni e speranze, spietate rese dei conti e attese di rinnovamenti profondi. Lontano da casa, seppellendo le memorie di un'adolescenza bruciata, ognuno vale per quello che è, e il protagonista di questo "romanzo di formazione" è giovane, bello, spavaldo. Così Claudio, in questa umana avventura, scopre la vita, il lavoro e soprattutto l'amore con la passione del sopravvissuto.
La seconda guerra mondiale è da poco finita, la principessa Olga Arbélina, moglie abbandonata di un principe georgiano truffatore e dongiovanni, madre sola di un ragazzo ammalato di emofilia, vive in una cittadina alle porte di Parigi, nella quale si è installata una minoranza di profughi russi. Un giorno d'estate Olga viene ritrovata accanto al cadavere di un ex-ufficiale dell'esercito russo bianco; i primi curiosi accorsi sostengono che si tratta di un delitto passionale, ma l'omicidio in realtà svela lentamente una passione ben più profonda e tragica, l'inconfessabile segreto che Olga porta con sé.
"'Il banchiere anarchico' è il resoconto di un semplice colloquio tra due uomini al tavolo di un ristorante, a fine pranzo. Un dialogo platonico, genere ricorrente nei manoscritti di Pessoa, ma che è ben diverso dalle imitationes rinascimentali, come, per esempio, per rimanere in area portoghese, i "Dialogos em Roma" di Francisco de Holanda o i più tardi quattro "Apologos dialogais" di Francisco Manuel de Melo. In Pessoa il dialogo non ha mai interlocutori reali. E nel nostro caso il banchiere, personaggio descritto come ricchissimo e monopolista, racconta come e perché sia sempre stato e ancora sia anarchico; mentre lo stupefatto e poco meno che muto spettatore è incapace di ergersi a convincente interlocutore." (Ugo Serani)
L'incontro con la grande arte di Cézanne ebbe una importanza fondamentale nell'evoluzione espressiva della poesia di Rilke, un'importanza che lo stesso Rilke ebbe più volte a riconoscere, fino a dichiarare di aver seguito, dopo la morte del Maestro, le sue tracce in ogni luogo. Le lettere alla moglie qui raccolte, scritte in margine alle reiterate visite che Rilke fece alla grande retrospettiva di Cézanne tenutasi a Parigi nel 1907, un anno dopo la sua morte, sono la testimonianza di un interesse che doveva sfociare in vera devozione; e basti pensare che il poeta arrivò a confessare, di fronte ad una Montagne Sainte-Victoire del pittore provenzale, che nessuno, dai tempi di Mosè, aveva saputo guardare una montagna in maniera tanto maestosa.

