
Scritti fra il 1902 e il 1911, i dodici racconti riuniti poi in volume nel 1913 sotto il titolo di uno di essi, "L'assassinio di un ranuncolo", costituiscono sì un'esemplare testimonianza della temperie artistica e spirituale dell'epoca in cui sono stati scritti, ma servono ancor più ad avvicinarsi al mondo espressivo di uno dei maggiori scrittori tedeschi del Novecento, Alfred Döblin (1878-1937), l'autore di quel "Berlin Alexanderplatz" che resta come uno dei romanzi fondamentali del secolo appena trascorso.
Gabriel-Atlan Ferrara è un grande direttore d'orchestra che si innamora di Inez Prada, affascinante cantante lirica. Simile a un eterno inseguimento, la loro storia d'amore si articola in vari modi e momenti storici: Londra sotto le bombe tedesche nel 1940, Città del Messico nel 1949, di nuovo Londra nel 1967 e Vienna alla fine del millennio. Una trama che sembra intersecarsi con un'era primigenia, alle origini del mondo.
Appena si entra in un romanzo di Lernet-Holenia il mondo sembra diventare più leggero – e anche un po’ più pericoloso. O, almeno, più ricco di trappole. E tale percezione si fa più che mai intensa mentre ci lasciamo irretire da questa commedia dei travestimenti e degli equivoci che ha come sfondo le terre di Polonia dove si affrontano gli eserciti degli Imperi centrali e le armate dello zar. Braccato dai cosacchi, il giovane sottotenente Keller si trasforma nella bella Kasia, prima vaccaia e poi cameriera al servizio delle damigelle Łubieński. Ma sarebbe indelicato nei confronti del lettore anticipare le sue peripezie, impertinenti e sottilmente perverse. Basti dire che il sottotenente dovrà non solo sfuggire alla feroce caccia all’uomo scatenata dai cosacchi, ma anche, e soprattutto, rintuzzare gli assalti erotici di truci ufficiali zaristi e zotici mungitori ruteni – e dar quindi prova di virtù insieme militare e muliebre, con accrescimento simultaneo dell’eros e dell’avventurosità. E, infine, che intorno a Keller-Kasia si agita una turbolenta folla di comprimari: fanciulle astute e sensuali, traditori russi candidati al capestro e spiantati cacciatori di dote polacchi, tutti perfetti, come in un film di Lubitsch (con qualche elemento di von Stroheim).
Le avventure di un giovane ufficiale in Polonia, uscito per la prima volta a Berlino nel 1931, ha conosciuto varie trasposizioni, fra cui il film girato a Vienna nel 1935 da Gustav Fröhlich.
È il fantastico il carattere dominante di questi tredici racconti, cui se ne aggiungono altri quattro in appendice mai radunati in un volume, in cui si concentrano i temi e i simboli che a Borges sembrano connaturati. In "L'altro", Borges settantenne, seduto su una panchina a Cambridge nel 1969, discorre con se stesso ventenne, seduto su quella stessa panchina a Ginevra nel 1918; nel "Libro di sabbia", il narratore acquista un libro senza principio né fine, composto da un numero infinito di pagine numerate arbitrariamente. Questi racconti rappresentano un ritorno alle atmosfere lucidamente visionarie degli scritti degli anni Quaranta. Ma diversa è la scrittura. Lo stile piano, quasi orale, si congiunge con una trama impossibile.
Un piccolo testo sul Cantico dei Cantici.
Quando nel 1949, il gornalista, poeta e critico d'arte Inoue Yasushi pubblica il suo primo romanzo ha quarantadue anni. In quest'opera l'autore trova nella brevità una misura ideale e, nell'oscillazione tra il detto e il non detto, raggiunge un miracoloso equilibrio narrativo. Un equilibrio difficile e impervio come il gioco amoroso che tiene legati i destini dei quattro personaggi, un uomo e tre donne, e che li accompagna nel corso degli anni senza mai turbare la calma ritualità delle loro esistenze. Eppure il romanzo è attraversato da una tensione costante, da una rabbia sorda e trattenuta che esplode alla fine, quando ogni menzogna viene svelata, ogni passione consumata e a regnare è la consapevolezza che ogni essere è abitato da una vita segreta.
Queste "ombre bianche", cioè "storie brevi, divertimenti e dialoghi; infine occasioni, satire scritte negli ultimi quindici anni" che Flaiano radunò nel 1972 nella certezza che la realtà avesse ormai superato la satira, raccontano di «un "io" che detesta l'inesattezza ed è stato sopraffatto dalla menzogna». Vi ritroviamo dunque il Flaiano più risentito, impassibile e feroce, capace come pochi di mostrarci le allucinazioni di cui siamo vittime: e mentre legge e sorride è come se uno spiffero gelido investisse d'improvviso il lettore, perché nei mostri messi in scena riconosce, non solo la realtà che lo circonda, ma a tratti, e con raccapriccio, un po' di se stesso.
Nessuno sa quale potrà essere l'aspetto finale della strana creatura architettonica concepita dal presidente della Costa d'Avorio su istigazione di un misterioso progettista, non estraneo alle pratiche magiche tribali. E quando Naipaul riesce a raggiungere l'area, si trova davanti ad un paesaggio che agisce su di lui come un'allucinazione: un paio di alberghi internazionali, una moschea, un troncone di autostrada che finisce nel nulla e sullo sfondo il verde di un campo da golf. Su tutto domina il palazzo del presidente circondato da mura altissime e da un lago popolato da coccodrilli. Solo alla fine di questi due racconti capiremo quale nero incantesimo colleghi l'atroce sorriso dei coccodrilli alla smorfia folle del padre di Naipaul.
Una storia sulla tenacia, l'ingegnosità e l'impegno da consigliare a tutti come modello nel lavoro, negli affari e in ogni momento della vita. Una storia ambientata nell'America degli anni Venti, il cui protagonista Bill Peck mostra come diventare un irriducibile.

