
Parigi 1761: il giovane commissario Nicolas Le Floch, che ha da poco superato il suo difficile apprendistato di investigatore, si trova alle prese con un'inchiesta spinosa e delicata per la Corona: la strana morte del figlio di un cortigiano assai prossimo al Delfino di Francia lo porta infatti ad indagare in ambienti molto vicini alla famiglia reale e, in particolare, a Mme de Pompadour...
Marlowe riceve l'incarico di sostituire un capitano fluviale ucciso dagli indigeni nell'Africa centrale. Si imbarca su una nave francese e, giunto alla stazione della compagnia, vede come gli indigeni muoiano di stenti e di sfruttamento. Dopo un lungo viaggio di duecento miglia sul fiume rintraccia Kurtz, un leggendario agente capace di procurare più avorio di ogni altro. In realtà Kurtz, uomo solo e ormai folle, è quasi morente. Viene convinto a partire, ma muore sul battello che lo trasporta, dopo aver pronunciato un discorso che non può nascondere "la tenebra del suo cuore".
Davanti al palazzo dell'emiro di Buchara, due uomini in cenci sono inginocchiati nella polvere. A poca distanza, due fosse scavate di fresco, e tutt'intorno una folla sgomenta, che assiste in un silenzio irreale. Non è certo insolito che l'emiro faccia pubblico sfoggio di crudeltà, ma è la prima volta che il suo talento sanguinario si esercita su due bianchi, e per di più servitori di Sua Maestà britannica. La scena non è stata scritta da Kipling, ma è accaduta una mattina di giugno del 1842, dando inizio a una vicenda che in questo libro Hopkirk ricostruisce nella sua fase più avventurosa, allorché gli ufficiali dei servizi segreti zarista e vittoriano valicavano passi fino allora inaccessibili per stringere alleanze con i khan della regione.
Che una donna come Louise Filon sia stata uccisa, una donna "di quel genere", pare non sorprendere nessuno; piuttosto quello che a qualcuno sembrava strano è che quella ex prostituta potesse vivere da due anni in un lussuoso stabile altoborghese dell'Étoile. Maigret non ci metterà molto a scoprire che Louise era incinta e che a mantenerla era il professor Gouin, l'eminente chirurgo che occupa con la famiglia un appartamento nello stesso stabile. Pur sospettando di lui, il commissario esita ad interrogare il dottore, come se il confronto con quel "grand'uomo" gli facesse paura. Ma giunto il momento della verità, questa smentirà ogni previsione di Maigret.
Ulisse,"l'uomo dalla mente dai mille colori", l'eroe più conosciuto dell'epica occidentale, diventa in questo testo di Pietro Citati un universo da scoprire. Come nell'Odissea non traspare mai una struttura lineare e i motivi appaiono, scompaiono per riapparire di nuovo, sostituendosi agli altri e obbedendo a un sottile principio sinfonico, così il saggio di Citati attraversa temi, luoghi, personaggi omerici, in una serie di echi e rimandi, svelando le selve di enigmi dietro ogni immagine e parola: dalla venerabile Calipso, dea antichissima, ai "doppi" Feaci, abitanti di un mondo intermedio tra l'età dell'oro e quella moderna; da Polifemo, esponente di una civiltà bestiale-umana, alle Sirene, dalle seduzioni irresistibili.
In una terra immensa e misteriosa come nessuna, madre e figlia si scoprono guida una all'altra in un viaggio che mescola i grandi cicli della natura e della vita. Trascorrono dodici giorni navigando lungo lo Enisej, da Krasnojarsk a Dudinka, passando per molte città. Un viaggio dentro e fuori la storia, quella immensa della Russia e quella personale, unite dalla corrente di un fiume che più di altri ha raccolto i protagonisti, le speranze, i drammi del popolo russo. Sullo Enisej nel XVII secolo i cosacchi costruirono le prime città della conquista siberiana. E ancora sullo Enisej nel 1897 fu esiliato Lenin, nel 1904 Stalin e in era sovietica, migliaia di prigionieri. Ma a fine viaggio, è bello sentire che in Siberia si nasce e si torna a vivere in due.
Un romanzo che esplora il delicato momento di passaggio della vita di ogni donna, quello che l'autrice definisce "il crocevia della mezza età". Trasformatasi da sconosciuta giornalista irlandese dal passato travagliato in acclamata scrittrice dal futuro luminoso, l'autrice si ritrova a dover fare i conti con quel passato, a indagare le ragioni del cuore, a comprendere gli amori finiti, gli amici perduti, la solitudine affettiva.
Un monastero infestato, una suora troppo curiosa... La nuova avventura di Pelagija promette di essere più nera della sua tonaca, e altrettanto irrequieta, perché stavolta la religiosa dovrà fare i conti con uno spettro assassino. Nella Russia dei Romanov c'è un arcipelago che accolse prima un eremita, poi i suoi seguaci e infine un'imponente macchina di turismo religioso per ricchi fedeli. Così, mentre i monaci spasimano per raggiungere l'isola, dove si consumano e muoiono nel giro di un anno, tra un fioretto e l'altro gli allegri profani mangiano al Vitello grasso, fanno acquisti ai Doni dei Magi e indulgono in altri biblici piaceri. Ma da un giorno all'altro appare un fantasma nero che getta nello scompiglio il redditizio Eden.
II secolo d.C. La grandezza di Roma è all'apice e l'astro del momento è Settimio Severo, «divino Imperatore». Nessuno lo conosce meglio di Claudio Galeno: è il suo medico personale, colui che con la salute del Sovrano può «determinare» la salute stessa di Roma. Ma il Potere, si sa, suscita invidie e il protagonista si trova invischiato in un gioco spietato di intrighi di Palazzo e di repentini colpi di scena, che si scioglieranno solo nelle ultime pagine. Un magma dove Bene e Male comunque si distinguono e si affrontano dando corpo a indimenticabili personificazioni. Come quella del «detective» Epafrodito, capo dei vigili di Ostia, che oppone al genio sinistro e perverso del principe Caracalla, delfino dell'Imperatore, l'intelligenza paziente e razionale di chi sa stare al proprio posto, a remare per la causa ritenuta giusta (pp. 240).
1918. La Stella di Odessa, una vecchia carretta galleggiante, sfida le acque del mar Nero, diretta a Costantinopoli. Porta un carico prezioso: le persone della famiglia reale russa scampate al massacro bolscevico e una parte del favoloso tesoro dei Romanov. Un manipolo di cosacchi veglia sulla loro sicurezza ma, durante il viaggio, la nave è oggetto di un agguato. Equipaggio e passeggeri vengono trucidati e la Stella di Odessa cola a picco. Ma una ragazza, disperatamente aggrappata a una zattera di fortuna, si salva. Oggi. Kurt Austin e Joe Zavala sono di nuovo in azione. Questa volta il mistero ha fattezze inconsuete, ma non per questo meno insidiose. Chi sono i cosacchi che cercano di eliminare una troupe televisiva sulle coste del mar Nero?

