
In un tempo in cui il "per sempre" sembra fuori moda e le relazioni appaiono fragili, questo libro o re uno sguardo nuovo e coraggioso sullamore che dura. Con chiarezza e profondità, lautrice guida il lettore in un percorso di consapevolezza, aiutandolo a ritrovare equilibrio tra autonomia e intimità, libertà e presenza. Come scrive Derio Olivero nella prefazione: «Oggi il "per sempre" fa paura. Un tempo la durata era un valore; oggi sembra quasi un disvalore. Viviamo in una società che esalta l individuo e toglie respiro alle relazioni». Accanto alla ri essione teorica, il libro propone attività di confronto, esercizi di dialogo e percorsi pratici per recuperare e ra orzare la vita di coppia, rendendo il cambiamento possibile e concreto. La forza di questo libro? Ci restituisce il coraggio di credere che amare "per sempre" non solo è possibile, ma è ancora necessario.
"Questo testo non ha la presunzione di annunciare verità sbalorditive, né cerca di dire o presentare insoliti registri di interpretazione sponsale. Tanto meno si atteggia a guida sicura e carismatica per risolvere ogni problema familiare. Lo scopo di questi 'scampoli di pensieri' è di accendere qualche luce per far sorridere, ancora di più, quegli sposi che sono già felici del loro amore e per far squillare qualche nota di ottimismo e di fiducia, al fine di ricomporre in una perfetta sinfonia quei matrimoni che fossero posti in un piano inclinato e che incominciassero a emettere suoni meno limpidi e non del tutto soavi. Il volume si inserisce in un tempo di grande fermento. Siamo, come Chiesa, impegnati in una riflessione ampia, a volte scarnificante, che sola porterà la famiglia a ripensarsi nella prospettiva di Cristo. Nella prospettiva dell'amore unico e vero. Un compito immenso, irrinunciabile se si vuol far vivere questo 'mistero grande dell'amore' che si manifesta e vive nella famiglia. Di esso tutta la società umana è debitrice e da esso attende nuovi slanci di speranza e di futuro per essere pienamente se stessa." (dalla Prefazione di Marino Gobbin)
Ogni donna ha il proprio modo di vivere la vedovanza, ma tutte hanno bisogno di parlarne. In punta di piedi, in queste pagine, l'autrice entra in contatto con loro attraverso una serie di domande a risposta libera, in una sorta di storytelling terapeutico. È consapevole che, come per tutti gli interrogativi che riguardano la vita, non ci sono risposte giuste o sbagliate: semplicemente ci sono questioni cui ognuna risponde con la propria storia, le proprie capacità e le abilità acquisite col tempo. Quanto è emerso dai loro racconti viene dunque messo a disposizione di quelle donne che, ogni giorno, combattono per far fronte alle difficoltà, nel ricordo di quello che è stato e non è più, che non hanno un ambiente affettivo che le sostiene e che, per pudore o mancanza di mezzi, non chiedono aiuto a un terapeuta.

