
Il Lettore noterà che nel primo capitolo si sviluppa il tema dell’esichía come «incontro» con Dio e come «scontro con i demoni» (philauthìa). Tale scontro è descritto nel secondo capitolo, dove l’Autore si sofferma sulla gastrimargia, nella duplice modalità della voracità e della golosità. Il terzo capitolo tratta della preghiera: l’esichía non è fine a se stessa, ma mezzo indispensabile per la preghiera, definita da san Nilo come infinita sapienza. La preghiera è richiesta dalla Sacra Scrittura: per questo il quarto capitolo è dedicato ad essa, nelle sue diverse forme. Per Nilo la Scrittura è la norma normans in quanto comanda pure di amare i nemici: proprio a questo amore è dedicato il quinto capitolo. La Scrittura, però, sottolinea anche l’importanza del lavoro, e questo fa sì che ad esso sia dedicato il sesto capitolo: un lavoro che per Nilo significa soprattutto «lavoro di calligrafia». Il settimo capitolo è dedicato all’ascesi, mentre l’ottavo agli ultimi istanti di vita di san Nilo e ai diversi Canoni Innografici a lui dedicati. L’intero percorso offerto al Lettore è illuminato e illustrato con testi di vari Padri, soprattutto di Marco il Monaco, Diadoco di Foticea e Doroteo di Gaza: opere e parole che san Nilo ha meditato e fatto proprie, dal momento che sono l’oggetto degli unici suoi tre Codici manoscritti autografi.
Rinaldo Iacopino, religioso della Compagnia di Maria (Marianisti), è sacerdote di rito bizantino-greco (2003) e archimandrita (2017). Ha conseguito il dottorato in Scienze Ecclesiastiche Orientali. Già Consultore del Dicastero per le Chiese Orientali, dal 2022 è stato nominato padre spirituale del Pontificio Collegio Pio Romeno – Sant’Efrem. Docente di Teologia e Liturgia Orientale presso la Pontificia Università Urbaniana e il Pontificio Istituto Orientale. Membro del Comitato Scientifico del «Bollettino della Badia Greca di Grottaferrata», dei «Monumenta Studia Instrumenta Liturgica» della Libreria Editrice Vaticana, della Collana «Sapientia ineffabilis» della IF Press, e della «Rivista Theotokos». È socio ordinario della Pontificia Academia Mariana Internationalis.
Fra le varie pubblicazioni ricordiamo: Il Typikón della Cattedrale di Bova. Codex Barberinianus gr. 359. A.D. 1552. Presentazione di SB. Gregorio III Patriarca di Antiochia dei Melchiti, IF Press, Roma 2014; Il Menológio Italo-Bizantino di Bova. Codex Barberinianus gr. 371. Presentazione di SS. Bartolomeo I Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, IF Press, Roma 2015; La Vergine Maria “alfa e omega” della celebrazione liturgica bizantina. Presentazione di S. Cecchin, Presidente della Pontificia Academia Mariana Internationalis, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2018; Presvìa. Celebrazione liturgica alla Madre di Dio. Rito italo-bizantino della Chiesa di Bova. Codex Barberinianus gr. 307. Prefazione di S. Ecc. Manuel Nin, Esarca Apostolico in Grecia, IF Press, Roma 2024.
Il lavoro offre un testo particolarmente ricco. Si tratta di tre capitoli che introducono e preparano la conoscenza dell'Ufficio della Paraclisis della Madre di Dio, dove prende rilievo il continuo intercalarsi di tropari indirizzati, a ritmo alterno, ora al Cristo ora alla Vergine. Cristologia, mariologia ed ecclesiologia sono i fili conduttori di tutto il testo che l'autore trascrive e traduce. Importante è la lunga analisi circa la Sacra Scrittura come fonte e fondamento della riflessione teologica e del cammino di preghiera. I tropari non sono altro che una lectio divina dei testi scritturistici sia dell'Antico che del Nuovo Testamento. Viene inoltre sottolineato il ruolo svolto dalla letteratura apocrifa nello sviluppo della riflessione teologica. Il manoscritto contenente la Presvìa o Paraclisis, è un Hôrològhion proveniente dallo scriptorium della Cattedrale di Bova. L'Autore descrive ed analizza le vicende storiche di questa eparchia importante per la sua tradizione ecclesiale e liturgica fino al momento della sua soppressione.
La Madre di Dio è colei che contiene tutto il ministero di Cristo così da essere considerata il principio e la fine, “l’alfa e l’omega”, della stessa celebrazione liturgica. Questo riconduce al ruolo fondamentale che Maria occupa nella storia della salvezza e che continua a protrarsi nella liturgia della Chiesa, come vuole il tradizionale “Lex orandi, lex credendi”.
Questo volume può essere annoverato tra gli studi moderni finalizzati al progresso del dialogo ecumenico. Essa, infatti ci permette di conoscere maggiormente quel culto della Chiesa d’Oriente che si trova alle origini della nostra stessa liturgia occidentale. L’amore e la celebrazione della Madre di Dio permane come parte imperitura del patrimonio comune che unisce la Chiesa d’Oriente e Occidente.
Un altro motivo che caratterizza l’importanza di quest’opera è l’autorevolezza dell’autore in quanto voce viva della Chiesa cattolica di rito bizantino in Italia. Si tratta di una presenza millenaria qualche volta dimenticata dai più. Le preghiere che qui si potranno leggere e pregare sono quelle che vengono cantate nelle chiese bizantine italiane, patrimonio nazionale che dovrebbe essere riscoperto e rivalutato.
Rinaldo Iacopino, sacerdote marianista di rito greco-bizantino. Ha compiuto gli studi al Pontificio Istituto Orientale conseguendo il dottorato in Scienze Ecclesiastiche Orientali con specializzazione in Liturgia. Attualmente è docente presso lo stesso Istituto e le Pontificie Università Urbaniana e Marianum. Dal 2015 è Consultore della Congregazione per le Chiese Orientali e nel 2017 è stato nominato Archimandrita.
L'edizione di questo testo liturgico, proveniente da Bova, non solo arricchirà il mondo scientifico, ma saprà certamente essere un nuovo ponte di incontro tra la terra di Calabria e il Patriarcato Ecumenico. Inoltre, la commemorazione di santi italo-greci presenti nell'opera, offrirà nuovi spunti per collegare la preghiera incessante che questi santi presentano davanti all'Altare di Dio, affinché si compia la Sua volontà, che "tutti siano uno", con la preghiera dei santi nell'Oriente cristiano e ovunque nel mondo, nel glorificare Dio, "con una sola bocca e un sol cuore".
Il presente lavoro riguarda il Codex Barberinianus gr. 359, contenente il Typikón liturgico di quella che fu l'ultima diocesi greca d'Italia. Il libro affronta il problema-dramma dell'Italia meridionale tra il 1059 e il 1572, in cui avvenne la separazione, la perdita dei contatti con la sorgente spirituale e liturgica, quale era Costantinopoli. L'autore offre un contributo alla ricerca scientifica utile ad arricchire il deposito liturgico-spirituale della tradizione bizantina in generale e italo-greca in particolare.

