
Sempre più spesso, nelle comunità parrocchiali, capita di avvertire un senso di angoscia e delusione, tanto fra i sacerdoti quanto fra i fedeli. Tali sentimenti sembrano derivare da un più generale pessimismo che impera nel mondo, una logica di sfiducia che appartiene a chi non vive della luce del Vangelo ma anche, ormai, a chi crede nella Buona Notizia. Prendere atto delle difficoltà che la Chiesa sta attraversando è giusto e proficuo: ma ciò non deve tradursi in una resa debole e definitiva allo stato attuale delle cose. In questo libro don Marco D'Agostino parte da una presa di coscienza dei problemi presenti nelle comunità cattoliche e della necessità di non cedervi, invitando a «mettere mano a certi meccanismi, invertire la rotta, indossare altre lenti che non siano solo quelle scure, facendo qualche passo in più verso una riconciliazione con Dio, con noi stessi, coi fratelli e col mondo, tale da intravedere un po' di sereno». Stare nella speranza, che viene dal Vangelo ed è una speranza gioiosa. Ciò vale, innanzitutto, per i sacerdoti, ma anche per chiunque viva nella Chiesa: diaconi, sposi, consacrati, laici… tutti, insieme, sullo stesso cammino verso Dio che è amore, carità, serenità.
A volte la fede, che dovrebbe giungere quale "buona notizia" leggera come il vento, finisce per appesantirsi sotto un carico di doveri, maschere e aspettative. Ci ritroviamo a recitare il copione della "brava persona", dicendo sempre di sì, soffocando dubbi e fragilità per timore di non essere abbastanza agli occhi degli altri o addirittura di Dio. Don Moreno Migliorati ci invita a un necessario processo di decluttering spirituale: un'opera di pulizia per eliminare le sovrastrutture e le "ombre" che offuscano la vita di fede. Tramite un dialogo costante tra le scene del Vangelo, l'esperienza pastorale e i segni della cultura contemporanea, l'autore accompagna chi legge in un percorso gentile, per smascherare le dinamiche tossiche che possono travestirsi da virtù: il bisogno di piacere, la confusione tra amore e sacrificio, la colpa come linguaggio dominante, la fatica di dire no. Pagina dopo pagina, prende forma una spiritualità più vivibile, meno performativa: un libro per chi è stanco di recitare, per chi abita le parrocchie con inquietudine e per chiunque sospetti che la fede abbia a che fare proprio con l'imperfezione e la fragilità. Perché forse Dio non ci attende in cima a una scala di meriti, ma proprio lì dove siamo: graffiati, stanchi e finalmente veri. Prefazione di Mariapia Veladiano.
Come si sopravvive al dolore di chi abbiamo di fronte? Come non farsi travolgere, quando sembra occupare tutto lo spazio disponibile? Esiste un confine sottile in cui la professione diventa missione e i progetti personali di vita cedono spazio alla compassione; è in questo territorio che si muovono i testimoni intervistati da Marina Piccone: medici, missionari, psicoterapeuti, caregiver e volontari che hanno scelto di non distogliere lo sguardo, ma di restare. Con un mosaico di esperienze di dedizione e prossimità, il testo esplora il lavoro invisibile della cura e il suo costo emotivo e fisico, dando voce a chi tocca con mano le ferite del mondo sino, a volte, a farsi spezzare il cuore… ma senza mai soccombere! Le testimonianze raccolte mostrano quanto il confine tra chi cura e chi è curato sia fragile, e come l’esposizione continua al dolore dell’altro possa lasciare tracce profonde, spesso ignorate dal discorso pubblico e dalle istituzioni. E se la geografia del dolore che si traccia in queste pagine interroga il nostro modo di intendere il gesto di responsabilità e di cura, restituisce al contempo dignità a un’esperienza fondamentale eppure marginalizzata, nella sua capacità umana di generare speranza tramite la forza rivoluzionaria della tenerezza.
Il cristiano è un lavoro duro ma qualcuno lo deve pur fare. Già, ma come? Basta attenersi alla lettera ai dieci comandamenti? Tutto qui? Naturalmente no. Non esiste un elenco di indicazioni puntuali da seguire in qualunque situazione, per assicurarsi la salvezza. In compenso, la Bibbia offre un ricchissimo catalogo di storie nelle quali Dio si è messo in dialogo con uomini e donne, nella quotidianità delle loro vite, talvolta in modo un po’ misterioso, ma sempre operando per il loro bene. Leggere quelle storie può ispirarci anche oggi nelle piccole e grandi cose di ogni giorno. Anna Porchetti, con uno stile ironico e, insieme, con grande rispetto, ripercorre alcuni passi dell’Antico e del Nuovo Testamento, portandoci a scoprire punti di contatto tra le vite dei loro protagonisti e le nostre: Eva e il complottismo, Geremia e il tupperware, Giuseppe e la lavastoviglie sono solo alcuni esempi di originali connessioni tra gli episodi biblici e la vita di uomini e donne del nostro secolo. Leggere questo libro diviene così un modo per meditare la Parola, interrogandoci e trovando risposte sulla nostra relazione con Dio e sul Suo infinito amore per noi.
Dalla pellicola muta del 1911 alle produzioni contemporanee, la figura di Francesco d’Assisi ha accompagnato l’evoluzione del linguaggio cinematografico, diventando uno dei soggetti più frequentati e reinterpretati dalla settima arte. Il presente volume, arricchito dalla prefazione di Liliana Cavani, ricostruisce in modo sistematico ed esaustivo la cronologia dei film dedicati al Santo: dalle opere più celebri agli adattamenti poco noti, dai progetti mai realizzati ai capolavori d’autore, Casali mette in luce come ogni stagione culturale abbia proiettato sul Poverello domande diverse — estetiche, spirituali, politiche —, trasformandolo di volta in volta in icona, modello, figura narrativa o strumento di lettura del presente. Dalle fonti d’epoca, le testimonianze dirette, le interviste e i materiali inediti qui proposti, emerge una mappa rigorosa e aggiornata della filmografia francescana, che mostra come il cinema non abbia mai smesso di interrogare Francesco. E come, ogni volta, Francesco abbia risposto in maniera diversa, continuando a sfuggire a ogni definizione e riapparendo sempre nuovo, inatteso, necessario.
La mistica beghina Matilde di Magdeburgo ha avuto una grande influenza sul panorama religioso e culturale medievale, ed è stata riscoperta nel XX secolo. Nel suo tempo, Dio era considerato un’entità trascendente, autoritaria e lontana dalla vita del credente, che obbediva alla sua legge con riverenza e timore. Lei scardinò questa idea, dipingendo il Signore che si manifesta intimamente all’amata anima e che si trova in ogni cosa. Senza mai fondere sacro e profano, fece ampio uso di immagini erotiche per descrivere il suo rapporto col Signore, così profondo da rivelarsi come unione d’amore. Quel linguaggio, e il suo modo di vivere la spiritualità, scatenarono contro Matilde una parte della gerarchia ecclesiale, che lei coraggiosamente sfidò rivelandone l’immoralità nel suo libro Das Fliessende Licht der Gottheit (La luce fluente della divinità), uno dei capolavori della mistica.
In queste pagine l’autore racconta la propria caduta e la sorprendente rinascita alla luce di un incontro: quello con Cristo, attraverso il mistero della Sindone. La sua è una storia comune e insieme radicale, fatta di crolli improvvisi — lavoro, relazioni, certezze — e di una chiamata silenziosa che nasce nel buio del dolore. Nel dialogo intimo con la Sindone, l’autore scopre che anche il fallimento può essere abitato, che la fragilità può diventare luogo di rivelazione e che la vita, quando sembra perdersi, può invece essere restituita. Le pagine sono quelle di un diario sincero (rimandano a più riprese a quelle appassionate di sant’Agostino nelle Confessioni), di un cammino lento e ostinato, dove tra lacrime, preghiere e domande senza risposta affiora la possibilità più inattesa: essere amati proprio lì dove tutto sembra finito. Paolo Pomata offre una testimonianza luminosa per chi cerca un senso nelle proprie ferite e desidera riconoscere la presenza di Dio nella trama misteriosa della realtà, con un libro che si fa preghiera.
Nel 1219, mentre era in atto la quinta Crociata, san Francesco d’Assisi intraprendeva un viaggio rivoluzionario quanto pericoloso e dall’esito incerto, alla volta dell’Egitto per incontrare il sultano al-Kamil. Fu la preghiera a sostenerlo e l’autentica volontà di pace. Un evento ancora oggi carico di significato e portatore di un messaggio sempre attuale e pregnante. L’incontro effettivamente avvenne, il contenuto del dialogo non ci è noto, ma ciò che ci basta sapere è che quel confronto ci fu e fu proficuo, a dimostrazione della ricchezza che può nascere dall’incontro di culture diverse quando vi sia la volontà di aprirsi e di comprendersi. Qui, Enzo Fortunato ripercorre le tappe del cammino di Francesco e dei Francescani, a partire da quel fatidico viaggio quando il Vangelo incontrò il Corano. Piero Damosso ci rappresenta — attraverso le tappe del dialogo cristiano sostenute da papa Francesco, Benedetto XVI e san Giovanni Paolo II — la necessità di recuperare, anche proprio dall’esempio francescano, l’amore verso i fratelli, il rispetto per le altre culture nel riconoscimento dell’altrui libertà e dell’uguale diritto alla vita, voluti proprio da Dio stesso.
Perdonare non significa assolvere chi ci ha ferito, ma riaffermare la nostra dignità: è un atto di coraggio che sottrae alla vendetta il suo nutrimento. Con il dono del perdono il passato non viene cancellato, ma si rimodella il suo potere su di noi, restituendo al futuro la possibilità di dispiegarsi senza l’ingombro del rancore. In un percorso teologico, psicologico e pastorale limpido e accessibile, l’autore mostra come il perdono non sia un gesto facile né superficiale, ma può diventare un dono che libera, un atto di coraggio che riconcilia l’anima con Dio e con gli altri. Servendosi di preziosi strumenti quali le parabole evangeliche e la pratica della preghiera e fornendo strategie concrete per perdonare — e per chiedere scusa —, questo volume accompagna, anche con preziosi "esercizi-, il lettore passo dopo passo verso la guarigione interiore. A chi porta una ferita antica e a chi vuole imparare a far rifiorire relazioni spezzate, l’autore offre risorse ed esempi pratici, alla luce di una speranza radicata nella misericordia cristiana. Un testo pensato per terapeuti, educatori, gruppi di preghiera e di accompagnamento; ma anche per chiunque, a casa o in comunità, desideri abbracciare la misericordia come stile di vita e trasformare il risentimento in libertà.
Cos'è la vita che Dio ci dona e come possiamo viverla in pienezza? Con un linguaggio accessibile, Semeraro offre una risposta a questa domanda interrogando il libro della Genesi in cui si racconta la creazione dell'uomo e la scoperta del "fuoco- necessario alla trasformazione della creazione in autentica relazione. Questo fuoco è, indubbiamente, la scoperta della libertà. Il dono della vita e quello della libertà sono il grande giogo che ci è imposto per camminare dignitosamente verso la felicità come superamento di ogni disarmonia e ristabilimento della vera pace. Un libro che aiuterà i lettori ad assumere la vita in tutti i suoi risvolti, senza timore ma anzi con il coraggio e la gioia di lasciarla trasformare dalla Parola.
Un padre e il suo giovane figlio in cammino, una giornata di montagna che sembra la più bella, e poi — in un attimo — tutto cambia. Francesc Torralba racconta l’ultimo giorno di vita di Oriol con sobrietà e onestà: descrive i passi sull’irto sentiero, lo sgomento e il silenzio che cala quando la tragedia sopraggiunge. Senza enfasi né retorica, la narrazione si snoda tra il resoconto intimo di quel giorno e i pensieri raccolti, in seguito, nel silenzio, lasciando emergere il senso di un vuoto profondo e privo di parole. È l’esperienza di chi ha dovuto affrontare un dolore incommensurabile, ma sceglie di parlarne con uno sguardo calmo e amorevole. Questo libro non è solo il racconto di un lutto, ma anche un’esplorazione filosofica che, attingendo alla profondità del pensiero di Søren Kierkegaard, cerca di dare un senso a ciò che sembra assurdo. L’autore condivide le lezioni apprese, dalla necessità di "ammettere" il dolore senza la presunzione di "superarlo", alla consapevolezza che, nonostante la perdita, è possibile ritrovare una nuova, imperfetta felicità. Ne risulta il racconto di un cammino di guarigione che non nega il male ricevuto, ma lo trasforma in testimonianza d’amore. Tramite l’esperienza personale si rompe il tabù della morte: chi si trova nella tempesta del lutto incontrerà in queste pagine un’umanità sincera e parole autentiche, in cui riconoscersi e sperare.
In questo libro padre Stefano Nava, Frate Minore con vasta esperienza nel campo dell’evangelizzazione, esplora in profondità le sfide e le crisi della Chiesa contemporanea, nella dimensione pastorale e spirituale. Attraverso un linguaggio diretto e appassionato padre Nava offre una riflessione dirompente e profetica sullo stato attuale della pastorale e punta a un rilancio dell’azione evangelizzatrice proponendo delle vie concrete. Nato dall’esperienza vissuta dall’autore nelle Missioni al popolo e in altre forme di annuncio, il libro è un vero e proprio "manifesto missionario" per i tempi attuali. Con stile diretto, colloquiale, accessibile ma profondo, l’autore alterna testimonianze personali a citazioni evangeliche e magisteriali (con ampio riferimento a papa Francesco). Contiene strumenti concreti per la formazione e la verifica dell’azione pastorale.
Il cuore umano è un mistero profondo, capace di slanci d’amore sublimi e, al contempo, incline all’esitazione del dubbio. Tale dualità è il fulcro dell’esplorazione condotta in queste pagine: in una narrazione di profonda risonanza spirituale, Massimo Tellan trascende la mera rievocazione storica dell’evento pasquale per off rire una riflessione sulla libertà, essenziale per l’amore stesso, e sulla natura della scelta cristiana dinanzi al dilemma della Croce. Con i loro drammi che li pongono in bilico fra accettazione, tradimento, indifferenza e compassione, i personaggi che si affacciano sulla Via Crucis diventano specchi delle risposte umane di fronte al divino: interpellando direttamente il lettore, annullano la distanza temporale e lo rendono partecipante attivo al dramma della Passione. Il potere trasformativo della compassione e la costante, seppur discreta, azione dello Spirito Santo emergono come pilastri di un messaggio di speranza in grado di trascendere la disperazione e la morte. La ricchezza delle prospettive e la profondità delle riflessioni rendono questo volume uno strumento prezioso per chiunque desideri esplorare nella contemporaneità il significato della fede e il potere trasformativo delle proprie decisioni quotidiane, riconoscendo la propria posizione nel dilemma davanti alla Croce, non come spettatore di un evento passato, ma come protagonista di una scelta continua che definisce la propria esistenza.
Uno sguardo lucido, disincantato e, però, partecipe della vita del prete oggi. In queste pagine, don Manuel Belli raccoglie riflessioni nate dall’esperienza quotidiana di un prete immerso nella complessità e nella bellezza della vita ecclesiale. Tra momenti di stanchezza e slanci di speranza, "Le confessioni del parroco imbruttito" restituiscono, con linguaggio diretto e coinvolgente, il volto umano del ministero pastorale, oltre a proporre cammini, percorsi nuovi e inquietudini che non possono essere dimenticate. L’autore, con equilibrio tra ironia e profondità, attraversa le dinamiche della parrocchia contemporanea, interrogandosi sulle sue luci e ombre, senza rinunciare a uno sguardo evangelico. Ne emerge un racconto sincero, capace di far riflettere, sorridere e talvolta commuovere, rivolto non solo a chi vive da vicino la realtà ecclesiale, ma anche a chi desidera comprenderla meglio. Un libro autentico, pensato per sacerdoti, operatori pastorali, educatori e lettori in ricerca, che trovano nella Chiesa un luogo da abitare con verità e passione.
Mentre circa il 65% della popolazione mondiale è connesso ed è presente sui social, oltre tremila missionari digitali hanno raccolto una sfida inedita: abitare gli spazi virtuali per annunciare il Vangelo e mettersi in ascolto, là dove la vita oggi si racconta. Questo volume dà voce ad alcuni di loro — laici, religiosi e sacerdoti —, protagonisti di una nuova forma di evangelizzazione che nasce dal basso, si nutre di autenticità e si intreccia con le traiettorie sinodali della Chiesa. Chi sono queste donne e questi uomini che parlano di Dio su Instagram, TikTok o YouTube? Che lingua usano? Quali ferite raccolgono? Quali sogni coltivano per la Chiesa? Animati dall’esortazione di papa Francesco a portare il Vangelo a «todos, todos, todos», i missionari digitali non rincorrono follower, ma cercano volti. A partire dall’esperienza de "La Chiesa ti ascolta", nata in occasione del Sinodo, queste pagine raccolgono testimonianze che mostrano come il digitale non sia solo un mezzo, ma un luogo reale da abitare oggi con prossimità e fede. Perché anche nel tempo degli algoritmi, la missione resta la stessa: camminare insieme, ascoltare tutti, annunciare Dio con parole comprensibili e gesti d’amore. E testimoniare come anche nei feed e nelle chat possa sbocciare una Chiesa viva, accogliente, umana.
Oggi, alla luce del cambiamento di molti criteri della morale affettiva, sessuale, relazionale, anche la riflessione cristiana è continuamente interrogata. Qual è il senso della famiglia? Che cosa è una relazione familiare sana? Che cosa permette di costruire una sessualità adulta? Queste domande rimandano alle questioni di genere, di identità personale: il mondo delle relazioni si è fatto particolarmente fluido, e l’etica tradizionale non sa più dare risposte. Nell’esortazione apostolica C’est la confiance (2023), papa Francesco ha fornito un criterio preciso per un riorientamento della dottrina morale cristiana: «Il centro della morale cristiana è l’amore [...]. Alla fine, conta solo l’amore». Martin M. Lintner evidenzia in queste pagine tre aspetti sui quali è necessario riflettere: la questione dell’identità e del "genere-, il dramma delle violenze interne alle relazioni e degli abusi, la possibilità di declinare nel concreto il primato dell’amore. Quello che viene offerto è un percorso, a partire dal quale la Chiesa può ricominciare a dialogare con le persone, le coppie e le famiglie del nostro tempo.
Non basta cercare risposte: serve ascoltare le domande. Quelle vere, che ci abitano nella fatica, nei legami, nei silenzi. In queste pagine di padre Gaetano Piccolo emerge una spiritualità che prende sul serio la vita, con le sue ferite e le sue attese. L’autore, ispirandosi alle chiacchiere degli anziani, udite da ragazzo nei crocicchi del suo paese, ci invita a un dialogo sulle questioni più pressanti della vita, che apra a un cammino senza scorciatoie, dove la fede non sia rifugio, ma spazio di verità. Le domande, così, diventano luogo di incontro con Dio, con sé stessi, con l’altro. Un testo essenziale e profondo, pensato per chi accompagna, per chi è in ricerca, per chi desidera abitare con autenticità le domande che ci fanno umani. Perché solo non sfuggendo alle domande, si può imparare a credere davvero.
Questo libro vuole essere innanzi tutto un invito ad avere il coraggio di interrogare la fede e di interrogarsi sulla fede. Partendo dal famoso racconto di Nietzsche nella Gaia scienza dell’uomo folle che va in cerca di Dio, l’autore pone la questione di Dio con «la forza del forse», come una sfida sia per chi crede di non credere sia per chi crede di credere. Queste pagine però non vogliono dare risposte preconcette. Vogliono essere un cammino di iniziazione al duplice mistero dell’uomo e di Dio, a partire dal «forse». Come guida per questo cammino ci viene presentata la figura di Mosè, particolarmente attuale, perché rappresenta l’uomo che discute con Dio, che dubita, che rifiuta, ma che poi scopre che il suo bene è presso Dio. Come Mosè, ognuno di noi è chiamato a trovare Dio a partire da alcune esperienze fondamentali: quella del desiderio, del pensiero e soprattutto dell’amore. Non c’è comandamento più grande di questo: amare Dio con tutto il cuore (desiderio), tutta la mente (pensiero) e tutte le forze (amore concreto). Solo così è possibile andare «oltre la morte di Dio» e dell’uomo.
«Quanto guadagna davvero un cappellano?», chiede il piccolo Willi Grün. «Cento marchi», risponde il padre. «Non mi basta!». Ciò che nessuno avrebbe potuto immaginare a quel tempo è che il ragazzo ambizioso che nel monastero di Münsterschwarzach aveva preso il nome di Anselm sarebbe diventato un giorno il benedettino più famoso, l’autore di libri religiosi di maggior successo e una vera star dei media. Con best-seller, corsi, conferenze e podcast raggiunge milioni di persone che apparentemente non hanno più nulla a che fare con Dio e la Chiesa. Da dove viene? Che cosa lo ha plasmato e ispirato? Che cosa è importante per lui? La straordinaria biografia di un semplice monaco, e le risposte che padre Anselm dà quando gli viene chiesto del senso della vita.
In questo secondo volume del dittico dedicato ai fenomeni straordinari che possono interessare la vita del credente, Raffaele Talmelli indaga con scrupoloso rigore le manifestazioni diaboliche, nelle loro molteplici e subdole espressioni, e in special modo nelle dinamiche intrinsecamente divisive che investono l’integrità dell’individuo e delle comunità cristiane. Presentando un ampio excursus storico — dalle antiche superstizioni alle aberrazioni dei regimi totalitari, fino alle sfide etiche del nostro tempo — e coniugando riflessione teologica e casistica clinica, lo studio offre una guida per mettere in pratica un corretto discernimento così da «rettamente distinguere» ciò che è autentico da ciò che rischia di rivelarsi ingannevole. Sintesi di un’esperienza accademica e pastorale pluridecennale, l’opera conferma come la Chiesa nella sua unità sia bussola imprescindibile per orientarsi verso la giusta interpretazione degli eventi straordinari e delle esperienze spirituali, superando ogni superstizione nel cammino verso «la patria eterna».

