
Pochi filosofi o storici della cultura novecenteschi hanno saputo restituire la quintessenza del Romanticismo come Isaiah Berlin; e nessuno scritto più di queste memorabili Mellon Lectures può rappresentare, di quell’accurato lavoro di filologia dello spirito, la sintesi definitiva. In sei sequenze di luminosità tagliente, Berlin spazza via con gesto deciso e perentorio i luoghi comuni che ancora gravavano su quella che egli considera la più grande rivoluzione cognitiva dell’Occidente moderno. Berlin ci rivela ad esempio che l’attacco ai Lumi è già implicito negli stessi Lumi, grazie a figure come Vauvenargues (col suo pessimismo nichilista), Montesquieu (col suo esasperato relativismo antropologico) o Hume (col tarlo scettico che rode dall’interno il grande edificio empirista). Non solo: oltre a gettar luce su figure misconosciute eppure decisive come Hamann - il cui vitalismo mistico sfocia nell’idea che Dio non sia né un geometra né un matematico ma un poeta -, Berlin delinea il Romanticismo «moderato» di Kant, Schiller e Fichte, contrapponendolo a quello «senza freni» di Schelling, della Lucinde di Schlegel, delle poesie di Tieck e dei racconti di Hoffmann. E, per finire, addita le ramificazioni «politiche» del Romanticismo nel nostro secolo, da quelle aberranti (sfociate nel fascismo) a quelle più autentiche (prodromi di un compiuto liberalismo).
"Libertà" è l'edizione critica ampliata di uno dei classici del liberalismo moderno, "Quattro saggi sulla libertà", che Isaiah Berlin considerava il suo libro più importante. Henry Hardy, curatore testamentario delle sue opere, ha rivisto il testo, individuato le fonti e inserito un quinto saggio che lo stesso Berlin avrebbe voluto includervi. Questa nuova edizione degli scritti di Isaiah Berlin sulla libertà, completamente rivista e con l'aggiunta di nuovi saggi, mette a disposizione dei lettori italiani una delle più significative testimonianze del liberalismo contemporaneo, una voce unica, che parla con ironia e umanità di cosa voglia dire essere una persona.
Febbraio 1996: l'ottantasettenne Isaiah Berlin riceve una lettera di Ouyang Kang che gli chiede un compendio delle sue idee per un volume collettivo sulla filosofia angloamericana contemporanea. Stimolato dalla rilevanza storica, e anche simbolica, dell'iniziativa, Berlin decide di rompere un silenzio creativo di quasi un decennio e comincia così a dettare, aiutandosi solo con un foglietto di appunti, i suoi pensieri a un registratore. Il risultato sarà "Il mio itinerario intellettuale" ovvero il suo ultimo saggio, apparso postumo nel 1998. Giustamente posto da Henry Hardy come "ouverture" del "Potere delle idee", "Il mio itinerario intellettuale" è molto più di un'introduzione al pensiero di Berlin.
In questo libro Berlin espone la sua teoria riguardo al Romanticismo, che considera la più grande rivoluzione cognitiva all'interno dell'Occidente moderno. Berlin rivela, ad esempio, che l'attacco ai Lumi è già implicito negli stessi Lumi, grazie a figure come Vauvenargues (con il suo pessimismo nichilista), Montesquieu (con il suo esasperato relativismo antropologico) o persino Hume (col tarlo scettico che rode dall'interno il grande edificio empirista). Non solo: oltre a gettar luce su figure misconosciute eppure decisive come Hamann, Berlin delinea un Romanticismo "temperato" di Kant, Schiller e Fichte, contrapponendolo a quello "senza biglie" di Schelling, di Schlegel, delle poesie di Tieck e dei racconti di Hoffmann.

