
Nell'inverno tra il 1945 e il 1946 vennero ritrovati in Egitto, non lontano dall'odierna Nag Hammadi, dodici codici manoscritti - più alcuni fogli di un tredicesimo - in lingua copta. Realizzati tra IV e V secolo d.C. copiando opere anteriori originariamente composte in greco, contenevano circa cinquanta trattati fra antichi vangeli apocrifi, scritti gnostici, testi ermetici e persino un frammento della Repubblica di Platone. Il volume ne offre la prima traduzione italiana integrale. Le traduzioni, realizzate da un gruppo di specialisti, sono accompagnate da aggiornate introduzioni e da un agile apparato di note. Completano il libro un'introduzione generale su alcune questioni di metodo, una presentazione e traduzione completa dei "colofoni" dei codici, e un saggio sulla contestualizzazione dei codici nella letteratura copta e sul relativo dibattito contemporaneo.
Il Vangelo di Filippo, qui edito per la prima volta in Italia con testo copto a fronte, è un breve scritto, redatto in lingua greca ma giunto soltanto nella versione copta, risalente a II-III secolo d.C. Si tratta di un importante tassello per comprendere quel particolare quadrante delle origini cristiane sorto dalla predicazione di Valentino di Roma. Composto quale autentico mosaico letterario, il Vangelo di Filippo raccoglie una collezione di fonti originariamente indipendenti sottoposte a un tentativo di armonizzazione forse a opera di Axionico di Antiochia, a detta di Tertulliano il migliore custode dell'insegnamento di Valentino. Si tratta di un manifersto e insieme di una "regula fidei" che restituisce un ritratto inedito della gnosi, non privo di debiti con le tradizioni giudaiche, nel quale prassi cultuale, indissolubilità del nesso corpo-anima e attesa del Giorno del Signore occupano uno spazio del tutto evidente.

