
Può Dio farsi uomo? E, se sì, che cosa significa questo per Dio stesso e per il pensiero che tenta di comprenderlo? Ecco la domanda radicale che Hans Küng affronta nel suo Hauptwerk filosofico, scritto per il bicentenario della nascita di Hegel (1970) e qui riproposto in una edizione ampliata, con una Introduzione e nuovi testi inediti per il pubblico italiano. Conducendo il lettore in un serrato confronto con l'intero arco del pensiero hegeliano - dai frammenti giovanili sulla religione fino alla Filosofia della religione della maturità -, Küng mostra come l'idea dell'incarnazione di Dio costituisca il nucleo più profondo e più problematico della filosofia Hegel. L'intento non è celebrare né liquidare il sistema hegeliano, ma interrogarlo teologicamente: che cosa resta della fede cristiana con Hegel e dopo Hegel? La cristologia può ancora dire qualcosa di credibile sulla presenza di Dio nella storia? Il volume, oltre che una rigorosa introduzione al pensiero teologico di Hegel, è al contempo un'autobiografia intellettuale: Küng ripercorre la propria formazione dalla neoscolastica tomista all'esistenzialismo di Sartre, fino all'incontro decisivo con l'Idealismo tedesco. Le riflessioni filosofiche tardive - tra cui i discorsi per i dottorati honoris causa di Genova e Madrid - completano il quadro, estendendo il dialogo tra fede e ragione ai temi dell'etica mondiale, del diritto e della nascita dell'intellettuale nel mondo islamico. Un'opera che, a più di cinquant'anni dalla prima edizione, non ha esaurito la propria forza di provocazione.
In questo volume Jean Delumeau, storico tra i più conosciuti e apprezzati, tratta l'idea di paradiso e delle sue rappresentazioni nel cristianesimo occidentale. L'opera è divisa in due parti: la prima ripercorre il tentativo, durato vari secoli, di localizzare il luogo fisico del paradiso terrestre dal quale, secondo il racconto della Genesi, vennero cacciati Adamo ed Eva. La seconda affronta la tematica del punto di vista della trascendenza. L'ampia documentazione presente nel volume è funzionale a una meditazione, su base storica, del tema della speranza. Il cristianesimo ha sempre contrapposto alle incomprensioni e i conflitti del mondo l'anelito a un avvenire d'amore e di comunione. Il paradiso è il luogo del riconoscimento e dell'amore dei nostri cari davanti a Dio. Questa speranza ha saputo resistere al crollo di popoli e di civiltà ed è insita nella fede cristiana nella resurrezione, ma è anche presente nel cuore di ogni uomo.
Per alcuni la parola patriarcato è un reperto archeologico, per altri (soprattutto per altre) è un sistema sociale e culturale pervasivo e pericoloso perché divide le persone e impedisce giustizia e uguaglianza. Questo breve saggio mette in luce in cosa consiste il sistema patriarcale, perché si nasconde al punto da poter essere ignorato mentre è onnipresente e oppressivo, come si insinua nella nostra interiorità al punto da strutturarla. Soprattutto, però, questo saggio vuole suggerire vie d'uscita per donne e uomini coraggiosi, che vogliono rischiare relazioni paritarie e vogliono immaginare un altro mondo. In tutto questo il Vangelo si rivelerà la migliore delle risorse possibili.
In questo dialogo intimo e profondo con Simone Weil, una delle menti filosofiche più brillanti del xx secolo e riferimento elettivo del pensiero dell’autore, Byung-Chul Han intreccia i propri temi chiave attorno ai nodi più sensibili della riflessione weiliana: i concetti di attenzione, decreazione, vuoto, silenzio, bellezza, dolore e inazione vengono delineati in opposizione ai modelli e alle forme neoliberali, per aiutarci a comprendere e superare la crisi della contemporaneità. Weil diventa una guida chiaroveggente e persino terapeutica per indicare un cammino conoscitivo che rovesci l’asfittica mancanza di trascendenza del nostro presente, legata agli imperativi di performance, auto-ottimizzazione, iperproduzione, consumo compulsivo di merci e stimoli, sovraffollamento di desideri e attività cieche di un Io ridotto soltanto a soggetto di prestazione. La spiritualità, l’attenzione silenziosa e contemplativa, la religiosità che eleva dall’immanenza, il dolore "indispensabile per passare dal tempo all’eternità" fanno, al contrario, ritrarre la modalità predatoria dell’Io e mettono in discussione gli attuali rapporti di potere (sociali, politici, psichici, con la Terra e ogni vivente), sovvertendo i loro automatismi. Così il binomio Weil-Han ci conduce, anzi ci seduce, verso un’altra realtà che può affrancare da una vita priva di significato e farci intuire una beata pienezza dell’essere, un’intensità che salva il Bello, crea relazioni "aneconomiche" e ricompone un "ethos puro e semplice". Ci sarebbero più pace e bellezza nel mondo, scrive Han, se vivessimo come ha vissuto e pensato per noi Simone Weil.
Dopo il successo di "Resurrezione. Fisica quantistica, teologia e mistica a confronto", torna la proposta che vede come autori alcune tra le menti più brillanti e avanzate presenti in Italia. E' convinzione degli autori che Coscienza, Conoscenza e Relazione costituiscono, insieme, i fondamenti di ogni autentico processo di Esistenza e Umanizzazione. In queste pagine il grande tema della Conoscenza e della Coscienza viene affrontato in un dialogo fecondo e convergente tra Scienza e Spiritualità. Alla luce dei diversi ambiti della scienza contemporanea - dalla fisica e informazione quantistica, alle scienze della psiche e delle neuroscienze - e alla luce delle diverse tradizioni spirituali - bibliche, orientali, mistiche ed eco-teologiche - il testo affronta il tema della Conoscenza come processo universale, che attiene in qualche modo al "divino", ovvero all’Uno, ma anche come percorso di crescita e maturazione di ogni essere umano in relazione al Tutto e agli altri. Prefazione di Claudia Fanti. Postfazione di Elizabeth E. Green.
Che cos’è il bene comune? La sommatoria dei beni individuali di un gruppo sociale? Il maggior benessere del maggior numero di persone? Oppure il bene dello Stato? Si potrebbe - e si dovrebbe - rispondere che il bene comune non corrisponde a nessuna di queste cose. Tommaso d’Aquino averebbe detto piuttosto che il bene comune è certamente superiore al bene privato, ma rimane il bene più proprio dell’individuo stesso, dato che implica la più profonda condivisione con gli altri e la più intima comprensione del mondo. Tommaso lo descrive come un bene per la politica, ma non come un bene soltanto politico. L’esigenza di tenere fede a questo insegnamento tomista, di fronte ad un mondo come non mai minacciato dalle derive individualiste e totalitarie, ha spinto il filosofo belga-canadese Charles de Koninck a pubblicare nel 1943 Il primato del bene comune contro i personalisti, di cui offriamo qui la prima traduzione italiana. A quasi un secolo di distanza, quest’opera resta un’insuperata presentazione della posizione di Tommaso d’Aquino ed offre, nello stesso tempo, una riflessione acuta e profonda sull’autentica natura del bene comune. Immerso nel contesto polemico del suo tempo, De Koninck ci presenta un’analisi lucida - e profetica - dell’abisso a cui conduce la separazione tra il bene comune e il bene degli individui. Totalitarismo e «tirannia degli io» - come la chiama De Koninck - non sono che le due facce di una stessa medaglia: quando scompare il senso autentico del bene comune, si perde di vista anche la vera dignità di ogni persona.
In futuro saremo dominati dall'AI? Fino a che punto le macchine sono davvero «intelligenti»? Qual è il confine tra l'uso etico della tecnologia e la sua potenziale sopraffazione? Con uno sguardo differente rispetto alla letteratura contemporanea sul tema ed un approccio audace e originale, questo saggio descrive la posizione della Chiesa nell'era digitale ed esamina il più importante documento ecclesiastico pubblicato sull'argomento, Antiqua et nova (2025), offrendo al lettore una guida normativa fondamentale. L'alternativa proposta dall'autore alla «rivoluzione tecnologica» è un cammino verso una «rivoluzione umana».
Il titolo del libro, già di per sé emblematico: "La nuova Torre di Babele" vuole indicare la tendenza di fondo che anima lo sforzo "titanico" che l’uomo persegue nel ricercare la sua salvezza attraverso la scienza e la tecnologia ma a prescindere da Dio. L’Intelligenza artificiale, l’ipertecnologia e il transumanesimo appaiono come strumenti dell’uomo di oggi, simili alle lingue degli antichi uomini, che nel racconto biblico tentavano di innalzare la torre per giungere fino al cielo e sfidare Dio. Ma Dio ha punito la loro superbia confondendoli in modo che non si potessero più capire. Forse lo stesso destino attende questo nuovo sforzo titanico dell’uomo di oggi? La tecnologia ci incanta ma anche ci disincanta. Pretende di farci felici? La felicità non ce la darà la nuova Torre di Babele che l’umanità costruisce oggi. Il cristiano sa di trovare la felicità in quello che chiama il Cielo e che di fatto è il ritorno a Dio.
Uno studio critico che espone le petrine ragioni della fede in Cristo e offre una visione della civiltà umana, non allineata al pensiero oggi dominante, ben documentata grazie ai titoli universitari dell'autore, ai suoi studi e al suo vivere cristiano. Dopo aver letto questo libro non si potrà facilmente associare a Cristo nessuno degli umani inventori di religioni o rimanere nell'ignoranza nella società moderna. Il libro cancella le pseudoragioni escogitate contro Gesù considerato come figlio di Dio. Un affresco veramente innovativo e critico sulla costruzione del mondo in cui viviamo che presenta la modernità in una veste assolutamente originale e depurata dalle mistificazioni del pensiero dominante. Il libro è un valido strumento per educatori, insegnanti, persone che vogliano usare lo spirito critico per capire il mondo attuale.
Un libro che interpella la vita, lo stare al mondo e il lavorare: scritto nel 1948, dopo la seconda guerra mondiale, la prima in cui i bombardamenti colpirono deliberatamente città e civili, propone una modalità di ricostruzione che, in contrapposizione al marxismo, tenga conto di uno sguardo più profondo sulla natura umana, che comprenda anche la dimensione spirituale. Cuore della riflessione è il concetto di otium, strettamente legato alla capacità di contemplazione, approccio alla realtà di cui solo l'uomo è capace, liberandosi dalla schiavitù della prestazione, dell'affermazione di sé contro gli altri e di una visione del lavoro alienante. Non si vive per lavorare, ma, seguendo Aristotele, si lavora per avere otium, che è tale in quanto legato a un tempo altro, quello della festa e in particolare della festa religiosa - cristiana - che ha il suo culmine nel culto di Dio.
Il volume contiene lettere e documenti del periodo (1939-1942) in cui Edith Stein visse nel monastero di Echt in Olanda, presso il quale era riparata nella speranza che in tal modo potesse sfuggire alle persecuzioni antiebraiche. La guerra scoppia però nel settembre 1939, e l’Olanda stessa viene invasa e occupata nel maggio 1940. Le lettere rispecchiano la tragicità della situazione: quella di familiari e amici costretti alla fuga o invece impossibilitati a farlo, i suoi stessi tentativi di espatrio in Svizzera, fino agli scarni biglietti scritti dal campo di raccolta, dopo l’arresto. Inoltre, esse danno testimonianza del permanere di intensi legami con colleghi e amici, soprattutto con l’amato monastero di Colonia, e contengono anche una ricca documentazione sulle opere di Edith Stein - la stampa di Essere finito ed essere eterno che si è rivelata impossibile, la redazione di Vie della conoscenza di Dio e di Scientia Crucis -. Nota costante è quella di una serena e lieta fiducia in Dio.
Chi è un clandestino? O una rifugiata? Cosa differenzia l'integrazione dall'accoglienza? Quali logiche si nascondono dietro l'uso del termine sicurezza? Le parole intorno al fenomeno della migrazione utilizzate prevalentemente dai media stanno determinato il cambiamento culturale in atto imponendo un linguaggio comune in fatto di migranti, rapporto con lo straniero, asilo etc. Il volume (che ospita contributi di sociologi, teologici, storici e filosofi italiani) si presenta come una sorta di "dizionario ragionato" che include termini vecchi e nuovi diffusi nella comunicazione sociale e nell'uso comune, evidenziando per ciascuno la storia della parola, le sue recenti evoluzioni semantiche ed, eventualmente, i suoi usi mistificati al fine di ristabilire un senso adeguato per il bene comune.

