"Andare in Asia, eh? So già cosa vi immaginate. Qui sarà tutta una luminaria di illuminazioni, una visione di visioni, una rivelazione di cose che, altrove, non si rivelano. Credete? Mandate a girar per l'Asia un professore nevrotico, diventato poi pensionato, poi gazzettiere, e il risultato sarà sensibilmente diverso. Deprimente, diciamo". Così scriveva Manganelli nell'irridente, paradossale risvolto destinato a spiazzare i potenziali acquirenti della nuova edizione, accresciuta di tutti i suoi nuovi Orienti, di un libro apparso in origine nel 1974 (nel frattempo, fra il 1975 e il 1988 ai reportage da Cina, Filippine, Malesia se n'erano infatti aggiunti numerosi altri: Arabia, Pakistan, Kuwait, Irak, di nuovo Cina, Taiwan). Un'edizione che Manganelli predispose minuziosamente pochi mesi prima di morire, nel 1990. Ma perché "deprimente"? Perché il lettore affetto da ansia di assoluto non avrebbe trovato né Siddharta né un solo guru, "se non con fondotinta di imbroglione a fin di bene cosmico": et pour cause, essendo scopo precipuo dell'autore, semmai, quello di raschiare via un po' di anima. In compenso, avrebbe trovato - divertendosi, per di più, pazzamente - qualcosa di altrettanto prezioso: la chiave per comprendere "i modi ingegnosi in cui l'altrove si nasconde sotto l'apparenza dell'ovvio" e quanto meno intravedere le "linee del labirinto" che sono i nostri fratelli ignoti.
È la più approfondita meditazione di Giorgio La Pira sulla dottrina mariana e sulle responsabilità che scaturiscono per la testimonianza del cristiano nel mondo: "non c'è un solo mistero cristiano, un solo 'fatto' del cristianesimo che non si rapporti alla vita terrestre dell'uomo: la vita che di là fluisce e qua perviene è come l'acqua destinata ad irrigare la terra dell'uomo, è come il lievito destinato a trasformare la 'massa' dei valori umani". È pubblicato per la prima volta il testo scritto da La Pira nel 1950, con riproduzione a fronte dell'originale manoscritto e con un'introduzione dell'arcivescovo di Firenze cardinale Giuseppe Betori che definisce questa "vibrante" meditazione sull'Assunzione di Maria "un insegnamento ancora pienamente valido per l'oggi". In tre saggi di approfondimento, Stefano De Fiores riflette sulla mariologia di Giorgio La Pira, Giulio Conticelli inquadra la presenza di La Pira in "Cronache sociali" di Giuseppe Dossetti e Maria Lidova presenta l'iconografia mariana bizantina della Basilica di San Marco a Firenze, dove è sepolto La Pira.
La nostra società è caratterizzata dalla velocità. Il nostro futuro è un futuro “presentizzato”, pieno/strapieno di cose (ci vorrebbero 820 anni per consumare tutti prodotti in commercio) e mosso da un’incontenibile urgenza. La “società mobile”, materializzata
da smartphone e tablet e percorsa dai social network, è lo sfondo/contesto di un racconto che vede ciò che è sempre stato “fisso” (dal lavoro al matrimonio, dalle vacanze agli “oggetti di una vita”) mettersi in movimento, e ciò che era già mobile andare sempre più veloce (dall’ADSL al ciclo di vita dei prodotti e alle mode). Le nostre vite sono scandite dal desiderio del tutto e subito
Le “prove di futuro” sono già ben visibili, con tutte le urgenze, gli smarrimenti e i deliri del caso e la consapevolezza di essere a fine corsa e in vista di un mutamento epocale.
Giorgio Triani, sociologo e giornalista, insegna Comunicazione giornalistica e pubblicitaria presso l’Università di Parma, dove è anche coordinatore del master su Web communication e social media, e Socioeconomia previsionale presso l’Università telematica San Raffaele di Roma. Scrive di società e costume su quotidiani e periodici e svolge attività di ricerca sociale applicata nell’ambito del marketing e della comunicazione. Ha pubblicato L’ingorgo. Sopravvivere al troppo (Milano 2010).
Il libro contiene delle brevi meditazioni per ogni giorno dei tempi di Quaresima e di Pasqua. L'autore coglie, come un ape dal fiore, il nettare divino e lo fa diventare miele per poi porgerlo a quanti desiderano partecipare alla storia della Salvezza, che si compie oggi di nuovo in Cristo e nei cristiani mediante la celebrazione sacramentale della Pasqua di Passione e di Risurrezione. Con le sue riflessioni don Pinuccio ci aiuta a individuare le cose nuove che Dio ha fatto un tempo e che ancora fa perché gli uomini siano salvi e arrivino alla conoscenza della verità... ...così riusciamo a vedere meglio la primavera che porta la novità della Pasqua, simboleggiata dal mandorlo in fiore.
Gesù ha paragonato il regno dei cieli a una festa di nozze che un padre organizza per suo figlio. Attorno a queste nozze ruota tutta una preparazione: tempi, cose e persone vengono predisposti in vista della loro buona riuscita e della gioia comune. Gesù intendeva concretamente parlare di sé e del suo amore per l’umanità, a manifestare il quale l’unione tra l’uomo e la donna è da sempre chiamata. Ricorrendo al pensiero dei Padri qui presi in esame, uno orientale e uno occidentale, si scopre la profondità inesauribile del disegno divino che, anche nel volgere vorticoso del costume contemporaneo, rimane vero.
Destinatari
Studenti di teologia.
Autore
GIORGIO MASCHIO, presbitero della diocesi di Vittorio Veneto, è docente nella Facoltà Teologica del Triveneto e nello Studio Teologico diocesano di Treviso-Vittorio Veneto. Tra le pubblicazioni su sant’Ambrogio Ambrogio di Milano e la Bibbia (Queriniana 2004) e La figura di Cristo nel Commento al Salmo 118 (Institutum patristicum augustinianum 2003), su sant’Ireneo Un destino fuori misura (Marcianum 2008) e su altri argomenti di patristica Pregare alla scuola dei Padri (Marcianum 2012) e Pregare nel Medioevo (Jaca Book 2010). È parroco a Portobuffolè (Treviso).
«Pensa a noi, ai tuoi fratelli minori!». Così, nel 1624, il metropolita di Kiev, Iov Borec'kyj, si rivolgeva allo zar di Mosca Mikhail per chiedere il suo sostegno. Questa è la prima fonte in cui gli Ucraini sono indicati come i fratelli minori dei Russi. La guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022, ha lacerato la rete dei rapporti internazionali, scosso nel profondo il continente europeo e danneggiato in modo permanente le relazioni tra i due Paesi e i due popoli. Anche la nostra visione storica del rapporto tra Russi e Ucraini è cambiata. Quando questo libro fu pubblicato per la prima volta, nel 2017, riportava tutti gli eventi occorsi fino alla fine del 2016. In questa edizione aggiornata non è stato riscritto nulla, nell'ottica di considerare gli eventi passati solo come la premessa dell'attuale, terribile conflitto.
"Ci sono volte in cui entri in una stanza e non c'è nessuno come te, almeno finché non inizi a condividere la tua storia." Angelina lo fa, il primo giorno di scuola, e scopre che ognuno dei suoi compagni è unico e che ognuno di loro ha qualcosa di simile a lei. Età di lettura: da 5 anni.
Con crudo minimalismo "L'airone" racconta una giornata di caccia di Edgardo Limentani, di cui registra il montare lento e inesorabile del disgusto, del suo orrore sordo per l'esistenza. Siamo nell'inverno del 1947, nelle nebbie della Bassa, il risveglio di Edgardo è all'insegna del fastidio per ogni cosa. Il romanzo - in terza persona - accompagna Edgardo nei suoi spostamenti in quella che è l'ultima giornata della sua esistenza, indugiando nel descrivere con tecnica cinematografica i suoi gesti, anche minimi. Tra Ferrara, Codigoro e le rarefatte atmosfere del Po di Volano, Bassani, dopo la città e la campagna circostante, descrive una terra che vive anche sulle acque, in quello che è forse suo romanzo più esistenzialista. "L'airone" è il romanzo del dolore definitivo, di un malessere esistenziale onnicomprensivo che pervade ogni aspetto della realtà: l'individuo, i suoi affetti, le cose, la natura.
L'abitudine intossica l'amore. Per questo motivo Ermanno Dick non ha voluto donne e vive da solo in una villa di tufo bianco dove dedica sentimenti e pensieri al suo harem botanico di rose. Un giorno, all'aranceto comunale, una giovane donna gli sorride. Un incantesimo che muta l'ordine inattaccabile delle sue giornate. È per lei, per Pambìra, che Ermanno decide di ridurre il proprio ventre enorme, centro di gravità e prolungamento fisico dell'intelligenza che lo ha reso ricco. Ma proprio quando lui è in ospedale, pronto ad affidarsi al chirurgo, Pambìra cade dal balcone di casa e muore. Nel condominio dove lei abitava, opera in segreto un crudele tribunale guidato da Giovanni Cocco Mossa, magistrato in pensione, confinato nell'attico. Il diritto è la sua folle religione e processerà la madre e il padre di Pambìra, accusato di un amore innaturale verso la figlia. Dal piano terra all'attico, ogni inquilino partecipa al processo. L'accusa, la difesa, i carcerieri, verbali, verdetti, colpe e punizioni. Un meccanismo inesorabile. Mentre la corte condominiale, rapida e inflessibile, emette la sentenza per un bisogno primigenio di giustizia, Ermanno Dick comprende come si sono svolti realmente i fatti. La verità che emerge è solo in apparenza paradossale, così come le feroci e candide creature di "Lettera ultima" sembrano bizzarre, ma sono in fondo molto comuni e quotidiane. Perché la giustizia, come l'amore, spesso sconfina nella terra della pazzia.
Giorgio Pressburger compie con questo libro un viaggio "dantesco", conducendo il lettore tra figure storiche, grandi dittatori, grandi filosofi e grandi artisti, personaggi della Divina Commedia, protagonisti della contemporaneità come il camorrista Sandokan e Nelson Mandela, figure amate e rimpiante come il nonno e il fratello Nicola... Tutte le presenze del libro vengono a costituire una galleria ricchissima e sfaccettata che impone al protagonista di ripensare alla propria vita collocandola sia all'interno della storia millenaria del popolo ebraico, sia sullo sfondo del recente "secolo breve" - quel Novecento che ha segnato la sua esistenza e che più che mai si è accanito contro i valori supremi cui Pressburger nonostante tutto crede: l'amore e la libertà. Il dialogo con i morti, la riflessione sulla storia, l'analisi critica di una realtà caotica e multiforme si risolvono in visione onirica, ma soprattutto poetica: e dichiaratamente poetica è infatti la prosa di Pressburger, scandita da spazi bianchi che accennano a un ritmo di versificazione e invitano a una lettura "inattuale", segnalando un progetto letterario contro corrente rispetto alle tendenze dominanti di questo inizio secolo.
Giorgio Pasquali, maestro della filologia classica italiana, arriva in Germania guidato dall'amore per l'antichità; lo stesso sentimento spinge Ludwig Curtius, il grande archeologo tedesco, verso l'Italia. Le due vicende si intrecciano per qualche attimo appena - ma per sempre i due spiriti rimarranno affini. In questo libro Pasquali ripercorre la vita di Curtius attraverso la filigrana dei ricordi dell'archeologo, cui affianca costantemente i propri. Ne nasce una biografia a specchio che pone a confronto l'esperienza umana e intellettuale di due protagonisti dell'antichistica europea, tratteggiando la storia culturale dei rispettivi paesi a cavallo di due secoli. Le avventurose esperienze di Curtius - in Oriente e in Occidente, tra le cantine bavaresi e sul fronte balcanico - offrono lo spaccato di un'Europa colta che danza sull'orlo del vulcano e al tempo stesso consentono a Pasquali di far emergere i propri giudizi, le proprie impressioni, le proprie valutazioni autonome. Al disfacimento degli ambienti intellettuali e universitari nella Germania di Weimar, e alla crisi dell'intero mondo tedesco, si legano così le sofferte meditazioni su questioni sociali e sui problemi della cultura italiana. Le osservazioni critiche, le digressioni, i ritratti di grandi studiosi che costellano la narrazione rendono il libro un'opera in cui i toni vivaci corrispondono alle sfumature dell'entusiasmo che Pasquali prova per un campione della humanitas. Con uno scritto di Eduard Fraenkel.