Alex un pappagallo africano e Irene una scienziata sono riusciti a dimostrare che un semplice pennuto può conquistare vette di apprendimento più elevate delle scimmie antropomorfe. In trent'anni di esperimenti instancabili sulle capacità cognitive, in particolare linguistiche, della sua specie, il pappagallo ha appreso un vocabolario di oltre cento parole e ha imparato a contare, arrivando a intuire l'idea di "zero" e altri concetti astratti come "uguale" e "diverso". Impossibile farlo tacere o limitare le sue irrefrenabili associazioni di idee. Finché l'incontro tra la curiosità di Irene e l'entusiasmo di Alex si è trasformato in qualcosa di più di una relazione tra scienziato e "cavia": a dispetto degli scettici fautori di una scienza fredda e oggettiva, è nata una vera amicizia. Destinata ad aprire la strada a nuove ipotesi sui meccanismi del pensiero. "Parla con Alex" non è solo una parabola sulle sfide del sapere, ma la storia di un legame speciale, che ha superato ogni barriera. Il lutto generale seguito negli Usa alla morte improvvisa di Alex, nel 2007, ha dimostrato che non era entrato solo nella vita di Irene, ma in quella di un'intera nazione. Perché il racconto delle sue avventure e delle sue capacità, dei suoi attacchi di gelosia e della sua profonda capacità di affetto permette di sbirciare in un mondo misterioso, che vive accanto a noi e che spesso non riusciamo a interpretare: il mondo delle menti animali.
Il ruolo delle formiche nella biosfera - dice Edward Wilson - è così importante che l'umanità forse non potrebbe sopravvivere senza di esse. Ma l'umanità, prigioniera della propria strategia arcaica della sopravvivenza a breve termine, è ancora troppo concentrata su se stessa e sui propri bisogni, e sta distruggendo la natura con la forza di un meteorite. Entro la fine del secolo, metà di tutte le specie potrebbero essere definitivamente uscite di scena. Avrà allora inizio quella che potrebbe venire ricordata un giorno come l'Era eremozoica - l'Età della Solitudine. I costi materiali e spirituali per le generazioni future rischierebbero di essere sbalorditivi, ma a scongiurare tutto questo non bastano mere considerazioni utilitaristiche. Per risultare realmente efficace, la strategia di conservazione deve tentare di collegare l'approccio razionale tipico della scienza con quello più emotivo e spirituale offerto dalla nostra innata "biofilia", tendenza che permane, seppure atrofizzata, persino nei bozzoli artificiali in cui scorre la nostra esistenza urbana e che potrebbe diventare il fondamento di una nuova etica. Wilson per la sua perorazione ha scelto la singolare forma di una lettera indirizzata a un immaginario uomo di chiesa, nella speranza che religione e scienza, "le forze più potenti nel mondo di oggi", possano incontrarsi "al di qua della metafisica" per salvare il futuro della vita sulla Terra.
Qualcuno ricorderà il dilemma giornalistico lanciato sulle pagine di "Repubblica" da Pietro Citati secondo il quale il sapore dei pomodori non è più quello di una volta. Quale fondo di verità abbiano simili discorsi se lo chiede Antonio Pascale che, oltre a essere una delle voci sicure della narrativa italiana contemporanea, è anche agronomo. E da scienziato si misura con gli interrogativi e i timori della scienza che la grande discussione bioetica di questi ultimi anni ha portato tra di noi. Lo fa attraverso una riflessione originale e pragmatica, che parte dal dato quotidiano, per poi spingersi, con ironia e piedi in terra, attraverso le ossessioni, i timori, i luoghi comuni legati al mondo della scienza così come viene comunemente percepito.
Può il battito d'ali di una farfalla causare un uragano dall'altra parte del mondo? La definizione del celebre "buttetfly effect", fatta dal meteorologo Edward Lorenz negli anni Settanta del Novecento, ha aperto la strada a una nuova stagione nel settore degli studi di logica e matematica. La linea frastagliata di una costa, l'evoluzione delle condizioni meteorelogiche, la forma delle nubi, i crash dei sistemi informatici, le oscillazioni dei mercati azionari: per la scienza tradizionale questi fenomeni sarebbero stati assegnati al regno dell'informe, dell'imprevedibile, dell'irregolare. In una parola, al caos. Ma attenzione, avverte Leonard Smith: "caos" non è sinonimo di "caso", come la logica potrebbe indurre a pensare. E nemmeno si può parlare di disordine: i sistemi caotici e non lineari, alla luce delle nuove scoperte, sono sistemi dinamici sempre prevedibili a breve termine, e quindi riconducibili a una logica nuova, a un nuovo approccio conoscitivo che, abbandonata definitivamente la pretesa di un dominio completo dell'uomo sulla natura, ne rispetta e interpreta la complessità.
Lo studio e l'osservazione delle galassie è da sempre il nodo centrale del crescente interesse per l'origine del cosmo, e rimane tuttora uno dei temi fondanti dell'astronomia. John Gribbin coinvolge il lettore in un viaggio che dalle osservazioni a occhio nudo degli antichi attraversa la storia dell'invenzione del cannocchiale e del telescopio per arrivare alle ultime frontiere della ricerca, spingendoci fino alla notte dei tempi, alle collisioni intergalattiche, giù giù in quel frammento di secondo che ha dato origine a tutto. D'altronde, come restare indifferenti a una disciplina scientifica che nei secoli è stata in grado di sondare e interrogare le profondità infinite del ciclo, di stabilirne l'incommensurabilità, di rivelarci quanto è vero che siamo "un puntino minuscolo alla periferia di una piccola galassia di un universo in continua espansione"? Quel viaggio ai limiti del tempo e dello spazio - ci dice Gribbin - altro non è in fondo che un viaggio dentro noi stessi, una scossa alle nostre inquietudini più profonde.
Rivelando gli stupefacenti collegamenti di natura chimica tra fatti apparentemente scollegati, gli autori presentano nel libro 17 gruppi di molecole che hanno cambiato il corso della storia, arrivando a determinare moltissimi aspetti della nostra vita quotidiana. Il lettore apprenderà per esempio come i bottoni delle uniformi dell'armata napoleonica, fatti di stagno, si sbriciolassero alle basse temperature, mettendo in notevoli difficoltà i soldati impegnati sul fronte russo (e, chissà, ipotecando così l'esito della campagna); come un banale incidente domestico con un grembiule detonante ebbe come conseguenza lo sviluppo dei moderni esplosivi e la nascita dell'industria cinematografica; come la passione degli europei per la caffeina, una molecola che dà una blanda dipendenza, finì per portare alla rivoluzione comunista in Cina.
Spesso l'intero progresso tecnico e scientifico è attribuito a un ristretto numero di menti geniali che si eleva al di sopra della gente comune. Ma la verità è che la scienza è sempre stata il prodotto di uno sforzo collettivo, e che di volta in volta il risultato del singolo si è avvalso di una consolidata esperienza popolare. Questo studio ripercorre il cammino della scienza dalle sue radici primitive ai nostri giorni illustrando il contributo imprescindibile dei cacciatori-raccoglitori, dei contadini, dei marinai, dei minatori, dei fabbri, delle masse anonime di lavoratori che nei secoli hanno ricavato i propri mezzi di sussistenza dal confronto quotidiano con la natura. La medicina si sviluppò attraverso le proprietà terapeutiche delle piante, scoperte dai popoli preletterati. La chimica e la metallurgia mossero i primi passi nelle antiche fucine, nelle botteghe dei vasai e nelle buie gallerie delle miniere, dove nacquero anche la geologia e l'archeologia. La matematica deve la sua esistenza e molti dei suoi progressi alle pratiche millenarie di mercanti, agrimensori, contabili e meccanici. Contro il retaggio della "tradizione eroica", la ricerca storica di Conner rintraccia le origini trascurate delle grandi scoperte scientifiche per rivelare il vero genio. Quello del popolo.
Ne parlano tutti ma nessuno l'ha mai visto: il tempo è un mistero la cui natura profonda resta ancora oscura. Ci hanno provato e sono stati sconfitti fisici e filosofi, biologi e teologi. Il tempo che noi percepiamo, che lascia il segno sul nostro viso, è lo stesso di quello degli scienziati? Ha avuto un inizio? E ha davvero una direzione? I teorici hanno provato a invertirlo. Ma, riflettendo sulla sua disperante irreversibilità, Étienne Klein avverte che il tempo non è altro che un'"enigmatico spazio" in cui però non ci si può spostare a proprio piacimento.
Ogni calendario riflette la storia, le tradizioni, la religione di un popolo: sul filo dei giorni si snodano infatti miti e leggende, riti e usanze, spesso frutto di memorie antiche. In questo libro Alfredo Cattabiani ripercorre il nostro calendario per ricostruire l'origine, il significato e la funzione delle sue feste religiose e profane. Seguendo il ciclo del sole, dalla rinascita simbolica nel solstizio d'inverno fino al declinare nell'autunno, si attraversano tutte le grandi ricorrenze che segnano i diversi periodi dell'anno e le memorie di santi che hanno un'importante funzione calendariale, da san Nicola a santa Lucia e sant'Antonio abate, da sant'Anna a san Michele e san Martino. Quello proposto in queste pagine non è però solo un percorso storico-simbolico e folkloristico, ma anche un "viaggio celeste", perché alle radici del calendario vi è una visione astrologica basata sull'osservazione delle stelle e dei pianeti che segna anche le principali feste cristiane legate ai solstizi e agli equinozi.
La storia della più nota astrofisica italiana raccontata ai giovani con la spontaneità, la passione e l'impegno che hanno caratterizzato tutte le sue scelte. L'educazione aperta e tollerante ricevuta dai genitori, i successi sportivi, gli affetti, le prime ricerche, l'affermazione internazionale, l'impegno civile e politico: ricordi belli, dolorosi e divertenti. 70 pagine di biografia, gli approfondimenti su l'astrofisica, il testo teatrale, e alla fine l'intervista di Sylvie Coyaud a Margherita, per un colloquio quasi diretto ed immediato coi giovani lettori. Età di lettura: da 10 anni.
Un'opera illustrata da più di 16.000 segni, tavole e documenti: un'enciclopedia dei numeri che racconta in termini accessibili a tutti la storia delle cifre: dall'epoca dei sassolini ai nostri computer, indagando le diverse albe dei numeri in civiltà lontane (gli egiziani, gli ebrei, i maya, gli arabi). Il testo è preceduto da una introduzione di Piergiorgio Odifreddi, che sottolinea come "le storie del numero e dell'uomo siano in realtà intrecciate in maniera inestricabile, e come i progressi e regressi dell'uno siano andati di pari passo coi progressi e regressi dell'altro".
Cosa c’entra la scienza con il senso della vita? Può uno scienziato rispondere a questa domanda sapendo che,mentre l’uomo vuole certezze e promesse,la scienza non offre né queste né quelle? Esiste, al contrario, una struttura razionale dell'universo che attende di essere scoperta dalla curiosità umana? E può l’esperienza religiosa fornire ispirazione per l’indagine scientifica? Due punti di vista opposti vengono presentati in questo libro, da due autorevoli personaggi del mondo della scienza. L’ampiezza dei temi trattati dai due autori – la fisica e le sue leggi,la natura,il tempo e lo spazio,i minimondi delle molecole e maxi mondi dei pianeti,l’osservazione scientifica,la ricerca del senso – e l’abile scrittura di entrambi che li porta a dire cose difficili con parole facili, producono una vera e propria introduzione alla fisica e alla ricerca scientifica,per tutti.
AUTORI
Edoardo Boncinelli è laureato in fisica presso l'Università di Firenze con una tesi sperimentale di Elettronica Quantistica (Relatore:Giuliano Toraldo di Francia).Nel 1968 una borsa di studio presso l'Istituto Internazionale di Genetica e Biofisica,CNR di Napoli,lo ha introdotto nel mondo della genetica.È stato direttore del Laboratorio di Biologia Molecolare dello Sviluppo presso l’Istituto Scientifico dell’Ospedale San Raffaele e Direttore di Ricerca presso il Centro per lo Studio della Farmacologia Cellulare e Molecolare del CNR di Milano. Ha dedicato molti anni allo studio dei geni che regolano la disposizione e la formazione delle varie parti del corpo umano,ottenendo risultati apprezzati in tutto il mondo.È stato direttore della SISSA,Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste.
George Coyneè un astronomo e sacerdote gesuita statunitense.È stato direttore della Specola Vaticana,l’osservatorio astronomico della Chiesa cattolica situata a Castel Gandolfo e sul monte Graham in Arizona,dal 1978 al 2006.È tutt'ora è a capo di un team di ricercatori presso l'università dell'Arizona.