A dieci anni dall’elezione di papa Francesco si moltiplicano interpretazioni contraddittorie sul suo pontificato: mentre i circoli tradizionalisti vi rilevano devianze dottrinali ai limiti dell’eresia, gli ambienti progressisti denunciano un sostanziale immobilismo rispetto alle richieste di cambiamento. Un’analisi basata sul metodo storico-critico consente invece di cogliere il reale spessore degli interventi di Francesco in rapporto all’itinerario compiuto dalla Chiesa – analogie, persistenze, scarti, adeguamenti – e di delineare le caratteristiche del suo papato. Irrimediabilmente tramontato il progetto di ricostruire un regime di cristianità, il pontefice sollecita tutti i battezzati – laici e pastori insieme – a individuare le modalità di un nuovo annuncio del Vangelo e ne indica la fondamentale cifra interpretativa, suggerita dai segni dei tempi: la figura fraterna e misericordiosa del buon samaritano. È la linea del Concilio Vaticano ii – la Chiesa in perenne aggiornamento – ripresa con fedeltà creativa.
Fondati all'inizio del Duecento da Pietro Nolasco e ispirati da Nostra Signora della Mercede, i Mercedari costituiscono una parte integrante dello spirito della Reconquista spagnola. Il loro ordine (dapprima laicale, poi clericale) si è da subito dedicato al riscatto e alla redenzione di chi era caduto schiavo del potere islamico, con l'obiettivo di salvare le anime che rischiavano di rinnegare la fede e perdere così la salvezza eterna. Nel corso dei secoli i Mercedari hanno raggiunto vette inaudite di eroismo e sacrificio, compiendo innumerevoli opere di liberazione, anche a costo della libertà e della vita. Oggi non ci sono più schiavi ma non mancano nuove schiavitù da cui essere liberati: il compito dei Mercedari non è finito.
L'esperienza missionaria di Francesco di Assisi nelle terre d'oltremare si inserisce a buon diritto nel mosaico complesso delle relazioni tra Oriente e Occidente, tra Cristianesimo e Islam. Ma perché Francesco affronta il viaggio in Oriente? Per evangelizzare o per il forte desiderio di martirio? Oppure per contribuire al progetto crociato? Qualsiasi risposta si privilegi, a partire dalle tesi qui esposte e supportate da numerose fonti, non si può negare che l'impresa costituisca per l'epoca una novitas nel panorama ecclesiale. È la conferma della straordinaria personalità del Santo di Assisi, del suo evolversi in un prima e un dopo, mostrando evidenti cambiamenti non sempre all'unisono con quelli di una Chiesa che, pur riconoscendo la bontà dell'iniziativa, faticherà a stare al passo di un uomo che vedeva sempre oltre l'orizzonte del presente.
Come può un vescovo dei nostri giorni realizzare la cura pastorale del suo gregge sul modello ignaziano-patristico quando è posto alla guida di diocesi che annoverano migliaia di fedeli? Una sfida ulteriore è la collaborazione con un presbiterio costituito da decine, a volte centinaia di membri, e non più da sette, come ai tempi di Agostino. Ci si chiede se non sia il caso di ripensare i modi di esercizio del governo e, di conseguenza, se anche la teologia del ministero episcopale necessiti di una serie di messe a punto. Un'analisi storica della figura del vescovo - da Basilio al vescovo-principe del Medioevo, all'episcopo post-tridentino - fa emergere un quadro molto variegato, che muove dalle testimonianze giudaiche e neotestamentarie per giungere alla modernità, misurandosi con gli snodi chiave della distinzione tra vescovo e presbitero e con le tensioni sorte con le altre componenti ecclesiali, come quelle monastiche. Si rilevano diversi stili di esercizio dell'autorità, interpretazioni cangianti del ministero e provocazioni per guardare al futuro, in una creatività che, senza mai intaccare il dato rivelato, lo inveri nella situazione attuale, nello sviluppo della collegialità con il presbiterio e in collaborazione con le altre componenti del popolo di Dio. Presentazione di Guido Bendinelli.
A metà Settecento in Portogallo si verificò una situazione che aveva pochi precedenti. Si diceva che molti sacerdoti chiedessero ai fedeli che si confessavano di rivelare i nomi dei loro complici, per poterli redarguire. Si poneva tuttavia un problema: era possibile violare la segretezza della confessione per correggere chi sbagliava? E perché i vescovi non punivano i sacerdoti che si macchiavano di quei crimini? In verità, nessuno stava infrangendo il vincolo del sacramento. Dietro quelle accuse, create ad arte, si celava la volontà dell'Inquisizione di controllare il clero e limitare la giurisdizione dei vescovi, tacciati di negligenza e di scarsa sorveglianza. Non si trattava di una questione locale: in discussione c'erano gli equilibri di potere all'interno dell'istituzione ecclesiastica. Dopo che l'inquisitore di Portogallo e il patriarca di Lisbona si scagliarono contro i vescovi portoghesi, la schermaglia si estese infatti fino a Roma, suscitando un dibattito di portata internazionale. La battaglia infuriò nonostante gli sforzi di Benedetto XIV di placare gli animi, e a essere coinvolte furono personalità di spicco del panorama europeo. Tra di esse Lodovico Antonio Muratori che, ingaggiato dai vescovi, compose un'operetta latina intitolata Lusitanae Ecclesiae religio in administrando poenitentiae sacramento. Edito nel 1747, il volume ribadiva la sacralità del sigillo della confessione e condannava con sdegno le calunnie elaborate dall'Inquisizione contro l'episcopato del Portogallo. Gli inquisitori - spiegava Muratori - dovevano essere tenuti lontano dalle rivelazioni che i credenti consegnavano ai loro confessori, ed era proprio l'Inquisizione ad aver provocato i danni più gravi alla religione cristiana. Il pamphlet è ora presentato in edizione moderna e commentata. L'introduzione di Matteo Al Kalak svela i retroscena di una spy-story in cui furono coinvolti illustri gesuiti, eminenti cardinali della Curia romana, inquisitori, intellettuali e ghost writers. La traduzione, curata da Francesco Padovani, è poi arricchita da un agile apparato critico che permette al lettore di inquadrarne i contenuti all'interno del dibattito settecentesco. Ne emerge un Muratori combattivo e tenace, impegnato, al termine della sua vita, a liberare la Chiesa dalla morsa di un'Inquisizione divenuta insopportabile e sempre più pericolosa.
Il Concilio di Firenze, nella storia della Chiesa, costituisce un evento in cui i cristiani sono riusciti ad incontrarsi per riflettere insieme sulla Chiesa e sulla sua missione, in una prospettiva di unità nella quale far confluire le diverse tradizioni, senza perdere di vista le proprie identità teologiche, spirituali, liturgiche, di esperienza di fede.
Nei giorni della celebrazione del Concilio, come altre volte è accaduto nella sua storia, Firenze è stata la capitale del dialogo, dove in ascolto della parola di Dio, i cristiani, che vi erano giunti da mille strade, da Costantinopoli, dall’Armenia, dall’Egitto, dall’Etiopia, dalla Francia e dalla Spagna, hanno trovato una “casa” per superare differenze e pregiudizi e per coltivare speranze e conoscenze, scoprendo una comunione spirituale con la quale affrontare le sfide del mondo.
Il libro riunisce gli studi di dieci specialisti di vari ambiti disciplinari (letteratura spagnola, letteratura italiana, storia moderna, bibliografia, storia del libro e della lettura, storia della cultura e delle idee), che hanno approfondito l’analisi dei due Indici promossi dall’Inquisitore Generale, Gaspar de Quiroga (Madrigal de las Altas Torres 1512-Madrid 1594).
Il volume si apre con un contributo del massimo esperto mondiale di Indici di libri proibiti cinquecenteschi, Jesús Martínez de Bujanda, coordinatore di una monumentale opera sul tema. Seguono diversi lavori sul contesto politico e culturale in cui maturò il progetto del cardinale Quiroga. Se ne è delineato in primis un minuzioso profilo biografico, nel contesto dei gruppi di potere e delle fazioni cortigiane in lotta per la conquista del favore reale. Si è indagato, quindi, sugli agenti che collaborarono alla stesura dell’Index librorum prohibitorum (1583) e dell’Index librorum expurgatorum (1584), prestando particolare attenzione alle figure del maestro Sancho e di Juan de Mariana. Oggetto di esame sono stati, poi, il tortuoso processo di elaborazione e accidentato iter di stampa di entrambi i cataloghi, nonché la loro struttura e intrinseche contraddizioni (messe in evidenza dallo studio del “caso Propalladia”), la loro censura sia di certa letteratura italiana che di alcuni testi scientifici di area eterodossa, e infine la loro ricezione in Italia, esplorata alla luce dell’assimilazione delle proposte quiroghiane nella Bibliotheca selecta del Possevino. Degna di nota l’accurata e innovativa ricostruzione delle varie fasi preparatorie dei due Indici, illustrata dalla pubblicazione di una serie di documenti finora inediti.
Donatella Gagliardi
Donatella Gagliardi è ricercatrice di Letteratura spagnola presso la Facoltà di Lettere dell’Università della Calabria. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Urdiendo ficciones. Beatriz Bernal autora de caballerías
Chi di noi, uomini del ventesimo e ventunesimo secolo fin da piccolo a scuola non si è sentito insegnare e propinare nel corso di scienze e biologia, quasi come un "dogma laico" certissimo e inconfutabile, la teoria della evoluzione della specie di Darwin? "L'uomo discende dalla scimmia" ci hanno detto e ripetuto fin dalle scuole elementari facendoci vedere il solito disegnino della scimmietta che si eleva cominciando a diventare uno scimmione e poi un uomo più o meno come noi. Ma le cose stanno veramente così? È bene ricordare che l'evoluzione è soltanto una teoria e neanche del tutto scientificamente provata. Soprattutto, questa teoria si può accordare con la dottrina della Chiesa e con l'insegnamento rivelato nella Sacra Scrittura della creazione dell'uomo, della sua caduta con il peccato originale e della necessità della redenzione operata da Cristo Gesù? Questa è la grande questione alla quale il libro del cardinale Ernesto Ruffini, arcivescovo di Palermo, vuole rispondere. Le riflessioni e le risposte che dà, rimangono perfettamente attuali, data l'ottima competenza e autorevolezza del suo autore. Egli spiega le varie teorie dell'evoluzione esistenti e le critica, ricorda qual è la dottrina della Chiesa in merito; poi analizza cosa ci insegna la Rivelazione contenuta nella Sacra Scrittura riguardo alla creazione dell'uomo.
Commemorando la figura di Papa Benedetto XVI, Papa Francesco ha rivelato un particolare molto significativo: al momento della sua elezione aveva scelto il nome di Benedetto pensando non solo al fondatore del monachesimo, ma anche alla figura del suo predecessore Benedetto XV, il genovese Giacomo della Chiesa, il cui mandato dal 1914 al 1922 aveva coperto l'intero periodo della Prima Guerra Mondiale. Si potrebbe dire che Ratzinger aveva fin d'allora prefigurato la possibilità di dover a sua volta affrontare il tema della pace e della guerra su cui proprio Benedetto XV aveva pronunciato parole di grandissima rilevanza.
Nel pensare al titolo di questo libro ci siamo chiesti se usare il singolare o il plurale: "la voce" o "le voci" di dodici papi. Raccogliendo i loro documenti non abbiamo avuto dubbi: si è trattato e si tratta di una sola voce, anzi di un unico "grido" che troppe volte è rimasto inascoltato.
Guardando l'azione dei Papi nel loro complesso si ricava che se i loro appelli fossero stati accolti — terrorismo, disarmo, guerre mondiali, guerre del Golfo, conflitti in Medio Oriente, in Africa, guerra in Ucraina, — le sorti del mondo sarebbero molto migliori.
Attraverso lo studio e l'analisi delle lettere di padre Pio a una sua figlia spirituale gli autori evidenziano il metodo del santo nel condurre la direzione spirituale e la catechesi a distanza di quasi sessant'anni dalla morte e venti dalla canonizzazione. Nell'arco ben delimitato di due anni si vede come padre Pio prende per mano l'anima da lui diretta e la conduce fino alla perfezione stabilita da Dio. Il carteggio avviene tra il santo e la nobildonna foggiana Raffaellina Cerase vissuta tra fine ottocento e inizi del novecento.
Il 15 settembre 2020 don Roberto Malgesini, 51 anni, viene ucciso, a Como, da una delle persone cui forniva aiuto. In occasione del primo anniversario della morte, San Paolo ha pubblicato il libro Asciugava le lacrime con mitezza, di Eugenio Arcidiacono. Ma la figura dell'eroico sacerdote, il suo instancabile sorriso, l'intensità dei suoi incontri con tutti, a cominciare dai più poveri, ci parlano ancora, ben oltre il passare del tempo, di una figura di uomo di Dio che sta diventando un punto di confronto per molti pastori e per tutti i credenti e gli operatori di carità. Questo libro offre la testimonianza eccezionale di un ex carcerato detenuto a Como, che racconta numerosi episodi in cui don Roberto ha offerto ascolto, correzione, incoraggiamento e aiuto concreto alle persone più dimenticate e isolate. Una vera e propria raccolta di "fioretti", intensa, autentica, illuminante. Un "santo" raccontato da un uomo che grazie a lui ha ritrovato il senso del proprio cammino. Prefazione di Zeno Carcereri. Introduzione di Alberto Erba.