L’esperienza mistica è sperimentare il Mistero quale aspetto sovrarazionale del Sacro, che, eccedendo le capacità naturali dell’uomo, è incomprensibile e inesprimibile, ma coinvolge l’affettività. Il volume intreccia i tre àmbiti della filosofia, della sociologia e della teologia per esaminare tale esperienza nel suo darsi storico dall’antichità greca a oggi, nelle principali correnti della mistica cristiana, nelle religioni indù, ebraica, islamica, in autori come Dante e Tolkien, e in rapporto con altri campi quali la matematica e la cinematografia, e questioni teoretiche: quali siano gli esatti contorni di un’esperienza del divino; quale ruolo in essa abbiano conoscenza e affettività; la distinzione cristiana tra ‘buona’ e ‘cattiva’ divinizzazione.
Parlare di morte ha senso ai nostri giorni?
Che cosa suscita pensare ad essa?
Tra cronaca e fiction ci appare sempre lontana, riguarda sempre altri, fino a trovarci assuefatti ad essa.
Le cose cambiano quando la morte entra prepotentemente nel nostro orizzonte e sconvolge la nostra vita.
Lo sguardo cristiano sulla morte allarga la prospettiva e ci proietta oltre, ci lascia intuire un “dopo” carico di speranza, mentre l’arte cristiana ci offre meravigliosi scorci, forti provocazioni, stimolanti riflessioni su questi temi.
Queste pagine, attraverso il confronto con opere d’arte di forte impatto, cercano di riportare l’attenzione su temi un po’ dimenticati, come morte, resurrezione, misericordia, giudizio, che sono al centro della fede cristiana, forza scaturita proprio dalla morte e resurrezione di Gesù, per ritrovare speranza per il nostro oggi.
Quarta di copertina
Il trionfo della morte di Clusone e la Danza macabra di Pinzolo con sottile ironia e con un certo coraggio offrono un richiamo a «ben vivere», per poter anche «ben morire». Perché la risurrezione è la destinazione finale del nostro pellegrinare.
Biografia dell'autore
Sergio Dell’Orto, nato a Carate Brianza (MB), dopo aver svolto il suo ministero in parrocchie di Monza e della Brianza, attualmente è parroco di San Bernardo, alla Comasina a Milano.
Per natura noi esseri umani siamo orientati verso gli altri: non viviamo mai solo per noi stessi, ma sempre in relazione. È a partire da questa considerazione che Anselm Grün dà voce e cerca risposte per la domanda di fondo che attraversa questo libro: «Come possiamo vivere il nostro desiderio di connessione in modo che sia salutare, e come possiamo vivere le relazioni in modo che la nostra coesistenza sia felice e ci renda felici?». Ogni persona desidera una connessione completa e profonda, eppure spesso sperimenta qualcos'altro: si sente sola, isolata, tagliata fuori dal legame con gli altri. E sebbene molti siano connessi, vivono tale connessione come un peso. Cosa fare? Per vivere i rapporti in modo sano sono necessarie una nuova comprensione dell'unità e una più profonda qualità della convivenza nei legami familiari e lavorativi, nella società e nella Chiesa, con la natura e con Dio. Servono valori comuni, ma anche comunità che vivano la fede e la speranza, e le rendano tangibili.
Roberto Beretta, giornalista di Avvenire per oltre trent’anni, parte dall’esperienza personale di semplice laico per spiegare perché ormai è diventato necessario essere un po’ meno cattolici per tentare di diventare un po’ più cristiani. «In "Meno cattolici + cristiani" Beretta avvia un confronto serrato con la realtà: la Chiesa - e più in generale il cattolicesimo - affronta una crisi reale, e qui non si tratta solo di mantenere rituali o osservare norme. Quello che serve è un salto: riformulare la domanda su Dio con onestà, coraggio e senza imposizioni.» (Paolo Rodari) Duemila anni di dogmi, tradizioni, riti, documenti, pratiche pastorali, devozioni, abitudini, precetti morali - a volte contraddittori tra loro e spesso incomprensibili agli uomini d’oggi - hanno appesantito la Chiesa al punto che molti faticano a ritrovarvi i tratti originari del messaggio di Cristo. Mentre l’interpretazione delle Scritture e la ricerca teologica compiono significativi passi in avanti, ai credenti (ma anche ai cosiddetti «lontani») continua a essere proposta una dottrina pensata per altri tempi: quando la Chiesa si sentiva unica ed esclusiva padrona della «verità» e della «salvezza». Prefazione di Paolo Rodari.
"Vi è mai capitato di sentirvi amici di una persona che non avete mai conosciuto? Vi siete mai sentiti talmente vicini a qualcuno che è vissuto millenni prima di voi da mettervi a conversare con lui? Suppongo di sì: i libri e lo spirito compiono di questi miracoli. Di recente a me è capitato con Giona, un po’ per caso. Credevo di sapere già tutto di lui dopo aver ascoltato la sua storia innumerevoli volte. Mi sbagliavo. Questa volta, mettendomi a leggere le pochissime pagine della Bibbia che raccontano la sua bizzarra vicenda, mi è sembrato di incontrarlo davvero". In queste brevi pagine l’autore entra in dialogo con Giona, intrattiene una corrispondenza con lui, lo interpella, lo chiama a fare verità in sé stesso, gli si fa accanto per aiutarlo a compiere quel passo, tanto faticoso quanto liberante, che porta verso la vita adulta. Ciascuno di noi può riconoscersi in quel Giona che si ribella a Dio e sceglie, per paura, strade mortifere, ma che porta in sé un profondo desiderio di una vita piena.
Una parola scorre sotto tutte le parole della Bibbia, come una corrente sotterranea, una nervatura delle pagine. Questa parola è "vita". A partire dal libro della Genesi, quando Adamo divenne un essere che ha vita (Gen 2,7), proseguendo con i racconti dell’Esodo quando, nei giorni dell’alleanza, il Signore disse: «Hai davanti a te la vita e la morte, scegli!» (Dt 30,19), attraversando i Salmi, la cui supplica più ripetuta è: «Fa’ che io viva!», fino ai Profeti, che rivelano il volto del Dio della vita, tale parola agisce da protagonista nascosta. Queste pagine ci accompagnano lungo un itinerario che culmina nella figura di Gesù: questi ha l’audacia di attribuirsi, come suo nome proprio, come sua identità, la vita: «Io sono la vita» (Gv 14,6); anzi, ne fa la sua missione specifica: «Sono venuto perché abbiano la vita in abbondanza» (Gv 10,10).
Non basta cercare risposte: serve ascoltare le domande. Quelle vere, che ci abitano nella fatica, nei legami, nei silenzi. In queste pagine di padre Gaetano Piccolo emerge una spiritualità che prende sul serio la vita, con le sue ferite e le sue attese. L’autore, ispirandosi alle chiacchiere degli anziani, udite da ragazzo nei crocicchi del suo paese, ci invita a un dialogo sulle questioni più pressanti della vita, che apra a un cammino senza scorciatoie, dove la fede non sia rifugio, ma spazio di verità. Le domande, così, diventano luogo di incontro con Dio, con sé stessi, con l’altro. Un testo essenziale e profondo, pensato per chi accompagna, per chi è in ricerca, per chi desidera abitare con autenticità le domande che ci fanno umani. Perché solo non sfuggendo alle domande, si può imparare a credere davvero.
L’obiettivo del volume è aiutare a riscoprire le radici spirituali, culturali e politiche del cristianesimo, ponendo l’accento sull’importanza della Pentecoste come elemento fondante della comunità cristiana evangelizzante. L’Autore con uno stile coinvolgente e accessibile, esplora il ruolo dello Spirito Santo nella storia degli uomini, mettendo in luce come la fede possa trasformare la società, la cultura e la politica. Nella prima parte il libro affronta il tema dell’opera dello Spirito Santo nella storia umana, mostrando come la santità possa incarnarsi nella vita di figure esemplari come don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi e il beato Francesco Faà Di Bruno. Nella seconda il focus si sposta nella società civile e sulle sue sfide. Nella terza parte, infine, ci si concentra sull’azione dei cristiani nel mondo, dall’emergenza educativa alla persecuzione strisciante anche in Occidente fino a denunciare la necessità di un nuovo slancio missionario e di autentica testimonianza, lontano da compromessi sulle verità della fede e dal politicamente corretto.
Le origini del culto dei sette Arcangeli descritte nel codice X.G.5 dell'opus De Septem Spiritibus
Un manoscritto ritrovato che svela le radici dimenticate di un’antica devozione cristiana. Riscoperto dopo secoli di oblio, questo affascinante manoscritto attribuito a mons. Tommaso Bellorosso – protonotario apostolico, esorcista, teologo e mistico del primo Cinquecento – offre un contributo unico e originale alla comprensione delle radici del culto dei Sette Arcangeli. Bellorosso fu uomo di vasta cultura e profonda spiritualità. Durante il suo incarico in Ungheria, e successivamente come vicario nelle diocesi di Palermo e Monreale, coltivò una devozione ardente verso gli spiriti celesti. Fu proprio a Palermo, nel 1516, che rinvenne un antico affresco raffigurante i Sette Principi assistenti al trono di Dio, all’interno della chiesa di Sant’Angelo, dando avvio a una riflessione mistica e dottrinale di straordinario valore. Il testo si distingue per la sua profondità esegetica e per l’influsso delle visioni del beato Amadeo da Sylva. Nelle pagine più intense Bellorosso analizza i nomi, le funzioni e i segreti mistici dei Sette Arcangeli, integrando rivelazioni mistiche ricevute da penitenti e materiali tratti da fonti profetiche ed esorcistiche. Un’opera unica, a cavallo tra teologia, mistica e devozione popolare, che illumina un filone spirituale tanto affascinante quanto controverso nella storia del Cristianesimo.
Note sull'autore
Carmine Alvino (Avellino, 1978), avvocato, conciliatore professionista ed esperto in bioetica e in diritto delle nuove tecnologie informatiche, da diversi anni, a seguito di singolari scoperte devozionali, si occupa della conoscenza, dello sviluppo e della diffusione del culto cattolico ai Sette Arcangeli Assistenti al Trono di Dio (Tb 12,15 - Ap 1,4), e più specificamente altresì dell’Arcangelo Uriele, per il quale recentemente ha stilato un’istanza volta alla sua approvazione di oltre 150 pagine, inoltrata alla Congregazione per le Cause dei Santi e al Santo Padre Francesco, in cui ha chiesto di approvarne il nome e di festeggiarne il culto il giorno 29 settembre di ogni anno accanto alla Santa Memoria degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Ha scritto oltre 40 libri sull’argomento e diversi articoli e creato un sito internet (www.settearcangeli.it) dedicato a questo tema.
Se i Vangeli fossero su WhatsApp, cosa ci scriverebbero? Viviamo in un tempo in cui tutto passa attraverso messaggi brevi, vocali e notifiche. E se anche i Vangeli potessero arrivare così, direttamente sul nostro smartphone?In questo libro originale e profondo, Franca Ferrandini Troisi immagina i quattro Evangelisti – Matteo, Marco, Luca e Giovanni – come se ci mandassero SMS spirituali: brevi frasi tratte dai loro scritti, capaci di toccare il cuore e far riflettere anche in pochi secondi. Ad ogni messaggio segue un breve commento che aiuta ad approfondire il significato del Vangelo nella vita quotidiana, in modo semplice ma mai superficiale. Un modo nuovo, fresco e attuale di incontrare la Parola, che parla anche oggi… proprio come un messaggio ricevuto da Chi ci ama di più.
Note sull'autore
Già docente di Epigrafia greca nell’Università di Bari, è madre di otto figli (una dei quali morta a tre anni) e nonna di tredici nipoti. Ha pubblicato diversi libri riguardanti le epigrafi greche di varie località, soffermandosi in particolare sulle iscrizioni della Puglia. Per molti anni si è occupata, insieme al marito, di formazione dei genitori e degli adolescenti, nel campo del volontariato.
Quando la vita crolla, cosa resta davvero di noi? Non è il riflesso nello specchio a raccontare chi siamo. Ma ciò che scopriamo guardandoci dentro, nell'intimità della coscienza, alla luce di Dio. In questo memoir intenso e coraggioso, Nardo si mette a nudo, senza difese, per raccontare una discesa e una risalita. La discesa nel dolore, nel senso di fallimento, nella perdita di ciò che sembrava solido e indistruttibile. Ma anche la risalita verso una luce nuova, che non viene dagli uomini, ma dall’incontro con il volto misericordioso di Cristo. Un racconto di sofferenza, sì – ma soprattutto di speranza.
Una testimonianza vera, profonda, che parla al cuore di chi ha vissuto l’oscurità e ora desidera rimettersi in cammino. Perché solo attraversando il buio con fiducia possiamo scoprire che Dio non ci abbandona mai.
Anche quando tutto sembra perduto, Lui è già lì, che ci aspetta.
Note sull'autore
È nato a Sorengo e cresciuto a Paradiso, in Svizzera, dove ha trascorso un’adolescenza ribelle e inquieta. A 24 anni un grave incidente in moto segna una svolta. Oggi, a 65 anni, vede chiaramente un “prima” e un “dopo” nella sua vita, e vive con gratitudine per la grazia ricevuta.
Una vita trascorsa a vivere eventi mistici e a collezionare storie di altri ha consolidato la fede cristiana di Dreher e lo ha convinto che Dio si rivela in ogni momento, ma che noi occidentali moderni abbiamo perso la capacità di percepire la sua presenza. Come è potuto accadere a noi e non ad altri popoli del mondo? È possibile invertire questa tendenza? Se sì, come? Vivere nella meraviglia racconta la storia di come l’Occidente sia diventato "disincantato" e fornisce consigli pratici, basati sulla storia, l’antropologia culturale e le neuroscienze, nonché sulle testimonianze di monaci della Chiesa antica, su come ritrovare il senso dello stupore e la consapevolezza del divino. Attraverso storie di vita reale di persone che hanno vissuto miracoli, visite di santi e angeli e, in alcuni casi, hanno lottato con i demoni, questo libro vi aprirà la mente alla realtà che il mondo materiale non è tutto ciò che esiste e che Dio non è così silenzioso e sfuggente come potreste pensare. Dovete solo imparare a vedere con occhi limpidi.