Elaborato in occasione del IV centenario della morte, il presente volume focalizza l'attenzione sulla memoria e sull'eredità culturale di Francesco di Sales, vescovo, direttore spirituale, consigliere politico, promotore di ordini religiosi e animatore di esperienze di fede vissuto fra XVI e XVII secolo a cavallo tra ducato sabaudo e la Francia. La sua poliedrica personalità è infatti riuscita ad imporsi come modello ispiratore ben oltre i limiti cronologici e geografici della vicenda personale, proiettandosi sul lungo periodo nell'intero mondo cattolico; l'ascendente esercitato sull'esperienza religiosa di don Bosco a metà dell'Ottocento è solo uno degli esiti più evidenti.
La vocación de todos los hombres es ser hijos de Dios en el Hijo, relación que alcanzamos mediante una alianza nueva y eterna. Para la mayoría de las personas, esa vocación universal se concreta en el matrimonio, camino y anticipo de ese éxtasis, de ese darse y encontrarse, de esa unidad en la multiplicidad que es la vida misma de la Trinidad, y que es lo que anhelamos sin saberlo. Para otros, su vocación al celibato supone saltarse el matrimonio terrenal, y vivir, aquí y ahora, el matrimonio celestial. Decimos que Dios no tiene pasiones en sentido pasivo, y tenemos razón. No es movido, dirigido o condicionado por pasiones, como nosotros. No se puede enamorar por la misma razón que el mar no se puede mojar o un volcán no se puede calentar; porque Él mismo es amor. Pero ese volcán de amor —el amor que mueve el sol y las estrellas, el amor que se hizo hombre, el amor que murió por nosotros— es más apasionado y real que nuestros amores temporales; es el único capaz de llenar el corazón de una persona casada, a través del amor de su cónyuge; es el único capaz de llenar el corazón de un célibe. Partiendo de dos concepciones poco exploradas de presencia y libertad, el autor analiza la relación entre el matrimonio y el celibato (en especial el celibato de los laicos), así como el discernimiento para elegir entre un camino y otro (en realidad, entre cualquier camino vocacional). Las conclusiones sorprenderán al lector, algo lógico tratándose de una seducción misteriosa.
Este libro reúne textos «de intención teológica. Sin embargo, no provienen de una enseñanza orgánica que se relacione con algún punto central del dogma o de su historia, ni de una investigación prolongada sobre un tema en particular; tampoco he pensado poder escribir sin irreverencia, en singular, esta noble palabra teología. Y, ya se trate de la historia de la exégesis, de la teología política, de la vida espiritual o de las religiones comparadas, todo fue ocasional, tanto en el sentido banal de que tenía que acoger una petición con vistas a un congreso o un trabajo colectivo, como también —aquí está el verdadero sentido— porque una situación dada, cuyo problema podía ser serio, parecía invitarme a intervenir en algún debate.
Hay lectores cuya atrevida curiosidad ama también las comodidades: quieren que se reúnan los fragmentos. Algunos no han cesado hasta que he consentido en su deseo. La complicidad de un atrevido editor hizo el resto. Así que aquí están algunos de estos fragmentos. Abarcan cincuenta años […], tal vez ayuden a recordar momentos de nuestra historia religiosa de la que tantos acontecimientos trascendentales, tantos derrumbes, tantas novedades o tantas transformaciones masivas ahora corren el riesgo de volverse incomprensibles o de caer en el olvido» (Henri de Lubac, Prefacio).
Henri de Lubac (Cambrai 1896 París 1991), jesuita francés, fue uno de los teólogos más relevantes del siglo xx, cuyo pensamiento teológico tuvo gran influencia en el desarrollo del Concilio Vaticano II, sobre todo por su participación en la Comisión Teológica que preparó dicho concilio. Fue, desde 1929, profesor de Teología fundamental y de Historia de las religiones en la Facultad de Teología Católica de LyonFourvière, además de miembro de la Comisión Teológica Internacional y consejero del Secretariado para los no Cristianos. En 1982 fue creado cardenal por Juan Pablo II. De su amplia bibliografía editada en castellano destacan, entre otras obras, Por los caminos de Dios, Budismo y cris-tianismo, Meditación sobre la Iglesia, El drama del humanismo ateo y El misterio de lo sobrenatural. La BAC, junto con la Fundación Maior, ha publicado La Escritura en la Tradición.
Título original: Théologies d'occasion. Traducción de Juan Carlos Mateos. Estudio preliminar de Samuel Sueiro, CMF
Libro publicado en coedición con la Fundación Maior
Il volume, presentato in un'edizione aggiornata agli ultimi eventi - la crisi pandemica, le nuove forme di rappresentanza e il ritorno della guerra in Europa -, propone una sintesi originale e accurata di ottant'anni di storia italiana alla luce delle continue interazioni fra quadro interno e contesto internazionale. Un itinerario composito e plurale, attraversato da snodi e momenti, opportunità e rischi: dal declino della parabola fascista alla guerra fredda, dalla costruzione europea alla scelta atlantica, dai movimenti sociali alle sfide globali del nostro tempo, dal crollo dei partiti alle tensioni che scuotono la democrazia in Occidente. L'autore definisce il ritratto di una comunità nazionale democratica e partecipativa, una Repubblica perennemente in bilico tra continuità e rottura, tradizione e innovazione.
Partecipazione e democrazia sono strettamente connesse. Il XXI secolo ha prodotto sfide esiziali per le democrazie rappresentative: migrazioni di massa, grande recessione, pandemia, crisi dell'ordine internazionale (con l'invasione russa dell'Ucraina e il nuovo conflitto in Medio Oriente), populismo, surriscaldamento climatico, digitalizzazione. Il libro muove da tale scenario di crisi multiple e di incertezza radicale per fare luce sulla capacità delle donne e degli uomini di influenzare e ripensare il proprio futuro. Ciò richiede di ridefinire continuamente cosa facciamo (prendere parte), cosa pensiamo (sentirsi parte) e chi siamo (essere parte). Tali aspetti, con i loro cambiamenti, vengono analizzati seguendone le vicende in alcune specifiche arene partecipative: elettorale, associativa o della pressione, partigiana, della protesta, della comunicazione anche sui social. Il libro chiude mettendo in evidenza le innovazioni e le sfide che contraddistinguono tali ambiti. Ne consegue una visione della partecipazione non solo convenzionale, ma post-rappresentativa, plurale, diffusa, comunitaria e che fa propria l'idea che, ieri come oggi, essa comporta sempre, in forme frammiste, un agire su, con e per gli altri.
Cosa ci insegna la storia di Giulietta, la figlia di Manzoni curata con le sanguisughe? E quella del «macellaio» che operò la regina Vittoria per un ascesso all'ascella? È ancora valido il paradosso di Veronesi? E perché Steve Jobs ha aspettato ad operarsi dopo aver scoperto per caso di avere un tumore? Sono solo alcune delle storie ordinarie e straordinarie raccontate in questo libro per spiegare la complessità del progresso in medicina, i giganteschi passi avanti nella scienza ma anche i drammatici passi indietro nella vita reale di medici, infermieri, esami e farmaci. È la contraddizione del mondo in cui viviamo dove si fanno trapianti impensabili fino a poco tempo fa ma è sempre meglio non ammalarsi a Natale, o di lunedì. Dove lo studio del DNA schiude infinite possibilità ma non si fanno dormire a sufficienza i pazienti. Dove il tempo medio dedicato da un dottore al suo ammalato è di soli otto minuti e la vita umana vale meno di quella di un'automobile. Il realismo della conoscenza che il Direttore dell'Istituto Mario Negri infonde a piene mani in queste pagine, insieme all'erudizione e agli aggiornamenti più affascinanti sulle ricerche più recenti, è la cura migliore per guarire dalle illusioni e aprire gli occhi sul passato e il presente della nostra salute, del sistema sanitario, dei robot che ci curano, dei capisala stressati, delle cure palliative, delle trasfusioni e di molto altro che riguarda tutti noi molto da vicino.
Spirito indipendente e originale, Edgar Morin conserva un gusto e un piacere intatti per le cose della vita e gli oggetti del pensiero. Dall'eleganza del volo di una rondine all'umanesimo di Montaigne, dalla missione dell'intellettuale alla lotta delle donne iraniane, niente di ciò che è umano gli è estraneo. In questo insieme appassionante di testi personali, letterari, storici e filosofici, Edgar Morin sfrutta il suo immenso sapere, accumulato in un secolo di vita, per interrogare la complessità del reale e pensare il futuro della nostra società.
In viaggio verso Londra, alla ricerca del ricco marito che il povero Yorkshire non le può offrire, Arabella Tallant ha la sventura di ritrovarsi su una carrozza inservibile e la prontezza di volgere quell'inconveniente a suo vantaggio. Nel cercare rifugio per sé e per l'anziana governante che la accompagna, infatti, si ritrova nella dimora di Robert Beaumaris, uno degli uomini più facoltosi e seducenti di tutta Londra. Cenerentola ha dunque incontrato il suo Principe Azzurro? Non proprio: Arabella è troppo fiera, troppo incantevole e troppo impulsiva per starsene umilmente da parte; Robert è troppo aristocraticamente annoiato per mettersi alla ricerca della scarpetta; e il Bel Mondo londinese è troppo impiccione e ottuso per favorire il vero amore. Così, in un irresistibile gioco di equivoci, coincidenze, menzogne e colpi di scena, Arabella ingaggia un tempestoso duello con un avversario del tutto degno di lei, mentre intorno a loro si agitano un fratello assai incauto e un gentiluomo molto cauto, una (fata) madrina senza - purtroppo - poteri magici e un'anziana e temibilissima gentildonna.
Ildegarda di Bingen (1098-1179), dal 2012 Dottore della Chiesa, è stata recentemente oggetto di una vera e propria riscoperta. La sua sensibilità per il mondo della natura, il suo ruolo da protagonista in una società ancora essenzialmente maschile, le sue numerose intuizioni e anticipazioni in tema di naturopatia e medicina, ne fanno una personalità di straordinario rilievo. La fondatrice del monastero di Bingen, in Germania, precorse i tempi anche nel concepire la cura come impegno sia attivo (aver cura di sé, prevenire la malattia) che passivo (accogliere l'intervento terapeutico). Per lei la guarigione coinvolge tanto il corpo quanto lo spirito, e le fonti del benessere sono le più varie: alimentazione, digiuno controllato, ritmi circadiani, piante, cristalli, ma anche la meditazione, la musica e la preghiera. Nelle pagine di questo libro, gli autori, dopo aver delineato il profilo e il pensiero di Ildegarda, ne ripropongono in chiave moderna i consigli su alimenti, stile di vita, piante e minerali, per ristabilire la salute e favorire il nostro benessere mentale, fisico, emozionale.
La penetrazione delle tecnologie digitali nella nostra quotidianità ci spinge a riproporre la questione generale di che cosa significhi essere umani, riconoscendo sia che non siamo poi così speciali, sia che abbiamo pur sempre le nostre specificità. Su queste basi, diventa possibile affrontare la sfida forse più radicale della contemporaneità: siamo all'alba di un nuovo umanesimo digitale o all'inizio della fine dell'umanità? Questo libro si confronta con una serie di temi decisivi, tra cui spicca il problema di come il vivere in simbiosi con gli schermi potrebbe finire per riconfigurare i nostri abiti mentali e i nostri modi di produrre e diffondere la conoscenza, tutti ancora profondamente legati alle risorse comunicative, espressive e cognitive tipiche della parola scritta. Davvero l'utilizzo continuo di immagini - da TiKTok a Instagram, passando per videogiochi e fumetti - finirà per colonizzare la nostra mente, rendendoci incapaci di pensare? Oppure dal passato possiamo imparare che i timori odierni di diventare "dementi" sono sorprendentemente simili a quelli di ieri? In che modo youtuber come Luis Sal e Qulo Brando possono insegnarci qualcosa sull'essere umano che verrà? E perché intitolare un libro D1git4l-m3nte? Discutendo queste e altre questioni, viene difesa l'idea che per evitare che le tecnologie digitali diventino uno strumento di disumanizzazione c'è solo una cosa da fare: reimparare a leggere e scrivere, per interagire con esse in maniera critica e creativa.