Un lungo e complesso viaggio nel quale Adriano Favole ci invita a spostare lo sguardo e a pensarci come parte della natura: siamo ambiente come lo sono le piante e gli animali. Marco Aime, "Tuttolibri" Un gioco di rimbalzi, dal Piemonte all'Oceania, che racconta realtà alternative, dove la divisione fra natura e cultura sembra non essere arrivata. Danilo Zagaria, "Corriere della Sera" Dobbiamo la vita a forze ed esseri ‘selvatici', ‘incolti', che vivono fuori dai confini delle culture intese come spazi simbolici. L'incolto non è il caos: è la vita che si organizza, che germoglia, che si stratifica come i coralli, che si incontra e si scontra, la vita che rinasce continuamente nei dintorni di quella organizzazione che chiamiamo ‘cultura'. La ‘via selvatica' è quella che ci fa scoprire che non siamo solo cultura, che l'essere umano vive delle relazioni che intrattiene con tutti i suoi ‘simili' che abitano la Terra.
Dalla prima iconografia duecentesca fino alle interpretazioni contemporanee, la figura di Francesco d’Assisi attraversa la storia dell’arte come archetipo di povertà evangelica, fraternità universale e armonia con il creato. Questo volume ricostruisce, con rigore storico-critico e ampiezza documentaria, l’evoluzione dell’immagine francescana nelle arti figurative. Attraverso un percorso iconografico che include cicli affrescati, pale d’altare, miniature, sculture e opere moderne, il libro indaga come la rappresentazione del Santo abbia progressivamente assunto valenze teologiche, politiche e culturali, riflettendo le trasformazioni della sensibilità religiosa e del linguaggio artistico. Il titolo richiama il Cantico delle creature, collocando la riflessione nel cuore del messaggio francescano: un’estetica della lode e della relazione tra uomo, natura e trascendenza. Il volume si configura come strumento di studio e insieme come opera di alta divulgazione, capace di coniugare apparato scientifico e accessibilità.
Quando il nonno Gigi muore, la vecchia casa di campagna si fa silenziosa come un libro chiuso troppo in fretta. Nina e Michele, giovani sorella e fratello legati da un'intesa istintiva, tornano lì mossi da un bisogno che non sanno spiegare: ritrovare qualcosa di lui, e forse anche qualcosa di sé stessi. Questo tesoro è in un baule dimenticato, perduto e ritrovato, tra lettere che nessuno aveva letto e parole del cuore mai ascoltate. Da quelle righe emerge una storia antica e familiare che parla di guerra e di pace, di scelte difficili, di fratellanza, di gratuità, di amore, di distanze che solo la scrittura riesce a colmare. Mentre leggono, Nina e Michele attraversano il tempo e riscoprono il valore profondo della memoria, della parola scritta, del raccontarsi e del raccontare con originalità, dei legami che non si spezzano nemmeno quando sembrano scomparsi o ostacolati dagli eventi. Sarà un luogo inaspettato — una vecchia libreria, schiva e appartata — ad aprire uno spiraglio inatteso: un luogo dove i libri non si limitano a raccontare storie, ma insegnano a viverle, e l'amore prende forme inattese. Un romanzo sulla forza dei legami familiari, sulla pace trovata dopo il dolore, sull'amore che sorprende, sul potere delle parole ascoltate, lette, scritte, tramandate, donate.
Sin dalla sua nascita, il Cristo dei Vangeli si ritrova nella paradossale condizione di «ricercato». Ma chi lo cerca e perché? C'è chi lo fa per puro affetto o per un disperato bisogno di salvezza, chi per curiosità identitaria e chi, al contrario, si mette sulle sue tracce per sfi darlo, catturarlo o eliminarlo. Questo saggio non si limita alla figura di Gesù, ma tratta anche la ricerca che coinvolge i seguaci del Maestro fin dalla nascita delle prime comunità cristiane, per cui i «ri-cercati» che si trovano nel libro degli Atti degli Apostoli. Con una narrazione avvincente e un ritmo serrato che sfrutta i meccanismi della suspense, della curiosità e della sorpresa, l'autore ci conduce in un'indagine unica attraverso il Vangelo secondo Luca e gli Atti degli Apostoli. Un viaggio che non si ferma a duemila anni fa, ma che scuote il lettore di oggi: le motivazioni che spingevano le folle, i potenti e i discepoli a cercare Gesù sono le stesse che oggi mettono in discussione la nostra vita. Undici modelli di ricerca — dall'affetto al complotto — per scoprire che trovare il Maestro significa lasciarsi trasformare dalla sua Parola.
Che cosa accade quando i poveri non sono più considerati soltanto destinatari della carità, ma protagonisti di una rivelazione che interpella la fede? In queste pagine Rino Fisichella offre una riflessione originale e profondamente attuale sulla povertà, letta non solo come emergenza sociale, ma come categoria teologica. Attraverso l'insegnamento della Scrittura, della Tradizione e del magistero contemporaneo, il volume mostra come i poveri custodiscano il cuore più vivo del Vangelo, ne sono i testimoni più autentici. Una "teologia dei poveri" non può prescindere da Cristo, che «da ricco che era si è fatto povero», e nel quale la Chiesa riconosce la sua misura. La dottrina sociale richiama alla solidarietà e alla giustizia, ma la sfida decisiva è vedere Cristo nei poveri. Solo così si restituisce alla povertà il suo volto più vero. Un libro che invita a uscire dalle semplificazioni e apre interrogativi decisivi sulla fede, sulla "Chiesa dei poveri" e sulla responsabilità di ogni credente. Perché i poveri non chiedono soltanto la nostra elemosina: chiedono di essere ascoltati. E forse, prima ancora, come emerge dalle storie riportate nel testo, hanno qualcosa di essenziale da dire a ciascuno di noi. Per usare un'espressione cara a Papa Francesco: «I poveri ci evangelizzano».
Nel cuore della guerra fredda, mentre il mondo vive sotto la minaccia nucleare con diversi conflitti aperti e le religioni sono ancora divise da secoli di diffidenze e scontri, Giovanni Paolo II compie un gesto destinato a cambiare la storia: invita ad Assisi, il 27 ottobre 1986, i leader delle grandi religioni mondiali a pregare per la pace. È la prima volta nella storia. Cristiani, ebrei, musulmani, buddisti, induisti, scintoisti e rappresentanti dei culti animisti siedono gli uni accanto agli altri nella città di san Francesco. Non per confondere le religioni, ma per mostrare che la pace è al cuore di ogni esperienza religiosa. Da quella giornata nasce e si diffonde ciò che Wojtyła definì "lo spirito di Assisi": un nuovo linguaggio spirituale e umano, capace di attraversare la fine del Novecento, di globalizzarsi e di parlare ancora al nostro tempo inquieto. Con la forza narrativa dello storico e la partecipazione del testimone diretto, Andrea Riccardi ricostruisce la genesi di quell'evento straordinario: le resistenze della Curia, le tensioni internazionali, il ruolo delle religioni nella crisi del mondo contemporaneo, i sogni di fraternità oltre i muri ideologici e politici. Questo tuffo nella storia non racconta soltanto una giornata memorabile ma anche le realizzazioni che ne seguirono, fino ad oggi. Prima tra queste la trasformazione delle religioni da elemento di conflitto a risorsa di pace sulla scena globale. Da Assisi ha preso forma una delle intuizioni più profetiche del mondo contemporaneo: l'idea che il destino dell'umanità dipende anche dalla capacità delle religioni di incontrarsi, parlarsi, stimarsi e disarmarsi.
Un manuale pedagogico per ripensare il rapporto tra l’essere umano e la natura. Rivolgendosi a insegnanti e educatori, gli autori propongono un percorso didattico per risvegliare una consapevolezza ecologica e sviluppare un’identità ambientale negli studenti. Arricchito di sette Unità di Apprendimento (UDA) e di un manifesto finale, il libro esplora il modo in cui la natura influenza l’esperienza umana, insieme a tecnologia, biodiversità e sostenibilità, offrendo strategie concrete per promuovere la transizione ecologica.
"Le pagine che seguono vi accompagneranno attraverso alcuni dei temi più profondi ed alti della fede cristiana: la via che conduce al Padre, la promessa dello Spirito, il rimanere in Cristo, il comandamento dell'amore, la preghiera sacerdotale di Gesù e la sua invocazione per l'unità dei discepoli. Poi il Vangelo vi porterà sotto la croce e davanti al sepolcro vuoto. Vi conduce alla Pasqua, là dove la morte non ha l'ultima parola. Il Risorto viene poi incontro ai suoi discepoli, entra nelle loro paure, nel loro smarrimento, nei loro dubbi. Anche Tommaso, con la sua fatica a credere, appartiene a questa storia. E Pietro, che ha conosciuto la fragilità del rinnegamento, viene nuovamente raggiunto dal Signore e chiamato ad amare e a pascere il suo gregge. È forse uno dei messaggi più consolanti dell'ultima parte del Vangelo di Giovanni: la missione non nasce dalla perfezione degli uomini, ma dalla misericordia di Cristo [...]. Invito tutti coloro che prenderanno in mano questo sussidio [...] a utilizzarlo con attenzione e fiducia. Sarà un aiuto per entrare personalmente nelle pagine del Vangelo, per ritornarvi nella preghiera, per lasciarsi interrogare e, soprattutto, per permettere alla Parola di raggiungere la vita concreta". (dalla Prefazione di Francesco Moraglia)
Un supporto. Un aiuto che forse mancava, per argomentazione, per didattica, per prospettiva, per la natura dei confronti proposti, per le analisi concettuali a tutto campo. L'intenzione di questo libro è offrire un punto di riferimento che sia a un tempo duttile ed esaustivo, lineare e rigoroso. È destinato a studenti di scienze religiose e laici impegnati nel sociale; insegnanti di religione e di lettere; a parroci e catechisti; a intellettuali e semplici cristiani che desiderano approfondire la propria fede; a filosofi e teologi, come a ragazzi che si interrogano sulla ragionevolezza del Cristianesimo. Quattro grandi sezioni; una successione continua di settanta paragrafi, anche esaustivi in sé; una ripetizione dialettica dei passaggi concettuali più difficili, da diversi punti di vista; un linguaggio a volte provocatorio e non sempre politicamente corretto, affinché ogni tesi sia stimolante e costringa a pensare, a riflettere, a rielaborare criticamente ogni posizione. L'esistenza di una filosofia cristiana è un dato di fatto: i dogmi hanno assunto concetti filosofici; l'evangelizzazione - radicata nelle Scritture e nella Rivelazione e attuata dall'opera sacramentale della Chiesa - ha assunto un linguaggio e una logica, nell'attendibilità dei fatti storici, nel confronto con dottrine alternative, nel tentativo di raggiungere il cuore e la mente di ogni uomo e di ogni donna. Non è affatto in contraddizione con ciò che Paolo chiama «scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani» (1Cor 1,23). Il pensiero cristiano contempla invece la contraddizione: Cristo mostra la contraddizione di ogni cuore, contraddizione che porterà alla resurrezione oppure (aut) alla caduta (cfr. Lc 2,34-35). Il Cristianesimo rivela l'irriducibile contraddizione e inconciliabilità tra lo Spirito Santo e lo spirito del mondo, tra grano e zizzania. Il peccato originale di Adamo pone l'uomo nella condizione universale e irreversibile di peccato, colpa, condanna, pena e morte. L'unico modo - assurdo - di risolvere l'irrisolvibile è proprio e solo l'Incarnazione di Dio: solo una Persona che sia vero Uomo e vero Dio, che abbia quindi senza confusione le due nature, è in grado di pagare ciò che la Giustizia di Dio esige. La filosofia cristiana si radica in questo e si pone nel pensiero occidentale che le è proprio, tra coloro che l'hanno preceduta, coloro che l'hanno elaborata e coloro che l'hanno combattuta. Si tratta ora di capire, come, dove e perché.
Il volume indaga il tema capitale della luce nello spazio liturgico cristiano, e attingendo alla ricca spiritualità d’oriente e d’occidente sviluppa la riflessione introdotta dalla descrizione della Creazione fatta in Genesi 1, che avviando l’alternanza del giorno e della notte inaugura la macchina del tempo e il ritmo del cosmo. Vitale per il creato, la luce è essenziale anche nella vita liturgica della Chiesa, che proprio nel tentativo di "dire l’indicibile" fa ricorso al linguaggio antico e paradossale di simboli la cui eloquenza interpella l’intelletto e coinvolge sensi, memoria, cuore. Complementare e sinergico, in tal senso, il contributo dell’architettura e dell’arte, che attraverso lo scintillio dei mosaici, i volti luminosi e ieratici delle icone, la plastica vigorosa delle masse modellate dai chiaroscuri, il bagliore etereo dei claristori o la cangiante policromia delle vetrate non cessano, oggi come ieri, di tendere a un ideale di Bellezza espressivo dell’alterità di Dio, e pur tra corsi e ricorsi storici riaffermano, attraverso una materia sempre più rarefatta, le esigenze dello Spirito.
Da anni sentiamo ripetere che il diritto internazionale è in crisi. Ma forse la domanda va posta in un altro modo: è davvero il diritto ad aver fallito, o siamo noi ad aver smesso di difenderlo? Cinzia Sciuto parte da questa inversione di prospettiva per leggere il primo quarto del XXI secolo: dalle guerre seguite all'11 settembre all'invasione russa dell'Ucraina, dal 7 ottobre alla distruzione di Gaza, fino al ritorno di Donald Trump e alla sua concezione apertamente sovranista e neoimperiale del potere. Ne emerge la storia di un progressivo sgretolamento: quando una potenza rivendica per sé un'eccezione alla norma, contribuisce a indebolire quella norma per tutti. Ma questo libro non è un atto d'accusa contro il diritto internazionale né un esercizio di nostalgia per un ordine che non ha mai mantenuto fino in fondo le proprie promesse. È, al contrario, una difesa esigente dell'idea che solo il diritto possa sottrarre le relazioni tra Stati alla logica della vendetta, della deterrenza permanente e della superiorità militare. Perché non può esserci diritto se le regole valgono solo contro i nemici e vengono sospese per gli alleati, e non può esserci pace durevole se ogni Stato torna a farsi giustizia da sé. Le istituzioni internazionali sono deboli, spesso impotenti, profondamente da riformare, ma la loro debolezza non dimostra che possiamo farne a meno; dimostra, semmai, quanto sia urgente costruirne di più forti, democratiche e capaci di vincolare davvero il potere. Quando il diritto cede alla forza, non comincia il realismo: comincia la barbarie.
Virginia de Leyva è la donna a cui si è ispirato Alessandro Manzoni per la monaca di Monza deI promessi sposi. Manzoni la liquidò in tre parole - «la sventurata rispose» - e lasciò due immagini così efficaci da essersi impresse in chiunque sia andato a scuola: la bambina che gioca con le bambole vestite da suora, perché è già dalla nascita avviata alla clausura, e la ciocca di capelli che spunta sotto la benda sul capo, segno minimo e ostinato di trasgressione. Sono entrambe inventate. Quel che Manzoni non raccontò è stato riempito da romanzi, film, melodrammi, ciascuno con la propria versione: la monaca lasciva, la ribelle, la vittima del patriarcato. Questo libro torna alla documentazione storica. A partire dagli atti del processo e dai pochi scritti autografi sopravvissuti, ricostruisce l'intera vicenda: la monacazione forzata a tredici anni, la relazione quasi decennale con Gian Paolo Osio, le gravidanze clandestine, gli omicidi, la condanna a essere murata viva in una cella di tre metri per due. Ma soprattutto racconta ciò che il mito ha risolto troppo in fretta: Virginia de Leyva sopravvive. E quello che fa della propria vita dopo il carcere è forse la parte più inquietante dell'intera sua storia. Ne emerge una figura irriducibile a qualsiasi semplificazione, che non subisce mai del tutto, che manipola anche quando cede. Quella che ci racconta Lisa Roscioni è la storia vera dietro il più celebre silenzio della letteratura italiana, più estrema di qualsiasi sua reinvenzione.