Donne, vecchi e bambini, provenienti prevalentemente da città come Udine, Treviso e Venezia: dopo la rotta di Caporetto dell'ottobre 1917, seicentomila civili furono costretti ad abbandonare improvvisamente il territorio invaso o minacciato da vicino dall'esercito austro-ungarico, dando vita alla più grande tragedia collettiva che interessò la popolazione durante la grande guerra. Anche l'Italia conobbe così, come gli altri paesi coinvolti nel conflitto, il fenomeno dei profughi di guerra, divisi dal dilemma se fuggire di fronte al nemico o subirne l'occupazione. Il libro ricostruisce le dinamiche di questa fuga di massa parallela alla ritirata dell'esercito e le condizioni di vita, le immagini, le autorappresentazioni degli 'esuli in patria'.
La resistenza di cui parla Luigi Pedrazzi è un atteggiamento interiore: è il restare fermi sui principi in cui crediamo e sull'insegnamento delle grandi figure che li incarnano e li rinnovano. Ne è una testimonianza questo libro in cui sono raccolti alcuni interventi che l'autore ha pubblicato tra il 2004 e il 2005 sul quotidiano bolognese "Il Domani". Il materiale è ordinato in tre sezioni seguite da tre piccoli saggi scritti ad hoc, in cui la riflessione va oltre la cronaca per affrontare problemi tutt'ora aperti o di portata più generale.
L'autrice di questo volume, già edito, non solo ricostruisce la storia delle grandi acquisizioni artistiche e intellettuali, ma è anche attenta al complesso intreccio di motivi commerciali e materiali che fanno di questa straordinaria stagione della storia europea un vero e proprio "miracolo economico". Accanto alle opere del genio di Leonardo e Raffaello, di Masaccio e Piero della Francesca, ritroviamo così la frenetica attività di mercanti e uomini d'affari, nobili e diplomatici, collezionisti e stampatori, in una narrazione attenta anche al lettore non specialista.
In questo volume l'autore descrive origine e funzionamento di Auschwitz, da campo di prigionia per i dissidenti politici polacchi a macchina di sterminio in cui trovarono la morte un milione di ebrei. Da qui parte per esaminare l'Olocausto nazista più in generale, le motivazioni e la mentalità dei maggiori gerarchi, facendo ricorso ai resoconti delle SS stesse e a documenti recentemente resi disponibili dagli archivi russi. Il risultato è un saggio che non esita ad affrontare anche questioni "scomode", come la corruzione diffusa nei campi tra i prigionieri stessi, la presenza di bordelli, le complici mancanze dei governi subordinati ai tedeschi occupanti o all'imbarazzante silenzio degli Alleati, che pure conoscevano la situazione.
Intorno al 1913 Mussolini, direttore del quotidiano socialista "L'Avanti!", conosce Ida Dalser, una giovane donna originaria del Trentino con cui intreccia una relazione. Ma nello stesso periodo il giovane Benito sposa Donna Rachele, che gli sta dando il primo figlio. Anche Ida è incinta, il bambino si chiamerà Benito Albino Mussolini e verrà riconosciuto dal padre. Con la guerra e l'ascesa al potere nella vita di Mussolini non c'è più spazio né per Ida né per il bimbo, che vengono rinchiusi in manicomio. Lei morirà nel 1937, dopo una autentica persecuzione, a Venezia. Suo figlio morirà nei pressi di Milano, nell'agosto del 1942, dopo sette anni di internamento, probabilmente in seguito a una terapia shock a base di insulina.
Questo saggio sotto forma di lungo racconto affronta la realtà complessa e variegata di una Germania tagliata in due da un punto di vista economico. Straordinariamente moderno, il Paese soffre infatti dei molti retaggi del passato. I tedeschi vivono le contraddizioni di un'unificazione desiderata, ma non ancora del tutto compiuta. E avvertono la complessità del sentirsi cittadini europei nel ritrovarsi dai primi agli ultimi posti in settori determinanti come la ricerca e l'università. Corrispondente da Francoforte per il "Sole 24 Ore", Beda Romano offre in questo libro un resoconto di respiro internazionale.
Trattenuto e interrogato per tredici mesi nel campo di internamento di Berlino tra il 1945 e il 1946, nuovamente arrestato nel 1947 e rinchiuso in una cella del penitenziario di Norimberga, Carl Schmitt si dovette difendere dall'accusa infamante di crimini di guerra. Questo volume raccoglie i testi di quell'esperienza, i verbali dei tre interrogatori condotti da Robert Kempner, le autodifese di Schmitt sul tema del grande spazio e della guerra di aggressione e i pareri resi all'autorità americana sul Capo della Cancelleria e sui Segretari di Stato nel Terzo Reich. Il nodo teorico che queste pagine sollevano è ancora irrisolto e non ovvio: è possibile processare la storia e i nemici sconfitti? La giustizia dei vincitori può essere un tribunale morale?
Non una storia del fascismo e del nazismo, bensì un bilancio puntuale dei tratti che li apparentarono, e delle singolarità rispettive. Grande attenzione è data anche al parallelo sul governo dell'economia, incluse l'agricoltura, l'autarchia e la mobilitazione economica; al rapporto dei due regimi con la cultura e la società, al rispettivo grado di consenso, infine al modo in cui nazismo e fascismo affrontarono la sfida della guerra. L'autore reca un utile contributo conoscitivo sui caratteri del totalitarismo di destra. Questa edizione si arricchisce di nuove informazioni sull'organizzazione sociale e sul ruolo dei militari nei due regni.