La Repubblica di Weimar nacque sotto una cattiva stella. Su di essa gravò fin dall'inizio la pesante ipoteca conseguente alla sconfitta della Prima Guerra Mondiale e sin dal primo giorno della sua esistenza fu sottoposta alla pressione del potente movimento ideologico bolscevico che, superati i confini russi e nel tentativo di realizzare la rivoluzione mondiale, diffuse contemporaneamente in Europa entusiasmo e paura senza precedenti. Infatti il Partito Comunista Sovietico attuò in modo drammatico, anche fisico, il postulato annientamento di classe della grande e piccola borghesia nonché dei contadini benestanti. In Germania il Partito Comunista Tedesco, il più grande formatosi al di fuori della Russia, fece propria questa tesi. Considerata l'inquietudine che questa minaccia alimentava in ampi strati della popolazione tedesca, non deve sorprendere che, con il nazionalsocialismo, si formasse un contromovimento radicale ed estremista in rapida ascesa sotto la guida di Adolf Hitler. Alla fine la fragile Repubblica di Weimar rimase schiacciata fra queste due ideologie opposte, in quanto non riuscì mai a creare nella popolazione una base democratica sufficientemente ampia e consolidata.
Partendo dalle ballate medievali su Robin Hood, Raffaele Nigro ripercorre in questo libro sette secoli di scritture, racconti, poemi che hanno per soggetto i briganti, senza dimenticare gli apporti del teatro, dell'opera lirica, della pittura e del cinema. Dall'epopea delle compagnie di ventura al bandito ideale di Cervantes, dai masnadieri preromantici alle sanguinose vicende dell'unificazione italiana alla letteratura popolare per cantastorie, dal brigantaggio come ribellione sociale alle imprese di Salvatore Giuliano, Nigro ci offre un'avvincente ricognizione di personaggi fuori del comune in compagnia di autori come Byron, Schiller, Stendhal, Verga, D'Annunzio, Gramsci, Hobsbawm, Marcuse, García Márquez.
Il libro è articolato in tre parti distinte ma strutturalmente collegate: il genocidio, la paura e la speranza. La prima parte tratta dei due grandi genocidi che hanno segnato il primo cinquantennio di questo secolo cosiddetto "breve", ma in realtà lunghissimo nella memoria storica. Anzitutto, quello dimenticato e disconosciuto del popolo armeno, la cui sopravvivenza in terra islamica i sultani selgiuchidi avevano per secoli assicurato e protetto. Subito dopo si tratta della Shoah degli ebrei d'Europa. Questa parte è introdotta dalla controversa questione sulla natura dell'antisemitismo e sulle ragioni storiche dell'antigiudaismo cristiano, anzi cattolico, di cui in questi decenni, e spesso in modo strumentale, si è molto discusso tra gli storici del Novecento. La seconda parte tratta della rovinosa realtà della guerra, in particolare della guerra aerea praticata durante la seconda guerra mondiale sia dai tedeschi sia dagli alleati. L'elemento che accomuna i temi trattati è la paura: paura come forma di difesa e di autoconservazione; in alcuni casi, forse, paura di sopravvivere all'orrore di una devastazione così grande, così universale. La terza parte tratta della speranza; cioè di un progetto positivo di vita per gli uomini, ormai esausti dopo cinque anni di guerra totale, e per le comunità. Il tema è quello della ricostruzione materiale e morale degli Stati, rifondazione degli ordinamenti istituzionali sia nazionali sia internazionali, del rinnovamento delle coscienze.
Nel 1945, le forze aeree americane e britanniche effettuarono massicci bombardamenti contro le città tedesche e giapponesi, culminati nella distruzione di Dresda, Tokyo, Hiroshima e Nagasaki. Tale offensiva fu un crimine contro l'umanità? Oppure fu giustificata dalle necessità della guerra? Queste domande caratterizzano una delle ultime controversie legate a quel tragico conflitto. Sono domande che fin da allora vennero poste in relazione a una strategia che ebbe come obiettivo quello di colpire città e popolazioni civili nemiche con ordigni incendiari e, infine, con bombe atomiche. I discendenti di coloro che morirono sotto quegli attacchi chiedono ragione del perché ai discendenti di coloro che si resero responsabili di quella scelta. Questo libro cerca di dare al riguardo delle risposte definitive. Talora anche scomode.
Erano contadini, artigiani, operai, commercianti. Settantasette italiani, tra i 20 e i 35 anni, precipitati nel peggior mattatoio della seconda guerra mondiale: Stalingrado. Erano del 127° e 248° autoreparto: avevano portato uomini e rifornimenti alla VI armata di Paulus e dovevano rientrare dopo aver riempito gli autocarri con la legna per affrontare l'inverno. Furono invece bloccati dall'avanzata dell'Armata Rossa alla fine di novembre del 1942. L'evento che cambiò le sorti del conflitto viene vissuto dal basso, il massacro dei combattimenti s'intreccia ai tormenti di poveri soldati: freddo, malattie, fame crescente. La loro lenta agonia è raccontata dalle lettere spedite a casa. Le ultime, in gennaio, testimoniano la fine di ogni speranza. Dopo la resa, la prigionia falcidia i sopravvissuti. Solo due rivedranno l'Italia. Oggi la loro memoria vive nel ricordo dei familiari. Alfio Caruso, in una sorta di doloroso pellegrinaggio, li ha rintracciati quasi tutti.
L'esperienza bellica è per il giovane Calamandrei un tornante decisivo, un momento di scoperta di sé e delle proprie vocazioni. Abituati a rapportarsi a lui come a un padre della patria, è una scoperta trovarlo qui ragazzo innamorato, militare controvoglia, interessato alle fotografie più che alle armi, pieno di rimpianti per una carriera interrotta e spaesato di fronte a un evento decisivo, un momento di scoperta di sé e delle proprie vocazioni.
"Il cronista passa - è il suo mestiere - dal Transatlantico di Montecitorio a una fabbrica occupata, dall'intervista a un segretario di partito alla partecipazione a una manifestazione di donne a difesa della legge 194. Il cronista - è il suo mestiere - registra o cerca di registrare non solo gli eventi politici, ma anche gli umori, i sentimenti, le speranze di coloro che saranno i destinatari (o le vittime, in alcuni casi) di quelle scelte. Questo 'diario' che inizia il 14 gennaio del 1976 e arriva quasi fino a oggi, non ha la pretesa di rappresentare un compendio della vita politica di questi anni. Si propone di offrire al lettore una raccolta d immagini, fotografie di uomini e donne che in modi diversi sono stati, magari per un giorno soltanto, protagonisti della storia o della cronaca. Pagine di diario, dunque, che registrano, sia pure con la rapidità e l'approssimazione di una istantanea, trent'anni della nostra vita. Sempre con la fretta imposta dal nostro lavoro ma sempre, mi sembra di poter dire, con onestà."
Divenuta la seconda potenza economica del pianeta tra la fine della Seconda guerra mondiale e l'ultimo scorcio del Novecento, il Giappone è una realtà culturale apparentemente misteriosa e distante che sfida la nostra conoscenza e le nostre categorie interpretative di osservatori occidentali. Con una metodologia storiografica innovativa, questa libro colma la lacuna raccontando a grandi linee le vicende storiche del Paese, nei suoi aspetti economici, sociali, politici e culturali dalle origini sino ai giorni nostri.
Per gli studiosi che affrontano il problema della storia italiana esiste un problema cronologico. Occorre cominciare dalla caduta dell'Impero romano? È preferibile assumere come punto di partenza la formazione, in epoca medioevale, delle libere città e delle repubbliche marinare? O addirittura iniziare dagli anni, nella seconda metà del Settecento, in cui i primi segni di un nascente sentimento nazionale lasciano intravedere la grande stagione del Risorgimento. Fu quest'ultima, quando si aprì un grande dibattito sul tema negli anni Venti, la tesi prevalente. Pierre Milza, invece, ha deliberatamente adottato la prospettiva del lungo periodo e ha deciso che la protagonista della sua storia sarebbe stata la penisola dalle sue vicende più antiche agli avvenimenti degli ultimi decenni. Ma questa scelta (dagli etruschi a oggi) è possibile soltanto se la prospettiva dello storico si allarga sino a comprendere, accanto agli eventi politici e militari, tutto ciò che concorre a definire la vita di un territorio nell'arco di tremila anni: i costumi domestici e civili, i conflitti intestini, le credenze religiose, l'organizzazione sociale, le tendenze demografiche, le condizioni sanitarie, le scoperte scientifiche, l'agricoltura, l'industria, l'artigianato, il pensiero filosofico, le influenze straniere, l'arte nobile e quella popolare, insomma la cultura nel suo significato più largo.
Atti delle III Giornate di Studi Medievali
Castiglione delle Stiviere, 25-27 settembre 2003
Il volume raccoglie i risultati di un convegno interdisciplinare di studio che ha visto coinvolti storici e archeologi di università e istituti di ricerca dell'Italia settentrionale intorno al tema della committenza di edifici religiosi dall'età carolingia al Mille. È diviso in tre parti: la prima è dedicata al legame fra committenti (laici, soggetti ecclesiastici secolari, monasteri) e territorio; la seconda è dedicata agli edifici e la terza presenta una serie di rassegne regionali su scavi tutt' ora in corso o di recente realizzazione. Il saggio di Nicolangelo D'Acunto tratta il tema della committenza edilizia dei vescovi nel Regno Italico, quello di Renata Salvarani esamina il caso della struttura territoriale della diocesi di Mantova, strutturata in età carolingia. Cristina La Rocca ha esaminato il rapporto fra aristocrazie laiche e l'edificazione di chiese private fra VIII e IX secolo. GianPietro Brogiolo ha trattato le architetture e i simboli del potere, Aurora Cagnana le tecniche murarie prima del romanico, Marco Sannazaro l'epigrafia all'interno delle chiese. Tra gli studi regionali, Renato Perinetti ha presentato alcuni casi in Valle d'Aosta, Alberto Crosetto la produzione scultorea della piena età carolingia in Piemonte; Alessandra Frondoni ha esaminato la Liguria, Paolo De Vingo alcune fondazioni religiose a Genova e nel territorio suburbano tra X e XI secolo; Sauro Gelichi, Mauro Librenti, Claudio Negrelli, Rossana Gabrielli hanno indagato situazioni dell'Emilia Romagna, Cristina Felici e Fabio Gabbrielli tracciano un panorama degli scavi in Toscana. Il volume è corredato di fotografie, rilievi, plamimetrie e dell'indice dei toponimi e degli antroponimi.
Il panorama completo di un’epoca di grande trasformazione che ha segnato la storia dei nostri giorni.