Lo studio di Gabriele Mandel dà una risposta a quesiti di estrema attualità, e in modo ortodosso ma obiettivo ripercorre le tappe della composizione, del destino storico, e del'affidabilità dei testi tramandati. Dopo aver tracciato la biografia di Maometto, l'autore affronta i temi essenziali del Corano, con una sintesi di tutti i contenuti: il concetto di Dio, la creazione del Mondo, il Giudizio finale, il significato anche emblematico del Paradiso. Due capitoli sono dedicati ai profeti, e altri spiegano il digiuno di ramadan, il pellegrinaggio alla Mecca, la preghiera rituale, le disposizioni della Legge, le impostazioni riguardanti l'uomo, la donna e l'unione coniugale.
Questa collana di opere mai tradotte in lingua occidentale, esordisce con una dei testi minori di Muhyi-l-Dîn Ibn 'Arabî (m. 1240). In essa, il grande maestro delle dottrine spirituali del Sufismo descrive le tre massime funzioni della gerarchia esoterica dei santi, ossia quella del Polo (qutb), vero e proprio "Vicario di Dio" sulla terra, e dei suoi due Assistenti: l'Imâm che si trova alla sinistra del Polo e che presiede all'integrità del mondo corporeo, e l'Imâm che si trova alla sua destra, incaricato del governo degli esseri spirituali. Le analogie con le funzioni supreme della misteriosa Agarttha sono talmente evidenti che non è neppure il caso di menzionarle.
Prima edizione di un breve trattato in cui l'Imâm 'Alî dà, al compagno Kumayl ibn Ziyâd che lo interrogava al riguardo, una sintesi della Verità Suprema (al-haqîqa). Questo dialogo è la prima testimonianza di una scienza esoterica in seno all'Islam da parte di colui che fu definito come "la porta della città della conoscenza". Il dialogo è accompagnato dal commento inedito di 'Abd al-Razzâq al-Qâshânî (m. 1330), uno dei principali interpreti della scuola akbariana, noto soprattutto per il suo commento ai Fusûs al-hikam, "I castoni delle Saggezze" di Ibn 'Arabî.
L'Islam è un fenomeno che ormai si è imposto all'attenzione del mondo occidentale. I risvolti culturali, religiosi e civili della sua presenza nella nostra società sono oggetto di dibattito in cui spesso si scontrano interpretazioni e valutazioni di segno opposto; più raramente vengono offerti gli elementi utili per decifrarne la lettura ad un tempo oggettivamente definita ed estremamente complessa. Il presente volume si offre come uno strumento di conoscenza e invito all'approfondimento per quanti intendono accostare criticamente il fenomeno islamico e comprederne la natura e implicazioni sulla vita della nostra società.
Nel 1995, Naipaul torna dopo circa vent'anni in quattro paesi sconvolti in diversa misura dal trionfo dell'Islam. In Indonesia, un'antica società pastorale ha lasciato il posto a una teocrazia governata dai grattacieli di Giakarta, dove i nuovi manager si genuflettono alla Mecca, ma senza perdere d'occhio l'andamento dei corsi nazionali. In Iran, l'ayatollah Khalkhalli è agli arresti domiciliari, mentre nella sua Qom ogni furore iconoclasta appare spento. In Pakistan, l'oro saudita con cui il presidente Zia è andato al potere è servito essenzialmente a far scatenare faide tribali. Intanto in Malesia, la gioventù islamica fa proseliti, vaticinando per la nazione un futuro da grande potenza del Sud-Est asiatico.
Gianni Baget Bozzo è nato a Savona nel 1925; nel 1967 è stato ordinato sacerdote. Ha partecipato alla sinistra democristiana fino al ’56, poi ha scelto di opporsi all’unità dei cattolici attorno alla DC e al progressismo teologico. È stato europarlamentare socialista dal 1984 al 1994, il che lo ha condotto alla sospensione a divinis. Ha collaborato a varie testate quali “la Repubblica”, “Il Giornale”, “Panorama”, e ha scritto libri di storia, politica e teologia, tra cui ricordiamo il più recente: L’Anticristo (Milano 2001).