Fiat voluntas tua, sia fatta la Tua volontà. Che cosa vuol dire fare la volontà di Dio? Come si lascia agire Dio nella nostra vita? E, se è Dio ad agire, significa che il cristiano rimane passivo di fronte agli eventi? Alla ricerca di questa volontà che è volontà di un Altro, con la maiuscola, don Aristide Fumagalli ci accompagna in un percorso che va dall'Antico Testamento fino alle epistole paoline. Scandito in tre momenti, uno per ogni parola della formula fiat voluntas tua, il libro approfondisce come e quale sia la volontà di Dio, e in che modo sia possibile metterla effettivamente in pratica.
Ogni uomo viene al mondo segnato dal peccato originale e porta in sé le radici dei sette vizi capitali. Il vizio fa l'uomo schiavo, gli sottrae la libertà e lo rende dipendente e impotente. Riflettere sui vizi capitali ci porta a conoscere meglio noi stessi e i nostri nemici interiori, onde imparare a non scaricare troppo frettolosamente colpe e responsabilità sugli altri, ma a essere e sentirci responsabili dei nostri pensieri e delle nostre azioni e a cominciare un cammino di liberazione e guarigione. L'uomo è libero: può dirigere la sua vita verso il bene o verso il male. Costruttore di se stesso, può contare sull'aiuto onnipotente della grazia di Dio, che è sua forza e sua gioia, e può intuire già l'esito della battaglia che deve affrontare fidandosi della parola di Gesù. Con la forza del Signore, infatti, si possono sconfiggere tutti i nemici e si possono vivere in pienezza le virtù cristiane.
«La storia della salvezza è una storia di liberazione. Cade davanti agli occhi dell'uomo il miraggio e nello stesso tempo l'incertezza del futuro, mentre gli rimane l'angoscia del presente. Lì, fra la consumazione quotidiana delle cose, Cristo verrà ancora, nell'irripetibile vicenda di ogni creatura umana». A partire da questo tema, dell'attesa di Dio e della liberazione dell'umano, pressante per il cristiano di ogni tempo e, ancor più per quello che vive l'oggi, Lino Prenna conduce il lettore in una rimeditazione tanto profonda quanto evocativa del percorso evangelico e cristiano, ben sapendo che il paradosso dell'esistenza credente sta proprio in quella croce che «leva le sue braccia al cielo, perché piantata nella terra». Sono dunque offerte al lettore 42 brevi meditazioni, che accompagnano i grandi temi cristiani (dai giorni del parto della Vergine, alla fatica della comprensione e dello scandalo nel mistero della Passione - splendide sono le intuizioni sulla figura di Giuda -, alla sempre rinnovata invocazione della Parusia finale, con il ritorno del "Figlio dell'Uomo" che viene a rendere giustizia), coniugati con le domande e le incertezze dell'oggi. Un libro per chi non smette di sperare anche in tempi difficili.
"Solo l'uomo spirituale, che accoglie la Parola, comprenderà a fondo e sarà guidato all'unica conoscenza possibile di Dio". Questo il tema del presente volume, che offre al lettore - in una versione commentata, così da facilitare il primo approccio all'opera del riformatore ginevrino - i primi dodici capitoli dell'Istituzione della religione cristiana. L'attualità dell'opera di Calvino è evidente fin dal titolo: come conoscere Dio è, infatti, la grande domanda di ogni credente e di ogni persona in cerca. Calvino si chiede come possa l'uomo pensare di incontrare il divino nella propria esistenza e nel cosmo, a partire dalla scoperta della propria fragilità; e giunge a definire come unica certezza dell'incontro possa essere la Sacra Scrittura che ci è donata. A partire dall'accoglienza della Parola di Dio, infatti, noi possiamo anche comprendere tutto il resto che ci appartiene, la nostra stessa vita, il nostro peccato e gli atti di provvidenza di Dio nel mondo.
Questo libro racchiude, in sé, tutta l'essenza di un prezioso contrappunto. È un armonio le cui ance sono pagine che sprigionano tutta la segretezza degli accordi al lume vibrante della Verità. Le sue note sono eterne parole d'amore sussurrate per aprire il cuore, la sua melodia è un corale canto, una luminosa preghiera, per poter riconoscere, nel sole che sorge, il segno di Cristo, luce del mondo. Cristo è Parola vivente del Padre ("Et Verbum caro factum est" Gv 1,14), Vita che ci ricolma di pace e gioia, che "nel rivelarsi illumina" (cfr. Sal 118,130). Il Suo Sguardo radioso penetra nelle nostre notturne ferite, cupe e nascoste, profonde come impenetrabili abissi, e la Sua voce, da lì, invita ora la notte di tenebra a farsi pieno giorno, il lamento a mutare in danza, l'esistenza a divenire un meraviglioso Canto di lode - "Chi offre la lode in sacrificio, costui mi onora" (Sal 49,23) -. È questo un Cantico vigoroso, ai piedi della Croce: "vessillo della libertà immortale nata dal sangue del Cristo", e dal suono poderoso da far risuonare in battaglia per disperdere, sconvolgere e scacciare tutti i nemici dell'anima, gli astuti persecutori, i bellicosi accusatori, gli ostili oppositori, per sciogliere l'adunanza degli aggressori, i legami degli oppressori, i lacci ignominiosi dell'oscura morte e poter così inaugurare e celebrare la liberante Salvezza mediante la mirabile e gloriosa luce del Risorto - "Mia forza e mio canto è il Signore" (Sal 117,14) -.
Sia lo Zen sia l'arte della spada vantavano già tradizioni plurisecolari in Giappone, ma fu Takuan Soho a sancire la loro unione, tanto da influenzare in modo decisivo gli scritti dei maestri di spada suoi contemporanei e i praticanti dei secoli a venire. Takuan Soho ci ha lasciato svariate opere, fra cui i tre saggi che presentiamo qui: Fudochishinmyoroku, ovvero "La testimonianza segreta della saggezza immutabile", Reiroshu, "Il limpido tintinnio delle gemme", e Taiaki, "Il trattato della spada Taia". Il cuore dell'insegnamento di Takuan consiste nel rimuovere ogni genere di attaccamento, per conseguire l'illuminazione e lo stato di non mente. Per chi vi riesca, spada e corpo si muoveranno all'unisono, spontaneamente, esprimendo insieme la tecnica e lo spirito dell'arte. A un livello più profondo, lo scopo della non mente è quello di realizzare in ogni azione il Vuoto, la realtà suprema dello Zen. Perché un libro di un maestro zen sulla Via della spada, nel tempo, difficile, che stiamo vivendo? Perché coniugando Zen e Bushido, la Via dei samurai, il suo insegnamento ci invita a vivere lo splendore dell'esistenza e a essere padroni di noi stessi, a essere coraggiosi, a non cedere mai.
Con La dimensione del quotidiano Carlos Mesters ci propone una moderna chiave di lettura dei Salmi del pellegrino. I quindici salmi, che scandivano la salita dei pellegrini al Tempio di Gerusalemme, costituiscono un’affascinante testimonianza di come, a quel tempo, il popolo pregasse facendo riferimento agli aspetti concreti della vita quotidiana.
I commenti che integrano ciascun salmo ci invitano a una riflessione personale attraverso un parallelismo tra la nostra condizione attuale e quella di allora, aiutandoci a riconoscere e pregare la dimensione divina dell’umano.
L'autore propone una riflessione spirituale sulla misericordia divina, esplorando il percorso che va dalla colpa al perdono. Sottolinea il ruolo della Vergine Maria e l'importanza di perdonare in ambito familiare. Concludono il libro due appendici: la prima riproduce passi sulla Divina Misericordia di santa Faustina Kowalska e la seconda, passi di santa Teresa di Lisieux.
Non ci sono perdenti per Cristo. Non ci sono perdenti per la chiesa, che è il corpo di Cristo. Ci sono solo persone nel bisogno. Che vivono situazioni difficili. Esperienze talora tragiche. Malattie nel corpo o nell'anima. E che credano, spesso senza voce, in modo soffocato e nascosto. Affinchè nessuno senta. Ma c'è Uno che sente e ascolta. C'è Uno che se invocato è pronto a dire: "Non temere!". E non solo a dire, è pronto a dare. A dare la sua mano. La sua grazia. Perché il ristoro è li, per far vivere. Perché colui che è sceso nel' Ade per trarne fuori Adamo è li, per trarre fuori anche tutta la stirpe di Adamo. Tutti i perdenti. E cioè tutti noi.
Una guarigione miracolosa è la scintilla per un cammino fatto di dubbi e ricerca. E anche per un’idea assurda: usare una misteriosa macchina del tempo nascosta in un bunker per tornare nella Palestina di duemila anni fa, incontrare Gesù e affrontare le guardie del Sinedrio venute ad arrestarlo. Una storia avvincente, tra colpi di scena e sofferenza, tra scienza e fede, tra fantasia e realtà. Fino alla fatidica notte nel Getsemani, quando il protagonista del romanzo intuisce che per conoscere l’immenso mistero d’amore della Redenzione non bisogna giudicare l’uomo dal punto di vista dell’uomo. Ma dal punto di vista di Dio. Un libro di narrativa religiosa che conferma le ottime prove dell’autore in questo genere letterario già ottenute con “Io sono fango” e “La mamma di Calcutta”.
Un classico della spiritualità sui Sacramenti. Cabasilas, mistico ortodosso vissuto all'inizio del XIV secolo, traccia un percorso che, dalla celebrazione dei sacramenti e dalla comprensione dei "misteri" in essi insiti, conduce a una trasformazione radicale dell'esistenza. I sacramenti dell'iniziazione, infatti, per Cabasilas sono l'unica maniera cristiana con cui si è posti di fronte al dono della Grazia di Dio; a partire da questo dono (e non senza di esso, nella sua triplice forma di battesimo, eucarestia e crismazione/miron), si ha l'occasione di sviluppare la "memoria" di Cristo in noi, di "vivere in Cristo". Il sacramento inizia a una vita interiore, spirituale nuova: è il vero elemento di rinnovamento dell'esistenza, ciò che introduce nel mistero principale della vita divina, che è quell'Amore di cui, in fondo, siamo tutti - consapevoli o meno - alla ricerca.
"Questo è un libro di incontri. Don Giuseppe ti prende per mano e ti conduce a conoscere, a riconoscere, persone. Mai come in questo caso è opportuna la parola "persona": gli ultimi, i piccoli, gli abbandonati, gli esclusi. Il tipo di umanità che il Vangelo ci ha insegnato a guardare con gli occhi del cuore e a frequentare con l'assillo del fare. È incredibile quante di queste persone compaiono, irrompono, negli scritti qui raccolti. Me lo immagino Giuseppe che cammina per le strade e guarda, si ferma, torna sui suoi passi, perché ha scorto una sofferenza, un disagio, una solitudine, o anche solo una particolarità, un modo d'essere diverso e si apre, parla, fa parlare, guarda dentro, per capire. Non è l'aiuto la prima cosa che dà, quello viene dopo. Prima di tutto, si mette a quel livello, non scende, sale verso quelle persone. Diventa, lui stesso, quella persona lì. E c'è uno scambio alla pari. I due che si incontrano si riconoscono, come se si fossero già conosciuti." (Mario Tronti)