"Dal promontorio di Capo Sunio l'Egeo risplende fin dove appare l'orizzonte, diventando l'infinito sorriso delle onde un'azzurra pianura. Insieme a Omero pensi lì seduto che la distanza verso cui spingi i tuoi occhi sarebbe varcata d'un solo salto dai cavalli degli dèi. Per le divinità il poeta si avvale di misure cosmiche e giunge al sublime."
È un'Europa in crisi quella che viene evocata dagli scrittori analizzati in questi saggi, una crisi che viene descritta come crisi di civiltà, che si interseca, si sovrappone, si scambia con la crisi del cosiddetto 'Occidente', così come con quella della 'società cristiana'; è questa un'Europa accompagnata intellettualmente nella ricerca di altre strade, di altre vie dopo l'immane tragedia del primo conflitto bellico, un'Europa che viene colta nel tentativo di riorganizzarsi pacificamente intorno al fallimentare modello rappresentato dalla Società delle Nazioni, ma che viene anche concepita con un'immaginazione non scevra da tentazioni imperiali e gerarchiche, persino di quelle che avevano come esempio l'Impero inglese oppure che guardavano indietro addirittura al Medioevo; un'Europa che, da un lato, cercava di riscoprire le proprie radici greco-latine, germaniche e cristiane mentre dall'altro sembrava puntare decisamente in avanti verso un orizzonte socialista. I contributi qui raccolti, quindi, riguardano la storia del pensiero politico nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, in un'Europa non solo spaccata al suo interno tra stati liberaldemocratici e stati 'fascisti', ma assediata anche dall'affermazione di civiltà considerate nuove, come gli Stati Uniti d'America e la Russia bolscevica, le cui matrici ideologiche erano sì certamente europee, ma i cui risultati concreti sembravano far allontanare i due paesi da queste matrici 'spirituali' e 'culturali', in direzione di una civiltà concepita in modo più materialistico e meccanicistico.
"Conoscere come conosciamo" è l'argomento di questo libro. Humberto Maturana e Francisco Varela presentano una nuova visione della conoscenza, portatrice di importanti implicazioni sociali ed etiche perché, come sostengono, il solo mondo che noi umani possiamo avere è quello che creiamo insieme attraverso le azioni della nostra coesistenza.
Dalla teoria della democrazia deliberativa alla politica tecnocratica, l'attuale Zeitgeist è caratterizzato dai tentativi di negare quella che Chantal Mouffe sostiene sia la natura intrinsecamente conflittuale della politica democratica. Lungi dall'essere un segno di progresso, il ripudio del conflitto costituisce una seria minaccia per le istituzioni democratiche. In opposizione alle tesi di John Rawls e Jürgen Habermas, la teorica belga mette in primo piano la natura paradossale della moderna democrazia liberale in cui la categoria di "avversario" gioca un ruolo centrale. Attingendo alle opere di Wittgenstein e Derrida, così come alle tesi provocatorie di Schmitt, Mouffe propone una nuova comprensione della democrazia in grado di riconoscere il carattere inestirpabile dell'antagonismo nel suo funzionamento.
Nella cultura occidentale, la guerra non è l’espressione irrazionale di una fase primitiva della civiltà ma la «continuazione della politica con altri mezzi». È una costante storica che accompagna e determina le trasformazioni sociali, una forza creatrice che conferisce identità nella contrapposizione, forma nella separazione. Le verità sul rapporto tra politica e guerra che legano Eraclito e Schmitt, Platone e Kant, Hegel e Clausewitz, Marx e Gramsci si rivelano ben più incisive delle inefficaci invocazioni di una pace ideale e utopica. La sfida è applicare questa linea di pensiero alla fase storica attuale, in cui l’eventualità di una contesa nucleare ha generato una trasformazione irreversibile della guerra in negazione della politica. Pensare la guerra oggi significa allora scavare fino alle radici della «globalizzazione del disastro». Umberto Curi si misura in maniera definitiva con la necessità di polemos - «padre e re di tutte le cose» - per mostrare come il terrorismo, le migrazioni e la distribuzione ineguale delle risorse a livello globale siano manifestazioni di un unico fenomeno: la dichiarazione di guerra che gli occidentali muovono al resto del mondo per preservare il loro stile di vita.
Prima di diventare uno dei personaggi più conosciuti sulla scena politica internazionale, Volodymyr Zelens'kyj, attore di tv e cinema, era già uno degli uomini più famosi in Russia, in Ucraina e nelle ex Repubbliche Sovietiche. Il 20 maggio 2019 è stato eletto alla presidenza dell'Ucraina e da quel momento la sua notorietà è cresciuta a dismisura in tutto il mondo. Ma davvero possiamo dire di conoscerlo? Nella sua breve e tumultuosa esperienza politica, Zelens'kyj è stato - o ha interpretato - un personaggio sempre diverso: l'attore che si è fatto politico con l'appoggio degli oligarchi; il presidente che ha ingaggiato una rovinosa battaglia per riformare l'Ucraina; il complottista guidato dall'opportunismo; il leader in tenuta militare protagonista della resistenza ucraina di fronte all'invasione russa; il democratico che sognava l'Europa, ma che si è appoggiato all'estrema destra; il rappresentante del popolo che ha accentrato tutti i poteri nelle proprie mani e in quelle di una ristretta cerchia di fedelissimi, talvolta dal passato di dubbia trasparenza. Con audacia e schiettezza, Fulvio Scaglione ci racconta la parabola - ancora poco limpida - di Volodymyr Zelens'kyj tra luci e ombre, consensi e contraddizioni, alla scoperta dell'uomo e del politico.
Nei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza è celata una gioia singolare che mi raggiunge ogni giorno con soavità e senza frastuono. Sono convinto che la riforma della Chiesa, di cui oggi tutti sentiamo un impellente bisogno, passi prima di tutto attraverso una fede in Gesù capace di spingersi verso quella santità che i consigli evangelici veicolano. Siamo troppo poco poveri: diciamo di non volere privilegi ma poi li cerchiamo; siamo troppo poco casti: ci scandalizziamo della decadenza dei costumi, ma poi leghiamo le persone ai nostri carismi o alle nostre idee; siamo troppo poco obbedienti: predichiamo il vangelo, ma non siamo disposti a convertire ad esso le nostre strutture. Senza santità i nostri programmi (la cui elaborazione occupa tristemente la maggior parte della vita della Chiesa), parafrasando Paolo, appaiono fugaci “cembali che tintinnano”. Eppure Gesù al giovane ricco non ha chiesto di “organizzarsi”, ma di vivere come Lui!
L'autore
Giuseppe Forlai è presbitero della diocesi di Roma. Ha insegnato mariologia presso la Facoltà Teologica del Triveneto, la Pontificia Facoltà Teologica Seraphicum e teologia spirituale presso la Scuola di Teologia per Laici dell’ISSR Ecclesia Mater
di Roma. Attualmente è docente incaricato di mariologia presso la Pontificia Università Gregoriana. È membro dell’Associazione Mariologica Interdisciplinare Italiana (AMI). Tra i volumi pubblicato presso le Edizioni San Paolo ricordiamo: L’irruzione della grazia. Per una rilettura ecumenica del dogma dell’Immacolata (2010) e In questo mondo benedetto (2011). Ha redatto le voci «Europa» e «Movimenti Ecclesiali» per il dizionario Mariologia (San Paolo, 2009). Ha curato, insieme a Daniele Libanori s.j., l’edizione italiana del Trattato sul sacerdozio di San Giovanni d’Avila (Bologna, 2010).
In questo volume Luce Irigaray dialoga con Sartre, Merleau-Ponty, Lévinas, e inoltre con Hegel e Heidegger, nell'intento di far emergere nella storia della filosofia occidentale una dialettica dell'intersoggettività fondata sulla differenza sessuale. L'autrice affronta il tema della relazione tra l'uomo e la donna al livello delle percezioni sensoriali e del rapporto con la natura: il corpo e il cosmo.
Gli aforismi e le 'immagini di pensiero' che Kafka annotÃ^2 su oltre cento foglietti numerati durante un soggiorno di circa otto mesi nel villaggio boemo di Ziirau sono tra i suoi testi piÃ^1 enigmatici. Si incentrano su classiche questioni filosofiche come il rapporto tra verità e menzogna, bene e male, mondo spirituale e mondo sensibile, ma rinunciano a qualsiasi lessico specialistico e parlano invece per immagini. Con questa edizione commentata degli aforismi di Ziirau, Reiner Stach - uno dei piÃ^1 importanti studiosi dello scrittore praghese - mostra che la logica coerente delle immagini kafkiane è la chiave per accedere alla comprensione di questi testi apparentemente ermetici. Ogni aforisma è accompagnato da un commento critico ed esplicativo che comprende varianti, correzioni, annotazioni parallele tratte dai quaderni di lavoro e mette in luce le connessioni tematiche e metaforiche all'interno di questa raccolta. Il commento evidenzia anche in maniera accurata i collegamenti con le lettere, i diari e le opere letterarie di Kafka. Gli aforismi di Zfirau sono già stati tradotti e pubblicati piÃ^1 volte nel nostro Paese, ma mai prima d'ora corredati di un apparato scientifico che insieme al testo originale tedesco rende questa edizione un unicum tra le pubblicazioni apparse in occasione del centenario della morte dell'autore praghese. Con il commento di Reiner Stach.
Perché sarebbe necessario un lungo cammino per diventare umani? Vivere appieno è un'opportunità che richiede impegno e consapevolezza, che ci spinge ad aprire gli occhi, su noi stessi e sul mondo. Come il piccolo Martino Testadura, protagonista di un racconto di Rodari, rifiuta di accettare la banalità e affronta «la strada che non porta in nessun posto» trovando ricchezze inaspettate, così anche noi siamo chiamati a sfidare l'ordinario e individuare nuove verità. Prendendo in prestito le parole dei grandi scrittori, don Paolo Alliata ci accompagna in un'esplorazione profonda e illuminante del cammino che ogni essere umano compie dalla nascita alla morte, un'avventura che non si esaurisce nel semplice trascorrere del tempo, ma che vuole conferire significato e direzione alla nostra esistenza. Nonostante i tempi cambino, infatti, la letteratura di ieri e di oggi offre un supporto prezioso nell'affrontare questioni esistenziali come la difesa della libertà e del bene comune, il confronto intergenerazionale, la responsabilità verso gli altri, la verità e l'ineluttabile esperienza della morte. Passando da Remarque a Umberto Eco, da Van Gogh a Tolstoj, Alliata ci guida in un viaggio letterario toccante e inedito ai confini tra terra e cielo. Un'opera che parla di fede, speranza e, quindi, dell'impegnativo e affascinante tragitto che approda alla scoperta di se stessi.