Per molto tempo la storia dell'Impero bizantino (285-1453) ha coinciso con la narrazione della sua decadenza. Eppure, quella bizantina è stata una civiltà ricca e affascinante, una cerniera essenziale tra mondo antico e moderno, e tra occidente europeo e oriente. In anni recenti l'interesse per Bisanzio è stabilmente cresciuto, come dimostra la pubblicazione di diverse opere sull'argomento a cui si aggiunge questo volume, una sintesi aggiornata e vivace sulla politica, la società, la cultura dell'impero bizantino. In un'esposizione densa di fatti (dalle guerre alle epidemie, dal succedersi degli imperatori allo sviluppo urbano e demografico), Treadgold riesce a tratteggiare l'intero corso della storia bizantina e mette in luce quanto Bisanzio abbia contato nel dar forma al mondo moderno, trasmettendo la cultura classica, allargando a est i confini della cristianità e assicurando per un millennio un certo grado di stabilità all'area del Mediterraneo orientale.
Il volume raccoglie, per la prima volta in italiano, i principali saggi di un grande pensatore e teorico della ragione, protagonista e vittima di una stagione di grandi passioni. I temi trattati, tutti di grande attualità, vanno dalla laicità della scuola alla divisione dei poteri, dal costituzionalismo liberale ai diritti umani e all'eguaglianza delle condizioni, dai diritti delle minoranze alla matematica applicata alle scienze politiche e umane; temi che fanno scoprire quello che si può definire il vero "prototipo" dell'illuminista, purtroppo ancora poco conosciuto in Italia. Un libro, quindi, concepito come una vera e propria introduzione a una delle più complesse e articolate opere di un autore fondamentale dell'età dei lumi.
L'atto di definire il vincolo che lega un uomo alla sua discendenza è stato per secoli materia di diritto. Fino al Novecento, infatti, l'impossibilità di stabilire con certezza chi fosse il padre biologico di un nascituro ha reso determinante l'azione giuridica del riconoscimento. Solo nel corso del XX secolo i progressi della scienza medica sono intervenuti a sovvertire una prassi: le analisi ematologiche, prima, e poi, in maniera definitiva, gli studi sul DNA hanno reso possibile accertare senza ombra di dubbio l'identità paterna. La scienza ha soppiantato così il diritto in una funzione delicata e gravida di conseguenze, anche simboliche, sull'impianto stesso della società. Oggi assistiamo a un'ennesima transizione, al punto che si potrebbe parlare di "terza fase" della paternità; il forte sviluppo delle tecniche di fecondazione assistita, sempre più sofisticate ed efficaci, sta rendendo obsoleto un concetto di paternità basato sul dato naturale e biologico. Con un paradossale ritorno all'antico, si riattribuisce al diritto, sia pure su basi nuove, il compito di individuare il padre. Tra scienza, prassi sociale e vicende giuridiche, Giulia Galeotti indaga l'evoluzione di un concetto delicato e multiforme, gravido di conseguenze (anche simboliche) sull'impianto stesso della società.
Un movimento da riscoprire a fronte del buio degli storici, un’assoluta avanguardia per il medioevo e per la condizione femminile<
Al declinare del mondo feudale, tra il dodicesimo ed il quattordicesimo secolo, nelle Fiandre e in altre parti d'Europa, assistiamo ad un fenomeno di straordinaria modernità unito ad una grande profondità religiosa.
Delle donne laiche, in questo già precorritrici dei tempi, si fanno carico di opere di carità e di assistenza in una società sempre più divisa a causa degli sviluppi cittadini tra abbienti e nuovi poveri. Si tratta delle beghine e tra esse spiccano personalità di forte spessore.
beghine abbia, oggi, preso un carattere quasi simbolo di un pietismo superstizioso, fa parte di quelle sovversioni di significato che la storia conosce.
Spiritualità moderna che prepara figure come san Vincenzo de' Paoli con secoli di anticipo. Ma anche evento storico che mostra la crisi di un mondo che, modernizzandosi, si prepara, in nome dei nuovi lavori della vita cittadina, a lasciar indietro chi non è fortunato.
Quella degli ottomani fu una storia di espansione e declino durata seicento anni. Cominciò ai piedi delle montagne dell'Anatolia, si nutrì delle energie delle zone di frontiera per poi travolgere il potere bizantino e portare alla costruzione di un impero che all'epoca del suo massimo splendore si estendeva dal Danubio al Nilo. L'impero era islamico, ma molti dei suoi sudditi non erano musulmani e nessuno cercava di convertirli. Controllava le più importanti vie commerciali tra Oriente e Occidente, ma non era particolarmente interessato al commercio. Era un impero turco, ma molti dignitari, funzionari e soldati erano slavi dei Balcani. Chi viveva fuori dai suoi confini lo temeva, i popoli che ne facevano parte lo consideravano un miracolo di dinamismo e organizzazione. Prodigioso anche nella decadenza, nonostante la crescente corruzione, l'inconcludenza di alcuni sultani e l'inettitudine dei comandanti militari, smentì per trecento anni continui pronostici di imminente collasso e riuscì comunque a sopravvivere ai suoi più acerrimi nemici: lo zar di Russia e l'imperatore asburgico. Jason Goodwin accompagna il lettore in un viaggio dilatato nel tempo e nello spazio in cui capitoli narrativi si alternano ad altri dedicati ad aspetti particolari, come il ritmo di vita all'interno dell'impero o il modo in cui gli ottomani combattevano o andavano per mare.
È la storia di un piccolo reparto, il LI Battaglione Bersaglieri, circa trecento giovani allievi ufficiali che si opposero ai tedeschi fin dal 9 settembre 1943, il giorno dopo l'armistizio del 1943. Nel momento dell'inerzia, della fuga dei Savoia e delle più alte gerarchie militari, del dissolvimento dell'esercito, del "tutti a casa", sul quale la storiografìa ufficiale stende un velo pietoso, quei giovani non si arresero e combatterono sul fronte italiano, con gravi perdite, da Cassino a Bologna, fino a raggiungere la frontiera svizzera nel maggio 1945. L'autore ha inteso onorare e mantenere viva la memoria dei suoi compagni, di quelli caduti e di quelli sopravvissuti. Sulla roccia di quota 253 di Montelungo (fronte di Cassino, battaglia dell' 8 Dicembre 1943, giorno dell'Immacolata) sono scolpite queste parole "... dissero i morti ... voi che tornerete ... dopo gli abbracci i baci ed i saluti. ditelo agli altri come siam caduti ...".
Il peggiore di tutti i peccati o la massima espressione di libertà, una vendetta privata nei confronti di chi ci ha fatto torto o un'arma potente contro i nemici del proprio popolo, la difesa dell'onore di un eroe sconfitto o l'atto di fedeltà di una sposa virtuosa verso il marito defunto: sono alcuni esempi di motivazione al suicidio e dei significati attribuiti a questo gesto nel corso dei secoli da parte di uomini e donne appartenenti a culture diverse. Nel volume Barbagli ricostruisce l'andamento dei tassi di suicidio in Europa, India, Cina e Medio Oriente, componendo un grande affresco storico comparato che privilegia gli aspetti culturali e fa emergere le differenze tra Oriente e Occidente. Nel mondo occidentale il cristianesimo introduce un fortissimo vincolo etico all'"omicidio di se stessi", finché a partire dal '600 comincia a farsi strada una nuova concezione dell'individuo che via via scardina tale freno. In Asia si registra invece una pluralità di forme di suicidio che vanno dagli elaborati riti del "sati" indiano al suicidio "per far male agli altri" di cui è ricca la storia cinese. Il diffondersi in epoca moderna di forme di autoimmolazione aggressiva - dal monaco buddhista che si diede fuoco a Saigon nel 1963 alle missioni suicide di Hezbollah - segnala infine un'inedita combinazione tra elementi culturali tradizionali e nuove forme di lotta politica.
Per spiegare il presente è necessario conoscere la storia: è intorno a questa premessa che nasce "Storia dell'Iran", un libro importarne per comprendere una realtà complessa dove il Novecento inizia con qualche anno di anticipo: nel 1890. quando i religiosi stringono alleanza con i mercanti per protestare con un vero e proprio boicottaggio - contro la decisione dello scià di dare a uno straniero la concessione del tabacco. Un'alleanza, quella tra religiosi e mercanti, destinata a riannodarsi lungo tutto il secolo e a culminare, nel 1979, nella rivoluzione che trasformerà l'Iran in teocrazia. Un'alleanza che sembra però compromessa dall'ingresso sulla scena politica dei pasdaran rappresentati dal presidente Ahmadinejad. Aggiornato fino agli avvenimenti a ridosso del trentesimo anniversario della rivoluzione. il libro - corredalo da numerose schede di approfondimento, una cronologia dettagliala, un glossario e una bibliografia ragionata - ripercorre le vicende più significative della storia e dell' attualità.
Noi siamo i nemici di quelli che ci hanno colpiti l'11 Settembre. E se noi siamo il nemico, allora vuoi dire che abbiamo un nemico a nostra volta. Questo fatto dovrebbe cambiare tutto riguardo al modo in cui vediamo il mondo. Una volta che qualcuno ci vede come il nemico, siamo costretti a confrontarci con questa categoria dell'esperienza umana: questo è il motivo che rende le società che hanno dei nemici completamente diverse dalle società che non ne hanno. E se il nostro nemico è fatto da uomini che non si fermano davanti a nulla, pronti a morire ed uccidere, allora dobbiamo trovare uomini che combattano al nostro fianco e siano disposti a fare lo stesso. Solo coloro che hanno dominato la spietatezza possono difendere la loro società dalla spietatezza altrui.
Negli anni Novanta, la Russia era un paese democratico in cui si svolgevano libere elezioni e dove le opinioni politiche potevano essere apertamente espresse. Era però anche un paese teatro di violenti conflitti e di estrema povertà. Sfruttando il malcontento per l'instabilità economica e politica, Vladimir Putin, un ex funzionario del KGB, è riuscito a impossessarsi delle leve dello stato russo. Nel 2008, dopo otto anni da presidente, Putin è tornato a fare il primo ministro: il controllo della polizia segreta, dei media, degli oligarchi, del partito Russia Unita e delle organizzazioni giovanili che lo fiancheggiano, ne fanno l'uomo più potente in Russia dai tempi di Stalin. Lucas descrive come la cerchia di Putin stia assumendo il controllo dell'apparato industriale, taglieggiando le aziende private e riducendo al silenzio chiunque critichi la sua gestione. Più la Russia sembra diventare illiberale, più aumenta la presa sul mercato europeo del gas destabilizzando l'UE, mentre Georgia, Ucraina e altre nazioni vengono intimidite con lo scopo di essere fatte rientrare nella vecchia sfera d'influenza sovietica.