François Menant traccia un quadro completo delle vicende politiche, economiche e culturali di un periodo cruciale per la formazione dell'Italia moderna, quello compreso tra il 1100 e il 1350. In quei secoli l'Italia centro-settentrionale fu teatro di un'esperienza unica nel contesto dell'Europa del tempo, lo sviluppo delle città comunali, che ha lasciato un segno profondo, ancora ben visibile.
Uno dei più importanti storici dei nostri tempi, compie un viaggio nel presente e nel passato degli Stati Uniti per comprendere le nuove prospettive che si sono aperte per questo paese e, di conseguenza, per il mondo intero. E per tentare di individuare i tratti peculiari dell'identità americana, in un momento del tutto particolare, segnato dalla candidatura di Barack Obama e dall'esplodere della crisi economica. Dalla sua indagine emerge una storia contraddittoria, ricca di episodi sanguinosi: dalla guerra di secessione, conflitto fratricida visto con gli occhi di un protagonista, il generale Montgomery C. Meigs, alla deportazione dei cherokee a ovest del Mississippi, dall'espropriazione delle terre ai danni dei tejanos in Texas ai pogrom contro le varie Chinatown o contro gli immigrati non anglosassoni fino alle recenti vicende di Abu Ghraib. Eppure, in mezzo a tanta violenza e a tanta sofferenza, affiora anche un altro paese, quello di Fannie Lou Hamer, il cui canto si è levato contro la discriminazione dei neri; di Grace Abbott, che ha lottato in difesa degli immigrati nelle grandi città. Secondo Schama gli Stati Uniti sapranno govenare la propria trasformazione e giungere a una riedificazione della repubblica perché il tratto più autentico della "differenza americana", del carattere nazionale di cui i cittadini degli States vanno tanto fieri, sta proprio nella loro capacità di sperare nel futuro, di rinnovare e ricostruire il paese nei momenti in cui sembra votato alla catastrofe.
Italia federale o Italia nazionale? L'interrogativo, oggi di attualità, fu posto già agli albori del Risorgimento. Anzi, alla vigilia dell'Unità nazionale, la Federazione italiana sembrava cosa fatta. Cavour aveva in progetto, infatti, di "piemontesizzare" il Nord Italia e suddividere la penisola in tre Stati federali: il Regno di Sardegna, lo Stato della Chiesa e il Regno delle due Sicilie, sotto la virtuale presidenza del Papa. Così Cavour nel 1859, prima della fine della seconda guerra d'Indipendenza, si era accordato in gran segreto con il governo borbonico: il Regno di Sardegna avrebbe inglobato il Lombardo-Veneto, l'Emilia e la Toscana, al Regno delle due Sicilie si sarebbero aggiunte l'Umbria o le Marche, tolte allo Stato della Chiesa mentre Roma sarebbe diventata capitale dell'Italia federale. Tutto pareva organizzato, mancava soltanto l'approvazione di Francesco II, re di Napoli, che però, da devoto e timorato di Dio qual era, quando fu informato che il suo Regno si sarebbe arricchito delle due regioni papaline gridò al sacrilegio. E il piano andò in fumo.
Nessuno voleva una guerra fredda, nessuno l'aveva pianificata e nessuno dei protagonisti l'aveva davvero prevista, per lo meno nelle forme rigide che poi assunse. Ciò che si andava delineando nei mesi conclusivi della Seconda guerra mondiale era un'inedita geografìa di potenza in cui Stati Uniti e Unione Sovietica primeggiavano... Gli assunti ideologici e i paradigmi culturali dei protagonisti ebbero un ruolo determinante: additavano la direzione in cui ciascuno intendeva procedere, ed erano le lenti attraverso cui si giudicavano le mosse altrui, si tentava di indovinare le possibili concatenazioni di eventi futuri, si soppesavano i pericoli evidenti o potenziali. L'URSS di Stalin non poteva concepire la coesistenza internazionale se non in chiave intrinsecamente conflittuale, il governo degli Stati Uniti, insieme a larga parte delle élite europee, si convinse che una ferma contrapposizione ai sovietici fosse la via più efficace, e meno pericolosa, per promuovere interessi, ideali e identità di una coalizione occidentale che prese a definirsi come "mondo libero". Fu allora che la guerra fredda prese forma.
Il fenomeno del duello a un esame ravvicinato offre molte indicazioni sulla storia della società europea. Di tempo in tempo fu prova della disponibilità a difendere la propria causa a rischio della vita, poi dimostrazione della volontà divina che si doveva manifestare sul campo e, da ultimo, tutela dell'onore che si pensava di poter conservare soltanto mediante la sfida armata. In cinque studi di carattere monografico i problemi vengono affrontati nelle diverse epoche e con differenti prospettive per illustrare la pratica del duello nei suoi complessi sviluppi.
Un panorama agile e sintetico, ma esauriente e rigoroso, della storia degli Stati Uniti dalle origini ai giorni nostri, con particolare attenzione agli ultimi avvenimenti i cui sviluppi, ancora incerti, non potranno prescindere dai fondamenti ideologici, sociali, economici e politici frutto di un travagliato percorso storico. Oliviero Bergamini insegna Storia dell'America del Nord e Storia del giornalismo presso l'Università degli Studi di Bergamo.
Gallerie, case d'asta, fiere, editoria, musei, mercanti, critici, direttori di musei, collezionisti: il sistema dell'arte contemporanea è articolato in strutture e circuiti di produzione, circolazione, vendita e valorizzazione culturale complessi e internazionali, all'interno dei quali numerosi attori diversi giocano ruoli di sinergia o antagonismo. L'analisi del nesso fra valore estetico e valore economico di un'opera è cruciale per comprendere il senso complessivo della produzione artistica come fenomeno peculiare della cultura contemporanea.
L'opera costituisce la prosecuzione del vasto progetto 'Nuovo Liruti' iniziato nel 2006 con la pubblicazione del primo volume dedicato al medioevo raccogliendo le biografie dei personaggi illustri che hanno contribuito a definire la fisionomia culturale del Friuli in età veneta, dal 1420 al trattato di Campoformido del 1797 che segnò la fine del potere della Repubblica di Venezia. Strumento fondamentale di consultazione storico-letteraria e biografica, questo secondo volume presenta circa 1000 voci di personaggi della cultura friulana, redatte da oltre 120 studiosi italiani.
Dopo vent’anni dalla scomparsa, in questo volume, si sente ancora la voce di Benigno Zaccagnini, che indica la strada alla politica di oggi: una forte unità tra vita e valori, che parte dal mettere insieme le “eccezioni di bene” che sono in questa società.
Dopo un’introduzione di Agostino Giovagnoli, che traccia un sintetico e chiaro profilo del politico faentino, ne parlano il suo ultimo vescovo, Ersilio Tonini, in un dialogo con Domenico Rosati, già presidente ACLI e “compagno di banco” di Zaccagnini al Senato, Achille Silvestrini, il cardinale romagnolo che continua ad essere una grande risorsa per la Chiesa e che è stato, con discrezione, vicino a lui nei momenti difficili dell’esperienza romana, Luigi Pedrazzi, l’amico intellettuale impegnato tra fede cristiana, comunità civile e comunità cristiana, il presidente di Confcooperative, Luigi Marino, testimone della sua passione per la cooperazione, l’on. Bruno Tabacci, che lo incontrò in quella “sinistra DC” che si era costituita per continuare a dare speranza ai cattolici impegnati in politica, Giovanni Bianchi, già parlamentare, che come presidente ACLI consegnò l’ultima tessera del suo movimento a Zaccagnini, Giorgio Tonini, senatore della Repubblica, uno dei tanti giovani che gridavano “Zac, Zac, facci sperare”, l’on. Giovanni Bachelet, la cui sofferenza familiare si incontrò con lui, ed infine Guido Bodrato, che continua ad essere la voce di Zaccagnini, con cui è stato in comunione fraterna.
Si è ritenuto opportuno pubblicare anche l’omelia di Mons. Tonini per l’addio a Zaccagnini ed il saluto di Arrigo Boldrini, che fu suo amico fraterno ed avversario politico.
Il volume è stato curato da Aldo Preda, che è stato parlamentare della Romagna dopo Zaccagnini e Boldrini e che è presidente del Centro studi Donati di Ravenna, voluto dal politico di Faenza nel 1978, per continuare ad avere “memoria”.