Incontri tra popoli, culture e civiltà del Mediterraneo: questo è "Fantastico Medioevo", narrazione avvincente ma rigorosa di un passato che parla al presente e orienta il futuro. I castelli degli Svevi segnano tutto il paesaggio dell’Italia meridionale. Qui soggiornò a lungo il grande imperatore Federico II con la sua corte e qui trovò il punto di innesco una vera e propria rivoluzione istituzionale, politica e culturale.
Incontri tra popoli, culture e civiltà del Mediterraneo: questo è "Fantastico Medioevo", narrazione avvincente ma rigorosa di un passato che parla al presente e orienta il futuro. Al crinale tra Medioevo e modernità, la Costituzione di Federico II fu dettata per il Regno di Sicilia, ma divenne immediatamente un vigoroso manifesto del potere imperiale.
Raccontare una guerra significa in primo luogo ricercarne le origini. Se le propagande hanno sempre le idee chiare e distribuiscono, con ilare incoscienza corruttrice, torti e ragioni, gli storici hanno il compito di scavare nel profondo e di risalire - se l’obiettivo è capire - «quanto possibile indietro nel tempo». È quanto fa Luciano Canfora in questo libro. Luciano Canfora ricostruisce quella che Tucidide definì la «grandissima guerra», un conflitto che durò ben più di trent’anni e logorò prima Atene e poi Sparta.
Le guerre, la tregua e il papa della pace. È stato l’anno delle due guerre, in cui in Ucraina, cioè al centro dell’Europa, e in Medio Oriente, con particolare accanimento nella Striscia di Gaza ormai devastata, i combattimenti sono andati avanti giorno dopo giorno. Ma se nel primo caso sono continuati malgrado l’attivismo del presidente ucraino Zelensky e il tentativo - fallito - di Trump di convincere Putin ad accettare almeno un cessate il fuoco, in un vertice a due in Alaska pieno di riconoscimenti per l’autocrate russo, nel secondo, il presidente USA, dopo aver tessuto sapientemente una tela di accordi nel mondo arabo, è riuscito a ottenere la tregua di ottobre. È stato anche l’anno della scomparsa, dopo lunga malattia, di Francesco, papa per certi versi rivoluzionario, e dell’arrivo di Leone XIV, il primo pontefice statunitense, uscito a sorpresa da un conclave inaspettatamente breve.
Uno dei maggiori storici italiani del Novecento esplora il fenomeno della guerra: dal dominio della fanteria e degli scontri diretti nel mondo antico alla cavalleria medievale; dalla rivoluzione dell'artiglieria negli assedi e nei campi di battaglia alla costituzione di eserciti permanenti e centralizzati. Fino al Novecento, il secolo di Auschwitz e Hiroshima, con due conflitti mondiali seguiti dalla guerra fredda. L'analisi di Arsenio Frugoni, corredata da un ricco apparato iconografico, mostra come il fenomeno bellico rifletta le trasformazioni politiche, economiche e sociali delle diverse epoche. Un libro quanto mai contemporaneo: «Le guerre che recentemente si sono combattute, o che sono in corso, il continuo pericolo che la "coesistenza" di potenze dai diversi interessi e dalle contrastanti ideologie possa rompersi d'improvviso, sono realtà del tempo di "pace" che stiamo vivendo. Ma la realtà della guerra, così come la realtà della miseria, dell'ignoranza, dell'ingiustizia, non sono condizioni necessarie della società umana».
Mentre la deumanizzazione dei palestinesi raggiungeva il suo apice, Adam Raz è tornato a indagare le radici del conflitto, facendo luce su un lato della Guerra arabo-israeliana del 1948 strategicamente rimosso dalla memoria collettiva: il saccheggio di case, negozi e fattorie palestinesi da parte di combattenti e coloni israeliani. Grazie a un’ampia ricerca su fonti primarie - rapporti militari, giornali, lettere e diari -, Raz ricostruisce la storia cronologica di queste "sparizioni" e fornisce una lucida analisi della vicenda da una prospettiva socio-politica. Il suo lavoro svela il legame tra le razzie compiute e le politiche dell’allora primo ministro David Ben Gurion, che miravano a estendere le rivendicazioni israeliane sulle terre dei palestinesi e a mettere in ginocchio la loro economia, facendo sì che non avessero più nulla a cui tornare. In questo scenario emerge la complicità criminale di molti civili israeliani, che fecero bottino dei beni appartenuti a quelli che - prima di diventare nemici - erano i loro vicini di casa.
Un intrigante viaggio tra i "numeri sbagliati" della storia. La storia ci plasma, e per ricordarla tendiamo a semplificarla, schematizzarla: così molti numeri sono diventati luoghi comuni, radicati nella narrazione storica e nei modi di dire di tutti i giorni. Ma non sempre corrispondono alla realtà. Per ciascuno di questi numeri la confutazione non si basa su astruse teorie o pignolerie saccenti: è sotto gli occhi di tutti che si trova la nuda verità, eppure siamo disabituati a guardarla. Da Tito Tazio alle Guerre Puniche, dalla spedizione dei Mille ai testi sacri, fino al calendario gregoriano, ogni caso rivela quanto sia facile che un errore diventi "verità condivisa". Sono curiosità piacevoli, ma anche spunti per riflettere: in un'epoca dominata dalle fake news, imparare a distinguere i fatti dalle convenzioni è un esercizio prezioso che ci insegna a rimanere concentrati, a vedere la verità oltre la cortina fumogena del "lo dicono tutti". Perché, certo, può non cambiarci la vita sapere quante sono state davvero le Olimpiadi moderne, ma essere capaci di farsi una propria idea su dati reali e non in base a superficialità e propaganda quello sì che può cambiarci la vita. E poi, comunque, la storia è sempre bella di per sé, e conoscerla ci rende persone migliori.
Il volume affronta il tema dell’abuso di potere nelle società del passato e del presente da una prospettiva transdisciplinare. Da un lato, vengono sviluppati approcci metodologici e schemi di analisi dal punto di vista della filosofia e della teoria della storia, della didattica della storia, degli studi letterari, dell’antropologia, della storia della Chiesa e della religione. Dall’altro lato, i contributi trattano casi di studio che prestano particolare attenzione all’Olocausto, alla violenza di massa e alla guerra, alla storia della schiavitù, alla storia missionaria e agli abusi sessuali. L’attenzione si concentra sulle narrazioni della memoria, sulla politica della storia, sul rapporto tra storiografia, memoria pubblica, restituzione e riparazione, ma anche sull’empowerment e la partecipazione della società civile e delle vittime di violenza nella creazione della memoria pubblica, di spazi di commemorazione e di memoriali relativi a casi di abuso di potere.
Ecco, dunque, il punto di partenza: una mappa. Come quelle dei viaggiatori antichi: una carta un po’ ingiallita, stesa con attenzione su un tavolo di legno. Per scoprire che non c’è nessun confine naturale, nessun luogo geografico dove sia possibile affermare che abbia inizio l’Oriente. C’è invece un solo unico immenso macrocontinente, dove le divisioni tra Europa e Asia non sono geologiche ma umane, culturali e politiche. In questo libro Alessandro Vanoli racconta la storia di come l’Oriente ha contribuito a costruire l’Occidente. Una storia fatta di viaggi, mercanti e guerre e che parla di spezie, di gioielli e di pietre preziose, ma anche di un’infinità di scoperte, dalla bussola allo zero, al divano. Ma in parallelo racconta anche come, proprio assieme a questa progressiva mescolanza, si sia costruita sempre di più una contrapposizione culturale, ideologica e politica. Perché erano in Oriente il giardino dell’Eden e le immense ricchezze sognate da Alessandro Magno, ma erano a Oriente anche i barbari e i più terribili mostri. E di secolo in secolo tutto questo sarebbe stato ripreso e rivisto in forme diverse, fino ai sogni orientalistici più moderni fatti di harem e odalische, di asceti in meditazione ma anche di violenza e di tirannide. Sino al presente, tra spiritualità indiana, ristoranti di sushi e serie televisive coreane, in un mondo sempre più frammentato e segnato dai drammi del Medio Oriente e dal potere della nuova Cina, dove nessuna facile definizione basta ormai a dirci cosa di noi sia Occidente e cosa Oriente.
Padroni del mondo, garanzia e tutela della sicurezza di tutti, gli imperatori romani erano soverchiati dagli obblighi e dai doveri. Eppure una parte importante della loro vita era dedicata all’otium. Cos’era questo tempo libero che si concedevano? Com’era la vita quotidiana degli imperatori lontano da Roma, nelle loro sontuose ville? A prima vista, l’otium, il riposo, non si confà a un imperatore: la sua è una carica che non prevede interruzioni; su di lui grava il peso del mondo; la sua veglia protegge il sonno di tutti e la sua operosità assicura l’otium degli altri. Eppure, per molti imperatori la routine quotidiana era ordinatamente scandita da riposi, letture e pratiche ludiche. Anzi, l’otium era così importante che finiva per diventare un metro di giudizio: Plinio elogiava Traiano come cacciatore e timoniere perché nel suo ritemprarsi rivelava il suo vero carattere. Al contrario, le giornate dei cattivi imperatori, come Nerone, erano invase dai bagordi, al punto da fagocitare tutto il loro operato. Seguiremo la vita quotidiana degli imperatori nelle loro proprietà nella cintura verde che circondava Roma (gli horti) o mentre si muovevano tra le ville del Lazio e della Campania, anche se neanche lì incombenze e preoccupazioni cessavano di perseguitarli.
Quando guardiamo all’Europa, il nostro è uno sguardo apocalittico e segnato dal disincanto, un sentimento oggi acuito dalle tensioni geopolitiche scoppiate ai suoi confini. Un tempo teatro per imperi, colonizzatori e nazioni egemoni, il Vecchio Continente sembra ormai relegato ai margini della Storia: non più protagonista nella scacchiera globale e sempre più impantanato in crisi culturali, morali e finanziarie. In questo saggio, frutto delle lezioni tenute al Collège de France nel 2024, Peter Sloterdijk offre un’ampia ricognizione - insieme archeologica, politica, letteraria e metafisica - di quello che definisce "il continente senza qualità". Anziché cercarne l’essenza, il filosofo propone di intendere l’Europa come un libro da sfogliare, un’opera in continua evoluzione su cui apporre alcuni "segnalibri" per i suoi "capitoli" più significativi. Dalle Confessioni di Sant’Agostino a Out of Revolution dello storico Rosenstock- Huessy, il nostro continente si delinea come un "contesto di apprendimento" costante, pervaso da un sintomatico spirito di autocritica. La vera Europa - confida Sloterdijk - è lì dove le passioni creative resistono alle onde cupe del risentimento. ì
Immaginate di partire assieme a Giulio Cesare e alle sue legioni. È il 58 a.C., la Gallia è una terra lontana, abitata da popolazioni bellicose, mai dome, che hanno già inflitto dolorose sconfitte ai Romani. Ma è anche una terra ricca e prospera. Giulio Cesare vuole conquistarla, per sé e per Roma, e per farlo è disposto ad affrontare ogni avversità: estenuanti marce nella neve e battaglie sanguinose, intrighi di palazzo e tradimenti, ponti da costruire e flotte da creare da zero, foreste che si dicono stregate e santuari con scheletri decapitati. Sarà un viaggio avventuroso e pieno di scoperte, che Cesare guiderà con il coraggio e la curiosità di Ulisse. Ma sarà anche un viaggio interiore, a fianco di un uomo implacabile e geniale, carismatico e instancabile, eppure non privo di dubbi e paure recondite. Un condottiero con i suoi lati oscuri e violenti, ma anche un fine pensatore e un grande scrittore, che ama con passione, tradisce ed è tradito, che è fidanzato, marito, padre, amante, vedovo, eterosessuale, bisessuale… E sullo sfondo del racconto, a completare il vasto affresco di quell’epoca cruciale per il destino di Roma e dell’Europa, ecco comparire Cicerone e Catullo, Cleopatra e Marco Antonio, Crasso e Pompeo, Calpurnia, la dolce moglie di Cesare, e Giulia, la sua amata figlia. Alberto Angela torna in libreria con un’opera unica e grandiosa, che prende spunto dal De bello Gallico per trascinarci in un’avventura senza pari. Le pagine si susseguono con il ritmo e le atmosfere dei film e delle serie tv più avvincenti, e al tempo stesso arricchiscono il lettore di scoperte, curiosità e riflessioni sul mondo romano. Le ricostruzioni dei volti, delle scene di battaglia e di vita quotidiana, realizzate grazie al supporto dell’intelligenza artificiale, consentono inoltre di rivedere, come fossero attuali, fotogrammi di vita andati perduti. Tutto concorre a farci immergere nella Storia come raramente un libro era riuscito prima, permettendoci di sentirla così vicina e così viva.