La guerra ha sempre significato morte e distruzione. La guerra dilania, smembra, annienta, saccheggia, deflagra, massacra; e questo è tristemente noto. Esiste però un aspetto meno visibile della guerra, capace comunque di produrre sofferenze per molte generazioni: sono gli effetti che provoca per decenni - se non addirittura secoli - sui terreni che coltiviamo, sulle acque che beviamo, sugli animali che ci circondano, sulla vegetazione che ci permette di respirare. In Guerra e clima Stefania Divertito esplora e racconta l'impatto ambientale a lungo termine dei conflitti e le iniziative messe in campo per affrontarlo e contrastarlo. Il suo è un reportage che attraversa le epoche e i continenti per andare al cuore di una questione da troppo tempo ignorata e nascosta: dalla piana di Verdun, dove il suolo conserva ancora livelli altissimi di arsenico a oltre un secolo dalla Prima guerra mondiale, a Gaza, dove bombe e detriti tossici hanno distrutto il 97% delle colture arboree; dalle foreste del Vietnam, segnate dall'irrorazione dell'«agente arancio», alla pioggia nera caduta su Teheran nel marzo 2026; dalle ricerche che misurano i danni ambientali e climatici dei conflitti all'accusa di «ecocidio» avanzata dalla procura di Kiev, fino ai programmi di bonifica e risarcimento per perseguire un autentico «disarmo climatico» a livello globale. In un presente segnato da guerre continue, quest’opera affronta quello che sarà uno dei grandi temi del nostro futuro. Guerra e clima è un osservatorio sull’onda lunga delle scelte sciagurate compiute da noi e dai nostri padri, che contiene già in sé la speranza di una resistenza. Perché ciò che ci insegna con le sue cicatrici il nostro pianeta è che nessuna guerra finisce davvero nel momento in cui finisce; l’unico modo per farla finire davvero è impedire che cominci.
Questo testo indaga la precarietà dei rapporti tra fascismo, Chiesa cattolica e massoneria in una prospettiva multidimensionale che coinvolge sia la dimensione religiosa sia quella politica. L’autore ha cercato di delineare i conflitti teologici, le tensioni ideali, le speranze di convergenza, le disillusioni di quelle speranze, le occasioni perdute come quelle mancate, dal punto di vista di ciascun attore protagonista: chiesa, fascismo, massoneria.
In un tempo senza tempo, nella sua casa-eremo a Sils-Maria, Nietzsche incontra Agostino. Che cosa potranno mai dirsi, nel lungo tramonto del nichilismo? Eppure, nel serrato intreccio tra filosofia e vita, essi scoprono di avere molte cose in comune: una sete assoluta di amore, di bellezza, di verità. E quelle domande brucianti sul significato del vivere per le quali entrambi hanno speso la loro vita: le stesse domande che albergano nel cuore di ogni uomo e che in questo impossibile e immaginario dialogo entrano in un tenace corpo a corpo tra due anime che solo una forma teatrale può rendere in tutta la sua drammaticità. Nietzsche, il distruttore. Agostino, l’inquieto cercatore di un Dio che di schianto ha fatto irruzione nella sua esistenza, spezzandone il cerchio apparentemente chiuso. È il perenne conflitto tra Cristo e Dioniso, che in ogni tempo si contendono il cuore dell’uomo.
Insieme nella Messa è un sussidio semplice e immediato per seguire le letture e le preghiere della Celebrazione Eucaristica.
Il volume riflette in chiave filosofica sulla relazione come tratto costitutivo della persona e suo culmine espressivo. La persona, infatti, trova nella relazione il suo compimento e quest’ultima nasce dall’incontro dialogico tra persone diverse che cercano una convergenza, pur nella dinamica polare che le unicizza. Dopo essere stata troppo spesso ridotta a categorie solipsistiche e marginali che ne hanno oscurato la portata e le possibilità di espansione, la persona viene qui rivalutata a partire dalla sua struttura metafisica, ridefinendone la dignità che passa anche per un più alto grado di autoconsapevolezza. Attraverso un percorso che intreccia storia del pensiero e analisi antropologica, emergono le strutture metafisiche e il dispositivo etico, nonché la dimensione educativa che costruisce la persona come dinamismo strutturato verso l’altro, in vista di un costante autotrascendimento. Persona si nasce, eppure si diventa soprattutto nella misura in cui si rinvigorisce la sua componente relazionale, punto di partenza nonché motore teleologico del proprio accadimento.
Parlando nel corso di una udienza generale del 3 luglio 1968 (anno cruciale per i giovani dell’epoca) Paolo VI disse: «La mediocrità, l’infedeltà, l’intermittenza, l’incoerenza, l’ipocrisia dovrebbero essere tolte dalla figura, dalla tipologia del credente moderno. Una generazione pervasa di santità dovrebbe caratterizzare il nostro tempo. Non solo andremo alla ricerca del santo singolare ed eccezionale, ma dovremo creare e promuovere una santità di popolo, proprio come, fin dai primi albori del cristianesimo, voleva San Pietro, scrivendo le celebri parole: “Voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo redento; ... voi, che un tempo non eravate un popolo, ma ora siete Popolo di Dio”».
Dalla Postfazione del Card. Marcello Semeraro
L'autore esplora il paradosso cristiano per cui si vince solo perdendo e propone dieci storie bibliche, dieci cammini vocazionali dove la fragilità si trasforma in grazia, la mancanza diventa dono, la perdita genera amore. Dalla costola di Adamo alla fede di Abramo, dal perdono di Giuseppe alla rinuncia di Mosè, fino alle storie di Luca, Andrea, Matteo, Elia e altri giovani in ricerca, il libro intreccia Parola di Dio e vita concreta. Ne nasce un percorso di teologia e spiritualità che rilancia il cuore del Vangelo: chi perde la propria vita la salva. Un libro per chi è in cammino, per chi accompagna, per chi cerca la propria vocazione con un invito a credere che ogni sconfitta accolta nell'amore può diventare il luogo dove Dio compie la sua più grande vittoria.
Gli ebrei dicono di nascere con il Libro dei Salmi nelle viscere: un essere vivo che canta, geme, piange, muore e risuscita. In questo libro l’autore, uno dei più autorevoli studiosi italiani dei libro dei salmi, offre una presentazione generale del Salterio inserendolo nel contesto della preghiera biblica, facendo riferimento alla tradizione ebraica, all’interpretazione dei salmi nella chiesa primitiva e approfondendo il loro uso nella Liturgia delle Ore. Per questo si sofferma anche sulle antifone e sulle orazioni salmiche che, nella tradizione liturgica latina, hanno contribuito alla comprensione dei salmi e a trasformarli in preghiera tipicamente cristiana.