La costruzione di questo volume è fondata sullo svolgimento del complesso rivoluzionario compreso da tre rivoluzioni (la rivoluzione liberale poi evoluta in democratica, la rivoluzione nazionale e la rivoluzione sociale) emerse nell'area euratlantica dopo il crollo dell'impero napoleonico nel 1815 e progressivamente affermatesi contro il tentativo della restaurazione dei sovrani riportati sui troni già deposti. L'assolutizzazione, propria della rivoluzione politica, finisce non soltanto per spezzare il cordone ombelicale che originariamente la rivoluzione liberale e la rivoluzione nazionale avevano collegato al patrimonio teologico, spirituale ed etico del cristianesimo, ma anche per cercare di sostituirlo con il rovesciamento delle impostazioni (odio e guerra invece di carità e pace, occupazione invece di consenso, imperialismo invece di universalità).
Il nucleo centrale di questi scritti riguarda le origini e gli sviluppi del secondo conflitto mondiale, nonché lo svolgimento del duro processo di pace che fu imposto dai vincitori all'Italia. Con la fine del regime armistiziale, il nostro paese riacquistò la piena sovranità. La sua politica estera risultò nondimeno condizionata da difficoltà interne e questo spiega la sua mancata adesione, nel 1948, al patto di Bruxelles. Dalle debolezze allora mostrate, essa seppe, tuttavia, riscattarsi in occasione di snodi cruciali del confronto est-ovest, come prova il ruolo determinante che ebbe, negli anni 1977-79, per l'approvazione del programma relativo alla produzione e allo spiegamento degli euromissili in risposta all'installazione degli SS20 sovietici. Su tale episodio l'autore fornisce una preziosa testimonianza avendo ricoperto l'incarico di rappresentare l'Italia nel ristretto gruppo di esperti al quale fu affidata l'elaborazione di quel programma, nonché della piattaforma negoziale che doveva condurre, pochi anni più tardi, al totale azzeramento delle armi nucleari di teatro in Europa.
Per molti anni visse in esilio a Roma un importante sovrano afghano, Amanullah, che aveva combattuto vittoriosamente contro i Britannici nel 1919 e che aveva cercato di avviare un coraggioso programma di riforme politiche e sociali per il proprio popolo. Fra il 1929 e gli anni della seconda guerra mondiale Roma divenne il luogo da cui Amanullah cercò di orchestrare svariati intrighi e macchinazioni per riconquistare il trono perduto. Questo libro, fondato su documentazione diplomatica in gran parte inedita, da una parte è un tentativo di comprendere come i diplomatici italiani di stanza a Kabul, fra i quali spicca Pietro Quaroni, percepissero e interpretassero la società afghana e i suoi problemi; dall'altra è una ricostruzione delle relazioni italo-afghane all'interno del quadro generale della politica italiana verso il Medio Oriente e l'Asia centrale negli anni fra le due guerre mondiali.
A partire da un minuzioso lavoro pluridecennale di indagine sulle fonti relative ai processi di alfabetizzazione e di educazione, Quinto Antonelli propone in questo libro un'accurata storia della scuola in Trentino raccontata come un grande e appassionante romanzo collettivo, un "crocevia" di tante altre storie: la storia sociale di un'infanzia, quella più povera, perennemente combattuta tra obbligo scolastico e precocissimo avvio al lavoro; la storia dei saperi, della loro organizzazione sistematica e della loro mediazione didattica; la storia culturale di popolazioni e comunità a lungo sospese tra due nazioni e molteplici appartenenze; la storia politica dei tentativi di rendere i trentini sudditi fedeli dell'Austria prima, del Regno d'Italia poi; la storia dei progetti educativi portati avanti da ideologie, movimenti, Chiese, Stati, governi. Ma anche e soprattutto la storia personale di bambini e bambine, di maestri e maestre, di studenti, professori, presidi, e poi di uomini politici, funzionari dello Stato, parroci, decani e vescovi, filosofi e poeti, intellettuali e giornalisti. Una grande opera, unica nel suo genere. Un emozionante atto di amore verso la scuola e i suoi protagonisti, a partire dai più piccoli, i bambini, quelli di tanti secoli fa come quelli di oggi.
Il conflitto bosniaco del 1992-1995 è stato finora ampiamente travisato in Occidente. In questo libro, John R. Schindler riesamina la guerra in Bosnia, chiarendo il suo ruolo centrale nello sviluppo del terrorismo radicale islamico. La tesi dell'autore è che la Bosnia negli anni Novanta ha svolto per al-Qa'ida lo stesso ruolo di quello svolto dall'Afghanistan negli anni Ottanta, offrendo un campo di battaglia dove i mujaheddin potessero imparare a condurre la guerra santa. Il libro, il cui merito è anche quello di inquadrare la vicenda nella complessa storia dell'intero Novecento bosniaco, rappresenta finalmente una tappa, avvincente e meticolosamente documentata, per l'apprendimento delle lezioni impartite dalla Bosnia, che non può che essere d'aiuto nella lotta perdurante contro gli estremisti musulmani e la loro jihad globale.
Il carro pesante tedesco Tiger fu una potente macchina in grado di dominare i campi di battaglia d'Europa. Fra i più temuti sistemi d'arma della Seconda guerra mondiale, si guadagnò fama di invincibilità che venne incrinata soltanto con l'entrata in servizio dello Sherman Firefly ("lucciola") nell'estate del 1944. Progettato dai britannici proprio per opporsi al Tiger, il tank alleato era basato sull'M4A4 Sherman statunitense, ma equipaggiato con un potente cannone da 17 libbre (76,2 mm) che lo trasformò in un mezzo letale. Il libro descrive la progettazione e lo sviluppo di questi due antagonisti, ne analizza punti di forza e debolezze, ne valuta armamento e addestramento degli equipaggi. Le illustrazioni con vista "dal mirino" portano il lettore "dentro" al veicolo corazzato durante una famosa battaglia che gli anglo-americani vinsero grazie alla loro superiorità numerica, tattica e ingegneristica.
Nel 9 d.C. Publio Quintilio Varo, legato imperiale in Germania, varcò il Reno con tre legioni e si addentrò nella Germania Magna, occupata oltre vent'anni prima dai soldati romani. Varo e i suoi uomini non sarebbero mai più tornati indietro: furono massacrati da guerrieri germanici nel Teutoburger Wald, l'area coperta da dense foreste in cui oggi sorge il centro di Kalkriese. Attirati in una trappola dal nobile cherusco Arminio, i legionari si trovarono attaccati su ogni lato da una coalizione di tribù germaniche, insorte contro il dominatore straniero. In seguito i Romani compirono varie spedizioni punitive contro i Germani e recuperarono le loro aquilae, ma la tragica fine di Varo e delle sue legioni li indusse ad abbandonare l'idea di trasformare la Germania Magna in una provincia romana e a stabilire lungo il fiume Reno il confine fra il mondo romano e quello delle tribù germaniche.