Costanza ha undici anni quando, dopo un anno vissuto in Libia con la famiglia, improvvisamente torna in Italia per passare tre mesi in una delle colonie estive organizzate dal Duce. Costanza è convinta che il Duce vegli su di lei come un padre amorevole, così le è stato insegnato in famiglia, e fa di tutto per difendere la fede che nutre per lui. Ma dopo il 10 giugno 1940, quando l’Italia entra in guerra, Costanza prende improvvisamente consapevolezza della realtà: non tornerà a casa e dovrà lottare per difendere ciò che rimane della colonia, insieme con le sue compagnie e a Raoul, un partigiano che le salva la vita e la accompagnerà nei primi, timidi passi verso l’età adulta.
Molte coppie di fronte al primo vero silenzio, al calo fisiologico del desiderio o alla fatica di capirsi, vanno nel panico. Si convincono di aver "sbagliato persona", restando ostaggio di una narrazione tossica che esige che l’amore sia una passione bruciante e perenne, che i ruoli nella coppia siano gabbie da distruggere e che la felicità consista in un’uguaglianza piatta dove ognuno fa la sua metà. "Divorziare dalle illusioni" è un viaggio coraggioso e controcorrente. Fonde la pratica del Marital Coaching con una visione antropologica profonda, per strapparci di dosso dieci falsi miti che inquinano la nostra intimità. Tra questi: decostruisce la "fatica decisionale" delle coppie troppo democratiche, smaschera la "sindrome del coinquilino" e smonta l’ossessione per l’immagine della famiglia da copertina e per l’intimità come vetrina da esibire sui social network. Un libro spietato con le illusioni, ma profondamente tenero con le persone: smettere di pretendere l’impossibile è il primo, decisivo, passo per iniziare la meravigliosa danza di una vita insieme.
L’autrice ricostruisce una vicenda che ha segnato la sua infanzia e, con lei, la sua stessa persona. Si ricompone così il mosaico della vita di una bambina che nei primi anni Ottanta attraversa la nascita e la perdita del fratello minore per una grave malattia. È la lei adulta che racconta in prima persona la sua storia. Un flashback che lascia spazio ad una duplice narrazione: quella della bambina che viene descritta in terza persona, e le parole che l’adulta rivolge a sé stessa nel presente. Una riflessione sul significato che un lutto può avere su un bambino e la necessità di dargli voce attraverso le parole.
Un nome che attraversa sedici secoli. Quattordici Papi lo hanno scelto - da Leone Magno, che nel 452 fermò Attila alle porte di Roma, al recentissimo Leone XIV eletto nel 2025. Mons. Vincenzo Bertolone ne ripercorre le vicende con sguardo storico e teologico, per approdare a una sorpresa editoriale: sessanta pagine di una Rerum Novissimarum mai scritta, immaginata come enciclica di Leone XIV sulle sfide del nostro tempo - intelligenza artificiale, biotecnologie, crisi ecologica, guerra totale. Un libro che non consola né accusa: legge il presente della Chiesa alla luce della memoria di tutti i Leone che l’hanno preceduta. In tempi di polarizzazioni rapide, è già una forma di grazia.
Un agile volume per trasformare il detto finché c’è vita c’è speranza in finché c’è speranza c’è vita! Potrai volare sulle ali della speranza, vincendo ogni pessimismo e nichilismo d’oggi. Non bastano né l’intelligenza artificiale né le seduzioni dell’influencer in agguato. Sarai spronato a valorizzare testa e cuore alla luce della fede, conscio che è come il paracadute: funziona se si apre! La speranza viva vede la spiga quando i nostri occhi di carne non vedono che il seme che marcisce. Non si può vivere senza la virtù teologale della speranza, senza il divino trainer invisibile, lo Spirito Santo. Solo così potrai gridare: «Tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil 4,13). Senza la speranza non siamo capaci di sostenere il peso dell’esistenza. Dietrich Bonhoeffer affermava: «L’essenza della speranza è guardare al di là della situazione presente, ed è la forza vitale di lottare quando gli altri si rassegnano, quando sembra che tutto fallisca»; perché quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile (Is 40,31).
Croce Prima Comunione in legno con laccio bianco cm 9,5 x 6
C'è una cosa che accomuna Eviana, giovane baby sitter morta in un appartamento della periferia di Pordenone nel 1988, a Emmanuelle, trovata tra le fiamme di un rogo nel Canton Vallese nel 1994. Le loro morti sono l'ultimo anello della catena di manipolazione e violenza che prende forma all'interno di una setta. Tra «atti di purificazione» che sono in realtà veri e propri abusi sessuali, suicidi collettivi travestiti da rituali per imbarcarsi su astronavi extraterrestri e omicidi a sangue freddo compiuti in nome di Lucifero, le sette possono essere molto diverse, ma condividono una caratteristica fondamentale: la parola del leader è legge e giustifica ogni sacrificio. Tutto si regge sul magnetismo di questi «profeti del buio», capaci di imporre violenze indicibili, fisiche, sessuali, ma soprattutto psicologiche. Costruite per isolare gli adepti dalla loro vita precedente e asservirli alla nuova comunità, le sette sono esclusive e ristrette, spesso impenetrabili per chi non ne fa parte. In questo libro Stefano Nazzi ne descrive diciassette, guidandoci nei loro retroscena segreti. Dalla dottrina ufologica della Telsen Sao al macabro suicidio di massa della Heaven's Gate, dalle torture psicologiche con LSD della Aum Shinrikyo all'ideologia neonazista e satanista dell'Ordine dei Nove Angoli, il racconto scava nell'abisso di questi gruppi per cogliere quella combinazione letale di fascino e terrore che trasforma il culto in delitto. Un'indagine che va dritta al cuore delle sette più pericolose del mondo, dove il talento manipolatorio non conosce limiti e lascia ferite indelebili sulle vite dei sopravvissuti. Un viaggio nell'oscurità del controllo mentale, per capire come nasce una setta, come soggioga le persone fino a portarle a compiere - o subire - crimini efferati, ma anche come si può uscirne, e tornare a vivere.
Quando un figlio adolescente cambia pelle, anche il genitore è chiamato a rinnovare il suo sguardo. Dietro porte chiuse, silenzi che graffiano e parole affilate, può celarsi una domanda d'amore che ha smarrito la sua voce. Stefano Rossi accompagna genitori e educatori nei coni d'ombra di questa età incandescente: non per spegnerla, ma per ascoltarla. E per scoprire che, proprio là dove il legame sembra incrinato, può nascere un nuovo modo di riconoscersi e ritrovarsi. L'adolescenza non arriva in punta di piedi: divampa come un incendio. Il figlio che fino a ieri cercava abbracci e parole, oggi chiude la porta, risponde male, esplode per nulla o si ritira in un silenzio preoccupante. Per molti genitori lo smarrimento è profondo: "Dove ho sbagliato?", "Perché mi tratta come un nemico?", "Da dove viene questa ostilità?". Ma l'ira degli adolescenti non è solo maleducazione, provocazione o mancanza di regole. È il linguaggio ruvido di un cambiamento necessario: per nascere a se stesso, ogni figlio deve affrontare la separazione, incrinare il muro genitoriale, cercare la propria voce. Oggi, però, questo passaggio avviene in un tempo più inquieto: la nostra società ha smarrito valori e futuro, e spinge i ragazzi a fare mostra di sé, performare, essere vincenti a ogni costo. Così alcuni adolescenti esplodono: attaccano, sfidano, trasgrediscono, trasformano la rabbia in una granata. Altri implodono: smettono di mangiare, di uscire, di andare a scuola, di credere in se stessi. Dietro l'ira di Achille si nasconde l'Urlo di Munch: la paura di non valere, non farcela, non trovare un posto nel mondo. La loro sofferenza, prima che psichiatrica, è emotiva ed esistenziale. E a volte li spinge verso sfide e conseguenze estreme. Stefano Rossi, che da oltre vent'anni lavora occhi negli occhi con adolescenti feriti e difficili, offre a genitori, insegnanti e educatori una chiave potente per gestire il fuoco dei ragazzi senza spegnerne la carica vitale. Attraverso tre lenti - biologica, psicologica ed esistenziale - ci guida dentro la mente e il cuore adolescente: la miccia corta del cervello in trasformazione, la fame di autonomia, il bisogno di segretezza, il timore del fallimento, le trappole dei social, la società del coltello. Un libro per distinguere la ribellione che fa crescere da quella che distrugge, per riconoscere il dolore nascosto dietro l'attacco e trovare parole, limiti e gesti capaci di disinnescare la guerra quotidiana.
Fra gli anni Venti e Trenta del Novecento un laico scrive al suo parroco: lettere pungenti, ironiche e a tratti spietate in cui gli dice quello che ai suoi occhi proprio non va in parrocchia: troppo clericalismo, un Vangelo troppo recitato e poco vissuto, troppa indifferenza verso i poveri. L'epistolario sarebbe già sorprendente in sé per la lungimiranza profetica e il coraggio di parlare alla chiesa di quegli anni, ma diventa una testimonianza straordinaria perché quel finto laico è in realtà lo stesso don Primo Mazzolari.
Pensatore straordinario già agli occhi dei contemporanei, Tommaso d’Aquino risulta ancora oggi una figura di grande fascino intellettuale e spirituale, di cui si continuano ad apprezzare il genio speculativo e il rarissimo e armonico connubio dello scienziato e del santo. Come mostra questa voce enciclopedica di Martin Grabmann e Franz Pelster, suoi autorevoli studiosi, ha saputo spaziare dalla teoria della conoscenza alla metafisica, dalla filosofia naturale alla psicologia, dall’estetica all’etica, fino alla filosofia sociale e politica, indagando magistralmente sia i misteri del cristianesimo sia la complessità della metafisica aristotelica. Pasquale Porro, che a Tommaso ha dedicato numerosi studi, colloca il saggio nel contesto della medievistica della prima metà del Novecento, cogliendovi la presenza di tutti i temi classici del neotomismo dell’epoca.
Ci sono poche cose che il libraio Marzio Montecristo odia più dei matrimoni. Eppure, quando Valérie de Gramont entra nella libreria Les Chats Noirs e chiede al nonno un regalo di nozze semplicemente inaudito - acquistare tutti i libri presenti e "trasferire" la libreria là dove si celebrerà il matrimonio -, Marzio non può sottrarsi. Anche perché la richiesta non è un capriccio qualunque: Valérie e il futuro sposo, l'inglese Thomas Stuart, stanno per celebrare un matrimonio esclusivo a Serpentara, un isolotto selvaggio della Sardegna meridionale, trasformato per l'occasione in un villaggio di lusso. Quando Marzio vi sbarca con i suoi due inseparabili gatti neri, Marple e Poirot, e gli "investigatori del martedì", resta senza parole: dove prima c'erano solo rocce, vento e gabbiani, ora ci sono un residence impeccabile, un ristorante da sogno e, come per magia, una riproduzione in scala reale della sua libreria. L'incanto, però, dura poco: un brutale omicidio squarcia l'atmosfera spensierata. Su un'isola, con il mare a fare da confine e gli orari scanditi da cerimonie e protocolli, chiunque può essere colpevole, e chiunque ha qualcosa da perdere. Miliardi, rivalità, contratti, eredità: la tensione tra le famiglie dei due sposi, ricchissime, perfette in pubblico e spietate dietro le quinte, si avverte a ogni brindisi. Ma le ragioni dell'assassino potrebbero essere altrove: un segreto di famiglia, un ricatto, una vendetta covata sotto i sorrisi, o forse la più corrosiva delle passioni: l'invidia davanti a un amore esibito come un trofeo? Tra sospetti e bugie, amori segreti e tradimenti inconfessabili, Marzio e i suoi "investigatori del martedì" dovranno risolvere un rompicapo elegante e feroce, un intrigo che sa di "Dieci piccoli indiani".
Che cosa racconta davvero un comportamento antisociale infantile? Per Winnicott, dietro la trasgressione, la distruttività o la provocazione può nascondersi la traccia di una deprivazione: la perdita dell’ambiente capace di offrire sicurezza, continuità e cura. Attraverso il confronto con bambini e ragazzi accolti nelle comunità durante gli anni della Seconda guerra mondiale, Winnicott elabora una delle sue intuizioni più feconde e paradossali: la tendenza antisociale può essere vista come un segno di speranza, quella di trovare un ambiente che permetta di riprendere la crescita interrotta. Un libro ancora oggi attuale, che illumina il difficile incontro tra giovani in sofferenza e le istituzioni chiamate a educarli e accoglierli.