Stefania s'innamora di un nuovo compagno di classe, ma lui è conteso e questo crea gelosie,competizioni e malumori. Agli scogli amorosi si aggiungono le difficoltà quotidiane con una prof particolarmente severa e che fa preferenze. Tutto si complica quando la malattia e il lutto irrompono prepotenti nella vita di Stefania.Non è solo il dolore a colpirla,ma anche un forte senso di responsabilità di fronte a persone più deboli di lei o più direttamente coinvolte;la mamma,la sorellastra di 8 anni,un'amica del cuore. Stefania cerca di affrontare la situazione con coraggio ma si ritrova a non riconoscere più chi siano i veri amici, la vera solidarietà, il vero amore: la compatiscono o la apprezzano per il suo coraggio? E lei,fa la vittima oppure la dura, è fragile o è solida? E come fare a spartire il suo dolore con gli altri? Come essere diversi, ma sempre uguali, come stare con i compagni senza sentirli ridicoli e banali soltanto perché sembrano più spensierati e felici? La sofferenza, e il ruolo di vittima e consolatrice, farà maturare Stefania; la capacità di comunicare e conoscersi in modo più profondo e consapevole la rafforzerà rispetto alle difficoltà quotidiane e le restituirà l’allegria di sempre… e forse anche l’amore.
AUTRICE Sofia Gallo è un’autrice per ragazzi afferma-ta. Ha scritto, e continua a farlo, per diversecase editrici.Con entusiasmo si è voluta misu-rare con un tema complesso,spesso un vero eproprio tabù, come quello della morte e del-l’elaborazione del lutto da parte di una ragaz-za diciassettenne. Con Paoline ha pubblicatonel 2006 Il castello di riso(collana per bambiniIl Parco delle storie).
Due testi poco noti del primo cristianesimo,diversi tra loro per collocazione geografica,datazione,identità degli avversari,cultura degli autori e tuttavia accomunati dal tema principale,la salvezza della carne.Essi ci descrivono una polemica; ci parlano di posizioni dottrinali che convergono pienamente nella negazione della “risurrezione della carne”, che i due autori dimostrano invece essere verità di fede. La Terza lettera ai Corinzi, è composta da due brevi testi in forma di scambio epistolare. La prima lettera si presenta come inviata dai cristiani di Corinto a Paolo,per chiedergli di confutare alcune dottrine da loro giudicate molto perniciose.La seconda costituisce la risposta che Paolo avrebbe inviato ai Corinzi, per esaudire la loro richiesta.La corrispondenza fu sul punto di entrare stabilmente nel corpus degli scritti paolini. La risurrezione, dello Pseudo-Giustino è un discorso apologetico, finalizzato a difendere la fede nella risurrezione della carne; ci offre una preziosa testimonianza sull’inizio della riflessione del cristianesimo colto occidentale circa le aspettative escatologiche individuali, e sul contesto storico e ideologico nel quale essa si sviluppò. Terza lettera ai Corinzi: «Dio,l’Onnipotente,è giusto e non vuole vanificare la propria opera plasmata». La risurrezione: Ma se la carne non risorge, perché viene custodita e non le consentiamo piuttosto di abbandonarsi ai desideri? Se invece il nostro medico,Gesù il Cristo,che ci ha strappato dai nostri desideri,mette a regime la nostra carne con la sua regola di temperanza e continenza, è chiaro che la custodisce dai peccati, poiché essa ha una speranza di salvezza.
AUTORISi tratta di opere pseudepigrafe, cioè attribuite la prima a Paolo,la seconda a un famoso apologista,Giustino,appunto.
Alberto D’Anna insegna Letteratura delle origini cristiane all’Università “Roma Tre”,. Studia la storia e la letteratura del cristianesimo dei primi secoli, l’eresiologia, le tradizioni letterarie su Pietro e Paolo. Ha pubblicato l’edizione critica del discorso su La risurrezione dello Pseudo-Giustino (Brescia, 2001). Recentemente ha curato la sezione monografica Tradizioni apocrife e tradizioni agiografiche. Fonti e ricerche a confronto in Sanctorum 4(2007) e,insieme con C.Zamagni, il volume collettivo Cristianesimi nell'antichità: fonti,istituzioni,ideologie a confronto,Hildesheim 2007.
Il libro, scritto a quattro mani, si inserisce nel prolifico filone della denuncia sociale del degrado che investe Napoli e i suoi dintorni.Ma non c’è solo accusa, non solo puntare il dito:qui bene e male,riscatto e disperazione s’intrecciano. Davide Cerullo,un giovane di Scampia,con coraggio ha scelto di uscire dal tunnel della perdizione,prendere la parola a farsi testimone di un cambiamento possibile,dell’agire silenzioso ma pugnace dei tanti esempi di sacerdoti,consacrati e laici che lottano giorno dopo giorno per offrire ai ragazzi di Scampia la possibilità di scegliere per la vita.Don Pronzato tira le fila del discorso,tenendo insieme un materiale, delle memorie spesso volutamente confuse, quasi a volere che a prendere la parola sia il mondo caotico che è Scampia. Il testo si divide in due parti:una prima che vede susseguirsi squarci di vita – e di morte – nel contesto degradato di Scampia;una seconda in cui Davide e un ragazzo,Ciro,si affacciano idealmente su quella realtà,su quel dolore,ingiustizie e sofferenza,ma anche sulla speranza,la gioia e il bene,alla ricerca di «una ragione valida perché si possa e si debba cambiar vita». Un libro piacevole e avvincente,dalla agevole lettura,che ti prende,ti coinvolge, ti fa soffrire e ti appassiona, ti inquieta e ti interroga, ti pone problemi che, quasi sempre sfuggono a coloro che non li vivono direttamente, ma che pesano – e come! – sulle coscienze dei singoli e di tutti,condizionando ed offuscando l’appartenenza,l’identità,il sentirsi e dirsi napoletano. card.Crescenzio Sepe
AUTORI
Alessandro Pronzato, sacerdote e scrittore,collabora da vent’anni con Radio Maria.Tra le sue più recenti pubblicazioni si possono segnalare: Il Don Camillo di Guareschi. Un prete come si deve(Milano 2008); Stelle sul mio cammino(Milano 2006);La predica prova della fede? (Milano 2005). Con Paoline ha pubblicato: Il folle di Dio. San Luigi Orione(2004).
Davide Cerullo è cresciuto a Scampia. Lasciò la scuola a tredici anni per essere arruolato nella malavita e negli ingranaggi della camorra. Dall’incontro con il Vangelo e gli scritti di Turoldo nasce il desiderio di riscatto che la presenza di Patrizia, poi diventata sua moglie,e di alcuni sacerdoti ha reso possibile. Oggi vive tra Scampia e il Basso Lazio insieme ai suoi due figli,Alessandro e Chiara.
In dieci agili capitoli, il rito della Messa viene ripreso nelle sue singole parti, dapprima attentamente spiegate con significativi riferimenti all’insegnamento dei Padri della Chiesa e di altri autori spirituali antichi e moderni,come pure del magistero ecclesiale;quindi illuminate attraverso una pagina biblica dalle vaste risonanze mistagogiche e mistiche; infine confrontate con la realtà della vita quotidiana, risvegliando il desiderio e il proposito di un concreto rinnovamento sostenuto dalla preghiera di supplica e dal rendimento di grazie.Ogni capitolo pertanto comporta una scaletta precisa: – il testo liturgico di riferimento (Liturgia) che viene presentato in modo essenziale nel suo significato teologico,spirituale e pastorale; – il testo biblico (Parola) che ha lo scopo di approfondire il contenuto liturgico; – l’attualizzazione (Vita),che attinge spunti sia nel testo liturgico sia nella parola di Dio; – la preghiera,suggerita sia dal testo liturgico sia dal testo biblico. «Questo libro, nel quale l’autore ha veramente profuso il suo cuore di vescovo cui il buon Pastore ha affidato il suo gregge,sarà un delizioso e nutriente pascolo per ogni cristiano desideroso di crescere nella fede e nell’amore fino alla piena conformazione al Cristo». Madre Anna Maria Canopi
AUTORE Enrico Masseroni, nato a Borgomanero (NO) nel 1939,ordinato sacerdote nel 1963,è licenziato in teologia e laureato in filosofia.Già vescovo di Mondovì dal 1987 al 1995,è attualmente nella sede arcivescovile di Vercelli. E’ stato presidente della Commissione esecutiva del Congresso europeo sulle vocazioni (1997) e presidente della Commissione episcopale per il clero. Collabora a riviste di carattere pastorale.Fra le sue opere:ComeCristo Pastore (Casale Monferrato [AL] 19933); Non lasciateli soli alla vigilia della Cresima(Cinisello Balsamo [MI] 19982);La Parola come pane.Il vangelo della domenica. Anno A, (Cinisello Balsamo [MI] 1998);Anno B(1999);Anno C (2000);Se Maria entra nella vita…(Casale Monferrato [AL] 2002). Con Paoline ha pubblicato: Insegnaci a pregare. Un cammino alla scuola del vangelo (Milano 19883);Agape. Un cammino sulla carità alla scuola del Nuovo Testamento(Milano 1991); Le frontiere della profezia(Milano 1994); Laici cristiani.Tra identità e nuove sfide(Milano 2004); Vi ho dato l’esempio. Lectio divina sulla «giornata del prete»(Milano 2006,20072).
Un’opera interdisciplinare e interconfessionale che rende accessibili i concetti essenziali e i temi centrali della Bibbia, utilizzando i risultati più recenti dell’esegesi e della filologia, e integrandoli con le ricerche sull’antichità, sulla storia sociale, sull’iconografia… Uno strumento di studio e di consultazione indispensabile per la ricerca biblica, che offre una panoramica completa e orientamenti precisi.
Autobiografia del teologo tedesco Jürgen Moltmann, questo è davvero un documento affascinante per la vivace attualità degli eventi che narra. Al tempo stesso rappresenta uno sguardo retrospettivo ricco di humor che mette a fuoco le vicende di una vita piena di esperienze interessanti e di incontri significativi.
Dalla quarta di copertina:
L’autobiografia di Jürgen Moltmann è un documento affascinante di vivace attualità e allo stesso tempo uno sguardo retrospettivo ricco di humor su una vita piena di esperienze e di incontri significativi. Scritto in occasione del suo ottantesimo genetliaco, 8 aprile 2006, il libro non è solo la “storia di una vita”, ma anche un documento importante per la storia della teologia del XX secolo.
«Ho scritto questa storia di vita per tutti coloro a cui sono legato negli spazi più stretti e in quelli più ampi della vita: per Elisabeth, con la quale condivido la vita da cinquantaquattro anni, per le nostre figlie e i nostri nipoti, per i miei compagni di strada, per i miei compagni di sofferenza e per coloro che sono stati vicini alle mie gioie nella teologia e nella chiesa, nelle facoltà tedesche, nei seminari e nelle università di tutto il mondo, per gli studenti e le studentesse che mi hanno ascoltato annuendo o aggrottando la fronte o che hanno letto i miei libri, o che hanno dovuto leggerli, per i più di duecento dottorandi e non ultimo per i lettori e lettrici a me sconosciuti che prenderanno in mano questo libro. Devo però infine ammettere che scrivendo ho sentito semplicemente la voglia di raccontare e il piacere di scrivere».
Salmo 31,9: «Hai guidato i miei passi nel vasto spazio».
La presente opera è una parabola di riflessione sul paradigma della pienezza di vita, come modello di riferimento unitario e trasversale a tutta la riflessione etico-teologica. Movendo da una iniziale descrizione degli assi portanti del paradigma, che sostanzialmente rappresenta il terreno di incontro tra l'etica filosofica e la teologia morale, si intende leggere in questa direzione il contributo della rivelazione biblica, che ne costituisce un orizzonte definito.la morale estetica e teofanica e quella teologale vengono individuate come importanti modulazioni del paradigma, che rileggono la più accreditata tradizione e proiettano prospetticamente la riflessione etico-teologica. per la declinazione del paradigma si considerano tre ambiti rappresentativi ed eticamente "sensibili", nei quali si dispiega la vita morale del credente: la morale sacramentale, la morale sociale e la bioetica, approfondendo la necessaria circolarità del rapporto tra fede professata/celebrata e vissuta.
Al mio papà voglio dire grazie perchè...
La Bibbia, come si sa, è una collezione di libri: settantadue, per l'esattezza. Di fatto il loro numero rimane imprecisato poiché molti di essi includono scritti di autori che non hanno lasciato il loro nome. Si tratta di testi molto particolari: vantano un'origine divina, sono cioè "ispirati". Chi ha scritto è stato mosso e assistito da Dio stesso e, dunque, ogni testo ha paradossalmente due "autori", uno evidentemente subordinato all'altro. In virtù di questa singolare origine la Bibbia ha sempre goduto di un'indiscussa autorità presso qualsiasi credente. Tutto quello che essa dice è da ritenersi sicuro, garantito, vero. Eppure anche la Bibbia è nata in un mondo reale. E se quel mondo era sepolto dalla sabbia e dai detriti bisognava riportarlo alla luce, riscoprirlo, esaminarlo, studiarlo. La Bibbia non era un hortus conclusus, un prodotto a se stante, un'oasi nella letteratura antica, bensì un libro con tutti i pregi, ma anche con alcuni o molti "difetti", alla pari degli altri. Nonostante fosse stato "scritto" da Dio, possedeva tratti che erano solo umani, meglio ebraici e orientali. Il presente volume ha un titolo volutamente provocatorio perché mira a sfatare un equivoco fondamentale nella generale considerazione del testo sacro, quello di identificarlo con la parola di Dio in assoluto. Per il credente la portata del libro biblico è inequivocabile, ma si tratta di sapere dove sia la sua originalità e nello stesso tempo stabilire dove siano le sue carenze, i suoi limiti, le sue lacune.
Il volume vuole essere un aiuto a riscoprire un nuovo modo di vivere nel suo significato più profondo l'Eucaristia, ma anche uno stimolo per chi non frequenta più, almeno perché comprenda e apprezzi una realtà così preziosa per noi. L'Autore ci invita quindi a entrare direttamente nella cuore della Liturgia: il capire con chiarezza l'importanza dei diversi gesti che si compiono durante la Cena del Signore rappresenta, infatti, il primo passo per poter poi trascendere il rituale stesso, e arrivare così ad una comunione attiva con la vita di Gesù rispondendo alla chiamata di carità e di amore che il Signore ci ha rivolto con suo dono più grande
Nell'anno paolino, il testo guida i credenti nella scoperta della Lettera ai Filippesi, uno scritto unico nel suo genere, dal tono confidenziale, immediato e improntato alla più viva cordialità, capace di far sognare un volto di Chiesa autentica, fedele al suo Signore. In un concerto di amicizia, affetto e gioia, l'autore svela il segreto del suo legame con il Signore Gesù e la sua vocazione missionaria. Allo stesso modo, oggi, in un contesto di Chiesa che cambia e chiede uno stile di presenza sempre più improntato alla comunione e alla corresponsabilità fra pastori e fedeli laici, monsignor Giudici sollecita il lettore ad assimilare in profondità la lezione dell'apostolo, così da lasciarsi plasmare dalla sua impronta spirituale, prima di doversi rivolgere agli imperativi della missione della Chiesa nell'oggi.