La relazione tra rito e potere è al contempo naturale e problematica. Naturale, perché come ogni pratica sociale anche il rito mette in scena il potere e ha un suo potere di azione e trasformazione. Problematica, perché pensando al rito cristiano, occorre riconoscere il rischio che il rito diventi luogo di dominazione e di controllo, anziché di servizio e di perdita di controllo, così che sia Dio e non l’uomo a esercitare il suo singolare potere di grazia e di comunione. Con il suo consueto approccio di tipo antropologico e pastorale, la riflessione dell’Istituto di Liturgia pastorale di santa Giustina offre il proprio contributo ad un tema che si mostra di particolare attualità, in questo tempo segnato dal cammino della Chiesa sulla sinodalità e sulla lotta contro gli abusi.
La speranza, pur essendo a livello terminologico totalmente assente dall’Apocalisse, costituisce la diagonale dell’intero libro. I cristiani vivono nel continuo scontro tra il bene e il male, e in questa lotta sono chiamati a dare testimonianza a Cristo, sapendo che la vittoria che egli ha conseguito è già partecipata a loro. Fondata sulla fiducia nella fedeltà e nella potenza di Dio che si è manifestata nella vittoria dell’Agnello, la speranza si configura come un invito proveniente da Cristo a perseverare nella fede e a vivere in attesa del compimento delle promesse divine, nonostante le avversità del presente. Avendo già pregustata questa pienezza nell’eterno presente della liturgia, i cristiani continuano ad anelare ad essa impegnandosi concretamente nel quotidiano della storia, nell’attesa di quella rigenerazione totale e definitiva simboleggiata nelle visioni dei “nuovi cieli e della terra nuova”. Questo sussidio aiuta a percorrere le tappe che scandiscono il cammino di quanti si mantengono fedeli a Dio, come progressiva partecipazione alla consolante promessa di Cristo, “la stella radiosa del mattino” (Ap 22,16).
L'APS "Laboratorio Don Bosco Oggi:
Educazione-Cultura-Pastorale" presenta le relazioni tenute nell'Istituto Salesiano "Redentore" di Bari durante le Giornate di Studio svoltesi il 16 settembre e 16 dicembre 2023. Il volume si caratterizza come contributo per le scuole di formazione sociale e per le comunità e i gruppi interessati allo studio della Dottrina sociale della Chiesa.
Contributi di Giuseppe Acocella, Nicola Colaianni, Angelo Giuseppe Dibisceglia, Vito Antonio Leuzzi, Rosanna Mastroserio, Loredana Perla,
Francesco Preite, Vincenzo Robles,
Giuseppe Ruppi.
Nelle parole di Leone XIV, pronunciate domenica 18 maggio 2025, troviamo un incoraggiamento nel intraprendere e nel proseguire nel “viaggio dello spirito” verso il Regno senza fine, quando precisa la condizione essenziale per percorrerlo: «… vorrei che fosse il nostro primo grande desiderio: una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato. In questo nostro tempo, vediamo ancora troppa discordia, troppe ferite causate dall’odio, dalla violenza, dai pregiudizi, dalla paura del diverso, da un paradigma economico che sfrutta le risorse della Terra ed emargina i più poveri. E noi vogliamo essere, dentro questa pasta, un piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità…».
Il “Regno del Signore” si costruisce nel quotidiano dove le parole unità, comunione e fratellanza si uniscono alle espressioni degli Evangelisti Regno di Dio e Regno dei Cieli, e insieme offrono un richiamo per implorare «il dono dell’unità e della pace… per vivere senza fine con Cristo nel regno dei cieli»: così implora ancora la Chiesa nella sua liturgia, e così il lettore può muoversi nel proprio itinerario spirituale guidato e sorretto anche dal contenuto di queste pagine, mentre rimane affascinato dall’immagine in copertina del Maestro che offre il “discorso della montagna”, la Magna Charta dei discepoli del Re dell’Universo!
Don Jean Basile MAVUNGU KHOTO è sacerdote e già Vicario generale della diocesi di Boma in CongoRD, attualmente in missione pastorale nella diocesi di Montepulciano in Italia. Dottore in teologia della Pontificia Università Gregoriana, Docente di Sacra Scrittura a Kinshasa (USAKIN) e a Mayidi, è autore di vari libri e articoli. Il fondamento biblico della dottina sociale della Chiesa è il suo campo di ricerca.
L’opera rappresenta un unicum nel panorama degli studi grafologici in quanto si configura come il primo volume dedicato allo studio della grafologia comparata. Non si tratta solo di una semplice ricostruzione storica della disciplina né di una rassegna delle teorie dei più importanti pionieri ma anche di un dialogo strutturato tra le principali scuole europee che, pur nelle loro differenze linguistiche, culturali e metodologiche rivelano una comune propensione verso la comprensione del carattere dell’individuo attraverso l’interpretazione del gesto grafico. "Lineamenti di grafologia comparata" si pone, dunque, lo scopo di mostrare ai lettori come quelle che a prima vista sembrano divergenze tra i diversi approcci siano, in realtà, preziosi punti di contatto: diversità che non dividono ma si completano; prospettive che non si escludono ma si integrano in un’ottica di arricchimento reciproco.
El camino del peregrino no se mide en kilómetros, sino en momentos de silencios, fe y esperanza. El viaje más largo no es sobre la tierra, sino en el alma. Cada paso es una oración, cada pausa, una revelación. El peregrino no se apresura, camina despacio, porque el corazón marca el ritmo. No importa tanto el destino como lo que aprendes a lo largo del camino. Caminar no es huir: es volver al centro de uno mismo. Cada camino exterior refleja un viaje interior. Este pequeño libro te invita a detenerte, a meditar y a rezar, un paso a la vez, avanzando en la dirección correcta.
Jean de Dieu Noel ELONDABARE es congoleño-italiano, originario de la República del Congo (Brazzaville), nacido el 25 de diciembre de 1969 en Saint-Fenoît, Boundji. Es filósofo, teólogo y lingüista. Su obra filosófica y teológica está fuertemente influenciada por la fenomenología de Edmund Husserl y por la antropología de la filosofía católica alemana y mística de Edith Stein.
Nell’Antico Testamento, l’espressione «Giorno del Signore» si trova solo nei libri profetici, attraverso i quali si dipana come un filo rosso. Il volume di Arsenij Sokolov, analizzando il contesto di ogni oracolo profetico che include questa espressione, offre un commento storico ed esegetico di tutti i passaggi in cui essa compare, nonché di quelli in cui si trovano formule simili che si riferiscono al concetto di Giorno del Signore. Lo studio ha il carattere di una sintesi, è preceduto da una ricostruzione storica del dibattito sull’origine e sul significato dell’espressione ed è completato da un’ampia bibliografia tematica.
Informazioni sull'autore
Arsenij Sokolov (1968) è un prete e monaco ortodosso. Nel 1998 si è laureato all’Accademia teologica di Mosca e nel 2012 ha difeso la tesi di dottorato presso la All-Church Postgraduate School (Mosca) sul tema Il libro del profeta Amos: storia dell’interpretazione nelle tradizioni ebraica e cristiana e nella ricerca scientifica moderna. Dal 1997 al 2013 è stato parroco in diverse parrocchie ortodosse in Russia, Italia, Spagna e Portogallo. Dal 2014 al 2022 è stato rappresentante del Patriarcato di Mosca presso il Patriarcato di Antiochia a Damasco (Siria). Dal 2022 risiede nel monastero ecumenico di Bose (Italia). È professore di Esegesi nel Seminario teologico di Ugreša (Russia). In Russia sono stati pubblicati i suoi commenti a Giosuè, Amos, Osea, Michea e Sofonia.
«Il felice rischio del confronto. Questa è la immediata sintesi che mi è sorta spontanea leggendo il lavoro di Carmelo Anile e Giancarlo Corvino. Cosa può nascere da un incontro, da un confronto tra un uomo di scienza, dedito a studi riguardanti il sistema intracranico umano, e un biblista? Secoli di scontri fra mentalità scientifica e fideismo, fra incomprensioni e pregiudizi, non sembrerebbero facilitare il dialogo. Ma a volte, o forse spesso, è proprio l’incomprensione o il fra-intendimento che lascia superare certi confini e tabù, per cercare di avviare l’intelligenza umana verso avventure, verso paesaggi e lingue differenti che stimolano e rendono fecondo l’incontro fra persone che la pensano diversamente... Quella che qui il lettore troverà è una sfida che sa di “pericolo”, di apertura e quindi della inaspettata forza dell’amore che lascia superare freddezza e ottusità per far radicare il cuore nel superamento di ogni paura. Sotto questo aspetto per il teologo la riflessione scientifica – e per lo scienziato quella di natura teologico-biblica – diventa un “pungolo” che spinge fecondamente, nella sottile sofferenza che la sapienza sempre comporta, verso nuovi sentieri in cui non si ha timore di confrontarsi con i dati scientifici o con la Rivelazione» (dalla Presentazione di Settimio Luciano).
La presente pubblicazione vuole essere una proposta per approfondire il vasto corpus origenianum all’interno del campo della teologia spirituale, della formazione mistagogica cristiana e della spiritualità martiriale. Grazie alla lettura integrale dell’esegesi allegorica e della riflessione dogmatica di Origene, si apre un orizzonte interpretativo nuovo, non tanto per le sue opere pastorali ed esegetiche, quanto soprattutto per il suo Perì Archôn, spesso considerato come un’opera di natura filosofica e apologetica rivolta al proselitismo culturale. In modo particolare, lo studio dell’influsso delle correnti filosofiche sullo sfondo dell’esercitazione spirituale, insieme a una lettura attenta del Commento e delle Omelie sul Cantico dei Cantici, ha permesso di reinquadrare e risituare l’opera dogmatica nell’ambito della cura dell’anima in favore della formazione ad intra Ecclesiam, più precisamente nel contesto della catechesi mistagogico-ecclesiale.
Questo libro discute i fondamenti della giustizia a partire dalla vittima. Rispetto alla giustizia retributiva, la giustizia riparativa rappresenta un cambio di paradigma su indicazione europea, parzialmente recepito in Italia dalla Legge Cartabia. Lo Stato, nelle funzioni giudicante, che sentenzia, e requirente, che tutela le parti nella ricostruzione dei fatti, dovrebbe svolgere, nella giustizia riparativa, il ruolo di garante per la riconciliazione tra vittima e reo. Anche la pena cambierebbe modalità nelle sue funzioni, afflittiva e rieducativa, e diventerebbe una prova iniziatica in vista di un’autentica riparazione con la vittima, che otterrebbe finalmente soddisfazione.
Il volume, in un’ottica interdisciplinare, vede i contributi di un giudice, di uno psicologo e di un avvocato, per la cura di Roberto Tagliaferri, un teologo. Gli autori non prendono posizione su problematiche specifiche attinenti all’ingegneria del diritto ma dialogano sul tema mai risolto della giustizia nei suoi fondamenti, provando a immettere nel dibattito sensibilità non direttamente giuridiche, che salgono come un grido dal mondo della vita.
«Nei suoi scritti, tutta la riflessione e la vita quotidiana appare centrata su Gesù Cristo, presente nell’Eucaristia. [...] Edith Stein non ne ha elaborata una dottrina bensì ha testimoniato una vita integralmente ed intensamente eucaristica. [...] Non vi sono tracce devozionali nei suoi scritti, risplende invece l’esperienza viva di un incontro che si dilata ed innerva tutto il suo esistere». Con un'antologia di scritti eucaristici di Edith Stein. Prefazione di Lucia Laner, ocd.
Che cos’è il bene comune? La sommatoria dei beni individuali di un gruppo sociale? Il maggior benessere del maggior numero di persone? Oppure il bene dello Stato? Si potrebbe - e si dovrebbe - rispondere che il bene comune non corrisponde a nessuna di queste cose. Tommaso d’Aquino averebbe detto piuttosto che il bene comune è certamente superiore al bene privato, ma rimane il bene più proprio dell’individuo stesso, dato che implica la più profonda condivisione con gli altri e la più intima comprensione del mondo. Tommaso lo descrive come un bene per la politica, ma non come un bene soltanto politico. L’esigenza di tenere fede a questo insegnamento tomista, di fronte ad un mondo come non mai minacciato dalle derive individualiste e totalitarie, ha spinto il filosofo belga-canadese Charles de Koninck a pubblicare nel 1943 Il primato del bene comune contro i personalisti, di cui offriamo qui la prima traduzione italiana. A quasi un secolo di distanza, quest’opera resta un’insuperata presentazione della posizione di Tommaso d’Aquino ed offre, nello stesso tempo, una riflessione acuta e profonda sull’autentica natura del bene comune. Immerso nel contesto polemico del suo tempo, De Koninck ci presenta un’analisi lucida - e profetica - dell’abisso a cui conduce la separazione tra il bene comune e il bene degli individui. Totalitarismo e «tirannia degli io» - come la chiama De Koninck - non sono che le due facce di una stessa medaglia: quando scompare il senso autentico del bene comune, si perde di vista anche la vera dignità di ogni persona.