«Chi controlla il passato controlla il futuro», scriveva George Orwell in 1984. Mai come oggi quella frase risuona attuale. In tutto il mondo la storia è tornata terreno di scontro. In Italia Giorgia Meloni e la destra di governo praticano una storia per omissioni, fatta di silenzi calcolati e memorie selettive, e spingono per un uso identitario dell’insegnamento; negli Stati Uniti Donald Trump ha trasformato il passato in un’arma politica, intervenendo su simboli, programmi scolastici e istituzioni culturali. Dalla Russia di Putin alla Cina di Xi, dai campus americani alle aule italiane, questo libro mostra come il controllo del passato sia divenuto la posta in gioco decisiva in una dinamica di potere che mira a piegare la storia al presente.
Gli oggetti sono neutrali o ‘sessisti’? Il design contribuisce al sistema patriarcale di oppressione? È possibile immaginare una progettazione che tenga conto di queste domande? L’utenza dei prodotti del design industriale del Novecento si rifà storicamente al cosiddetto standard dell’uomo medio: un individuo di genere maschile, abile, astratto dal contesto. La stessa storia del design, anche quando non scritta da uomini, o addirittura anche quando dedicata a isolare le eccezioni delle donne che si sono distinte in questo ambito, risente della logica maschile: o perché si segue il criterio dei grandi nomi, delle invenzioni, del successo di poche e per poche; o perché gli oggetti, anche quando progettati da donne, si sono adeguati agli standard dettati dagli uomini; o perché la storia sociale della produzione materiale delle donne è stata raccontata sì, ma in una logica passiva, se non addirittura oppressiva. Guardare il design in una prospettiva femminista ci aiuta non solo a denunciare un’esclusione, ma a immaginare un mondo in cui siano le donne a progettare strumenti capaci di garantire la propria salute riproduttiva, il proprio piacere, la propria sicurezza, a partire dalla conoscenza riappropriata del loro corpo. Chiara Alessi, grande esperta di design, descrive alcuni di questi progetti a partire dal lettino ginecologico, passando per lo speculum e gli strumenti di autodiagnosi, fino ai dispositivi mestruali e quelli per il piacere. È ormai tempo di rinegoziare il design in una prospettiva critica di genere: rinegoziare il potere, rinegoziare i corpi, rinegoziare il sapere, rinegoziare la funzione.
Nel giro di un decennio o poco più, alcune aziende del settore tecnologico, i famosi ‘Big Tech’, hanno scalato l’economia globale. Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta, Apple, il gruppo di Elon Musk, Nvidia: è questo il ristretto club di chi vale più di mille miliardi di dollari. Prima di loro, nessuno aveva mai raggiunto vette simili. Ma come ci sono riuscite? E che uso fanno di queste risorse senza fondo? Se il loro impero è sorto con il digitale, le stesse aziende guidano oggi lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. E non solo. La nuova corsa allo spazio, la robotica intelligente, l’e-commerce e molto altro, sono in mano ai soliti noti. Per assicurarsi il predominio, costruiscono data center così energivori da lasciare il segno sul pianeta. Lanciano satelliti e stendono cavi sotto gli oceani. Modificano i consumi culturali in tutto il mondo, condizionano l’informazione e la democrazia. Non c’è, insomma, alcun ambito del quotidiano che sfugga a questa rivoluzione dall’alto, dove a decidere è la nuova oligarchia tecnologica. Luca Balestrieri ripercorre il cammino precipitoso che ci ha portato fin qui, per descrivere l’ecosistema tecnologico in cui siamo immersi e le sue fitte ramificazioni. Non ultime quelle geopolitiche. Nello scontro tra USA e Cina, che si combatte a colpi di microchip, modelli di IA, dazi e sanzioni, l’Europa può ancora arginare il potere dei Big Tech e difendere la propria sovranità?
Ogni volta che qualcosa non va, sentiamo ripetere la frase: «Stiamo tornando al Medioevo!». Può essere un sistema scolastico traballante o una crisi economica e sociale, sempre ritorniamo a quei ‘secoli bui’, a quel periodo di transizione e di tabula rasa che tanto ci spaventa e, paradossalmente, tanto ci affascina. Ma il Medioevo che pensiamo di conoscere non è mai esistito. I ‘secoli bui’ popolati da servi della gleba o quello luccicante di cavalieri, corti e tornei, nascondono una verità storica ben più complessa e affascinante. Giuseppe Sergi, uno dei più autorevoli storici italiani del Medioevo, in questo libro demolisce con rigore scientifico i luoghi comuni che da troppo tempo offuscano la comprensione di un millennio cruciale della storia europea: la presunta ‘piramide feudale’, l’economia del baratto, il papa-monarca assoluto, i vescovi-conti, lo ius primae noctis. Di fronte a chi si sforza di trovare nel Medioevo inventate radici di identità nazionali o esalta i vincoli solidaristici delle comunità rurali, è necessario compiere una operazione di verità storica. Il Medioevo reale, liberato dalle incrostazioni leggendarie, rivela sorprese culturalmente più ricche e autentiche di qualsiasi immaginario convenzionale.
Questa è la storia di come le società europee, tra medioevo ed età moderna, spinsero le proprie ambizioni sempre più verso l’oceano trasformando l’idea che avevano dell’Ovest: quella che era una direzione divenne poco alla volta uno spazio pensabile. Questa è, dunque, una storia di grandi navigatori e di dibattiti violenti tra geografi, una storia di sfide e di esplorazioni che solcarono l’ignoto. Ma è anche la storia dei dibattiti culturali che ne seguirono e che inventarono e definirono quell’Occidente che prima mancava dalle mappe. E il punto di arrivo di questa storia siamo noi. Nel 1494 un trattato tra Spagna e Portogallo divideva il mondo in due e inventava l’Occidente come spazio, comunità e cultura. Mai nessuno si sarebbe potuto aspettare che una semplice firma avesse conseguenze così gigantesche e durature.
Gianni Rodari è stato un meraviglioso intellettuale, maestro, scrittore, inviato speciale, militante, promotore instancabile del più grande strumento di liberazione che gli esseri umani abbiano mai ideato: la parola. Un uomo il cui gioco di invenzioni e parole, come ha scritto lui stesso, «pur restando un gioco, può coinvolgere il mondo». Questa è una sua attualissima biografia ‘per insiemi’ che ha l’ambizione di raccontarlo tutto intero e di sottrarlo allo stereotipo dello scrittore ‘facile’.
L’autore completa un lungo ciclo di studi sulla dimensione del "cuore" (considerato in ottica spirituale e cosmica, mediante un approccio interdisciplinare e interculturale) e si confronta con la fase critica che l’umanità sta attraversando sia sul piano culturale e sociale come su quello spirituale porgendo gli esiti delle ricerche più attuali che coniugano l’ambito scientifico con quello meditativo e ascetico. Questo è il tempo della convergenza. Pertanto la riflessione dell’autore approda, con riferimenti ad esperienze vissute e a dinamiche in atto, alla necessità di unire i cuori, superando ogni confine, mediante una connessione spirituale cui fa da sponda la coscienza cosmica universale ed onnipervasiva.
Torna disponibile l'opera fondamentale di Ernesto Buonaiuti, nell'edizione del 1943, di "Il modernismo cattolico". Con l’obiettività e la serenità dovute anche al trentennio ormai trascorso dai tumultuosi eventi di inizio secolo, Buonaiuti offre una rilettura del movimento modernista, ne esamina le linee di tendenza generali e le specificità nazionali, ne sottolinea gli apporti benefici e gli inevitabili limiti. L’analisi critica del testo è affidata al prof. Giovanni Vian, ordinario di Storia del Cristianesimo e delle chiese all’Università Ca’ Foscari Venezia. Insieme a "La Chiesa romana" sempre riproposto da Gabrielli editori, i due libri rappresentano un bilancio, una ricapitolazione, non solo intellettuale ma anche di vita, di un importante protagonista del panorama ecclesiale della prima metà del Novecento che ha ancora tanto da dire alla Chiesa dei nostri tempi.
«Ha l'animo di un crociato e del crociato ha lo spirito di sacrificio e di dedizione», così Pietro Nenni annotava nei suoi diari il 9 aprile del 1944 queste parole sul compagno di partito Sandro Pertini, la cui coerenza era stata centrale nella coraggiosa opposizione antifascista, anche quando egli venne condannato ad una lunga detenzione carceraria e di confino, così come lo sarà nella lotta resistenziale e nell'impegno dentro il socialismo italiano post 1945. Il rapporto con il suo partito sarebbe stato sempre centrale, da socialista riformista fu fautore dell'unità delle sinistre, non ebbe incarichi direttivi nel partito, né fu mai chiamato a ruoli di governo durante il centro-sinistra, finendo per restare una figura rispettata di dirigente socialista ma senza nessun vero potere; la svolta giunse nel 1968, quando divenne uomo delle istituzioni prima come Presidente della Camera dei deputati, dal 1968 al 1976, e poi come Presidente della Repubblica, dal 1978 al 1985. Il suo settennato entrò nel mito e nella memoria degli italiani nella stagione del terrorismo perché seppe interpretare e difendere il ruolo delle istituzioni democratiche con autorevolezza, forte del consenso dei cittadini e della autonomia dalla classe politica.
La proposta del presente studio intende ripercorrere il significato della celebrazione eucaristica come indicato nel Messale Romano nella sua edizione italiana III (2020). L’attenzione si concentra, in particolare, sull’azione rituale nella comunità cristiana convocata in assemblea per la celebrazione del mistero pasquale di Cristo. Dall’analisi del rito e dei formulari eucologici emergono rilievi che rimandano alle fonti bibliche, liturgiche e patristiche dell’esperienza eucaristica che ha caratterizzato il cammino della comunità cristiana fin dagli inizi. Ciò nondimeno interpella la riflessione teologica e pastorale in riferimento alla celebrazione eucaristica stessa. L’intenzione, pertanto, non è di proporre un trattato dogmatico De Eucharistia, bensì di riflettere sul rito celebrato e vissuto nella comunità cristiana chiamata a far memoria del mistero pasquale di Cristo, fondamento della sua sequela e ragione ultima della sua missione.
Che cos'è la massoneria? Società filantropica, rete d'influenza o realtà iniziatica con una propria visione dell'uomo e del divino? Questo volume ne racconta le origini e lo sviluppo storico, le genealogie culturali, la struttura dei primi tre gradi e dei principali alti gradi, il lessico e i simboli, fino alla ricezione ecclesiale e alle ragioni dell'incompatibilità con la dottrina cattolica. Con linguaggio accessibile, l'autore offre al lettore non specialista una guida essenziale per orientarsi in un tema spesso avvolto da miti e caricature ma al contempo serio e complesso: la massoneria è infatti l'officina segreta che ha forgiato la modernità e pone a tutti una sfida che non è solo culturale o politica, ma prima di tutto spirituale.
Don Tonino Bello ha lasciato di sé una impronta indelebile difficilmente eludibile nella società contemporanea, da numerosi punti di vista: poeta, costruttore di pace, non violento, uomo di Dio e soprattutto uomo del Sud, luogo che lo ha visto nascere, formarsi e agire con quella partecipazione "innamorata" che ha sempre caratterizzato il suo intervento in favore degli ultimi del mondo. Pienamente addentro ai processi di cambiamento, Don Tonino non si è limitato esclusivamente a contribuire al rinnovamento in ambito spirituale: il suo influsso ha permeato la sfera civile, culturale e persino politica della società, facendo di lui un "pastore scomodo" ostinatamente schierato dalla parte dei più deboli. Questo libretto si propone di tracciare un ritratto dell’uomo e del sacerdote sulle cui orme si cerca di proseguire ancora oggi: nessuna pretesa di esaustività o di completezza di fronte a una figura talmente peculiare e multiforme da sfuggire a qualsiasi tentativo di categorizzazione. Un ritratto che vuol essere anche un commosso e sentito ringraziamento a un uomo straordinario che ha profondamente segnato l’esistenza e la coscienza di intere generazioni.