Le ricette del Convento, programma in onda su Food Network, con i 3 monaci di Monreale - don Anselmo, narratore e aiutante in cucina, don Salvatore, il cuoco e don Riccardo, l’ugola d’oro e assaggiatore ufficiale - continua a conquistare il pubblico con ottimi ascolti e grande affetto da parte degli spettatori. Dopo il primo libro pubblicato da Cairo nel 2023, ora si torna con un secondo volume di ricette della tradizione gastronomica monastica. La filosofia è sempre la stessa: una cucina, soprattutto siciliana, caratterizzata da piatti genuini, ricchi di sapore e facilmente replicabili a casa, che riflettono la semplicità e la devozione dei religiosi, sempre attenti a ciò che offre il creato. Ricette tramandate di generazione in generazione come gli anelletti al forno alla siciliana, le caserecce al pesto di fave, la minestra con i tenerumi, solo per citarne qualcuna, che mantengono viva una tradizione che ha saputo coniugare spiritualità e buona tavola, ma non solo... In questo nuovo libro si apriranno anche le porte della meravigliosa Abbazia Benedettina di San Martino delle Scale per raccontare i luoghi in cui vivono e cucinano i Monaci, con storie e aneddoti di quel posto magico e per conoscere ancora più da vicino la loro realtà e le loro occupazioni quotidiane.
All’inizio di Londra Ferdinand, alter ego di Céline, appena sceso dalla nave su cui si era imbarcato alla fine di Guerra, si ritrova nel mondo della mala londinese, o meglio di quella francese, fuggita in massa per scampare alle trincee. Una contro-società chiusa in sé stessa, con le sue regole inumane, da tutti accettate stoicamente. Ma che cos’è Londra? Un manuale di sopravvivenza a uso dei disertori, un inno dolente alla prostituzione, un’elegia alla città che i giornali dell’epoca definivano «il più grande mercato di carne umana del mondo»: mai così diversa, stralunata, affascinante nel suo superbo squallore. Céline squaderna una galleria di personaggi eroici nella turpitudine, alcuni già incontrati in Guerra come la prostituta Angèle e il maggiore Purcell (qui trasformato in folle inventore), o il bombarolo dostoevskiano Borokrom, i due papponi rivali Cantaloup e Tregonet, e il medico ebreo Yugenbitz, «pura bontà», quello che Céline avrebbe voluto diventare. Tutti dal destino segnato, popolano giorno e notte grandi arterie e angiporti, androni e locali malfamati, parchi e latrine. La violenza, l’intensità quasi insopportabile di questa prosa dimostrano che il romanzo ci è pervenuto in una versione non purgata, che mai avrebbe potuto vedere la luce negli anni Trenta, quando è stato scritto, e resta materia incandescente ancora oggi. Perché Céline, lo sappiamo, vuole arrivare «fino a dove c’è l’origine di tutto». E per farlo ha bisogno di trovare la giusta dose di delirio, di far suonare il suo organetto nella nebbia, sul selciato infido della City, verso l’acqua che lo ha sempre tentato, verso il Tamigi: «È la notte del mondo che scorre, sotto i ponti. Si alzano come braccia per farla passare».
Il cuore è uno dei simboli universali della vita affettiva, diffuso in molte civiltà sin dai tempi più antichi. Oggi, tuttavia, questo fondamentale simbolo richiama quasi unicamente un vago e impalpabile sentimentalismo, assai lontano dalla consistenza ontologica e dalla capacità di apertura alla trascendenza che l'immagine del cuore ha sempre teso a delineare. In questo breve testo, Hildebrand mostra come il "cuore" sia la sede di un'intensa attività vitale e affettiva, indispensabile per accedere alla conoscenza vissuta di tutta una serie di strati di beni e valori che compongono la realtà. Inoltrandosi nella via aperta da Max Scheler, Hildebrand offre uno dei maggiori contributi all'analisi fenomenologia di questa fondamentale sfera della persona umana, incidendo con apporti determinanti su una riflessione che ancora oggi è al centro dell'interesse filosofico. Il testo di Hildebrand, però, non contiene soltanto una raffinata analisi filosofica dell'affettività umana, ma anche una riflessione intima e meditata sul mistero del Sacro Cuore di Cristo, che aiuta a comprenderlo nella sua profondità teologica evitandone letture superficiali e sentimentalistiche.
È vicenda tristemente nota che i nativi americani, fin dai primi contatti con gli europei, siano stati depredati dei loro territori, privati della loro cultura, sterminati senza pietà, forzati all’esilio. Spinti, insomma, agli estremi margini di una società edificata a proprio uso e consumo da altri: i colonizzatori bianchi. Nel tentativo di alimentare un immaginario sempre più mitologico di sé stessi, per lungo tempo i bianchi hanno cercato inoltre, non senza un certo successo, di cancellare i nativi dalla storiografia ufficiale, di relegarli nell’ombra come una sorta di lato oscuro del sogno americano. Fin dalla Dichiarazione d’Indipendenza, ingabbiati nei cliché di "spietati selvaggi", poi di grotteschi scotennatori hollywoodiani, o nel migliore dei casi di dispensatori naïf di saggezze perdute, i nativi sono stati da sempre attivamente partecipi della formazione degli Stati Uniti così come li conosciamo. Ned Blackhawk, membro degli Shoshoni Occidentali del Nevada, storico dell’Università di Yale, con questo saggio monumentale che sfugge a ogni tentazione agiografica contribuisce in modo determinante a riconcepire la storia americana, dando conto di cinque secoli di interazione, certamente traumatica, tra nativi ed europei, ma restituendo ai primi lo spazio dovuto nel mito fondativo della nazione. Dagli indiscutibili inferni che hanno attraversato ai loro altrettanto indiscutibili trionfi.
Questo libro offre, per la prima volta, l’intero corpus degli articoli e dei contributi che Pasolini scrisse per il «Corriere della Sera». Li si è raccolti per onorare la straordinaria novità di questa stagione del giornalismo pasoliniano; ma anche per tre ragioni specifiche. La prima nasce dalla convinzione che l’intendimento del lavoro di Pasolini sul «Corriere» cambia parecchio se si leggono gli articoli nella loro asciuttezza, e nella semplice successione cronologica, piuttosto che nella forma e nell’ordine che molti di loro assumono in Scritti corsari e Lettere luterane (mescolati a materiali di provenienza e natura diversa e collocati in un’architettura letteraria specifica). In questa edizione abbiamo dato la precedenza all’avventura giornalistica propriamente detta, per rendere al meglio l’impatto che questi pezzi, l’uno dopo l’altro, hanno avuto e continuano ad avere. La seconda ragione risiede nella possibilità di cogliere in questa veste il senso intero dell’esperienza di Pasolini a via Solferino, non solo nella sua specificità, ma nella sua completezza, che passa anche attraverso interventi più frammentari e minori. Infine, sono pubblicati materiali pasoliniani conservati nell’Archivio Storico del «Corriere». Si tratta di una sezione più esigua, ma di grande interesse grazie soprattutto alla presenza di un importante articolo inedito, di cui non si conosceva l’esistenza prima d’ora.
Il Manuale offre un approfondimento dei settori più rilevanti della parte speciale del diritto penale: delitti contro la persona, il patrimonio, la pubblica amministrazione, l'amministrazione della giustizia, la sicurezza dello Stato e l'ordine pubblico. L'esposizione sistematica delle fattispecie criminose si accompagna a un'informazione completa e aggiornata sulla giurisprudenza delle Corti nazionali e sovranazionali. Nella stesura del libro, gli autori - professori ordinari di Diritto penale nelle Università di Firenze, Torino e Pavia - si sono idealmente rivolti soprattutto agli studenti dei corsi universitari e a chi prosegue una formazione post lauream per la preparazione di esami e concorsi, confidando che la consultazione dell'opera possa risultare utile anche a magistrati e avvocati.
Ha i lineamenti di una costellazione un catalogo storico: alcuni autori come stelle polari, collane che tracciano cammini intrapresi o interrotti, libri che, col tempo, assumono i tratti della classicità o un volto sfocato. Una miriade di nomi e titoli, dalla cui ricorrenza si possono trarre indicazioni sulle idee che hanno orientato l'attività editoriale. Un nome ritorna, in forme varie, sfogliando queste pagine: Romano Guardini. Il suggerimento di Mario Bendiscioli - accolto dai fondatori Fausto Minelli, Alessandro Capretti, Giulio Bevilacqua, affiancati da Giovanni Battista Montini - di pubblicare nel 1930 Lo spirito della liturgia ha assunto una valenza simbolica che si riverbera sull'intera storia dell'editrice. Cosa significava pubblicare Guardini in quegli anni se non affrontare, opponendosi alla egemonia dell'ideologia fascista, la sfida della modernità? Ovvero, pensare una cultura cattolica attenta alle istanze costitutive del Moderno: scientificità e criticità della ricerca, libertà della coscienza. Un fare i conti con la modernità che sembra essere la ragion d'essere della Morcelliana. Un confronto di cui il pensatore tedesco era uno dei maggiori rappresentanti nell'ambito della teologia europea. Sintomatico è che nel medesimo decennio venissero pubblicati testi di Karl Adam, Peter Lippert, Marie-Joseph Lagrange, Gilbert Keith Chesterton, Hilaire Belloc, Jacques Maritain, e dello stesso Guardini apparisse un titolo quanto mai programmatico: La coscienza. Una storia di autori, di idee, di libri e di collane che - accompagnando l'impegno dei cattolici nella rinascita democratica, il rinnovamento del Concilio Vaticano II e facendo fronte alle sfide della società post-secolare - rappresenta un capitolo della cultura italiana contemporanea, una secolare fedeltà critica alla tradizione dell'umanesimo cristiano.
Fare una storia del mare vuol dire sì parlare della nostra storia e delle nostre avventure, ma vuole anche ricordarci che siamo solo una specie tra altre specie. E che lo spazio blu che abitiamo e che sfruttiamo ci appartiene profondamente. Siamo parte del mare ed è questa forse la cosa che più conta in questa storia millenaria. Una storia del mare che racconta la geologia, gli uomini delle coste, le scoperte, le navi, le guerre, i miti. Ma anche e soprattutto i pesci e gli altri esseri marini. Un viaggio che restituisce un po’ dello stupore che il mare da sempre genera.
Tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022, don Maurizio Mirilli, allora parroco della Parrocchia del Santissimo Sacramento, a Roma, ha tenuto una serie di catechesi sulla Santa Messa, nelle quali esponeva ai suoi fedeli, in maniera semplice e approfondita, il grande mistero dell'Eucaristia, che è centrale nella vita cristiana. Per questo ne vanno continuamente approfonditi il significato e il senso, per viverlo appieno.
Un volume ricco di fotografie e racconti inediti per celebrare il centenario della nascita di Andrea Camilleri. Un progetto nato in collaborazione con il Fondo Andrea Camilleri e scritto dalla penna formidabile dell’inventore del detective Saverio Lamanna della serie tv Màkari. "Io e Savatteri siamo della stessa provincia che ha avuto come capotribù Pirandello, verso il quale tutti abbiamo un debito tale che continuiamo a pagare senza riuscire mai a saldarlo." Comincia da un debito questo volume illustrato nato dalla grande amicizia fra i due scrittori e promosso dal Fondo Camilleri in occasione del centenario della nascita dell'autore di Montalbano. Un racconto in parole e immagini che affronta le origini a Porto Empedocle, le memorie del fascismo e l'avvicinamento al Pci, la partenza per Roma e i primi passi da regista, l'incontro con Elvira Sellerio e Leonardo Sciascia fino al grande successo di Montalbano.
Nella seconda metà del 1942, la famiglia Camilleri - nove, affamate persone - si trasferisce nella grande casa di campagna, non lontano da Porto Empedocle. Andrea ha diciassette anni. Con l’avanzare della guerra, il cibo scarseggia e nonna Elvira, per quanto cuoca sopraffina, deve industriarsi per trasformare monotone verdure in una portata di indiscutibile fascino e sapore.