Il cuore è uno dei simboli universali della vita affettiva, diffuso in molte civiltà sin dai tempi più antichi. Oggi, tuttavia, questo fondamentale simbolo richiama quasi unicamente un vago e impalpabile sentimentalismo, assai lontano dalla consistenza ontologica e dalla capacità di apertura alla trascendenza che l'immagine del cuore ha sempre teso a delineare. In questo breve testo, Hildebrand mostra come il "cuore" sia la sede di un'intensa attività vitale e affettiva, indispensabile per accedere alla conoscenza vissuta di tutta una serie di strati di beni e valori che compongono la realtà. Inoltrandosi nella via aperta da Max Scheler, Hildebrand offre uno dei maggiori contributi all'analisi fenomenologia di questa fondamentale sfera della persona umana, incidendo con apporti determinanti su una riflessione che ancora oggi è al centro dell'interesse filosofico. Il testo di Hildebrand, però, non contiene soltanto una raffinata analisi filosofica dell'affettività umana, ma anche una riflessione intima e meditata sul mistero del Sacro Cuore di Cristo, che aiuta a comprenderlo nella sua profondità teologica evitandone letture superficiali e sentimentalistiche.
Siamo nell'epoca delle macchine celibi, dove l'essere umano viene modellato da ciÃ^2 che lui stesso ha costruito. La via d'uscita sta nel recuperare ciÃ^2 che la modernità ha emarginato: il dialogo, il pensiero, lo spirito. Perché la felicità non è celibe (e nemmeno la libertà ). Cosa resta oggi della modernità definita «liquida» da Zygmunt Bauman? Il modello di sviluppo che ha dominato il passaggio di secolo è ormai tramontato. Come tenere insieme, allora, una società sempre piÃ^1 grande e frammentata, che si sbarazza dell'ordine morale tradizionale in nome della libertà personale? Il digitale, che si propone come antidoto alle spinte disgregatrici della nostra epoca, è allo stesso tempo un potente catalizzatore di nuovi problemi. Il risultato è paradossale: massima efficienza e massimo caos comunicativo coesistono. E mentre le macchine intelligenti diventano sempre piÃ^1 simili all'uomo, l'uomo rischia di regredire a «macchina celibe»: un Io isolato, performante, privo di legami e incapace di riconoscere l'altro. Questo libro ci richiama all'urgenza di un pensiero nuovo, a partire dalla riscoperta di una «politica dello spirito» capace di restituire senso, legami e futuro alle nostre società . Siamo a un bivio: sta a noi scegliere la direzione.
La pace sporca: questo il settimo volume di Limes del 2025, dedicato al possibile accomodamento tra Stati Uniti, Cina e Russia per chiudere i fronti aperti o incombenti, trovando un modus vivendi che eviti altri, piÃ^1 sanguinosi ed estesi conflitti. "Sporca" perché la pace, specie in Ucraina, passa per un compromesso politico e dunque per concessioni reciproche. "Sporca" in quanto ingiusta, dunque, almeno dal punto di vista ucraino. Ma forse l'unica ormai possibile, appurata l'indisponibilità statunitense a perseguire la distruzione di una Russia determinata a non cedere l'Est ucraino. Il numero passa in rassegna i dossier piÃ^1 destabilizzanti e tormentosi del momento: dall'Ucraina a Taiwan, dall'Iran al Levante. Si scandagliano motivazioni, timori, aspettative e trasformazioni interne dei tre grandi protagonisti. Ma anche delle potenze minori che hanno molto da perdere o da guadagnare da un accomodamento - o da uno scontro diretto.
El misterio de la fe cristiana, trascendente y razonable, descrito con claridad y altura teológica fruto de una larga experiencia docente. La Revelación es Palabra de Dios, que no solo comunica un contenido de verdades, sino que incide profundamente en la historia, haciendo que esta sea historia de la salvación. Es Palabra de Dios que no solo habla de la vida eterna, sino que lada: es palabra de salvación. Toda esta historia, toda esta verdad, toda esta salvación tiene en Jesucristo, Palabra eterna de Dios encarnada, su plenitud. Para acoger la Revelación es necesario el don sobrenatural de la fe, pero la razón alcanza a mostrar su credibilidad; más aún, el estudio serio de las fuentes muestra que lo más razonable es creer. Afirmaba Juan Pablo II que Dios "revela su misterio de amor, y mientras llena de luz la mente del que lo recibe, lo deslumbra hasta el punto de hacer parcial y necesariamente incompleta su comprensión". De ahí surge la necesidad del estudio y de la profundización. En este manual, ese estudio se divide en dos partes. La primera, Dogmática fundamental, trata de la revelación histórica de Dios, de su transmisión en la Iglesia y por la Iglesia, y de la fe teologal. La segunda, Fundamentos de Apologética, analiza la estructura fundamental de la credibilidad de la Palabra de Dios y los elementos principales que la manifiestan. El texto se dirige principalmente a profesores y estudiantes de Teología, pero será útil también a todos aquellos que deseen profundizar en los fundamentos de la fe cristiana y, así, estar mejor capacitados para dar razón de su esperanza, también ante los desafíos de la actual dictadura del relativismo denunciada por Benedicto XVI. FERNANDO OCÁRIZ es Profesor Ordinario de Teología Fundamental y Dogmática y Vice Gran Canciller de la Pontificia Universidad de la Santa Cruz, Académico de la Pontificia Academia Teológica y Consultor de la Congregación para la Doctrina de la Fe. Ha dedicado especial atención a la antropología cristiana, a las cuestiones cristológicas y a su incidencia en la espiritualidad. Es autor de numerosas publicaciones, entre las que se pueden mencionar Hijos de Dios en Cristo, Pamplona 1972; Amor a Dios, amor a los hombres, 4ª ed., Madrid 1980;Voltaire: Tratado sobre la tolerancia, Madrid 1979; El marxismo, 5ª ed.,Madrid 1980; El Opus Dei en la Iglesia,5ª ed., Madrid 2001; El misterio de Jesucristo, 3ª ed. Pamplona 2004;Naturaleza, gracia y gloria, 2ª ed.,Pamplona 2001. ARTURO BLANCO es Profesor Extraordinario de Teología Fundamental en la Pontificia Universidad de la Santa Cruz (Roma). La presente obra recoge su experiencia docente e investigadora sobre los temas relacionados con la fe y la credibilidad. También ha dedicado especial atención a la Historia de la Teología. Ha publicado en Ed. Palabra ¿Qué es la teología?(1990); y en Apollinare Studi(Roma) Teologia Fondamentale(1997),también en colaboración con F. Ocáriz.
L’opera anepigrafa nota con il titolo La provvidenza, da attribuire verosimilmente all’epicureo Filodemo, è da sempre considerata un testo estremamente interessante; allo stesso tempo, la grave frammentarietà del rotolo, unita ai suoi contenuti molto tecnici e non facili da interpretare, non ne hanno favorito un’adeguata ricezione. Il trattato, qui pubblicato per la prima volta in un’edizione complessiva e secondo criteri e metodologie moderne, si rivela una fonte importante e spesso unica per la nostra conoscenza della dottrina stoica della provvidenza divina, che viene discussa in chiave polemica in quasi tutte le porzioni in cui il contenuto sia individuabile. L’autore intende soprattutto negare che la provvidenza intervenga attivamente nelle vicende umane, perché ciò induce, in caso di eventi negativi, la paura del divino. Nel solco degli insegnamenti di Epicuro, per Filodemo, invece, l’origine di tutto, compreso il male, è ricercabile nella natura, senza che ci sia bisogno di chiamare in causa un’entità superiore.
"Non abbiamo fatto caso all'appello divino che la Santa Madre di Dio è venuta a darci apparendo alla Salette, a Lourdes, a Fatima, a Medjugorje... È vero che siamo stati in pellegrinaggio, è vero che siamo stati a trovare queste anime benedette, ma al richiamo che Dio ci ha fatto tramite loro, non abbiamo fatto caso. Non abbiamo fatto nostro l'essenza del richiamo, l'essenza del messaggio, abbiamo pensato solo al nostro egoismo ed oggi ci troviamo sull'orlo del baratro... Ecco perché Fatima aveva ragione!"
La questione del male interroga costantemente il pensiero filosofico e religioso e sollecita a sciogliere l'enigma: come è possibile che un Dio buono e potente ci lasci soffrire?
La Bibbia non fornisce una risposta univoca. Bisogna invece portare fondo l'interrogazione che ogni credente solleva a Dio, fino tentare di scoprire se si possa rintracciare l'origine del male in Dio stesso, inteso come un fondamento oscuro, come una tremenda potenza del sacro, che la luce della sua libertà divina dissolve, scegliendo per sempre il bene. Sulla scorta del pensiero di Schelling e Pareyson, è legittimo fondare una teologia cristiana della cura per Dio: Dio desidera condividere con noi la sua gioia di vivere e lotta contro il male. Noi ci sentiamo donati a noi stessi e siamo chiamati: rispondere alla promessa di liberazione dal negativo, una promessa che le Scritture ci invitano a decifrare negli eventi di pienezza che ci sorprendono e affascinano.
C'è un passero coraggioso, che fin dal primo giorno di vita vuole scoprire il mondo che lo circonda, scappa dal nido, si perde, prova e sbaglia, sbaglia e prova e, a un certo punto, si scopre una vocazione inaspettata: quella di aiutare i suoi compagni ad affrontare quanto di brutto incontrano nel corso della loro vita. Un passero chiamato Cipì, protagonista di una storia scritta da Mario Lodi e i suoi bambini della scuola elementare di Vho di Piadena, alla fine degli anni Cinquanta. Un testo che inaspettatamente diventerà uno dei classici più letti nella storia della letteratura italiana per l'infanzia. Un piccolo libro che per la prima volta dà forma alla voce di chi non è mai stato ascoltato da nessuno, cioè i bambini, dentro la scuola. Un atto politico che fa da modello, tra gli altri, a don Milani. Dietro Cipì c'è la riflessione di una generazione di maestri su Antonio Gramsci e John Dewey, ma anche su Giovanni Gentile e la tradizione idealistica, c'è il lavoro culturale di Gianni Bosio e la sua convinzione che debba essere annullato il distacco fra chi produce la cultura e chi la 'consuma'. Cipì racconta la storia di una pratica che ha cambiato dall'interno la scuola italiana, prima del Sessantotto, più delle riforme: quella della didattica democratica.
Un continente invisibile e misconosciuto: questa è l’immagine che abbiamo ancora dell’Africa, relegata nel cono d’ombra della comunicazione pubblica. I media ne parlano pochissimo e quasi solo, in chiave problematica, a proposito di immigrazione, guerre, povertà e carestie. In questo quadro di mancanza di approfondimento, fanno per fortuna eccezione riviste, quotidiani e istituzioni di ispirazione cattolica, che portano in luce anche i virtuosi processi di sviluppo e gli enormi potenziali del continente africano. E proprio nel solco di questo interesse si colloca la scelta del Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Elena Beccalli, di fare dell’Africa il tema conduttore delle inaugurazioni dell’anno accademico 2024-2025 celebrate nelle diverse sedi dell’Ateneo. Un’attenzione fortemente voluta e diretta a progetti concreti che questo volume intende restituire raccogliendo i quattro discorsi inaugurali del Rettore, insieme alle prolusioni di autorevoli ospiti africani tenute in tali occasioni. La prospettiva che li accomuna è l’impegno a promuovere istruzione, educazione e sviluppo valorizzando l’imprescindibile protagonismo dell’Africa nei progetti di cooperazione avviati dall’Università Cattolica: «La nostra aspirazione» − afferma Elena Beccalli − «è diventare l’Università europea con la più rilevante presenza in Africa, attraverso partnership con atenei e istituzioni locali, per la formazione integrale delle persone e la promozione della fratellanza e della pacifica convivenza sociale». Una scelta insieme eticamente responsabile e strategicamente lungimirante. Con testi di: Leymah Gbowee; Ernest Aryeetey; Don Dante Carraro; Carlo Torti; Firmin Edouard Matoko; Nosipho Nausca-Jean Jezile.
Negli ultimi decenni è cresciuta l'attenzione per la meditazione orientale, in particolare taoista, per le pratiche che vi si riferiscono e per effetto degli studi e ricerche che consentono oggi di averne un'immagine più precisa e articolata. Il volume fa luce sull'antica tradizione dalla quale essa deriva, in gran parte riconducibile all'egemonia di una «grande narrazione» confuciana, la cui profonda influenza sulla cultura cinese si può paragonare a quella esercitata dal cristianesimo sulla cultura occidentale. Questo libro si propone di descriverne alcuni tratti essenziali con riferimento a momenti significativi: le origini (IV-III secolo a.C.); gli sviluppi nei secoli in cui, dalla fine dell'epoca della dinastia Han (206 a.C.-220 d.C.) all'epoca Tang (618-907), l'incontro della cultura cinese con il buddhismo produce una rielaborazione spirituale; le rivisitazioni contemporanee. Il volume permette di attualizzare il taoismo delle origini, da un lato, attingendo alle fonti, dall'altro, gettando lo sguardo alla realtà attuale, abitata da una multiforme galassia di fenomeni sui quali scarseggiano indagini sistematiche.