"Se non hai niente di carino da dire, non dire nulla", ci viene ripetuto fin dall'infanzia. Un consiglio forse utile in ambito quotidiano, ma in grado di produrre autentici disastri nella realtà lavorativa. Ogni buon manager infatti sa che suo compito - e suo dovere - è esprimersi. L'autrice propone un innovativo approccio allo sviluppo di una leadership efficace: il metodo della sincerità radicale (radical candor). Alla base vi è un'idea semplice: per essere un buon capo, un capo "tosto", devi muoverti tra una gestione aggressiva (che affronta direttamente le criticità senza rispetto per le persone coinvolte) e un atteggiamento caratterizzato da un eccesso di empatia (che, evitando di fornire feedback negativi, genera effetti deleteri sulla qualità del lavoro svolto dal team). Quando sei esigente senza curarti dei sentimenti, rischi di offendere in modo odioso; quando sei comprensivo senza essere sfidante, risulti insincero e manipolatorio. Questo semplice schema può aiutarti a costruire migliori relazioni sul lavoro e ad adempiere alle tue tre responsabilità chiave come leader: creare una cultura del feedback (lode e critica), costruire una squadra coesa e ottenere risultati di cui essere orgogliosi. I migliori leader sono proprio quelli che riescono a creare un legame forte con i loro referenti diretti basato sulla sincerità, il coinvolgimento e la fiducia. Tratto da anni di esperienza dell'autrice in aziende come Apple, Google e in diverse start-up, il libro è ricco di verità illuminanti e consigli pratici su come avere successo mantenendo la propria umanità, trovando significato nel lavoro e creando un ambiente in cui tutti amano ciò che fanno e le persone con cui collaborano.
«L'Europa è in pericolo. Il programma comune delle forze populiste che stanno dilagando in tutto il continente vuole interrompere ogni progetto di costruzione, ritrovare una cosiddetta "anima delle nazioni", rilanciare "un'identità perduta" che non esiste se non nella fantasia dei demagoghi. La mia scommessa è sull'Europa, la mia fede è in questa grande Idea di cui i nostri padri ci hanno trasmesso l'eredità, la convinzione che lei sola avrà la forza, domani, di scongiurare il ritorno dei demoni, quello dei totalitarismi e quello di conseguenza della crisi e della miseria - tutto questo mi sta troppo a cuore ed è, dalla caduta del Muro di Berlino, oggetto di un impegno personale fortemente sentito e costante, perché io possa, trent'anni più tardi, decidere di gettare la spugna.» (Bernard-Henri Lévy)
Un libro per ascoltatori e musicisti, appassionati di qualsiasi genere e forma musicale, perché sentire musica aiuta a cambiarci intimamente e, di conseguenza, a cambiare il mondo. «La Musica e la persona sono una sola cosa, l'una abita l'altra e viceversa. Nonostante si amino alla follia, in fondo si conoscono davvero poco. Si usano da sempre e oggi mostrano i segni di una coppia in crisi che pare vivere insieme solo per abitudine». Questo libro, a suo modo rivoluzionario, è dedicato agli ascoltatori di ogni genere di Musica. Scritto da uno dei figli nobili della generazione degli anni '70, conosciuto come artista e sperimentatore, spiega il rapporto tra Musica ed emozioni, e come mai una stessa Musica è amata da alcuni e detestata da altri. Propone un modo diverso di ascoltarla e motiva le ragioni dell'attuale crisi tra generazioni. Ma soprattutto la rilancia come sistema operativo per la comunicazione affettiva, un sistema tanto potente da promuovere una nuova forma di ecologia sociale: l'Ecologia dei Sentimenti. Perché la Musica non è una magia a caso: è un mezzo universale per la comunicazione degli affetti.
Alla confluenza di due mondi quello cristiano e quello musulmano sorge Visegrad, in Bosnia, da sempre città di incontro fra diverse razze, religioni e culture. Ed è qui che nel Cinquecento il visir Mehmed-pascià fece erigere un ponte, diventato un simbolo dell'oppressione perché costruito grazie alla fatica e ai sacrifici di molti cristiani, ma anche una testimonianza della fusione di due diversi mondi. Il ponte è il centro del romanzo di Andric: un grande affresco che va dal Cinquecento alla Prima guerra mondiale e che ha per sfondo una Bosnia romantica, con le sue complesse vicende storiche ma anche con i drammi quotidiani degli uomini che vi abitano. Andric si conferma interprete e commosso cantore di questa terra tormentata.
Una lucida analisi delle opportunità che l’esperienza e le virtù cristiane possono offrire a una società secolare e a una laicità scosse nelle loro fondamenta. Il testo – scritto da uno dei massimi filosofi contemporanei – è, al tempo stesso, una riflessione per recuperare, valorizzandoli, i princìpi religiosi alla base dello stesso universo democratico laico, ma anche una ripresentazione del cattolicesimo rivolta ai tanti che ne hanno dimenticato la logica che lo struttura e le ragioni che lo alimentano.
C'è una fiaba in questo libro, e la fiaba racconta di una bambina e di una creatura misteriosa. La Creatura d'acqua scura che striscia nella soffitta è forse il fantasma di un uomo ucciso durante la Resistenza e il cui corpo è stato occultato nello stagno. La Creatura d'acqua scura somiglia - dal buio nel quale la bambina la incontra - al lupo che attende Cappuccetto Rosso, al ginepro che conserva vita e morte nei suoi rami, al fuso di Rosaspina bella addormentata nel bosco, alla mela avvelenata di Biancaneve. La Creatura d'acqua scura torna, come in una favola nera, ad avvertire, raccontare, raccordare la vita adulta e l'infanzia, le colpe e le assoluzioni, i morti propri e quelli degli altri, gli amici perduti e i luoghi ritrovati. Simona Vinci, raccoglitrice di erbe per l'arrosto, fichi per le conserve e storie per queste pagine, continua a dire della sua paura e della nostra, svelando perché abbiamo tutti vissuto nelle fiabe dei fratelli Grimm e come, qualche volta, torniamo a viverci. Un viaggio dentro e fuori "il gusto della paura" di una scrittrice italiana che, per sua stessa ammissione, talvolta vede ancora l'invisibile.
Cosa hanno da insegnarci organismi apparentemente tanto diversi da noi come una quercia, una pianta rampicante o un polpo? Quali dei loro segreti potrebbero aiutarci a costruire un futuro migliore e meno fosco di quello che oggi iniziamo a intravedere? La tecnologia sarà mai in grado di riprodurre la potenza nascosta e pulita del mondo vegetale? La risposta a tutte queste domande è racchiusa nel lavoro pionieristico della donna che ha inventato il primo robot della storia ispirato al mondo delle piante. Perfettamente adattate al loro habitat, le piante rappresentano un'alternativa evolutiva quasi speculare a quella del mondo animale: mentre uomini e animali si sono evoluti privilegiando caratteristiche legate al movimento e alla velocità, il mondo vegetale ha fatto della lentezza l'origine della propria resilienza. Se fino a ieri non avevamo dubbi su quale tra le due fosse la strategia di maggior successo, oggi qualche dubbio c'è, sollevato dalla crisi ecologica globale che abbiamo scatenato. Dal suo osservatorio di protagonista della rivoluzione tecnologica in atto Barbara Mazzolai ci conduce, con rigore scientifico e facilità divulgativa, in un'esplorazione della natura, tra bizzarri animali, piante dalle capacità misteriose, enigmi naturali che ancora oggi arrovellano gli scienziati. Il suo libro offre spunti e riflessioni illuminanti per capire meglio il presente, e un valido aiuto per iniziare a immaginare il futuro del nostro bel «pianeta azzurro».