«Siamo membra gli uni degli altri» (Ef 4,25). Dalle community alle comunità. Il tema sottolinea l’importanza di restituire alla comunicazione una prospettiva ampia, fondata sulla persona, e pone l’accento sul valore dell’interazione intesa sempre come dialogo e come opportunità di incontro con l’altro. Si sollecita così una riflessione sullo stato attuale e sulla natura delle relazioni in Internet per ripartire dall’idea di comunità come rete fra le persone nella loro interezza. Alcune delle tendenze prevalenti nel cosiddetto social web ci pongono infatti di fronte a una domanda fondamentale: fino a che punto si può parlare di vera comunità di fronte alle logiche che caratterizzano alcune community nei social network? La metafora della rete come comunità solidale implica la costruzione di un “noi”, fondato sull’ascolto dell’altro, sul dialogo e conseguentemente sull’uso responsabile del linguaggio. Già nel suo primo Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali, nel 2014, Il Santo Padre aveva fatto un appello affinché Internet sia “un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane”. La scelta del tema del Messaggio del 2019 conferma l’attenzione di Papa Francesco per i nuovi ambienti comunicativi e, in particolare, per le Reti Sociali dove il Pontefice è presente in prima persona con l’account @Pontifex su Twitter e il profilo @Franciscus su Instagram.
A 25 anni dall'inizio del Progetto Policoro, pubblichiamo un testo di don Mario Operti, fondatore del Progetto Policoro e direttore dell'Ufficio nazionale del Lavoro della CEI per tanti anni. La curatela è di don Bruno Bignami, attuale direttore dell'Ufficio CEI Lavoro e Progetto Policoro e suor Erika Perini, esperta in lavoro e pastorale giovanile. Postfazione di Luigi Ciotti.
L'ambiente è quello descritto così bene da Louise Erdrich ne "La casa tonda" e nei suoi romanzi precedenti: le riserve indiane degli stati settentrionali americani, quelli al confine con il Canada, in questo caso il North Dakota. Qui il romanzo si apre, all'inizio del Novecento, con la breve descrizione di una strage. Qualcuno ha sterminato una famiglia, lasciando viva, aggrappata alle sbarre del lettino, solo una bambina. Questo delitto, mai risolto nel corso degli anni, sarà soltanto la prima di una lunga serie di vicende, drammatiche e comiche in giusta proporzione, che ci verranno raccontate di volta in volta da Evelina Harp, controfigura dell'autrice tra infanzia e adolescenza; da suo nonno, il vecchissimo Mooshum, grande affabulatore di aneddoti e "tall stories" nella tradizione pellerossa; e dal giudice Antone Bazil Coutts, un sanguemisto che dopo aver diretto per anni un cimitero occupa lo scranno di magistrato delegato a dirimere piccole controversie secondo le leggi tribali in vigore.
L'autore invita a dedicare trenta giorni alla riflessione sulla Misericordia del Signore, percorrendo un cammino di trasformazione, guarigione e rafforzamento. Trasformazione: meditare e pregare con i suggestivi messaggi di Gesù a santa Faustina, per cambiare il nostro modo di pensare e vedere Dio. Guarigione: approfondire la conoscenza di un Dio che chiama a convertirsi al suo amore, per guarire da tante ferite che la vita ha finora prodotto nel nostro intimo. Rafforzamento: liberati dalle immagini distorte su Dio e resi docili all'azione della sua grazia, si potrà corrispondere meglio, con rinnovata energia, al progetto che la Divina Misericordia ha disposto per la nostra vita. Un cammino di trasformazione e di guarigione in 30 giorni, con i messaggi di Santa Faustina.
Madre e figlio siedono allo stesso tavolo, una di fronte all'altro. Scrivono. Cercano una storia smarrita. Trovano un luogo che non c'era, il piacere del tempo perso. Si incontrano in una lingua comune, nel gioco del racconto.
Il percorso di Massimo Campanini tra Islam e Occidente ha inizio dal mito di Odisseo, attraversa il pensiero di Dante, pellegrino celeste e profeta politico, lettore compartecipe e profondo del poema omerico, riflette sull'ascensione celeste del profeta Muhammad e arriva fino al filosofo-poeta indiano Muhammad Iqba-l, epigono di un Nietzsche sottratto al suo stereotipo di pensatore "maledetto". Dopo "L'Islam, religione dell'Occidente", un'altra opera per ricercare nei concetti di viaggio e di tempo le radici e le affinità tra due universi culturali erroneamente dipinti come distanti, ma originati dalla medesima radice abramitica.
A New York, in un’afosa domenica di luglio, un uomo viene investito da un taxi e resta gravemente ferito. Risvegliatosi dal coma in un letto d’ospedale, assiste, spettatore indifferente e quasi ostile, ai disperati tentativi di guarirlo da parte dei medici e della donna che lo ama. Se il presente — il mondo inconsapevole dei vivi, con la sua promessa di serenità, l’amore di Kathleen, la benevola curiosità di un giovane dottore, l’affetto degli amici — vuole imporgli le sue ragioni, un passato di distruzione e morte lo reclama a sé e pretende i suoi diritti. In un caleidoscopio di ricordi, in cui all’infanzia nel villaggio ebraico si mescolano le esperienze della guerra e del dopoguerra, sfilano dinanzi a lui i volti delle vittime, gli uomini e le donne annientati durante l’Olocausto. Le voci dei morti, eco di un mondo scomparso per sempre, risuonano ben più reali e forti di quelle dei vivi, imponendogli l’imperativo della memoria, il dovere della testimonianza.
Vivere è una colpa, perché vivere significa dimenticare, significa accettare che, anche dopo Auschwitz, siano possibili la felicità e l’amore. In questo breve romanzo, teso ed essenziale, Elie Wiesel ripropone la lotta tra le ragioni della memoria e le ragioni della vita, la tragedia di chi è sopravvissuto e non riesce a perdonarselo.
Tra il 1907 e il 1908 Gian Burrasca appare a puntate su "Il Giornalino della domenica". Nel 1920, l'autore raccoglie la serie e ne fa un libro, siglandolo con lo pseudonimo di Vamba. Protagonista della storia è Gian Burrasca che, con l'ingenuità propria dei suoi nove anni, combina sempre guai e scherzi, sorvegliando le azioni dei familiari, dei maestri e degli amici di casa. L'indiavolato monello vede ciò che i grandi credono che i bambini non possano vedere e, sincero fino in fondo, si fa giudice delle azioni dei suoi familiari, smascherando l'ipocrisia del mondo borghese di fine secolo, il perbenismo dell'educazione e il malcostume politico.
Con le più recenti pronunce della Corte costituzionale e i principali nuovi provvedimenti di cui si è tenuto conto L. 20 dic. 2012, n. 237: Norme per l'istituzione della Corte penale internazionale D.lgs. 15 nov. 2012, n. 218: Disposizioni integrative al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione L. 6 nov. 2012, n. 190: Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione nella pubblica amministrazione L. 1° ott. 2012, n. 172: Ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale L. 7 ago. 2012, n. 131: Conversione del D.L. 20 giu. 2012, n. 79, recante misure urgenti per garantire la sicurezza dei cittadini. All'indirizzo web www.hoeplieditore.it/5268-4 sono disponibili eventuali aggiornamenti legislativi.
Dopo la scomparsa del padre, il giovane Jean vive con la madre Tilda nel "castello", la residenza di famiglia che Tilda ha ereditato dai genitori. La famiglia materna è un concentrato di anomalie, tramandate ai molti figli. I privilegiati sono Tilda e Attila, il più piccolo, ma gli altri fratelli, capitanati dall'avido primogenito Marcello, per non impugnare un testamento che li taglia fuori dalla proprietà della sontuosa dimora di famiglia, ottengono da Tilda la promessa di un rimborso, che le costa caro e che cambia radicalmente la sua vita. Tilda infatti entra in un altro mondo, quello della malavita. Una follia, la sua, che si manifesta anche nel modo in cui ha educato il figlio, vestendolo e truccandolo come una femmina, come una maschera. II piccolo Jean assiste alle imprese della madre comprendendo solo in parte ciò che avviene. La sua visione del mondo è parziale e infantile, deformata dai miti familiari di lusso, ricchezza, perfezione. Lui ama i profumi, i fiori, i colori. Ma quando i crimini di Tilda cominciano a venire a galla, la situazione precipita sul giovane, imponendo una sequenza allucinata in cui la realtà s'impone con tutta la sua forza.
I quattro amici di via Cicco Simonetta non hanno più di tredici anni quando i nazisti occupano l'Italia e in tutto il Paese si comincia a organizzare la Resistenza. A Milano, nel caseggiato dove abitano, i ragazzi scoprono un gruppo di partigiani e, quasi per gioco, cominciano a spiarli. Presto però vengono coinvolti in piccole azioni e finiscono perfino sulle tracce di una spia del regime. Età di lettura: da 9 anni.