Cosa significa lottare ogni giorno per sopravvivere in quella landa desolata che è diventata Gaza? Shrouq Aila, giornalista pluripremiata, madre e vedova, ce lo racconta attraverso la sua storia, quella di una donna che cerca di crescere una figlia da sola, nella morsa della carestia e sotto il fuoco degli incessanti bombardamenti israeliani. Con l'urgenza di un disperato appello e la forza disarmante di chi mantiene intatta la propria lucidità nell'epicentro dell'orrore, Shrouq ripercorre l'uccisione del marito, la distruzione della sua casa, le continue fughe e i rifugi provvisori, i tentativi di proteggere e nutrire sua figlia, l'angoscia di non poter rispondere alle sue domande né colmare le sue paure. Nelle parole di Shrouq, la tragedia del genocidio perde l'astrattezza della cronaca e diviene carne, volto, respiro. Ma "Hanno ucciso Habibi" è anche la testimonianza della resilienza umana e del coraggio di un popolo la cui determinazione a ricostruire il proprio futuro sulle macerie rimane incrollabile. Un libro che ci conduce nel cuore di tenebra del nostro mondo, impedendoci di distogliere lo sguardo e insegnandoci cosa vuol dire amare. In segno di solidarietà e supporto al popolo palestinese, l'intera filiera della produzione editoriale, dai redattori ai traduttori, dai designer grafici agli stampatori, ha partecipato alla realizzazione di questo libro a titolo gratuito. I proventi delle vendite, compresi i diritti internazionali, saranno interamente devoluti all'autrice Shrouq Aila.
Questa è la storia di un "atleta dell'anima". Un pensatore che sfidò ogni luogo comune, per dare ai posteri la possibilità di rimettere sempre in gioco la vita, l'ordine delle cose.
Questa è la storia di Platone. Una storia d'amore
Amare sempre, per sempre. Lottare per la giustizia con tutto l’amore che c’è. Di Due Uno. Terra e Cielo. Non c’è altro da fare.
"Lo scrittore maneggia la materia con sapienza storica - Tucidide, Sofocle, Aristofane, la politica della guerra del Peloponneso e la vita nei quartieri di Atene entrano in scena con naturalezza." - Michela Marzano
"Il filosofo torna nella caverna perché deve convincere quelli che si sono assuefatti alle ombre." - Espresso
È un mattino d’estate del 415 a.C. e su un masso che sporge sopra il porto del Pireo sono appollaiati quattro ragazzini. Il canto delle cicale copre il brusio della folla. C’è aria di festa, ma la guerra incombe, e i quattro tacciono, assorti. Tra loro c’è un dodicenne dallo sguardo febbrile. Si chiama Aristocle e, cinque anni più tardi, per via delle ampie spalle, prenderà un nome destinato all’eternità: Platone. Accanto a lui, in quel mattino decisivo, l’uomo che ne racconta la storia. Questa storia. Una storia d’amore. È un romanzo di verità, quello che avete in mano. Un romanzo che per la prima volta ripercorre la vita del più grande filosofo di sempre. Bambino timido e facile all’ira, all’inizio. Sofferente per la morte prematura del padre, dominato da una madre onnipresente, e accudito da una sorella che lo accompagna nel mondo senza darlo a vedere, il ragazzo scruta le vicende del suo tempo con occhi onnivori e assiste attonito alla sconfitta di Atene contro Sparta. Gli zii lo invitano a partecipare a un’operazione politica sanguinaria, ma resiste. Ha conosciuto Socrate, infatti, l’uomo più strano di Atene, e con lui si consegna alla filosofia. La filosofia però non basta, Socrate viene condannato a morte. Platone allora parte verso Cirene e l’Egitto per trovare la sua strada. Sarà una strada retta e tortuosa assieme. Ciò che la segna, tuttavia, è l’eros, l’amore sensuale vissuto con ragazzi lascivi e uomini dalla mente brillante, e l’amore totalizzante, la passione sublime, il motore più potente dell’animo umano. Con il suo stile inconfondibile, Matteo Nucci ci regala un romanzo fuori dal tempo, frutto di anni di studio e di sana ossessione, con cui riesce a farci superare di nuovo la linea d’ombra della letteratura, rendendo la nostra esperienza di lettori un capitolo di vita epico, erotico, illuminante. Scopriamo in Platone un uomo sempre in lotta per realizzare giustizia e felicità, un “atleta dell’anima”. Seguendone dolori, fallimenti e amori, alla fine di questa lettura travolgente, ci ritroveremo diversi: cambiati nel profondo da uno scrittore filosofico capace di sfidare ogni luogo comune pur di dare a noi la possibilità di rimettere sempre in gioco il nostro modo di vivere il tempo che ci è concesso.
"Perché abbiamo perso": questo interrogativo dà il titolo all'ottavo numero di Limes del 2025. Il quesito incorpora una certezza: abbiamo perso la pace, intesa come idea che violenza e disordini internazionali fossero usciti per sempre dal nostro orizzonte scrutabile. Ma conserviamo un bene prezioso: l'assenza di guerre che ci coinvolgano direttamente, condizione da preservare a tutti i costi. Ma come? Con quali strumenti e quali formule politico-strategiche? La prima parte del volume - Europa, la giungla dei riarmi - va dritta al punto con riferimento all'Europa: un continente che, almeno nella sua parte occidentale, da tre generazioni è invidiabilmente assuefatto a una pace e a una sicurezza a garanzia statunitense. Garanzia imperfetta e figlia della rovina bellica, ma introiettata come irreversibile. Donald Trump, Vladimir Putin, Xi Jinping - i leader delle potenze dalla cui interazione dipendono oggi, in buona misura, le chance di contenere i conflitti in corso e di evitarne di nuovi - ci segnalano, ognuno a modo suo e con proprie agende, che quella fase storica è terminata. Alla conseguente incertezza, gli europei rispondono con il riarmo, i cui modi e fini suscitano più di un interrogativo. Di certo si sa che si sta chiudendo una lunga fase storica. Il resto del mondo non appare più disposto a subire passivamente i contraccolpi dei problemi, delle tensioni e delle ambizioni di potenza euro-atlantiche. Questo è uno dei messaggi che arriva dalla seconda parte del volume - La Russia da paria a star - dove, insieme alle incognite e ai problemi che gravano su Mosca, voci russe di diverse estrazioni segnalano la sopraggiunta indisponibilità della Federazione a essere tenuta fuori dalla futura equazione di sicurezza europea. Da qui la terza parte - Quali Ucraine dopo l'Ucraina - che, riprendendo in parte i temi del volume 7-2025 ("La pace sporca") interroga analisti ucraini e non sui modi realistici di porre fine alle ostilità per non alimentare ulteriormente una guerra distruttiva (soprattutto) per l'Ucraina, senza tuttavia vanificarne il sacrificio e il diritto a conservare indipendenza e sicurezza.
Non ci sono parole per descrivere il distacco del giudice Froget, che dall'inizio dell'incontro non aveva modificato di una virgola il suo atteggiamento. Di solito i giudici istruttori fanno domande su domande, si accaniscono a confondere l'indagato e solo così riescono a strappargli la frase che costituisce una confessione. Lui invece lasciava all'interlocutore il tempo di riflettere, persino di riflettere troppo. I silenzi duravano parecchi minuti, le domande appena pochi secondi. Fino a quel momento ne aveva formulate solo due. Anni dopo, un esperto si sarebbe tolto la curiosità di contare le parole uscite dalla bocca di Froget nel corso di quel cruciale interrogatorio.
Giuda Iscariota? Certo. San Pietro? Anche. Il re Davide? Pure lui. E, come loro, Esaù, Dalila, Saul e un'altra cinquantina di personaggi biblici. Uomini e donne che per motivi diversi hanno tradito genitori, fratelli, coniuge, figli, amici, il loro popolo e persino Dio. La Bibbia non racconta soltanto vicende ammirevoli, educative, consolanti: conosce l'«impasto» umano. E se riferisce quei fatti, il motivo è un altro: la misericordia, lo sguardo d'amore di Dio trasforma gli errori in occasione per la salvezza (e la santità) personale e degli altri. A conferma che nella vita si può sempre ricominciare da capo. Ogni giorno. Anzi, ogni pomeriggio. Perché proprio un venerdì pomeriggio, a un uomo che aveva sbagliato tutto, Qualcuno ha detto: «Oggi sarai con me nel paradiso». Importante è ricominciare sempre. Ricominciare è credere all'amore. Infatti, se ricominciamo, dimostriamo di credere nella potenza e grandezza dell'amore di Dio più che nella nostra debolezza. (Chiara Lubich)
La comunità globale deve affrontare le sfide tese da povertà, diseguaglianze crescenti all'interno dei paesi tra lavoratori più e meno qualificati, emergenza climatica, povertà di senso del vivere; sfide figlie di altrettanti guasti del vecchio paradigma economico «tolemaico». In questo manuale si confronta il vecchio paradigma, in corso di sostituzione, con il nuovo paradigma «copernicano» dell'economia civile in via di affermazione, offrendo così agli studenti uno strumento fondamentale per capire un mondo che sta cambiando rapidamente. Nel susseguirsi dei tradizionali capitoli di un manuale di economia gli autori spiegano, in modo chiaro e accessibile, che il confronto tra i due modelli si gioca su alcuni pilastri fondamentali: la visione della persona (dall'homo oeconomicus all'homo civilis reciprocans), la concezione dell'impresa (dalla massimizzazione del profitto all'impatto), la definizione di benessere, la concezione della politica economica e degli attori che la realizzano.
Il manuale colloca la costruzione del diritto dell'Ue nell'attuale fase del processo di integrazione: senza trascurare la crisi multidimensionale dell'Unione, apertasi nel 2008 e non ancora superata, e le trasformazioni in atto, che vedono l'Ue come promotrice di un duplice progetto di transizione, ecologica e digitale. L'analisi dei principali capitoli del diritto dell'Unione Europea (architettura istituzionale, processi decisionali, rapporti tra fonti europee e nazionali) è quindi condotta dagli autori in modo da valorizzare il nesso tra l'assetto istituzionale e gli ambiti di azione dell'Unione, il tutto lasciando spazio anche ai modi di attuazione amministrativa delle normative e delle politiche europee. Infine, il manuale dà conto della dimensione esterna dell'azione europea e dell'interazione dell'ordinamento europeo con altri ordinamenti, nel contesto della "global governance".
Attraverso quali tappe e quali autori si è giunti a ritenere il cinema documentario una delle forme più sintomatiche della contemporaneità? Perché esso si pone come un dispositivo filmico fondamentale per l'interpretazione delle svolte geopolitiche, sociali ed economiche che caratterizzano il nostro presente storico? Il volume, colmando un vuoto editoriale, illustra teorie, linguaggi e percorsi del cinema documentario dalle origini sino ai nostri giorni. Grazie a una serie di saggi redatti da qualificati esperti del settore, si rivolge sia a studenti al loro primo incontro con orizzonti filmici affascinanti e spesso inesplorati, sia a giovani studiosi e appassionati cinefili. Grazie a un approccio globale e trasversale, viene proposto un viaggio internazionale tra autori, generi e paesi di una storia multiforme, rivendicandone la centralità per l'intera avventura del cinema.
Il volume ricostruisce il ruolo e il contributo di Antonino Fantosati (Trevi, 1842-Hengzhou, 1900) durante la sua lunga esperienza missionaria nell'Impero Qing, offrendo una lettura storicamente documentata della sua vicenda personale e spirituale. Attraverso una ricca corrispondenza con interlocutori europei e cinesi e grazie a un'approfondita ricerca condotta nei principali archivi storici che ne conservano le tracce più significative, l'autrice restituisce un ampio quadro delle dinamiche politiche, religiose e culturali che segnarono la Cina di fine Ottocento. La figura del frate francescano umbro - ucciso durante la rivolta dei Boxer e canonizzato da Giovanni Paolo ii nel 2000 - emerge come emblematica nel contesto delle relazioni globali dell'epoca, alle soglie del crollo dell'antico impero cinese. Il libro - che presenta al lettore la prima biografia storica del primo santo francescano umbro dopo san Francesco d'Assisi - dedica, inoltre, uno spazio specifico alle strategie linguistiche adottate dal missionario nell'esercizio del suo ministero, mettendo in luce il risvolto sociale e culturale delle pratiche linguistiche impiegate dai missionari stranieri in Cina nel XIX secolo.
«La matematica, vista nella giusta luce, possiede non soltanto verità ma anche suprema bellezza - una bellezza fredda e austera, come quella della scultura». Questa frase di Bertrand Russell può stupire chi trova difficile concepire un'associazione fra matematica ed estetica. Ma un poeta, Fernando Pessoa, è andato anche oltre: «Il binomio di Newton è bello quanto la Venere di Milo. Il fatto è che pochi se ne accorgono». Alla domanda su quale sia la formula più bella, quasi tutti i matematici rispondono: la formula di Eulero,eiπ + 1 = 0. È così bella che il suo stesso autore esclamò che doveva entrarci la mano di Dio. Per capire la bellezza di questa formula non è necessaria una laurea in matematica: la apprezzerà anche il lettore che arriverà alla fine di questo libro. La sua grazia non è legata a particolari passaggi formali o ai calcoli e alle operazioni necessarie per ottenerla, né ai problemi che può aiutare a risolvere. È bella in sé, per come è scritta: mette insieme le cinque costanti più importanti della matematica (1, 0,e, i, π ) e lo fa con le tre operazioni fondamentali (la somma, il prodotto e la potenza). Ognuno dei cinque numeri ha una sua storia e alla fine si ritrovano tutti insieme - sembra quasi un miracolo - in un'unica formula. I cinque numeri della formula di Eulero vengono presentati in questo libro da Gangemi e Ugolini come fossero personaggi di cui si racconta la storia, il significato matematico, le curiosità, i legami con le arti e le scienze, sempre con un linguaggio accessibile a chiunque. E quando il lettore avrà finalmente chiaro il senso della formula, potrà anche lui godere in prima persona di quella bellezza scultorea di cui parlano poeti e matematici.