La pace sporca: questo il settimo volume di Limes del 2025, dedicato al possibile accomodamento tra Stati Uniti, Cina e Russia per chiudere i fronti aperti o incombenti, trovando un modus vivendi che eviti altri, piÃ^1 sanguinosi ed estesi conflitti. "Sporca" perché la pace, specie in Ucraina, passa per un compromesso politico e dunque per concessioni reciproche. "Sporca" in quanto ingiusta, dunque, almeno dal punto di vista ucraino. Ma forse l'unica ormai possibile, appurata l'indisponibilità statunitense a perseguire la distruzione di una Russia determinata a non cedere l'Est ucraino. Il numero passa in rassegna i dossier piÃ^1 destabilizzanti e tormentosi del momento: dall'Ucraina a Taiwan, dall'Iran al Levante. Si scandagliano motivazioni, timori, aspettative e trasformazioni interne dei tre grandi protagonisti. Ma anche delle potenze minori che hanno molto da perdere o da guadagnare da un accomodamento - o da uno scontro diretto.
«Beati gli ultimi perché saranno i primi. A sorridere della spudoratezza di Dio». È la vecchia storia della maglia nera che c'è stata al Giro d'Italia dal 1946 al 1951: a indossarla, e dunque a vincerla, era colui che si classificava ultimo. Era, chiaramente, l'esatto opposto della maglia rosa, quella indossata dal primo arrivato. Valeva tanto quanto. Uno che se ne intendeva era Luigi Malabrocca, famoso proprio per aver indossato una maglia così epica e strana. Non è mai entusiasmante, nel mondo degli uomini, arrivare ultimi. Quando, però, incontri un ultimo diventato primo, è l'attimo nel quale ti si svela l'evidenza di quell'apparente assurdità architettata dal Cristo: «Chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti» (Mc 10,44). Il Cristo che, quando voleva deteriorare alla base le verità dei presunti santi, insospettiva con creanza e savoir-faire: «Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi» (10,31). Detto e fatto. Detto e rifatto. Con lo stile dissacrante e profondo che ormai gli è proprio, il parroco del carcere di Padova, vicino da sempre a Papa Francesco, segue il Vangelo di Luca per andare in gita dentro le sue provocanti immagini, in un cammino mai prevedibile come quello di Gesù, per ritornarsene poi nella vita di tutti i giorni con un'evidenza più luminosa. Come se, specchiandosi nelle pagine dei Vangeli, la vita - quella che, sovente, fatichiamo a leggere nei minimi dettagli - si ripresentasse ai suoi occhi in alta definizione. È la magia di parole, quelle evangeliche, che non hanno mai finito di raccontare tutto ciò che sognano di raccontare ai loro innumerevoli lettori.
L’opera anepigrafa nota con il titolo La provvidenza, da attribuire verosimilmente all’epicureo Filodemo, è da sempre considerata un testo estremamente interessante; allo stesso tempo, la grave frammentarietà del rotolo, unita ai suoi contenuti molto tecnici e non facili da interpretare, non ne hanno favorito un’adeguata ricezione. Il trattato, qui pubblicato per la prima volta in un’edizione complessiva e secondo criteri e metodologie moderne, si rivela una fonte importante e spesso unica per la nostra conoscenza della dottrina stoica della provvidenza divina, che viene discussa in chiave polemica in quasi tutte le porzioni in cui il contenuto sia individuabile. L’autore intende soprattutto negare che la provvidenza intervenga attivamente nelle vicende umane, perché ciò induce, in caso di eventi negativi, la paura del divino. Nel solco degli insegnamenti di Epicuro, per Filodemo, invece, l’origine di tutto, compreso il male, è ricercabile nella natura, senza che ci sia bisogno di chiamare in causa un’entità superiore.
Un continente invisibile e misconosciuto: questa è l’immagine che abbiamo ancora dell’Africa, relegata nel cono d’ombra della comunicazione pubblica. I media ne parlano pochissimo e quasi solo, in chiave problematica, a proposito di immigrazione, guerre, povertà e carestie. In questo quadro di mancanza di approfondimento, fanno per fortuna eccezione riviste, quotidiani e istituzioni di ispirazione cattolica, che portano in luce anche i virtuosi processi di sviluppo e gli enormi potenziali del continente africano. E proprio nel solco di questo interesse si colloca la scelta del Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Elena Beccalli, di fare dell’Africa il tema conduttore delle inaugurazioni dell’anno accademico 2024-2025 celebrate nelle diverse sedi dell’Ateneo. Un’attenzione fortemente voluta e diretta a progetti concreti che questo volume intende restituire raccogliendo i quattro discorsi inaugurali del Rettore, insieme alle prolusioni di autorevoli ospiti africani tenute in tali occasioni. La prospettiva che li accomuna è l’impegno a promuovere istruzione, educazione e sviluppo valorizzando l’imprescindibile protagonismo dell’Africa nei progetti di cooperazione avviati dall’Università Cattolica: «La nostra aspirazione» − afferma Elena Beccalli − «è diventare l’Università europea con la più rilevante presenza in Africa, attraverso partnership con atenei e istituzioni locali, per la formazione integrale delle persone e la promozione della fratellanza e della pacifica convivenza sociale». Una scelta insieme eticamente responsabile e strategicamente lungimirante. Con testi di: Leymah Gbowee; Ernest Aryeetey; Don Dante Carraro; Carlo Torti; Firmin Edouard Matoko; Nosipho Nausca-Jean Jezile.
Negli ultimi decenni è cresciuta l'attenzione per la meditazione orientale, in particolare taoista, per le pratiche che vi si riferiscono e per effetto degli studi e ricerche che consentono oggi di averne un'immagine più precisa e articolata. Il volume fa luce sull'antica tradizione dalla quale essa deriva, in gran parte riconducibile all'egemonia di una «grande narrazione» confuciana, la cui profonda influenza sulla cultura cinese si può paragonare a quella esercitata dal cristianesimo sulla cultura occidentale. Questo libro si propone di descriverne alcuni tratti essenziali con riferimento a momenti significativi: le origini (IV-III secolo a.C.); gli sviluppi nei secoli in cui, dalla fine dell'epoca della dinastia Han (206 a.C.-220 d.C.) all'epoca Tang (618-907), l'incontro della cultura cinese con il buddhismo produce una rielaborazione spirituale; le rivisitazioni contemporanee. Il volume permette di attualizzare il taoismo delle origini, da un lato, attingendo alle fonti, dall'altro, gettando lo sguardo alla realtà attuale, abitata da una multiforme galassia di fenomeni sui quali scarseggiano indagini sistematiche.
Il volume raccoglie la corrispondenza fino ad oggi nota intercorsa fra san Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, la Congregazione dei Barnabiti e singoli suoi religiosi, ai quali il santo ricorse dal 1568 al 1584, in pratica dal suo ingresso nell'arcidiocesi ambrosiana alla sua morte. I testi del Carteggio, curati da Mons. Sergio Pagano, barnabita e Prefetto Emerito dell'Archivio Apostolico Vaticano, sono pubblicati in esteso in maniera critica e annotati con l'ausilio della più aggiornata bibliografia e di fonti d'archivio, aprendosi così nel denso apparato di note, squarci e finestre di contesti di vita diocesana milanese, di disciplinamento tridentino, di rapporti del presule con la Curia Romana, di pastorale della vasta diocesi, fino alla Valtellina e ai Grigioni. La ricerca storica condotta dal Curatore, mentre segue ovviamente l'evolversi e il diffondersi della giovane Congregazione dei Barnabiti (fondata nel 1533), cui san Carlo fu sempre e in modo particolare vicino, non trascura figure e temi dell'attività del santo arcivescovo esterni ai Barnabiti e ad essi correlati, anche alla lontana. Abbiamo pertanto un saggio che bene si inserisce nel ricchissimo e sempre crescente interesse storiografico relativo alla figura del Borromeo.
La corrispondenza tra Cossiga e Andreotti in questo volume copre un arco temporale che va dal 29 luglio 1991 al 28 aprile 1992, giorno delle dimissioni anticipate del presidente della Repubblica. Si avvia con la proposta di Cossiga di concedere la grazia al leader delle Brigate Rosse, Renato Curcio, che apre un dissenso con il ministro della Giustizia, Claudio Martelli, mentre si fanno sempre più forti le preoccupazioni per la virulenza della criminalità organizzata (in agosto viene assassinato l’imprenditore Libero Grassi). Il carteggio mostra i martellanti appelli di Cossiga alla necessità di predisporre un coordinamento delle forze di polizia, di riorganizzare i servizi di intelligence e, più in generale, di riformare l’amministrazione della Giustizia. Il carteggio dà anche conto dello scontro del novembre 1991 tra Cossiga e il CSM che, contrariamente a quanto egli ha disposto, ha messo all’ordine del giorno la discussione di delicati temi che rischiano, a suo parere, di inficiare le riforme varate dal ministro della Giustizia. Altra ragione di dissidio con la magistratura e con ampi settori del mondo politico continua ad essere l’indagine su Gladio. Sono tutti temi che, insieme alle sempre più frequenti «picconate» e alla richiesta che viene dal PDS e altri partiti di opposizione di mettere in stato di accusa il presidente della Repubblica per attentato alla Costituzione, alimentano accese polemiche e approfondiscono l’isolamento del presidente della Repubblica, portando alla rottura definitiva il suo rapporto con la DC e con il suo presidente, Ciriaco De Mita. Nel febbraio 1992, infine, la mancata approvazione della legge sull’obiezione di coscienza porta a un ultimo duro dissidio politico e istituzionale tra Cossiga e Andreotti, lenito sul piano personale dalla ferma e affettuosa solidarietà che il presidente della Repubblica esprime all’amico in occasione dell’assassinio dell’on. Salvo Lima. Correda il volume un’appendice che segue la corrispondenza tra i due statisti, entrambi senatori a vita, dal maggio 1992 fino al luglio 2010, tre settimane prima della scomparsa dello statista sardo. La corrispondenza tutta tra i due statisti, toccando aspetti governativi, umani e istituzionali, restituisce le voci di due tra i maggiori protagonisti della vita politica italiana di quegli anni.
Nel "Grande Racconto" in cui si tessono la storia umana e le metamorfosi cosmiche, Michel Serres chiama "ominescenza" la nuova condizione dell’uomo, tappa della sua evoluzione naturale e culturale. Nel descrivere la combinazione del vivente con la storia cosmica, l’autore mette in gioco le discipline che interagiscono nel Grande Racconto (astrofisica, geologia, chimica, genetica, biotecnologie, antropologia, storia) e dà vita a un umanismo non antropocentrico. In quest’ottica, la figura dell’umano "incandescente" esprime la sua totipotenza - la proprietà delle cellule di svilupparsi in un intero organismo - che racchiude un’universalità aperta a tutte le possibili specificità. Serres delinea così un umanismo che inserisce la storia culturale dell’umanità nella dinamica evolutiva della specie e nel racconto cosmico, offrendo una prospettiva antropologica e filosofica originale, immersa in quella cultura scientifica della quale egli è stato tra i maggiori promotori e divulgatori. Chiude il libro un progetto pedagogico, derivato dall’impegno di Serres nell’UNESCO.
A la luz de la Escritura y de la tradición, especialmente del Concilio Vaticano II, el libro resume la teología católica de la historia con tres adjetivos: cristocéntrica, dramática y positiva. La dimensión «cristológica» expresa el papel, central y definitivo, del acontecimiento de Cristo, revelador de Dios y del hombre, del sentido de la vida y de la esperanza más alta. La historia es «dramática» porque refleja el pecado humano y la alternancia entre progreso y retroceso moral; pero también en el sentido más radical de una interpenetración entre el reino y el mundo, y de un entrelazamiento entre el compromiso con el mundo y la espera escatológica. Por último, el carácter «positivo» del devenir histórico depende del hecho de que todo el tiempo cristiano tiende a la edificación «del cuerpo de Cristo; hasta que lleguemos todos a la unidad en la fe y en el conocimiento del Hijo de Dios, al Hombre perfecto, a la medida de Cristo en su plenitud» (Ef 4,12-13) (De la «Presentación» de Javier M.ª Prades).
Carlo Lorenzo Rossetti es sacerdote misionero de la diócesis de Roma, licenciado en Historia y Filosofía (Lovaina, Bélgica) y doctor en Teología (Gregoriana, Roma). Ha publicado diversos estudios sobre teología trinitaria, antropología, eclesiología, doctrina social; sobre la cuestión de la verdad, los fundamentos de la moral, escatología y ecumenismo. Autor también de algunas monografías como: Sei diventato tempio di Dio (1998), La civiltà dell’amore e il senso della storia (2009), Novissimus Adam (2010), La pienezza di Cristo. Verità, comunione e adorazione (2012), Teologia della storia cristiana (2013), Platone, la democrazia e la Chiesa (2017), Uniti nel nome de Padre (2021). También ha editado la antología Sapientia Traditionis (2007), el Antirretico de Evagrio Póntico (2010) y, finalmente, la versión italiana de la Introducción a la sabiduría de Juan Luis Vives (2012).
La problematica dei rapporti del cristianesimo con le altre religioni è da sempre più intricata e ardua che mai. Se l'incapacità mostrata dal cristianesimo di comprendere l'ebraismo è data per acquisita, il bilancio dei modi in cui esso ebbe a confrontarsi con le religioni cosiddette pagane resta disastroso, e oggi le chiese cristiane si trovano eredi di una tradizione teologica per la quale missione cristiana ha significato salvataggio di pagani da pratiche intrinsecamente malvagie. Nella sua indagine sul cristianesimo dei primordi e le religiosità pagane in età greca e romana, Luke Johnson muove da una definizione articolata di religione che consente di evitare le sacche usuali di attacco e difesa, gettando nuova luce su un dibattito tanto annoso quanto attuale.
Il numero 6/25 di Limes ̬ dedicato alle conseguenze della guerra tra Israele e Iran, a partire dalla crisi della deterrenza nucleare.